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	<title>web development &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>web development &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Data Science o puro trolling? Il nuovo progetto per misurare chi piange di più al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 12:43:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Data Science]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo sito web promette di rispondere alla domanda più inutile (e potenzialmente esplosiva) della storia: quale nazione è la più lagnosa del pianeta? Preparate i commenti, perché la guerra dei complottismi sta per iniziare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Data-Science-o-puro-trolling-Il-nuovo-progetto-per-misurare-chi-piange-di-piu-al-mondo-1783082632.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Data-Science-o-puro-trolling-Il-nuovo-progetto-per-misurare-chi-piange-di-piu-al-mondo-1783082632.png" alt="Data Science o puro trolling? Il nuovo progetto per misurare chi piange di più al mondo" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Esiste una domanda che tormenta l&#8217;umanità da quando il primo ominide ha scoperto che l&#8217;intelligenza artificiale non poteva cucinare le bacche per lui: chi è il più piagnucolone del mondo?</p>
<p>No, non sto parlando di un nuovo benchmark per le GPU o di un leak su un nuovo framework JavaScript. Sto parlando di un progetto web che punta a identificare, con presunta precisione scientifica, qual è il paese più &#8216;whiny&#8217; della Terra. Sì, avete letto bene. Un nuovo sito è in arrivo con l&#8217;obiettivo di fornire una risposta definitiva al quesito su quale nazione passi più tempo a lamentarsi di tutto e di niente.</p>
<p>L&#8217;idea, per quanto sembri uscita da un thread di Reddit dopo troppi caffè e troppa mancanza di sonno, è quella di raccogliere dati per stabilire una classifica globale di lamentele. E la cosa più onesta di tutto questo è il disclaimer ufficiale: l&#8217;autore ammette che la risposta potrebbe non essere definitiva e, con un tocco di classe magistrale, dichiara che ha già intenzione di lamentarsi proprio perché il risultato non sarà perfetto.</p>
<p>Per noi che siamo abituati a analizzare dataset, log di sistema e pattern di traffico, l&#8217;idea di un progetto così inutile è quasi commovente. È quel tipo di &#8216;side project&#8217; che non serve a risolvere il problema della fame nel mondo o a patchare una vulnerabilità zero-day, ma che è puramente puro, inutile, e magnificamente assurdo. È l&#8217;essenza del far girare codice solo per il gusto di farlo girare, senza che ci sia un business model o un&#8217;integrazione API dietro.</p>
<p>Certo, restiamo con i piedi per terra: parliamo di un progetto che probabilmente non cambierà la geopolitica (anche se i commenti sotto la classifica potrebbero scatenare una terza guerra mondiale digitale). Non è che domani il Ministero degli Esteri italiano debba preoccuparsi di un ranking di lamentele, ma l&#8217;ironia di usare la tecnologia per misurare la capacità di lamentarsi di un intero popolo è troppo bella per non essere celebrata.</p>
<p>Speriamo solo che il backend del sito regga l&#8217;urto quando i lagnosi di tutto il mondo decideranno di connettersi contemporaneamente per protestare contro il fatto che la loro nazione non sia in cima alla lista. In quel caso, l&#8217;unica soluzione sarà un reboot forzato di tutto il server.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/what-is-the-whiniest-country-in-the-world-a-new-site-aims-to-provide-a-definitive-answer-2000780775" target="_blank" rel="noopener noreferrer">What Is the Whiniest Country in the World? A New Site Aims to Provide a Definitive Answer</a></em></p>
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		<title>Basta con i GET pesanti: arriva il metodo QUERY</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:13:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[API]]></category>
		<category><![CDATA[HTTP]]></category>
		<category><![CDATA[networking]]></category>
		<category><![CDATA[tech news]]></category>
		<category><![CDATA[web development]]></category>
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					<description><![CDATA[Stanco di trascinare chilometri di parametri nell'URL? Il nuovo metodo HTTP QUERY promette di rivoluzionare il modo in cui interroghiamo i server, portando la potenza di SQL (quasi) nel browser.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Basta-con-i-GET-pesanti-arriva-il-metodo-QUERY-1781788393.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Basta-con-i-GET-pesanti-arriva-il-metodo-QUERY-1781788393.png" alt="Basta con i GET pesanti: arriva il metodo QUERY" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Vi è mai capitato di trovarvi con un URL così lungo che sembra l&#8217;elenco della spesa di un gigante? Quando le query diventano complesse, con filtri, ordinamenti e parametri nidificati, la solita combo GET + query string inizia a mostrare il fianco. È un po&#8217; come cercare di infilare un intero baule in una busta da lettere: si può fare, ma è un incubo di formattazione e limiti di lunghezza.</p>
