
Ricordate quando l’AI era quella cosa che avrebbe rivoluzionato il mondo, risolto la fame nel mondo e scritto il prossimo bestseller? Bene, nel 2025 è successo qualcosa di inaspettato: è diventata utile. E noi, da bravi hacker, dobbiamo capirne il perché.
L’articolo di Ars Technica ci racconta come le promesse esagerate siano scontrate con la realtà dei fatti, e finalmente i “oracoli” si siano trasformati in software che possiamo usare davvero. Niente più fumo e specchi: solo codice, algoritmi e risultati concreti.
Ma cosa significa tutto questo per noi che passiamo le notti a smanettare con Raspberry Pi e Arduino? Beh, innanzitutto che possiamo smettere di preoccuparci di un futuro distopico dove le macchine ci sostituiscono e iniziare a pensarci come collaboratori. L’AI è diventata uno strumento in più nella nostra cassetta degli attrezzi, e questo è un bene.
Certo, non mancano le critiche. Il vendor lock-in è sempre in agguato, e le grandi aziende tecnologiche cercano di chiuderci in ecosistemi proprietari. Ma noi sappiamo come aggirare questi ostacoli, no? Open source, reverse engineering e un po’ di ingegno fanno miracoli.
E poi, ammettiamolo: è bello vedere che la tecnologia finalmente torna a essere quello che dovrebbe essere – uno strumento per creare, non una divinità da adorare. Quindi, mani in pasta e cominciamo a sperimentare!
Source: From prophet to product: How AI came back down to earth in 2025
