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	<title>web history &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>web history &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Digg torna dai morti (ma con un cervello artificiale che non avevamo chiesto)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 03:13:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vi ricordate Digg, il leggendario aggregatore che un tempo decideva cosa fosse interessante sul web? Ecco, sta tornando, ma stavolta la missione è trasformarsi in un outlet di news guidato dall'AI.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Digg-torna-dai-morti-ma-con-un-cervello-artificiale-che-non-avevamo-chiesto-1778555620.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Digg-torna-dai-morti-ma-con-un-cervello-artificiale-che-non-avevamo-chiesto-1778555620.png" alt="Digg torna dai morti (ma con un cervello artificiale che non avevamo chiesto)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Chi di noi non ha passato notti insonni, tra un glitch in un progetto Arduino e una sessione di debugging su Godot, a scorrere link che sembravano usciti da un altro pianeta su Digg? Era l&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;aggregazione sociale, dove il valore era dato dalle persone e non da un algoritmo invisibile che cerca solo di tenerci incollati allo schermo.</p>
<p>Eppure, come un vecchio hardware recuperato da un garage polveroso, Digg sta tentando un reboot. Ma non aspettatevi il ritorno della vecchia community di umani che votano i link con passione. La nuova versione si presenta sotto le spoglie di un &#8216;AI news outlet&#8217;. In pratica, hanno preso l&#8217;idea del vecchio aggregatore e l&#8217;hanno iniettata nel tritacarne dell&#8217;intelligenza artificiale generativa.</p>
<p>La notizia, riportata da Gizmodo, ci dice che Digg sta cercando di reinventarsi sfruttando l&#8217;hype dell&#8217;AI per curare e presentare le notizie. Tradotto dal linguaggio corporate: non ci saranno più solo gli utenti a decidere cosa è rilevante, ma un modello linguistico che setaccia il web per noi. Un po&#8217; come se avessimo preso un vecchio Commodore 64 e avessimo provato a farci girare un&#8217;istanza di GPT-4 tramite un emulatore scritto in Python.</p>
<p>Dal mio punto di vista, questa è una mossa che sa di disperazione e di &#8216;hype-chasing&#8217;. Per noi che amiamo smanettare, analizzare i dati e capire la logica dietro un processo, l&#8217;idea di un aggregatore gestito da un&#8217;IA è un po&#8217; frustrante. Dove finisce la serendipità? Dove finisce la scoperta casuale di un progetto hardware assurdo o di un nuovo plugin per Blender? Se l&#8217;algoritmo decide cosa è &#8216;notizia&#8217;, rischiamo di finire in una bolla di filtraggio ancora più stretta di quella che già viviamo, dove tutto è omologato e privo di quel caos creativo che rendeva il web un posto interessante.</p>
<p>Certo, tecnicamente può essere una figata. Se l&#8217;IA è addestrata bene, potrebbe aiutarci a filtrare la montagna di spazzatura che è il web moderno, portandoci direttamente le news che contano per i nostri interessi nerd, senza dover scorrere thread infiniti di clickbait.</p>
<p>Però, restiamo prudenti. Come quando compriamo un pezzo di hardware usato su eBay senza vedere foto reali, anche qui il rischio di trovarsi con un prodotto che sembra un aggregatore ma è solo un altro dispenser di contenuti preconfezionati è altissimo. Spero solo che in questo nuovo Digg ci sia ancora spazio per l&#8217;imprevisto, per l&#8217;errore umano e per quel contenuto &#8216;strano&#8217; che nessuna IA saprebbe mai classificare come importante, ma che per noi maker e sviluppatori è pura linfa vitale.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/remember-digg-its-back-in-ai-news-outlet-form-2000757334" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Remember Digg? It’s Back, in AI News Outlet Form</a></em></p>
