Caro Birmingham, anche gli hacker hanno una lettera da scrivere

Caro Birmingham, anche gli hacker hanno una lettera da scrivere

Sapete qual è la differenza tra un attivista per i diritti civili e un maker? Entrambi cercano di cambiare il mondo, ma uno lo fa con manifesti e l’altro con un Arduino e un po’ di fili sparsi sul tavolo della cucina.

Oggi parliamo di “Letter from a Birmingham Jail”, un testo che ha ispirato generazioni. Ma non solo nel campo dei diritti civili: anche nella nostra community di smanettoni c’è molto da imparare.

La lettera di Martin Luther King Jr., scritta nel 1963 durante la sua detenzione, è un manifesto sulla giustizia e sull’importanza di agire anche quando sembra che non sia il momento giusto. E qui viene il bello: noi hacker e maker sappiamo bene cosa significa sentirsi dire “Non è il momento” o “Non è fattibile”. Quante volte abbiamo sentito queste frasi mentre provavamo a costruire qualcosa di rivoluzionario con materiali di scarto o a programmare un’alternativa open-source a un software proprietario?

King scriveva di “giusta tensione” – quel disagio che nasce quando qualcosa non va come dovrebbe. Noi lo chiamiamo “itch” (prurito, in inglese), quel fastidio che ci spinge a risolvere un problema con le nostre mani. Che sia un circuito che non funziona, un algoritmo inefficiente o una stampante 3D che si inceppa, quella tensione è il nostro motore.

Ma attenzione: non stiamo parlando di un semplice parallelismo tra due mondi diversi. Ci sono lezioni concrete che possiamo trarre da quella lettera. Primo: la giustizia (o l’innovazione) spesso richiede disobbedienza. Non a caso, molti dei più grandi progressi tecnologici sono nati violando regole o convenzioni. Secondo: l’azione locale è potente. King parlava di iniziare dove ci si trova, e noi possiamo farlo creando comunità di maker, condividendo conoscenze e costruendo progetti che rispondano a esigenze reali.

E poi c’è il tema del vendor lock-in, un vero e proprio “carcere” per gli smanettoni. Quante volte ci siamo trovati bloccati da sistemi chiusi che non permettono modifiche? La lettera ci ricorda che la libertà – sia sociale che tecnologica – va conquistata e difesa.

Ma non finisce qui. King parlava anche di “pazienza creativa” – un concetto che potrebbe essere riformulato come “sperimentazione paziente”. Nel nostro mondo, significa testare, sbagliare, migliorare, ripetere. È quello che facciamo ogni volta che proviamo a far funzionare un nuovo sensore o a ottimizzare un algoritmo.

Quindi, cari colleghi hacker, maker e nerd, prendete spunto da questa lettera. Non aspettate il momento perfetto per iniziare quel progetto che avete in mente. Non aspettate che qualcuno vi dia il permesso di smontare, modificare o migliorare qualcosa. La giustizia sociale e l’innovazione tecnologica hanno più in comune di quanto si pensi: entrambe richiedono coraggio, creatività e un bel po’ di pazienza.

E ricordate: anche se il vostro laboratorio assomiglia più a una prigione (soprattutto dopo una notte insonne) che a un posto ordinato, state comunque cambiando il mondo. Un circuito alla volta.

Source: Letter from a Birmingham Jail (1963)

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