
Vi ricordate quando i social network erano posti dove si condividevano foto dei gatti e meme? Ora sono diventati piattaforme per manipolare l’opinione pubblica. E se la storia si ripete con i chatbot?
Zoë Hitzig, ricercatrice di OpenAI, ha mollato il lavoro proprio il giorno in cui l’azienda ha iniziato a testare la pubblicità su ChatGPT. Il suo timore? Che OpenAI stia imboccando la strada di Facebook: prima si guadagna la fiducia degli utenti, poi si sfrutta quella fiducia per vendere spazio pubblicitario.
E non è un paragone a caso: anche Zuckerberg, ai tempi, parlava di “connettere il mondo”, finché non ha scoperto che connettere il mondo significava anche raccogliere dati e servire banner. Ora, OpenAI sembra voler fare lo stesso con i chatbot.
Da smanettoni, cosa ci dovrebbe fregare? Beh, intanto che i chatbot pubblicitari potrebbero diventare ancora più invasivi di quanto già non siano. E poi, che se OpenAI si trasforma in FacebookAI, potremmo ritrovarci con un altro servizio chiuso, proprietario e pieno di lock-in.
Ma c’è anche un lato positivo: se i chatbot diventano troppo commerciali, forse ci sarà più spazio per alternative open source. Immagina un chatbot che non ti vende nulla, ma che puoi modificare a piacimento. Suona come un sogno? Forse, ma è un sogno per cui vale la pena lottare.
Nel frattempo, tenete gli occhi aperti. Se vedete un banner che vi promette il nuovo iPhone, ricordatevi di Hitzig. E ricordatevi che, forse, è il momento di tornare a smanettare con i nostri vecchi terminali e i nostri progetti open source.
Source: OpenAI researcher quits over ChatGPT ads, warns of "Facebook" path
