
Dunque, eccoci qui. Mentre la comunità tech si scompone per l’ennesimo dibattito sull’AGI (Artificial General Intelligence, per chi ancora non si è perso nel gergo corporate), OpenAI ha trovato una soluzione molto più concreta per finanziare i suoi progetti: gli spot pubblicitari. Non uno, non due, ma ben 5 di quegli affari da 60 secondi non saltabili che ci fanno venire voglia di lanciare il telefono contro il muro.
Se pensavate che l’IA fosse il futuro, beh, il futuro ora ha un trailer di McDonald’s e un jingle di Coca-Cola. Ma andiamo con ordine.
La notizia arriva da un post su Hacker News, e per una volta non si tratta di un allarmismo da fine del mondo. Semplicemente, OpenAI ha deciso di monetizzare i suoi servizi con la buona vecchia pubblicità. Niente di nuovo, se non fosse che parliamo di un’azienda che, fino a ieri, prometteva di cambiare il mondo con l’intelligenza artificiale. Ora sembra che il mondo lo cambi con gli spot.
Da smanettone a smanettone, non posso fare a meno di trovare la situazione alquanto ironica. Da una parte abbiamo i visionari che parlano di AGI e di macchine che pensano come noi, dall’altra abbiamo un’azienda che, in pratica, sta facendo quello che fanno da decenni i siti web di bassa lega: riempirsi di pubblicità.
Ma cosa significa tutto questo per noi, per chi ama smanettare con Arduino, programmare in Python e costruire robot in garage? Beh, intanto significa che dovremo abituarci a vedere sempre più banner e pop-up nei nostri tool preferiti. E sì, probabilmente anche ChatGPT inizierà a suggerirci di comprare l’ultimo iPhone.
Il lato positivo? Se OpenAI riesce a monetizzare con la pubblicità, forse avremo più risorse per sviluppare progetti open-source. Il lato negativo? Beh, la pubblicità è fastidiosa, invasiva e, soprattutto, distolga dall’esperienza utente. Ma d’altronde, chi siamo noi per lamentarci? Siamo quelli che passano le notti a scrivere script per automatizzare tutto, ma che poi non riescono a saltare un maledetto spot.
E poi, ammettiamolo, la cosa ha un suo fascino. C’è qualcosa di profondamente umano in tutto questo. Dopo anni di discorsi sull’IA che ci sostituirà, scopriamo che, in fondo, anche le macchine più avanzate devono fare i conti con la buona vecchia pubblicità.
Quindi, mentre il mondo continua a chiedersi se l’IA ci renderà obsoleti, noi possiamo almeno sorridere. Perché, alla fine, l’unica cosa che ci rende davvero obsoleti è un banner che ci dice di comprare l’ultimo gadget. E quello, purtroppo, è un problema che né l’AGI né gli spot potranno mai risolvere.
Source: Predicting OpenAI's ad strategy
