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“title”: “Claude ha una costituzione: e ora ci tocca leggere pure quella?”,
“excerpt”: “Anthropic ha pubblicato la ‘costituzione’ di Claude, un documento che dovrebbe spiegare all’AI come comportarsi. Ma davvero serve? E soprattutto, è leggibile?”,
“content”: “Sapete quella scena nei film di fantascienza in cui l’IA ribelle si autoproclama entità superiore e spiega all’umanità perché i suoi calcoli sono migliori dei vostri? Beh, Anthropic ci ha appena dimostrato che possiamo evitarla: basta darle una bella costituzione scritta a regola d’arte.nnSì, avete letto bene. Claude, l’AI di Anthropic, ha ora un documento ufficiale che le spiega chi è, cosa può fare e soprattutto cosa NON deve fare. Tipo un manuale d’istruzioni per robot gentili, ma con più filosofia e meno viti da stringere.nnIl problema? Il documento è lungo, complesso e – per dirla tutta – un po’ noioso. Ma è anche un esperimento interessante: per la prima volta, qualcuno sta cercando di insegnare a un’AI a comportarsi come un cittadino modello. E noi smanettoni dovremmo farci caso, perché potrebbe essere l’inizio di qualcosa di grosso.nnIl documento copre tutto: dai diritti digitali alle responsabilità etiche, passando per quella che sembra una lezione di educazione civica per machine learning. C’è persino un capitolo su come gli umani e le AI dovrebbero collaborare per risolvere i grandi problemi del mondo. Ammetto che suona un po’ come il manifesto di un’utopia tecnologica, ma è comunque un passo avanti rispetto a ‘facciamo un bot e speriamo che non faccia cazzate’.nnCerto, non mancano le critiche. Alcuni esperti sostengono che una costituzione per un’AI sia inutile, perché un modello linguistico non ha coscienza e non può ‘capire’ davvero le regole. Altri temono che questo approccio possa creare un falso senso di sicurezza: “Se l’AI ha una costituzione, allora è sicura, giusto?”. Beh, no. Le AI continuano a fare errori, e i documenti etici non le rendono infallibili.nnMa allora, cosa significa per noi che amiamo mettere le mani in pasta? Intanto, che forse è il momento di iniziare a pensare a come vogliamo che le AI si comportino nei nostri progetti. Se state sviluppando un assistente vocale, un chatbot o qualsiasi altro sistema basato su AI, chiedetevi: quali sono i limiti che voglio imporgli? Quali sono i valori che voglio che rappresenti? E soprattutto: come faccio a essere sicuro che li rispetti?nnE poi, c’è un’altra considerazione pratica: se le grandi aziende tecnologiche iniziano a pubblicare documenti del genere, forse è il momento di chiedere maggiore trasparenza anche per i nostri progetti. Perché no? Possiamo scrivere le nostre ‘costituzioni’ per le AI che usiamo, stabilire regole chiare e condividerle con la community. Insomma, se Claude ha una costituzione, perché non dovrebbe averla anche il vostro bot preferito?nnIn conclusione, non so se la costituzione di Claude sia la soluzione definitiva ai problemi dell’AI. Ma è sicuramente un punto di partenza interessante. E chissà, magari un giorno anche voi vi troverete a scrivere le leggi per la vostra creazione digitale. Intanto, io mi metto comodo e inizio a leggere: 100 pagine di etica artificiale mi aspettano.”,
“tags”: [“AI”, “etica digitale”, “machine learning”, “sviluppo software”, “transparenza”],
“image_prompt”: “Un’illustrazione stile fumetto vintage che raffigura un robot seduto a un banco di scuola, con un libro intitolato ‘La Costituzione dell’IA’ aperto davanti a sé. Lo sfondo mostra un’aula scolastica con altri robot che ascoltano attentamente, ma uno di loro sta cercando di copiare con uno smartphone. L’atmosfera è ironica ma leggermente nostalgica, con colori pastello e un tocco di pixel art anni ’80. Il testo sul libro è scritto in un font che ricorda le tavole della Costituzione italiana.”
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Source: Claude's new constitution

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