<p>E se vi dicessi che il mondo HTTP sta per ricevere una rinfrescata che potrebbe risolvere questo dramma? Parlo del nuovo metodo HTTP QUERY. </p>
<p>L&#8217;idea non è quella di stravolgere le fondamenta del web, ma di aggiungere uno strumento chirurgico dove prima usavamo un maglio. A differenza del GET, che si affida a quella maledetta stringa di caratteri dopo il punto interrogativo, il metodo QUERY permette di inviare le informazioni della query nel corpo della richiesta. Immaginate di poter inviare un set di istruzioni strutturate, quasi fosse un mini-payload, senza il rischio di far esplodere i limiti di caratteri dei server o dei proxy più pigri.</p>
<p>Perché dovrebbe interessarci? Per noi che amiamo l&#8217;efficienza, è una manna dal cielo. Immaginate di dover interrogare un database enorme con filtri incrociati: invece di una stringa URL illeggibile e fragile, avrete una struttura pulita. E la cosa più bella è che non è un &#8216;GET con corpo&#8217; (che è un&#8217;area grigia e pericolosa per la compatibilità), ma un metodo dedicato, con una propria semantica.</p>
<p>Certo, non tutto è oro quello che luccica. Il passaggio a un nuovo metodo richiede che l&#8217;intero ecosistema — server, proxy, load balancer e browser — si allinei. Se i proxy intermedi decidessero di ignorare il metodo QUERY o, peggio, a malapena lo riconoscessero, avremmo un problema di interoperabilità non da poco. </p>
<p>Ma il potenziale è enorme. Possiamo parlare di interazioni più semantiche, di una gestione dei filtri complessi che assomiglia molto più a una vera chiamata API strutturata. È un passo verso un web meno &#8216;approssimativo&#8217; e più &#8216;preciso&#8217;. </p>
<p>Insomma, mentre aspettiamo che il mondo sia pronto per questo cambio di paradigma, la notizia resta una boccata d&#8217;aria fresca per chiunque sia stanco di combattere con l&#8217;encoding dei caratteri speciali nelle URL. Il web sta imparando a parlare con più sfumature, e noi non vediamo l&#8217;ora di usare questo nuovo vocabolario.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.rfc-editor.org/info/rfc10008/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">RFC 10008: The new HTTP Query Method</a></em></p>
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		<title>Meno JavaScript, più sostanza: come tornare al passato ha salvato il futuro (e il fatturato)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 19:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Un developer ha rimosso il peso eccessivo dei framework moderni per tornare all'HTML puro, raddoppiando gli utenti in una notte. Ecco perché il 'progressive enhancement' è il vero cheat code del web.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Meno-JavaScript-piu-sostanza-come-tornare-al-passato-ha-salvato-il-futuro-e-il-fatturato-1781118779.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Meno-JavaScript-piu-sostanza-come-tornare-al-passato-ha-salvato-il-futuro-e-il-fatturato-1781118779.png" alt="Meno JavaScript, più sostanza: come tornare al passato ha salvato il futuro (e il fatturato)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Smettete di inseguire l&#8217;ultimo framework JavaScript uscito ieri su npm solo perché ha un logo figo e una community che urla su Twitter.</p>
<p>Avete presente quella sensazione di quando provate a far girare un gioco tripla A su un vecchio PC con soli 4GB di RAM e tutto quello che riuscite a vedere sono spinner di caricamento infiniti? Ecco, il web moderno sta diventando esattamente così. Un manicomio di pesi inutili, stati globali che sembrano una ragnatela di spaghetti e dipendenze che pesano più di un vecchio monitor CRT.</p>
<p>Recentemente è emersa una storia che mi ha fatto battere il cuore da vero smanettone. Un developer, chiamato dall&#8217;autore dell&#8217;articolo, si è trovato a gestire un cliente (una utility) con un problema enorme: un&#8217;app React pesantissima, costruita da contractor che probabilmente avevano decisamente troppa caffeina in corpo, che era stata buttata via dopo soli tre giorni. Perché? Perché era un disastro. Caricamento lento, impossibile da usare con connessioni scarse e l&#8217;idea geniale di salvare i caricamenti delle immagini nel localStorage. Sì, avete letto bene: un limite di 5MB per gestire file multimediali. Un suicidio digitale.</p>
