
Immaginate di dover spiegare a un alieno come funziona un’azienda come Google. Non con i discorsi motivazionali sui ‘cambiare il mondo’, ma con la cruda realtà di chi ci lavora dentro. Ecco, Addy Osmani lo ha fatto, distillando 14 anni di esperienza in 21 lezioni. E devo dire, è oro colato, soprattutto per noi che amiamo sporcarci le mani con il codice.
La cosa che mi ha colpito di più non sono i consigli tecnici (anche se ci sono spunti interessanti), ma l’onestà. Addy non parla di ‘best practices’ da manuale, ma di come *davvero* funzionano le cose. Tipo, ammettere di non sapere qualcosa non è un segno di debolezza, ma un modo per creare un ambiente in cui tutti possono imparare. Geniale, no? Quante volte abbiamo visto colleghi (e noi stessi) fingere di capire per non fare brutta figura? Risultato: problemi nascosti che esplodono quando meno te l’aspetti.
Un altro punto cruciale è la gestione delle metriche. Quante volte abbiamo visto progetti fallire perché ottimizzati per ‘soddisfare il numero’ invece di risolvere un problema reale? Addy lo spiega bene: una metrica diventa un target, smette di misurare. Tradotto: se misuri le linee di codice, ti ritroverai con codice gonfiato e inutilmente complesso. Se misuri la ‘velocità’, gli sviluppatori gonfieranno le stime per sembrare più produttivi. Dovete sempre avere un occhio alla qualità, al rischio, a tutto ciò che non è immediatamente quantificabile.
E poi c’è la rete di contatti. Sembra banale, ma è fondamentale. Il lavoro cambia, le aziende falliscono, ma le relazioni restano. Investire in queste connessioni non è ‘networking’ nel senso più squallido del termine, ma costruire una comunità di persone con cui puoi crescere, imparare e magari anche creare qualcosa di nuovo.
Certo, non è tutto rose e fiori. Addy parla anche di ‘glue work’ – la documentazione, il coordinamento tra team, la risoluzione dei problemi altrui – che spesso viene sottovalutato. È il lavoro che fa funzionare tutto, ma che raramente ti porta la gloria. Bisogna imparare a riconoscerlo, a valorizzarlo e a farlo in modo efficiente (timeboxing, rotazione, automazione).
Insomma, un post da leggere e rileggere. Non è una guida su come diventare il prossimo Sundar Pichai, ma su come diventare un ingegnere migliore, un collega migliore e una persona migliore. E questo, alla fine, è ciò che conta di più.
Per noi smanettoni, significa smettere di inseguire l’ultima tecnologia luccicante e concentrarci sui fondamentali: scrivere codice pulito, collaborare efficacemente e imparare continuamente. E, soprattutto, non aver paura di ammettere quando non sappiamo qualcosa. Perché, diciamocelo, la vera conoscenza inizia quando riconosciamo i nostri limiti.
Source: Lessons from 14 Years at Google
