
Hai mai pensato che il tuo lavoro da sviluppatore potrebbe essere più simile a quello di un direttore d’orchestra che di un esecutore solitario? Ecco cosa ho imparato dopo aver seguito il percorso di Mitchell Hashimoto nell’integrazione degli agenti IA nel mio flusso di lavoro.
Tutto è iniziato con un semplice bot per automatizzare i test. Poi ho scoperto che potevo delegare anche la generazione del codice ripetitivo, la ricerca di bug e persino la scrittura della documentazione. Oggi ho un assistente digitale che lavora in background mentre io mi concentro sulle parti più creative del mio lavoro.
Ma non è stato tutto rose e fiori. All’inizio, il mio bot faceva errori assurdi: cancellava file, chiamava API sbagliate, e una volta ha persino tentato di riscrivere il kernel Linux. Ho dovuto sviluppare un “harness” di strumenti e prompt per addomesticare questa bestia digitale. Ora, quando commette un errore, lo correggo una volta per tutte.
Per noi smanettoni, questo significa poter dedicare più tempo a risolvere problemi complessi invece che a battere codice ripetitivo. Ma attenzione: non è tutto oro quel che luccica. Il rischio di dipendenza tecnologica è reale, e qualche volta mi chiedo se sto formando le mie abilità al massimo livello. E poi, ovviamente, c’è il problema della privacy e del vendor lock-in: se domani il servizio chiude, mi ritrovo con un mucchio di script inutili.
Detto questo, non tornerei indietro. Ora ho più tempo per imparare nuove tecnologie, sperimentare e persino rilassarmi senza sensi di colpa. E tu, stai già usando l’IA nel tuo flusso di lavoro? O aspetti che sia il bot a fare il primo passo?
Source: My AI Adoption Journey