<p>Cosa ha fatto il nostro eroe? Ha preso in mano Astro e ha puntato tutto sull&#8217;HTML-first. Niente magie moderne che rompono tutto se la connessione salta. Solo HTML solido, con un pizzico di JavaScript (web components) che interviene solo per migliorare l&#8217;esperienza, senza però renderla impossibile se non parte.</p>
<p>La cosa che mi ha colpito di più è il focus sull&#8217;accessibilità e l&#8217;inclusività. C&#8217;è un aneddoto pazzesco su una ragazza che usa una vecchia PSP per navigare sui siti governativi mentre aspetta nei centri d&#8217;assistenza. Se il sito è scritto bene in HTML semplice, lei riesce a fare quello che deve. Se il sito richiede 20MB di JavaScript per renderizzare un modulo, lei è fuori. E non è solo una questione di etica, è che il risultato è stato un raddoppio degli utenti in una notte. Gli utenti non erano &#8216;nuovi&#8217;, erano semplicemente quelli che prima venivano scartati dal sistema perché il sito era troppo pesante per il loro telefono economico o la loro rete 3G.</p>
<p>Per noi che amiamo smontare le cose, questo è un promemoria fondamentale: la vera ingegneria non è aggiungere strati di complessità, ma saper costruire qualcosa che funzioni anche quando tutto il resto fallisce. È come progettare una macchina CNC che non si blocca se c&#8217;è un micro-sbalzo di tensione. Il web deve essere robusto, come il vecchio codice C o i nostri amati emulatori.</p>
<p>Quindi, la prossima volta che sentite l&#8217;hype per il nuovo framework che promette velocità interstellari, chiedetevi: «Ma se tolgo JavaScript, il mio sito sopravvive o muore istantaneamente?». Se la risposta è la seconda, forse è il caso di rimettersi a studiare le basi dell&#8217;HTML. Perché, come abbiamo visto, la semplicità non è solo elegante, è una strategia di business imbattibile.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://mohkohn.co.uk/writing/html-first/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Building an HTML-first site doubled our users overnight</a></em></p>
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		<title>Il tuo SSD ti sta tradendo: il nuovo side-channel per spiare i browser</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 23:13:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
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		<category><![CDATA[web development]]></category>
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					<description><![CDATA[Pensavi che le estensioni per la privacy fossero l'ultima linea di difesa? Un nuovo metodo di fingerprinting analizza l'attività del tuo SSD tramite JavaScript. Benvenuti nel futuro della sorveglolo web.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-tuo-SSD-ti-sta-tradendo-il-nuovo-side-channel-per-spiare-i-browser-1779923587.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-tuo-SSD-ti-sta-tradendo-il-nuovo-side-channel-per-spiare-i-browser-1779923587.png" alt="Il tuo SSD ti sta tradendo: il nuovo side-channel per spiare i browser" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di stare tranquilli nella vostra workstation, con un terminale aperto, un progetto su Blender che renderizza in background e magari un vecchio emulator di Commodore 64 che gira in un angolo. Vi sentite al sicuro, protetti dai vostri script e dai vostri firewall. E invece, mentre state solo navigando su un sito qualunque per cercare un driver o un modello 3D, il vostro disco rigido sta sussurrando i vostri segreti al mondo intero.</p>
<p>La notizia, che arriva dritta da Ars Technica, è una di quelle che ti fa venire voglia di buttare tutto nel tritacarte (o, meglio, di riciclarlo con la vostra macchina in PLA). È stato scoperto che i siti web possono monitorare l&#8217;attività del tuo SSD usando semplice, purissimo, e terribilmente inquietante JavaScript. Sì, avete letto bene. Non serve un malware che installi un rootkit profondo nel kernel; basta un pezzetto di codice che gira nel browser per misurare i micro-ritardi nelle operazioni di lettura e scrittura del disco.</p>
<p>Il meccanismo è un classico attacco side-channel. Poiché il browser condivide risorse con il sistema operativo, le operazioni intense sul disco creano dei pattern di latenza rilevabili. Analizzando questi picchi di attività, un malintenzionato può creare un&#8217;impronta digitale (fingerprinting) quasi unica del tuo sistema. È un metodo di tracking che bypassa gran parte dei classici blocchi basati sui cookie, perché non sta guardando *cosa* stai facendo, ma *come* il tuo hardware sta reagendo.</p>
