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	<title>virtualization &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Addio VMware: come Topgolf ha smesso di regalare milioni ai big-tech</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 04:43:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Topgolf ha deciso di tagliare i ponti con l'ecosistema VMware, riuscendo a risparmiare oltre 11 milioni di dollari. Un esempio magistrale di come liberarsi dalle catene dei giganti del software può fare la differenza sul bilancio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Addio-VMware-come-Topgolf-ha-smesso-di-regalare-milioni-ai-big-tech-1791953024.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Addio-VMware-come-Topgolf-ha-smesso-di-regalare-milioni-ai-big-tech-1791953024.png" alt="Addio VMware: come Topgolf ha smesso di regalare milioni ai big-tech" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Quanto state pagando per far girare le vostre macchine virtuali? Se la risposta vi fa venire voglia di piangere, non siete soli. C&#8217;è un caso recente che sta facendo discutere i sysadmin di tutto il mondo e che sembra quasi una piccola vittoria della resistenza contro le logiche del software proprietario che ti stringe sempre di più la presa.</p>
<p>Topgolf, la catena americana di golf entertainment, ha appena fatto una mossa che noi maker e appassionati di open source approveremoli con un applauso (anche se con un pizzico di invidia). Hanno deciso di abbandonare l&#8217;infrastruttura VMware e il risultato non è stato solo un cambio di configurazione nei datacenter, ma un risparmio netto di oltre 11 milioni di dollari. Sì, avete letto bene: undici milioni.</p>
<p>Il punto non è solo la cifra astronomica, che pure fa girare le scatole, ma il concetto stesso dietro la migrazione. Per anni, Topgolf è rimasta in quello che nel settore chiamiamo il classico cerchio magico delle soluzioni che sembrano indispensabili finché non ti rendi conto che sei solo un ospite in casa d&#8217;altri. Quando le licenze iniziano a salire e le libertà d&#8217;azione si restringono, l&#8217;unica via d&#8217;uscita è il grande salto verso soluzioni più agili e meno pretenziose.</p>
<p>Certo, migrare un&#8217;intera infrastruttura non è come installare un nuovo plugin su WordPress e sperare che tutto funzioni al primo colpo. È un lavoro sporco, complesso, che richiede ore di debugging, test e, probabilmente, qualche notte in bianco a fissare terminali neri su fondo bianco. Ma Topgolf ha dimostrato che, se hai il coraggio di smettere di accettare passivamente i rincari e le restrizioni del mercato, il ritorno economico è reale.</p>
<p>Per noi che viviamo in Italia, dove spesso ci sentiamo spettatori di decisioni prese in board room a Silicon Valley, questa notizia è un promemoria importante. Anche se le leggi e i mercati cambiano altrove, il principio resta lo stesso: non lasciare che il tuo stack tecnologico diventi una prigione dorata. La vera libertà tecnologica passa per la capacità di scegliere, spostare e, se necessario, distruggere tutto per ricostruire qualcosa di più efficiente.</p>
<p>Insomma, meno fuffa aziendale e più autonomia. Se Topgolf ci è riuscita, forse anche la prossima volta che un fornitore prova a fare il bullo con un rinnovo contrattuale, potremmo iniziare a guardare altrove con un sorriso un po&#8217; più sfacciato.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/information-technology/2026/10/topgolf-saved-over-11-3-million-after-leaving-vmware/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Topgolf saved over $11.3 million after leaving VMware</a></em></p>
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		<title>Addio VMware: T-Mobile sta scappando prima che arrivi il conto di Broadcom</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 02:44:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Broadcom]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
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					<description><![CDATA[T-Mobile ha deciso di migrare decine di migliaia di VM per evitare le nuove politiche di licenza di Broadcom. Una fuga disperata che ci ricorda perché non dovremmo mai fidarci troppo di un unico fornitore.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Addio-VMware-T-Mobile-sta-scappando-prima-che-arrivi-il-conto-di-Broadcom-1782960255.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Addio-VMware-T-Mobile-sta-scappando-prima-che-arrivi-il-conto-di-Broadcom-1782960255.png" alt="Addio VMware: T-Mobile sta scappando prima che arrivi il conto di Broadcom" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Scommetto che nessuno di voi ha mai passato la notte a sognare la migrazione di diecimila macchine virtuali, ma T-Mobile ci sta riuscendo con un successo clamoroso. La notizia che arriva dagli USA è un classico esempio di come il mondo enterprise possa trasformarsi in un film horror in pochi secondi: Broadcom ha deciso di cambiare le regole del gioco con VMware, e l&#8217;operatore telefonico ha capito che era il momento di premere il tasto &#8216;Eject&#8217;.</p>
