
E se ti dicessi che un gruppo di attivisti ha deciso di boicottare le aziende tech per un intero mese? Non sto parlando di qualche manifestazione di strada, ma di un attacco mirato alle tasche delle Big Tech. Gli anti-ICE (Immigration and Customs Enforcement) hanno lanciato una campagna per cancellare abbonamenti e servizi da dieci colossi del settore. Perché? Perché queste aziende collaborano con ICE, e loro non vogliono stare a guardare.
La lista nera include nomi come Google, Amazon, Microsoft, e altre che preferirebbero non vedere nei loro estremi contabili. L’idea è semplice: meno soldi, più pressione. E se funziona, potrebbe essere un caso studio per future proteste.
Ma noi, che viviamo di Arduino, Raspberry Pi e progetti open-source, cosa c’entriamo? Beh, innanzitutto, è sempre un buon momento per ricordare che il nostro potere d’acquisto è un’arma. Se non ti piace come un’azienda opera, smetti di darle i tuoi soldi. Semplice, no?
Certo, la cosa si complica quando parliamo di vendor lock-in. Amazon Web Services, Google Cloud, Microsoft Azure… sono tutti ovunque, e sostituirli non è facile. Ma forse è il momento di sperimentare alternative open-source o meno centralizzate. Docker, Kubernetes, e altre soluzioni possono aiutare a ridurre la dipendenza da questi giganti.
E poi c’è la questione privacy. Se anche tu, come me, hai passato notti insonni a cercare di capire perché il tuo Raspberry Pi si comporta come un adolescente ribelle, sai che i dati sono preziosi. E se un’azienda li vende a chi non dovrebbe averli, è un problema. La soluzione? Usare software auto-ospitato, crittografare tutto ciò che puoi, e ricordare che la paranoia è una virtù.
In conclusione, il boicottaggio è un segnale forte. Ma per noi maker e hacker, è anche un’opportunità per ripensare le nostre scelte tecnologiche. Forza, smontiamo tutto e vediamo come rimettere insieme le cose in modo più etico!
Source: Anti-ICE Protesters Have Started a Month-Long Tech and AI Boycott. Here’s How It Works
