
Se avessi un euro per ogni volta che una corporate ha promesso di salvare il mondo, sarei già in pensione su una spiaggia delle Bahamas.
L’ultima trovata? I colossi dell’AI e dei data center hanno firmato un bel pledge (cioè una promessa non vincolante) per autofinanziarsi la produzione di energia. Sì, avete capito bene: invece di continuare a succhiare energia come adolescenti a una maratona di Netflix, ora vogliono fare i bravi e pagare da soli.
Il problema? Nessuno controlla che lo facciano davvero. E le basi economiche sono più traballanti di un Raspberry Pi con 1000 processi in background.
Da smanettone, la cosa mi puzza. Primo, perché quando sento ‘pledge’ e ‘voluntary commitment’ mi viene in mente un bambino che promette di mangiare le verdure. Secondo, perché la vera domanda è: ma questi signori non avevano già contratti con gli energy provider? Insomma, è come se un amico ti dicesse ‘da domani pago io il conto al ristorante’ ma continui a ordinare come se niente fosse.
Per noi maker e hacker, questa notizia ha due aspetti interessanti:
1) Se davvero l’energia diventasse più costosa per i data center, magari qualche startup comincerà a sperimentare con micro-grid o soluzioni distribuite. E lì, chissà, potremmo trovarci a smanettare con qualche progetto open-source.
2) È un altro esempio di come il corporate-speak possa mascherare la mancanza di soluzioni concrete. Noi, che amiamo risolvere problemi reali con le nostre mani, sappiamo bene che le promesse senza azioni sono come un Arduino senza firmware: belle da guardare, ma inutili.
La mia previsione? Tra cinque anni questa notizia sarà dimenticata e i data center continueranno a crescere come funghi. Ma intanto, se avete un progetto che riduce il consumo energetico, fatemi un fischio. Perché di promesse corporate possiamo anche farne a meno.
Source: Trump gets data center companies to pledge to pay for power generation