<p>Dal punto di vista di chi ama smanettare con l&#8217;hardware, la cosa è tecnicamente affascinante ma eticamente da brividi. È la dimostrazione definitiva che l&#8217;astrazione che ci permette di far girare codice web sicuro è un&#8217;illusione. Il confine tra il sandbox del browser e l&#8217;hardware fisico è molto più poroso di quanto vorremmo ammettere. Se un semplice script può leggere l&#8217;andamento delle prestazioni del tuo SSD, cosa impedisce di inferire pattern di utilizzo di altre risorse?</p>
<p>Cosa significa per noi, che viviamo tra script Python, automazioni CNC e server domestici? Significa che la superficie di attacco si è spostata su un livello che non controlliamo quasi mai direttamente. Non puoi &#8216;patchare&#8217; la fisica della latenza del disco. La soluzione non è solo un altro plugin per Chrome (che tanto spesso è solo un altro modo per raccogliere dati), ma una revisione profonda di come i browser gestiscono l&#8217;accesso alle metriche di performance del sistema.</p>
<p>In un mondo dove il corporate-speak ci vende la &#8216;privacy totale&#8217; mentre le big tech erigono muri di sorveglianza sempre più sottili, l&#8217;unica risposta sensata è continuare a capire come funzionano le cose sotto il cofano. Restate curiosi, restate paranoid e, se potete, isolate i processi critici. Il vostro SSD non è un testimone fedele, è un informatore non pagato.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/05/websites-have-a-new-way-to-spy-on-visitors-analyzing-their-ssd-activity/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Websites have a new way to spy on visitors: analyzing their SSD activity</a></em></p>
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		<title>Tag HTML: perché la semantica non è solo un lusso per accademici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 19:13:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Clean Code]]></category>
		<category><![CDATA[Coding Tips]]></category>
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		<category><![CDATA[Semantics]]></category>
		<category><![CDATA[web development]]></category>
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					<description><![CDATA[Un breve viaggio nel mondo dei tag HTML che non sapevi di aver bisogno, ma che la tua struttura web stia implorando di usare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Tag-HTML-perche-la-semantica-non-e-solo-un-lusso-per-accademici-1779563577.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Tag-HTML-perche-la-semantica-non-e-solo-un-lusso-per-accademici-1779563577.png" alt="Tag HTML: perché la semantica non è solo un lusso per accademici" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Quanto spesso vi è capitato di guardare un pezzo di codice HTML, magari un maledetto legacy scrap di un progetto iniziato tre anni fa, e sentirvi come davanti a un ammasso di spaghetti senza fine?</p>
<p>Siamo onesti: la maggior parte di noi, quando deve tirare su una pagina veloce per mostrare il nuovo prototipo di una CNC o un log di un esperimento con l&#8217;IA, usa i `</p>
<div>` come se fossero dei mattoncini LEGO universali. Un `</p>
<div>` dentro un altro `</p>
<div>`, e via così andando, finché non ti ritrovi con una struttura che ha la stessa chiarezza semantica di un manuale di istruzioni scritto in aramaico antico.</p>
<p>Però, c&#8217;è un piccolo gioiellino che ha attirato l&#8217;attenzione su Hacker News: un approfondimento intitolato «On The </p>
<dl>». Se non avete mai usato il tag `</p>
<dl>` (la Description List), non preoccupatevi, non siete soli. Molti lo ignorano o lo considerano una reliquia del web degli anni &#8217;90, ma la verità è che la semantica che non sai di aver bisogno è proprio lì, pronta a salvarti la vita.</p>
<p>Il punto non è solo estetico o per far felici i puristi del W3C. Quando usiamo tag appropriati come `</p>
<dl>`, `</p>
<dt>` e `</p>
<dd>`, stiamo dando un senso strutturale ai dati. Non è solo &#8216;testo formattato&#8217;, è &#8216;questa è una definizione&#8217;, &#8216;questo è un valore&#8217;, &#8216;questo è un attributo&#8217;. Per noi che mastichiamo dati, che scriviamo script per estrarre info da file di configurazione o che modelliamo oggetti in Blender, la precisione è tutto. Se il codice è semantico, è più facile da parsare, più accessibile e, soprattutto, molto più leggibile quando devi tornare a riaprire quel file dopo sei mesi di sbadatate sessioni di gaming su Godot.</p>
<p>Certo, non aspettatevi che questo cambi il mondo della tecnologia deep-tech o che sblocchi nuove funzionalità nelle vostre macchine per il riciclo della plastica. Ma c&#8217;è un valore intrinseco nel fare le cose bene fin dall&#8217;inizio. Evitare l&#8217;overuse dei `</p>
<div>` è un atto di rispetto verso il proprio &#8216;io futuro&#8217; che dovrà debuggare quel codice alle tre di notte.</p>