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		<title>Resurrezione Digitale o Delirio di Nostalgia? Il Fantasma di AskJeeves è di Tormento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 19:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[internet culture]]></category>
		<category><![CDATA[tech nostalgia]]></category>
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					<description><![CDATA[L'era di Ask.com è ufficialmente finita, ma c'è un rischio reale: che i suoi proprietari decidano di riportare in vita AskJeeves sotto forma di chatbot AI. Spoiler: per favore, lasciamolo morto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Resurrezione-Digitale-o-Delirio-di-Nostalgia-Il-Fantasma-di-AskJeeves-e-di-Tormento-1777835672.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Resurrezione-Digitale-o-Delirio-di-Nostalgia-Il-Fantasma-di-AskJeeves-e-di-Tormento-1777835672.png" alt="Resurrezione Digitale o Delirio di Nostalgia? Il Fantasma di AskJeeves è di Tormento" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Il progresso tecnologico è una macchina implacabile che schiaccia tutto ciò che incontra, ma a volte sembra avere un gusto terribile per il riciclo creativo delle macerie.</p>
<p>Recentemente è uscita una notizia che farebbe sobbalzare chiunque abbia vissuto i primi anni del web: Ask.com è ufficialmente morto. E non parlo di un semplice &#8216;fine del supporto tecnico&#8217; o di un rebranding sfigato. Parlo di una vera e propria estinzione digitale. Ma la vera minaccia, quella che mi fa venire voglia di resettare il router e tornare a programmare in Assembly, è l&#8217;idea che i proprietari possano decidere di resuscitare l&#8217;antico AskJeeves sotto forma di chatbot basato su IA.</p>
<p>Per chi non fosse cresciuto con la connessione 56k che gracchiava come un demone, AskJeeves era quel servizio di ricerca dove l&#8217;interazione era&#8230; diciamo, un po&#8217; troppo personale e decisamente poco efficiente rispetto agli standard odierni. Oggi siamo abituati ad avere LLM che scrivono codice, modellano mesh in Blender o ci aiutano a debuggare script in Godot in pochi secondi. L&#8217;idea di dover interagire con un &#8216;assistente&#8217; che è solo un relitto della nostalgia millenniale mi sembra un insulto all&#8217;intelligenza (e alla larghezza di banda).</p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui il settore tech sta affrontando l&#8217;era dell&#8217;IA. Invece di costruire strumenti nuovi, potenti e realmente utili, il rischio è quello di vedere un&#8217;ondata di &#8216;zombie-tech&#8217;: vecchi brand svuotati di senso, riempiti di una scatola di chat mediocre che sputa risposte preimpostate e pieni di tracker per la pubblicità. È il classico approccio &#8216;corporate&#8217; che odiamo: prendi un pezzo di passato, applicagli un layer di hype, vendi l&#8217;idea di innovazione e spera che nessuno si accorga che dietro non c&#8217;è nessun algoritmo geniale, ma solo un wrapper inutile su API altrui.</p>
<p>Per noi che amiamo smontare le cose, che passiamo le notti a calibrare i motori di una CNC o a ottimizzare un rendering in Krita, la tecnologia deve essere uno strumento, non un giocattolo nostalgico. Non ci serve un chatbot che ci ricordi quanto era &#8216;carino&#8217; il web del 2000; ci serve tecnologia che funzioni, che sia open, che possiamo hackerare e migliorare.</p>
<p>Speriamo davvero che AskJeeves resti confinato nei meandri della memoria storica, tra i vecchi arcade e i floppy disk dimenticati. Lasciamo che la polvere digitale lo ricopra definitivamente. Il futuro è troppo interessante per essere costruito sulle ceneri di un motore di ricerca che non sapeva nemmeno cosa fosse una query complessa.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/ask-com-is-dead-and-im-begging-its-owners-not-to-bring-askjeeves-back-as-a-chatbot-2000753906" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ask.com Is Dead, and I’m Begging Its Owners Not to Bring AskJeeves Back as a Chatbot</a></em></p>
