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	<title>vendor lock-in &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Stampa etichette sotto Linux: la soluzione che ti farà dimenticare il vendor lock-in</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 06:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopri come usare un agente AI per far funzionare un'etichettatrice sotto Linux, sfidando i limiti del software proprietario.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Stampa-etichette-sotto-Linux-la-soluzione-che-ti-fara-dimenticare-il-vendor-lock-in-1775455597.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Stampa-etichette-sotto-Linux-la-soluzione-che-ti-fara-dimenticare-il-vendor-lock-in-1775455597.png" alt="Stampa etichette sotto Linux: la soluzione che ti farà dimenticare il vendor lock-in" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Hai mai cercato di far funzionare una stampante di etichette sotto Linux solo per scoprire che il software ufficiale non esiste o è un incubo da compilare? Ecco la soluzione che ti farà risparmiare tempo e nervi.</p>
<p>L&#8217;idea è semplice ma geniale: usare un agente AI per emulare il comportamento del software originale. In pratica, si tratta di &#8216;ingannare&#8217; il sistema di stampa facendogli credere di essere un driver compatibile, mentre in realtà è tutto gestito da un&#8217;interfaccia intelligente.</p>
<p>Come funziona?</p>
<p>1. **Scansiona il protocollo**: Analizza come la stampante comunica con il software originale, studiando i pacchetti di dati inviati.<br />
2. **Crea un&#8217;interfaccia virtuale**: L&#8217;agente AI genera un driver che parla lo stesso linguaggio della stampante, ma è compatibile con Linux.<br />
3. **Mappatura dei comandi**: Traduce le funzioni del software originale in istruzioni comprensibili dal sistema operativo.</p>
<p>Il risultato? Puoi stampare etichette complesse, con codici a barre e grafiche, senza dipendere da software proprietario. </p>
<p>Perché è una rivoluzione?</p>
<p>Per anni, chi voleva usare Linux in ambito professionale ha dovuto affrontare il problema delle periferiche non supportate. Le stampanti di etichette, in particolare, erano un ostacolo insormontabile. Ora, grazie a questa tecnica, possiamo finalmente liberarci dal vendor lock-in.</p>
<p>Attenti però: non è una soluzione perfetta.</p>
<p>&#8211; **Performance**: L&#8217;emulazione può rallentare il processo di stampa.<br />
&#8211; **Aggiornamenti**: Se il produttore cambia il firmware della stampante, l&#8217;agente AI potrebbe smettere di funzionare.<br />
&#8211; **Compatibilità**: Non tutte le funzioni avanzate potrebbero essere supportate.</p>
<p>Se sei uno smanettone, questa è l&#8217;occasione per mettersi alla prova. Potresti dover scrivere qualche script o configurare manualmente alcune opzioni, ma il risultato vale la pena.</p>
<p>E tu, hai già provato a usare un&#8217;etichettatrice sotto Linux? Raccontaci la tua esperienza nei commenti!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://sschueller.github.io/posts/the-free-market-lie/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Why Switzerland has 25 Gbit internet and America doesn&#039;t</a></em></p>
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		<title>&#8216;Rings of Power&#8217; o la prova che Amazon non sa quando smettere di farci spendere soldi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 02:01:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Lord of the Rings]]></category>
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					<description><![CDATA[Amazon ha deciso di prolungare 'Lord of the Rings: The Rings of Power' per ben cinque stagioni. Ma cosa significa per noi smanettoni? E soprattutto, perché?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Rings-of-Power-o-la-prova-che-Amazon-non-sa-quando-smettere-di-farci-spendere-soldi-1775440912.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Rings-of-Power-o-la-prova-che-Amazon-non-sa-quando-smettere-di-farci-spendere-soldi-1775440912.png" alt="&#039;Rings of Power&#039; o la prova che Amazon non sa quando smettere di farci spendere soldi" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ecco una notizia che farà felici i fan della Terra di Mezzo e infuriare tutti gli altri: Amazon ha deciso di allungare &#8216;Lord of the Rings: The Rings of Power&#8217; per cinque stagioni. Sì, avete letto bene. Cinque. Stagioni. </p>
<p>Per chi non lo sapesse, &#8216;Rings of Power&#8217; è la serie che ha diviso più di un rapporto di coppia tra appassionati e detrattori. Alcuni la adorano, altri la trovano noiosa e troppo lunga. Ma Amazon, nella sua infinita saggezza, ha deciso di ignorare le critiche e continuare a produrre episodi come se non ci fosse un domani. </p>
<p>Ma perché dovrebbe interessarci, noi smanettoni? Beh, intanto perché Amazon è uno dei giganti che più influenzano il nostro mondo tech. Le loro scelte, giuste o sbagliate, hanno un impatto enorme su di noi, che siamo sviluppatori, maker o semplicemente appassionati di tecnologia. </p>
<p>Pensiamo al vendor lock-in: Amazon Prime Video è un servizio chiuso, e se decidono di allungare una serie, ci costringono a rimanere nel loro ecosistema. Niente download offline, niente opzioni alternative. Solo il loro servizio, le loro regole. E se non vi piace, beh, dovete farvi una ragione. </p>