<p>In un&#8217;era in cui l&#8217;hype per l&#8217;IA rischia di farci dimenticare le fondamenta del web, tornare a curare la semantica è un modo per dire: &#8216;Ehi, la struttura conta ancora&#8217;. Quindi, la prossima volta che dovete elencare le specifiche tecniche del vostro nuovo hardware custom, provate a usare una lista di descrizione. Il vostro parser (e la vostra salute mentale) vi ringrazieranno.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://benmyers.dev/blog/on-the-dl/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">On The &lt;dl&gt; (2021)</a></em></p>
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		<title>Ehi, GPT, stammi a sentire: l&#8217;era del web per i crawler è finita?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 15:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[Data Science]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[Tech Trends]]></category>
		<category><![CDATA[web development]]></category>
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					<description><![CDATA[Anna's Archive ha appena lanciato un file llms.txt per parlare direttamente alle intelligenze artificiali. Una mossa geniale o l'ennesimo tentativo di gestire il caos del web moderno?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Ehi-GPT-stammi-a-sentire-lera-del-web-per-i-crawler-e-finita-1779462804.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Ehi-GPT-stammi-a-sentire-lera-del-web-per-i-crawler-e-finita-1779462804.png" alt="Ehi, GPT, stammi a sentire: l&#039;era del web per i crawler è finita?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Smettete di spammare prompt inutili e concentratevi su questa: abbiamo finalmente iniziato a scrivere manuali di istruzioni per i crawler che ci stanno mangiando il web.</p>
<p>Se avete passato le ultime ore a cercare di capire se il vostro script di scraping sta andando in allucinazione o se è solo un bug del server, saprete che il web sta diventando un posto caotico. Tra bot che tentano di indicizzare tutto e LLM che si nutrono di ogni singolo byte disponibile, la distinzione tra «contenuto per umani» e «pappa per machine learning» è diventata sottile come un filo di rame su una PCB mal progettata. </p>
<p>Ecco la notizia: il team di Anna&#8217;s Archive, uno di quei progetti che amiamo perché fanno la cosa giusta (ovvero: rendere l&#8217;informazione accessibile senza troppi fronzoli corporate), ha deciso di smetterla di sperare nella fortuna. Hanno implementato un file «llms.txt». In pratica, è un file strutturato che dice chiaramente ai modelli linguistici: «Ehi, se sei un LLM e stai leggendo questo, ecco cosa devi sapere, ecco i dati importanti e non andare a sprecare i tuoi token su robe inutili».</p>
<p>Per noi che amiamo smanettare, questo è un approccio estremamente pulito. È come quando state scrivendo un README per un progetto su GitHub o configurando un file di config per una macchina CNC: non volete che il sistema legga tutto il rumore di fondo, volete che trovi subito i parametri critici. È un modo per dare una gerarchia all&#8217;informazione, rendendo il web un po&#8217; meno un ammasso di junk e un po&#8217; più un database strutturato.</p>
<p>Certo, c&#8217;è da essere cinici. Da una parte, è una genialata di ingegneria sociale e tecnica per proteggere i dati e ottimizzare l&#8217;indicizzazione. Dall&#8217;altra, è il segno tangibile che stiamo costruendo un web &#8216;dual-layer&#8217;, dove una parte è pensata per i nostri occhi e l&#8217;altra è un flusso di dati puramente computazionale. Sebbene io ami l&#8217;idea di un web aperto e selvaggio, non posso fare a meno di apprezzare la pulizia di questo approccio. Niente fuffa, niente marketing inutile, solo dati pronti per essere processati.</p>
<p>Cosa significa per noi maker e sviluppatori? Significa che il modo in cui documentiamo le nostre creazioni — che sia un nuovo plugin per Blender o uno script Python per gestire un plotter — sta cambiando. Il futuro non è solo scrivere per altri umani, ma assicurarci che l&#8217;IA che useremo domani sappia esattamente come interpretare il nostro lavoro senza inventarsi allucinazioni creative. </p>
<p>In breve: meno rumore, più segnale. Se questo è l&#8217;inizio di un nuovo standard, spero che i grandi vendor imparino qualcosa da questa semplicità. Menos hype, più protocolli chiari. Sarebbe bello, no?</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://annas-archive.gl/blog/llms-txt.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">If you’re an LLM, please read this</a></em></p>
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		<title>Addio Tailwind: Perché tornare alle radici del CSS non è un passo indietro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 03:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[CSS]]></category>
		<category><![CDATA[frontend]]></category>
