
Ricordate quando i vostri nonni vi raccontavano del ’92, quando un lavoro tech era per sempre? Be’, quelle storie ora sono più leggendarie di un bug di segfault in un sistema critico. Secondo gli ultimi dati, il mercato tech nel 2026 è in condizioni peggiori rispetto al 2008 e al 2020. Sì, avete letto bene: peggio del 2020, l’anno in cui persino i Big Tech hanno dovuto dire addio a qualche zero sul bonus.
Ma cosa significa tutto ciò per noi, che passiamo le notti a smanettare con Arduino e Raspberry Pi, costruendo macchine che riciclano plastica o inventando soluzioni che nessun corporate avrebbe mai il coraggio di finanziare? Significa che forse è il momento di ripensare a come ci muoviamo in questo ecosistema.
Intanto, mentre i colossi tech si leccano le ferite e cercano di capire come monetizzare l’aria, noi possiamo approfittarne per tornare a fare ciò che sappiamo fare meglio: creare, sperimentare e condividere. Perché, ammettiamolo, i nostri progetti open-source non solo sono più divertenti da sviluppare, ma spesso risolvono problemi reali meglio di qualsiasi soluzione aziendale.
Certo, non è tutto rose e fiori. Se siete freelance o lavorate in settori strettamente legati all’industria tech, potreste sentirne gli effetti. Ma ecco il lato positivo: le crisi spesso portano innovazione. Guardate il 2008 e il 2020: sono stati anni in cui tante startup sono nate proprio perché qualcuno ha deciso di prendere in mano la situazione e creare qualcosa di nuovo.
Quindi, invece di preoccuparci, perché non ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo a lavorare su quel progetto che abbiamo rimandato da mesi? Magari la prossima rivoluzione tech nasce proprio nel nostro garage.
Source: Tech employment now significantly worse than the 2008 or 2020 recessions