<p>In pratica, T-Mobile sta pianificando di spostare una quantità di VM che farebbe tremare i polsi a qualsiasi sysadmin con un briciolo di dignità. Il motivo? La guerra legale e commerciale in corso. Broadcom ha iniziato a stringere la presa sulle licenze, spostando il modello verso abbonamenti che, diciamo la verità, sanno molto di &#8216;ti tengo in ostaggio finché il tuo budget non finisce&#8217;. T-Mobile sta cercando di lottare per mantenere le vecchie licenze perpetue, ma la strategia di fuga sembra già tracciata.</p>
<p>Per chi non mastica la materia, il punto è questo: una volta che hai costruito l&#8217;intero tuo ecosistema su un unico stack proprietario, cambiare diventa un incubo logistico che somiglia molto al tentativo di spostare l&#8217;intera biblioteca di Hogwarts usando solo un cucchiaino. È quel tipo di situazione in cui ti senti intrappolato in un ecosistema chiuso, dove ogni mossa del vendor può costarti milioni di dollari e notti insonni.</p>
<p>Certo, noi qui in Italia guardiamo a queste news con un certo distacco, perché le leggi e i contratti che decidono il destino di T-Mobile non scriveranno i nostri regolamenti. Però, la lezione è universale per chiunque gestisca infrastrutture: l&#8217;illusione di stabilità offerta dai giganti del software è fragile come un codice non documentato. Vedere un colosso che si muove in questo modo è un segnale d&#8217;allarme per tutti noi che amiamo l&#8217;autonomia e la possibilità di cambiare rotta senza dover chiedere il permesso a un board di direttori in camicia bianca.</p>
<p>Speriamo che questa migrazione non finisca in un disastro degno di un episodio di Silicon Valley, ma se anche dovesse fallire, almeno avremo una bella storia da raccontare davanti a una birra mentre aspettiamo che il prossimo aggiornamento di sistema finisca di installarsi.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/information-technology/2026/07/t-mobile-moving-tens-of-thousands-of-virtual-machines-off-vmware-amid-lawsuit/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">T-Mobile moving tens of thousands of virtual machines off VMware amid lawsuit</a></em></p>
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		<title>HPE lancia la bomba: un anno di software gratis per far saltare VMware</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:12:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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		<category><![CDATA[SysAdmin]]></category>
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					<description><![CDATA[HPE sta cercando di rubare clienti a VMware con una mossa piuttosto audace: un anno di licenze gratuite per VM Essentials. Sarà la svolta o solo un altro trick commerciale?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/HPE-lancia-la-bomba-un-anno-di-software-gratis-per-far-saltare-VMware-1781673165.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/HPE-lancia-la-bomba-un-anno-di-software-gratis-per-far-saltare-VMware-1781673165.png" alt="HPE lancia la bomba: un anno di software gratis per far saltare VMware" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Il mercato della virtualizzazione sta diventando un campo di battaglia degno di un titolo arcade degli anni &#8217;90, ma con budget infiniti e meno pixel colorati. </p>
<p>Se pensavate che la guerra tra vendor fosse solo una questione di fogli Excel e contratti snervanti, preparatevi, perché HPE ha appena deciso di lanciane una grossa. La notizia, che sta facendo discutere su Ars Technica, è che HPE sta cercando di attirare i naufraghi della migrazione VMware offrendo un anno intero di software gratuito. In pratica, stanno dicendo: «Ehi, vieni qui, prova la nostra soluzione VM Essentials senza che il tuo budget aziendale esploda immediatamente».</p>
<p>Per chi di noi ha passato notti intere a configurare hypervisor o a cercare di far girare macchine virtuali su hardware che sembrava destinato alla raccolta differenziata, la situazione è chiara. Dopo i cambiamenti di licenza di VMware (che hanno fatto disperare molti, non solo i sysadmin ma anche noi che amiamo l&#8217;open source e la libertà), HPE ha visto l&#8217;opportunità perfetta per colpire dove fa più male: il portafoglio.</p>
<p>Ma andiamo al sodo. È una mossa geniale o solo una manovra per creare altro vendor lock-in? Dal punto di vista di chi ama smanettare e capire come girano gli ingranaggi, l&#8217;idea di avere software gratuito è sempre una boccata d&#8217;aria fresca. Tuttavia, sappiamo tutti come funziona il gioco. L&#8217;anno gratis è il &#8216;cavallo di Troia&#8217; per portarti dentro il loro ecosistema. Una volta che hai configurato tutta la tua infrastruttura, i tuoi script e i tuoi workflow su HPE, cambiare di nuovo diventerà un incubo degno di un bug in un codice scritto in C senza un solo commento.</p>