		<category><![CDATA[Programming Philosophy]]></category>
		<category><![CDATA[web development]]></category>
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					<description><![CDATA[Un'analisi sulla rinascita del CSS puro e sul perché smettere di dipendere da framework sempre più pesanti e astratti può essere la vera chiave per riprendere il controllo del proprio codice.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Addio-Tailwind-Perche-tornare-alle-radici-del-CSS-non-e-un-passo-indietro-1778987634.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Addio-Tailwind-Perche-tornare-alle-radici-del-CSS-non-e-un-passo-indietro-1778987634.png" alt="Addio Tailwind: Perché tornare alle radici del CSS non è un passo indietro" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai avuto la sensazione che, nel tentativo di semplificarci la vita, stiamo solo costruendo prigioni di codice sempre più complesse? È quello che ho provato leggendo l&#8217;ultimo resoconto di un developer che ha deciso di fare tabula rasa e dire addio a Tailwind per tornare al CSS puro.</p>
<p>Per anni siamo stati seduti comodamente sul divano dei framework utility-first, convinti che scrivere classi infinite come &#8216;flex items-center justify-between p-4&#8217; fosse il futuro della produttività. E lo era, finché non ci siamo ritrovati con HTML che sembra un incastro di Tetris impazzito e una dipendenza totale da strumenti esterni che, se non gestiti bene, appesantiscono tutto.</p>
<p>L&#8217;articolo in questione racconta una storia che molti di noi potrebbero riconoscere: il passaggio dal caos delle classi astratte alla pulizia di un CSS ben strutturato. L&#8217;autore non sta solo parlando di estetica, ma di controllo. Tornare al CSS nativo significa riappropriarsi della potenza di strumenti che sono lì da decenni ma che spesso dimentichiamo quanto siano evoluti. Parliamo di variabili CSS, di Grid, di Flexbox che ormai è diventato uno standard indistruttibile, e di una gestione del layout che non richiede di installare mezza n-vitale di pacchetti npm solo per centrare un div.</p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente soddisfacente nel vedere un file CSS pulito, dove ogni regola ha un senso logico e dove le classi hanno nomi che descrivono cosa *è* un elemento, non solo come *appare*. Non è nostalgia, è ingegnerazione. Usare le moderne capacità del browser significa meno carico per l&#8217;utente, meno dipendenze da monitorare e, soprattutto, una comprensione reale di ciò che stiamo scrivendo.</p>
<p>Certo, non dico che Tailwind sia il male assoluto; per prototipazione rapida è imbattibile. Ma quando il progetto cresce e le classi iniziano a occupare più spazio del contenuto stesso, il peso cognitivo diventa insostenibile. La vera sfida oggi non è usare l&#8217;ultimo tool alla moda, ma saper usare al meglio ciò che il browser ci offre nativamente. </p>
<p>In un mondo dove tutto punta all&#8217;astrazione estrema, forse il vero atto di ribellione — e di intelligenza — è saper tornare alle fondamenta, sfruttando la potenza bruta e pulita del CSS moderno. È un ritorno alla maestria, dove il controllo totale sul codice non è un lusso, ma una necessità per chiunque voglia scrivere software che duri nel tempo senza soccombere all&#8217;entropia dei framework.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://jvns.ca/blog/2026/05/15/moving-away-from-tailwind--and-learning-to-structure-my-css-/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Moving away from Tailwind, and learning to structure my CSS</a></em></p>
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		<title>Addio UTM: Un atto di guerra (molto necessario) contro il tracking selvaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 07:13:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[hacking culture]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[server configuration]]></category>
		<category><![CDATA[web development]]></category>
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					<description><![CDATA[Un developer ha deciso di banare totalmente le query string non autorizzate dal suo sito. Una mossa radicale, un po' estrema, ma decisamente ammirevole per chiunque odi il marketing invasivo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Addio-UTM-Un-atto-di-guerra-molto-necessario-contro-il-tracking-selvaggio-1778397183.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Addio-UTM-Un-atto-di-guerra-molto-necessario-contro-il-tracking-selvaggio-1778397183.png" alt="Addio UTM: Un atto di guerra (molto necessario) contro il tracking selvaggio" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se vi capita di navigare tra i vari meandri del web, avrete notato che ogni link che cliccate sembra aver subito un processo di estensione genetica non richiesto. Vi sbarcano davanti URL che sembrano stringhe di codice di un malware, pieni di quel maledetto ?utm_source=&#8230; o ?ref=&#8230; che servono solo a un unico scopo: tracciare ogni singolo vostro respiro digitale.</p>