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		<title>Ho speso 30k per un pezzo di archeologia digitale: Sì, ho comprato Friendster</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 13:14:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un vero e proprio viaggio nel tempo che riporta in vita il nonno dei social network. Cosa succede quando un appassionato decide di acquisire un dominio storico per riportarlo in vita?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Ho-speso-30k-per-un-pezzo-di-archeologia-digitale-Si-ho-comprato-Friendster-1777295639.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Ho-speso-30k-per-un-pezzo-di-archeologia-digitale-Si-ho-comprato-Friendster-1777295639.png" alt="Ho speso 30k per un pezzo di archeologia digitale: Sì, ho comprato Friendster" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di trovarvi in un garage, tra un vecchio Commodore 64 che emette un ronzio sospetto e un prototipo di stampante 3D che ha deciso di boicottare il progetto, e decidere che oggi è il giorno in cui acquisire un reperto fossile del web. Ecco, qualcuno l&#8217;ha fatto davvero. Per la cifra esatta di 30.000 dollari — che per noi che sappiamo quanto costa un buon set di punte per CNC è una piccola fortuna, ma per un business è carta straccia — Friendster è tornato ufficialmente sul mercato.</p>
<p>Sì, avete letto bene. Friendster. Il social network che ha preceduto Facebook, quello dove tutto è iniziato prima che l&#8217;algoritmo di Meta decidesse di trasformare le nostre vite in un feed infinito di pubblicità mirata e contenuti che non abbiamo chiesto. Per chi ha vissuto l&#8217;epoca d&#8217;oro del web 2.0, questo nome evoca un mix di nostalgia pura e quel leggero senso di &#8216;ma come facevamo a sopravvivere senza notifiche push ogni tre secondi?&#8217;.</p>
<p>L&#8217;idea del nuovo proprietario non è quella di creare un clone di TikTok pieno di filtri distorti e balli coordinati, ma di recuperare l&#8217;anima di ciò che era il web: uno spazio di connessione reale, meno tossico e meno orientato al profitto selvaggio. È un progetto che suona quasi come un atto di digital archeology, un tentativo di restaurare un vecchio arcade invece di lanciarne uno nuovo pieno di microtransazioni predatorie.</p>
<p>Dal mio punto di vista da smanettone, la cosa è affascinante. C&#8217;è qualcosa di profondamente &#8216;maker&#8217; in questo approccio: prendere qualcosa di rotto, di obsoleto, di dimenticato in un angolo del server, e provare a rimetterlo in funzione con le tecnologie di oggi. Non si tratta solo di codice, si tratta di preservazione culturale. È come riparare un vecchio circuito integrato invece di buttare tutto e ricomprare un modulo SoC preconfezionato che non puoi nemmeno dissaldare.</p>
<p>Ovviamente, c&#8217;è da essere realisti. Gestire un&#8217;infrastruttura che deve reggere il peso della nostalgia senza implodere sotto i colpi di un database non ottimizzato è una sfida tecnica non da poco. E poi c&#8217;è il rischio del &#8216;grande ritorno&#8217;: se il progetto finisce per diventare un altro enorme database di dati personali pronti per essere monetizzati, l&#8217;acquisto sarà stato solo un modo molto costoso per alimentare il machine learning di qualche corporation.</p>
<p>Per noi che amiamo smontare le cose, la sfida è questa: speriamo che questo nuovo Friendster sia un sandbox per l&#8217;innovazione e non un altro recinto chiuso di proprietà altrui. Spero che sia un posto dove si possa ancora sperimentare, dove il codice sia leggibile e dove la privacy non sia un optional che devi configurare in mille sottomenu complicatissimi. Incrociamo le dita, o meglio, speriamo che il nuovo server non vada in kernel panic al primo accesso massivo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://ca98am79.medium.com/i-bought-friendster-for-30k-heres-what-i-m-doing-with-it-d5e8ddb3991d" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I bought Friendster for $30k – Here&#039;s what I&#039;m doing with it</a></em></p>
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