<p>Per noi maker e appassionati di automazione, questa notizia è interessante perché indica che il mercato si sta muovendo. Se la concorrenza aumenta, le alternative diventano più accessibili. Anche se non gestiremo mai un data center enterprise nel garage accanto alla nostra stampante 3D, vedere un gigante che prova a scardinare un monopolio è sempre stimolante. </p>
<p>In sintesi: meno hype inutile, più sostanza e meno licenze che costano quanto un set di lame per CNC. Restiamo con gli occhi aperti per vedere se dopo dodici mesi HPE continuerà a sorridere o se inizierà a mandare fatture che ci faranno desiderare di tornare al buon vecchio retrocomputing, dove l&#8217;unica cosa che dovevi pagare era la bolletta della luce per tenere acceso il Commodore 64.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/information-technology/2026/06/hpe-tempts-vmware-users-partners-with-year-of-free-virtualization-software/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Year of free HPE software a “step in the correct direction” in VMware rivalry</a></em></p>
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		<title>Un museo di OS dove l&#8217;unico crash che conta è quello della tua voglia di dormire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 11:13:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[os]]></category>
		<category><![CDATA[retrocomputing]]></category>
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		<category><![CDATA[virtualization]]></category>
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					<description><![CDATA[Un progetto incredibile permette di esplorare oltre 570 sistemi operativi, dal Manchester Baby del 1948 fino ai giorni nostri, tutto in una singola VM pronta all'uso.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Un-museo-di-OS-dove-lunico-crash-che-conta-e-quello-della-tua-voglia-di-dormire-1779275608.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Un-museo-di-OS-dove-lunico-crash-che-conta-e-quello-della-tua-voglia-di-dormire-1779275608.png" alt="Un museo di OS dove l&#039;unico crash che conta è quello della tua voglia di dormire" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Quanto tempo perdete a combattere con configurazioni di emulatori che si rompono dopo due secondi o a cercare l&#8217;immagine disco giusta che non sia corrotta? Se la risposta è «troppo», allora fermate tutto quello che state facendo, staccate il saldatore dal tavolo e prestate attenzione.</p>
<p>Qualcuno ha deciso di fare quello che noi sogniamo da sempre: creare un archivio digitale dove la storia del computing non è solo conservata, ma è letteralmente pronta all&#8217;uso. Si tratta del Virtual OS Museum, un progetto monumentale che racchiude oltre 570 sistemi operativi e 250 piattaforme diverse in un&#8217;unica, mastodontica macchina virtuale Linux (per QEMU, VirtualBox o UTM).</p>
<p>Non parliamo della solita collezione di file .iso dimenticati in qualche angolo oscuro di Internet. Qui parliamo di un ecosistema pre-configurato. Dal Manchester Baby del 1948 – l&#8217;antenato di tutto ciò che usiamo per far girare i nostri script Python – ai classici del retrocomputing come Apple II, Commodore 64, MSX e Amiga, fino a varianti Unix poco conosciute, versioni sperimentali di Windows e persino i primi Android. Il tutto accessibile tramite un launcher custom che include persino una funzione di snapshot: se rompi qualcosa mentre smanetti (e lo farai, perché siamo noi), puoi tornare indietro con un click senza dover reinstallare tutto da capo.</p>
<p>Per noi che passiamo le notti a modellare in 3D su Blender o a debuggare codice in Godot, questo è un paradiso. È una risorsa incredibile per capire da dove veniamo. Vedere l&#8217;evoluzione delle interfacce grafiche, dal minimalismo estremo del CTSS al desktop metaphor di Xerox Star, è una lezione di design che i moderni designer di app &#8216;flat&#8217; e senza anima dovrebbero studiare seriamente.</p>
<p>Il lavoro che c&#8217;è dietro è pazzesco. L&#8217;autore dichiara che ci sono voluti oltre 20 anni di raccolta e che alcune installazioni hanno richiesto una settimana intera di tentativi falliti. È un lavoro di archeologia digitale puro, fatto di patch manuali agli emulatori e configurazioni specifiche per far girare sistemi che oggi sembrano preistoria.</p>
<p>Il progetto offre sia una versione &#8216;full&#8217; (offline, per chi non vuole scaricare l&#8217;intero peso della storia dell&#8217;informatica in un colpo solo) sia una versione &#8216;lite&#8217;. Il mio consiglio? Scaricate la lite e iniziate a esplorare pezzo dopo pezzo. È il modo migliore per staccare dal presente e ricordarsi che, prima dei nostri moderni framework pesantissimi e dei cloud che mangiano tutta la RAM, esisteva un mondo dove ogni singolo byte era prezioso e ogni riga di codice contava.</p>