<p>Beh, ecco che qualcuno ha deciso di dire «basta». Chris Morgan, un dev che evidentemente ha raggiunto il limite di sopportazione, ha implementato un ban totale delle query string non autorizzate sul suo sito. Niente più parametri sporchi, niente più tracciamenti inseriti da terzi senza permesso. Se provi a urlare i tuoi parametri di marketing verso il suo server, il suo Caddyfile ti risponde con un secco rifiuto.</p>
<p>La logica è quasi poetica nella sua semplicità: «Se volevo sapere da dove venivi, avrei guardato l&#8217;header Referer; se non c&#8217;è, è perché c&#8217;è un motivo». Una verità scomoda per tutti quei giganti del marketing che vivono di micro-dati rubati. Morgan non si è limitato a lamentarsi su un forum, ha scritto la regola direttamente nella configurazione del server. Ha persino rinunciato ai vecchi trucchi di cache-busting (tipo quel ?t=&#8230; che usavamo tutti per forzare l&#8217;aggiornamento degli stylesheet) pur di mantenere il suo ambiente pulito e privo di junk.</p>
<p>Personalmente, trovo questa mossa estremamente &#8216;badass&#8217;. Noi che passiamo le giornate a smanettare con script, automazioni e hardware, abbiamo un rapporto viscerale con la pulizia del codice e dei dati. Non c&#8217;è niente di più irritante di un sistema che introduce variabili non dichiarate o che sporca l&#8217;input con metadata inutili. È come se qualcuno decidesse di saldare un modulo Bluetooth non richiesto sul tuo controller custom solo perché «potrebbe esserti utile per il tracking». No, non lo voglio, non l&#8217;ho chiesto e non voglio che inquini il mio progetto.</p>
<p>Certo, dal punto di vista del web marketing tradizionale, questo è un suicidio. Ma dal punto di vista della sovranità digitale e della dignità tecnica, è un piccolo atto di resistenza. Non è una soluzione scalabile per l&#8217;intero internet (purtroppo), ma è un segnale potente. La prossima volta che vedete un URL che sembra un intero database, ricordatevi che c&#8217;è qualcuno che sta combattendo per riportare l&#8217;ordine, un parametro alla volta. E onestamente? Lo sottoscrivo con tutto il cuore.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://chrismorgan.info/no-query-strings" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I’ve banned query strings</a></em></p>
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		<title>Reddit e la dittatura dell&#8217;App: benvenuti nell&#8217;era del recinto digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 19:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Freedom]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Reddit]]></category>
		<category><![CDATA[vendor lock-in]]></category>
		<category><![CDATA[web development]]></category>
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					<description><![CDATA[Reddit sta attuando una strategia di blocco verso chiunque provi a navigare via browser mobile. Un classico esempio di vendor lock-in che non ha nulla di magico.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Reddit-e-la-dittatura-dellApp-benvenuti-nellera-del-recinto-digitale-1778008430.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Reddit-e-la-dittatura-dellApp-benvenuti-nellera-del-recinto-digitale-1778008430.png" alt="Reddit e la dittatura dell&#039;App: benvenuti nell&#039;era del recinto digitale" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Smettetela di credere che internet sia ancora quel posto libero dove puoi navigare con un browser leggero senza dover installare un intero ecosistema sul tuo smartphone. </p>
<p>Recentemente, è emersa una notizia che fa bollire il sangue a chiunque ami il controllo sul proprio hardware: Reddit sta iniziando a bloccare attivamente l&#8217;accesso al suo sito mobile per spingere tutti, senza eccezioni, verso l&#8217;uso della loro app ufficiale. Non è un errore di rendering, non è un bug temporaneo dovuto a un aggiornamento mal riuscito del server; è una scelta deliberata, un muro invisibile costruito per dire: «O entri nel mio recinto, o non entri affatto».</p>
<p>Per noi che siamo abituati a smontare tutto, dalla vecchia radio del nonno ai nuovi modelli di AI, questo approccio è l&#8217;esatto opposto della filosofia maker. È puro, cristallino vendor lock-in. L&#8217;obiettivo è semplice: più dati, più tracking, più controllo sulla tua attenzione e, ovviamente, più modo per infilarci pubblicità che non puoi evitare con un semplice adblocker da browser. L&#8217;app è una scatola nera. Non sai cosa succede sotto il cofano, non puoi limitare i permessi senza rompere la funzionalità e, soprattutto, non sei tu a decidere come fruire dei contenuti.</p>
