
La settimana scorsa, Cursor ha annunciato con orgoglio di aver costruito un browser da zero usando agenti autonomi. Risultato: 1 milione di righe di codice, 1000 file, e una settimana di lavoro.
Sembra un’impresa epica, vero? Peccato che il codice non compili. Nemmeno una volta.
Per chi non lo sapesse, un browser che non compila è come un’auto senza motore: può essere bella da guardare, ma non va da nessuna parte. Eppure, Cursor celebra questa ‘vittoria’ come un passo avanti nel coding autonomo.
Io, da smanettone, ho due problemi con questa storia:
1) Se gli agenti non hanno nemmeno verificato se il codice funzionava, cosa hanno imparato davvero?
2) Se questa è la ‘nuova frontiera’, forse è meglio restare nella vecchia.
Il problema non è tanto il risultato (che è un disastro), ma il messaggio che passa: si può costruire qualcosa di complesso senza competenze umane. Peccato che, in realtà, senza un ingegnere che controlli il lavoro, gli agenti generano solo codice spazzatura.
Per noi che amiamo mettere le mani in pasta, la lezione è chiara: gli strumenti autonomi possono aiutare, ma senza un cervello umano a supervisionare, restano giocattoli.
E poi, diciamocelo: se un browser fatto da umani avesse questi problemi, lo chiameremmo ‘beta’. Qui invece è una ‘prova di concetto’ che costringe a chiedersi: ma davvero stiamo facendo progressi?
Intanto, io aspetto il giorno in cui un agente autonomo scrive un codice che funziona. E magari, per allora, avrò imparato a non fidarmi di queste promesse.
Source: Cursor's latest “browser experiment” implied success without evidence