<p>Unica nota di rispetto: è un progetto enorme e gestito con dedizione. Se vi piace quello che vedete, date un occhio a come sostenere questo tipo di sforzi. Perché preservare la storia del software è l&#8217;unico modo per non dimenticare come si costruisce il futuro.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://virtualosmuseum.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I’ve built a virtual museum with nearly every operating system you can think of</a></em></p>
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		<title>&#8220;La Grande Guerra del Cloud: Quando i Giganti ci Vendono la Prigione Digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 10:49:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora un round di faida tra i colossi del virtualizzazione. Sembra che il mondo enterprise stia sempre in un loop di acquisti, migrazioni e hype. E noi, che preferiremmo smontare un Raspberry Pi che comprare un datacenter, cosa ne pensiamo?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em; width: 100%;"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/1776163775.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/La-Grande-Guerra-del-Cloud-Quando-i-Giganti-ci-Vendono-la-Prigione-Digitale-1776180313.png" alt="&#8220;La Grande Guerra del Cloud: Quando i Giganti ci Vendono la Prigione Digitale" style="width: 100% !important; height: auto !important; max-width: 100% !important; display: block !important;"></a></figure>
<p>Scommettiamo che, se potessi monetizzare l&#8217;hype e l&#8217;ansia corporativa, sarei già un miliardario. Ma seriamente, perché l&#8217;industria tecnologica sembra ossessionata dal creare sistemi così complessi che solo un consulente da tre cifre al giorno può capirli?</p>
<p>Stiamo parlando della guerra dei sistemi di virtualizzazione, un settore che ha sempre un sapore di teatro operistico e budget illimitati. Ultimamente, il titolo ha riportato che i colossi stanno litigando per i clienti VMware. Nutanix, per citare, fa i conti con grandi migrazioni, mentre Broadcom è sempre lì, a chiudere acquisizioni e a far tremare i mercati. Insomma, il solito balletto di venditori che si accaparrano i cuori (e i budget) dei grandi player aziendali.</p>
<p>E voi, che siete abituati a trovare il principio di funzionamento di un motore vintage o a far girare un sistema operativo su hardware che non dovrebbe nemmeno esistere, cosa ne pensate di questa farsa? Sembra che la posta in gioco sia altissima: parlare di migrare migliaia di macchine virtuali, di interi ecosistemi che sono diventati, diciamocelo, un po&#8217; un «vendor lock-in» di perbeno.</p>
<p>Per noi che amiamo mettere le mani sporche, che preferiamo la soddisfazione di far lampeggiare un LED su un circuito fatto in casa, questa dinamica è irritante. Ci vendono la complessità come se fosse sinonimo di stabilità e sicurezza. Ci vendono la soluzione &#8220;all-in-one&#8221; che, in realtà, è solo un modo elegante per dire: «Non potrai uscirne». È il sogno del corporate-speak, amico. La comodità che ti imprigiona.</p>
<p>Il nostro corner preferito, quello dove si respira aria di Linux e si fa girare un emulatore Arcade con poche linee di codice, è esattamente l&#8217;opposto. Preferiamo la modularità. Preferiamo poter sostituire il processore, aggiornare il sistema operativo, o, meglio ancora, far girare tutto in un container leggero di Kubernetes, senza dover comprare una suite di servizi che potremmo assemblare noi stessi con un po&#8217; di tempo e qualche soldatino di piombo.</p>
<p>Quando sentite parlare di «migrazioni di migliaia di VM», pensate a questo: state spingendo i clienti verso soluzioni proprietarie, con costi di passaggio (switching costs) così alti che, anche se c&#8217;è un concorrente migliore, è più facile e meno rischioso rimanere nel sistema che hai già pagato, anche se è un po&#8217; obsoleto. È la paura del rischio, non la scelta tecnologica.</p>
<p>Quindi, la lezione che ci portiamo da queste battaglie di marketing è chiara: non lasciatevi ingannare dal glossario pieno di acronimi e promesse di «trasformazione digitale». Chi è bravo a risolvere un problema, lo fa con il minimo indispensabile, con la massima trasparenza. E spesso, la soluzione più elegante è quella che non ha bisogno di un webinar di due ore per spiegarvi perché è rivoluzionaria.</p>
<p>Meglio imparare a smontare il meccanismo che ci viene proposto, capire dove sta il collo di bottiglia, e magari, se capita, sostituirlo con qualcosa di Open Source. E poi, magari, creare un piccolo gioco in Godot con i dati che abbiamo recuperato. Così sì che si fa un uso creativo della potenza di calcolo, invece di solo spingere il prossimo ciclo di aggiornamento hardware. Più hacker, più maker, meno consulenti che parlano di &#8216;sinergie&#8217;, per favore!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/information-technology/2026/04/nutanix-claims-it-has-poached-30000-vmware-customers/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Negative” views of Broadcom driving thousands of VMware migrations, rival says</a></em></p>
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