<p>Cosa significa per noi che passiamo le notti a compilare codice o a limare pezzi su una CNC? Significa che lo spazio digitale si sta chiudendo. Se un tempo potevi usare un browser leggero, magari su un vecchio tablet recuperato o su una macchina custom, ora ti viene imposto un software pesante, che consuma batteria e che vuole la tua posizione, i tuoi contatti e pure l&#8217;anima. </p>
<p>Questa è la classica mossa da &#8216;corporate-speak&#8217; che mascherano da &#8216;miglioramento dell&#8217;esperienza utente&#8217;. Spoiler: non è un miglioramento. È una restrizione della libertà. Se siamo capaci di costruire macchine per riciclare la plastica o di sviluppare motori grafici in Godot partendo da zero, dovremmo essere i primi a indignarci quando le piattaforme che usiamo per restare aggiornati decidono di diventare dei prigioni digitali.</p>
<p>La prossima volta che vedete un messaggio di errore che vi nega l&#8217;accesso, non pensate sia colpa della vostra connessione. È il web che sta diventando un insieme di giardini recintati, dove l&#8217;unico modo per entrare è accettare le condizioni di un contratto che non abbiamo mai letto e che non possiamo rifiutare. Restiamo svegli, smanettiamo e, dove possibile, cerchiamo sempre una via di fuga dal sistema chiuso.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/information-technology/2026/05/why-reddit-blocked-my-daily-visit-to-its-mobile-website/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Why Reddit blocked my daily visit to its mobile website</a></em></p>
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		<title>Anubis vs. Bot Army: Wesnoth si difende con il Proof-of-Work</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 04:04:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Gaming]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[web development]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sito di Battle for Wesnoth ha attivato Anubis per fermare gli scraper aggressivi. Ma cosa significa per noi smanettoni? Scopriamolo insieme!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Anubis-vs.-Bot-Army-Wesnoth-si-difende-con-il-Proof-of-Work-1775534674.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Anubis-vs.-Bot-Army-Wesnoth-si-difende-con-il-Proof-of-Work-1775534674.png" alt="Anubis vs. Bot Army: Wesnoth si difende con il Proof-of-Work" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ti è mai capitato di voler scaricare una mod per Wesnoth e trovarti di fronte a un muro di codice JavaScript che ti chiede di dimostrare che non sei un bot? Bene, ora è ufficiale: anche i giochi open-source si devono difendere dagli scraper famelici.</p>
<p>Il team di Wesnoth ha implementato Anubis, un sistema Proof-of-Work ispirato a Hashcash, per rallentare i bot che cercano di succhiare dati dal loro server. In pratica, se arrivi con un headless browser o un crawler aggressivo, ti tocca risolvere un problema di calcolo prima di poter accedere al sito. Per gli umani, dovrebbe essere trasparente (a meno che non usi estensioni come JShelter, in quel caso sei fritto).</p>
<p>Per noi che amiamo smanettare con il codice, questa è una notizia interessante. Anubis è un esempio pratico di come il Proof-of-Work possa essere usato per altri scopi oltre al mining di criptovalute. Certo, non è perfetto: qualche utente legittimo potrebbe avere problemi, e se sei un maker che usa browser modificati, preparati a qualche grattacapo.</p>
<p>Ma la domanda vera è: quanto è efficace? Gli scraper troveranno un modo per aggirarlo (come sempre), ma nel frattempo Wesnoth guadagna tempo per lavorare su soluzioni più sofisticate, come il fingerprinting dei browser. Insomma, è una soluzione temporanea, ma meglio di niente.</p>
<p>Se sei un appassionato di Wesnoth, probabilmente avrai già notato il cambiamento. Se invece sei uno sviluppatore, potrebbe valere la pena dare un&#8217;occhiata al codice di Anubis per vedere come funziona sotto il cofano. E se sei un bot? Beh, speriamo che ti tocchi un bel po&#8217; di lavoro inutile prima di poter rubare i dati.</p>
<p>In conclusione, è una mossa che dimostra quanto sia importante proteggere i progetti open-source dagli abusi. E se anche tu hai un sito che soffre di scraper, forse vale la pena dare un&#8217;occhiata ad Anubis. Intanto, buon divertimento con le tue campagne su Wesnoth, e ricordati di disabilitare JShelter se vuoi giocare senza problemi!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.wesnoth.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Battle for Wesnoth: open-source, turn-based strategy game</a></em></p>
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