
WTF?! Seriamente? Warren Buffett, il mago di Omaha, il re degli investimenti a lunghissimo termine, decide di passare la mano dopo *sessant’anni*? Ok, ok, non è che si eclissi completamente, rimane chairman e continua a fare il pendolare in ufficio, ma il passaggio di consegne a Greg Abel è ufficiale. E noi, gente che passa le notti a saldare transistor e a configurare server, cosa ci importa?
Partiamo dal principio: Berkshire Hathaway è un colosso. Un conglomerato di aziende che spazia dalle assicurazioni (Geico, chi non la conosce?) ai trasporti (BNSF Railway, praticamente un pezzo d’America su rotaie), passando per il cibo (Dairy Queen, per i momenti di crisi esistenziale) e un sacco di altre cose. Buffett ha trasformato una fabbrica tessile in difficoltà in un impero da un trilione di dollari, e lo ha fatto con una filosofia semplice: compra aziende solide, gestiscile in modo decentralizzato e lascia che il tempo faccia il suo lavoro. Un po’ come un buon vino, insomma.
Ora, Abel ha già gestito le operazioni non-assicurative di Berkshire per sette anni, quindi non è uno sconosciuto. E a quanto pare, l’azienda promette di mantenere la stessa cultura decentralizzata. Ma diciamocelo, ogni cambio al vertice porta con sé delle modifiche. Abel sarà in grado di mantenere la stessa pazienza e la stessa visione a lungo termine di Buffett? Riuscirà a trovare nuove opportunità di investimento in un mondo che cambia a velocità warp?
La vera sfida, però, è un’altra: quei 382 miliardi di dollari in liquidità. Berkshire è piena di soldi, ma trovare investimenti significativi che offrano un buon ritorno è sempre più difficile. Abel dovrà decidere se continuare ad accumulare cash, distribuire dividendi (cosa che Buffett ha sempre evitato) o magari lanciarsi in acquisizioni più audaci. E qui veniamo al punto che ci interessa da maker e hacker: cosa significa tutto questo per noi?
Beh, se Berkshire decidesse di investire in settori come l’energia rinnovabile, l’intelligenza artificiale o la robotica, potremmo assistere a un’accelerazione dell’innovazione. Nuove aziende potrebbero emergere, nuovi progetti potrebbero essere finanziati. E noi, con le nostre Arduino, Raspberry Pi e stampanti 3D, potremmo avere un ruolo attivo in questa trasformazione. D’altro canto, se Abel dovesse optare per una gestione più conservativa, potremmo vedere un rallentamento dell’innovazione e una maggiore concentrazione del potere economico nelle mani di poche grandi aziende. Insomma, il futuro è incerto, come sempre.
Un’ultima cosa: speriamo solo che Abel non si lasci sedurre dalle mode passeggere e dalle promesse vuote del metaverso. Preferiamo vedere Berkshire investire in cose concrete, che creano valore reale e che migliorano la vita delle persone. E se mai dovesse decidere di entrare nel mondo dell’open source, saremmo i primi a offrirgli il nostro aiuto (e a segnalargli eventuali bug nei suoi repository GitHub).
Source: Warren Buffett steps down as Berkshire Hathaway CEO after six decades