<p>Per noi che amiamo il controllo e la libertà, questa è una notizia che fa venire i brividi. Ma c&#8217;è un lato positivo: più contenuti significano più opportunità per smanettare con le API di Amazon, per chi si diverte a fare reverse engineering o a creare soluzioni alternative. In fondo, ogni limite è un&#8217;opportunità per trovare una soluzione creativa. </p>
<p>E poi, ammettiamolo: se Amazon non avesse deciso di allungare la serie, non avremmo avuto l&#8217;occasione di vedere Galadriel e Sauron in altre mille avventure. E chi siamo noi per negare al mondo un altro po&#8217; di drama elfico? </p>
<p>In conclusione, &#8216;Rings of Power&#8217; o no, Amazon continuerà a fare quello che vuole. A noi non resta che adattarci, smanettare e, magari, trovare il modo di bypassare qualche limite. Perché, in fondo, è questo che facciamo meglio.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/sounds-like-amazon-will-see-rings-of-power-to-the-end-2000742594" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Amazon Is Sticking With ‘Rings of Power’ to the End</a></em></p>
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		<title>Anthropic ti chiude il rubinetto: addio OpenClaw, benvenuto vendor lock-in</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 02:04:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
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					<description><![CDATA[Anthropic ha deciso di limitare l'uso di OpenClaw con Claude Code, costringendo gli utenti a pagare extra. Ecco perché è una mossa discutibile e cosa significa per chi ama smanettare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Anthropic-ti-chiude-il-rubinetto-addio-OpenClaw-benvenuto-vendor-lock-in-1775354654.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Anthropic-ti-chiude-il-rubinetto-addio-OpenClaw-benvenuto-vendor-lock-in-1775354654.png" alt="Anthropic ti chiude il rubinetto: addio OpenClaw, benvenuto vendor lock-in" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Vi è mai capitato di usare un tool open source per fare qualcosa di figo, solo per scoprire che qualcuno ha deciso di mettervi i bastoni tra le ruote? Ecco, Anthropic ha appena fatto proprio questo.</p>
<p>La notizia è che, a partire dal 4 aprile, gli abbonati a Claude Code non potranno più usare OpenClaw con le loro quote mensili. Per continuare a usarlo, dovranno attivare un&#8217;opzione &#8220;extra usage&#8221; a pagamento, separata dall&#8217;abbonamento. E non è tutto: questa politica si estenderà presto a tutti i third-party harnesses.</p>
<p>Anthropic giustifica la decisione con problemi di capacity e la necessità di prioritizzare i propri prodotti core. Ma, diciamocelo chiaramente, sembra più una manovra per spingere verso il vendor lock-in. &#8220;Ehi, grazie per aver usato il nostro tool, ma ora devi pagare di più per fare quello che facevi prima.&#8221;</p>
<p>Per noi che amiamo smanettare con l&#8217;AI, questa è una doccia fredda. OpenClaw era uno strumento utile per integrare Claude in progetti custom, e ora dovremo o pagare di più o trovare alternative. E non è che Anthropic ci stia facendo un favore con quel &#8220;one-time credit&#8221;: è solo un modo per addolcire la pillola.</p>
<p>La domanda sorge spontanea: perché limitare l&#8217;uso di strumenti che rendono il vostro prodotto più versatile? Se l&#8217;obiettivo è gestire la domanda, forse sarebbe meglio investire in infrastruttura invece di penalizzare chi vuole sperimentare. E poi, parliamo di un&#8217;azienda che si definisce &#8220;open&#8221; e &#8220;collaborativa&#8221;: questa mossa sa più di chiusura che di apertura.</p>
<p>Cosa significa per noi maker e hacker? In primo luogo, dobbiamo essere consapevoli dei rischi del vendor lock-in. Se un tool diventa troppo dipendente da un fornitore, siamo in balia delle loro decisioni. In secondo luogo, forse è il momento di esplorare alternative open source o costruire i nostri strumenti. Perché aspettare che qualcun altro decida come possiamo usare i nostri tool?</p>
<p>In conclusione, Anthropic ha fatto un passo indietro. Spero che sia solo un passo falso e che possano ripensarci. Nel frattempo, noi continueremo a smanettare, trovare soluzioni alternative e ricordare che il vero potere sta nell&#8217;essere indipendenti.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://news.ycombinator.com/item?id=47633396" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tell HN: Anthropic no longer allowing Claude Code subscriptions to use OpenClaw</a></em></p>
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		<title>TSA in mano privata: quando lo Stato dice &#8220;fate voi&#8221; (e noi ci preoccupiamo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 14:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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		<category><![CDATA[vendor lock-in]]></category>
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					<description><![CDATA[La proposta di Trump per privatizzare gli addetti alla sicurezza aeroportuale solleva più domande che risposte. E per noi smanettoni? Un incubo di vendor lock-in o un'opportunità per hackerare i controlli?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/TSA-in-mano-privata-quando-lo-Stato-dice-fate-voi-e-noi-ci-preoccupiamo-1775311425.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/TSA-in-mano-privata-quando-lo-Stato-dice-fate-voi-e-noi-ci-preoccupiamo-1775311425.png" alt="TSA in mano privata: quando lo Stato dice &quot;fate voi&quot; (e noi ci preoccupiamo)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai pensato a cosa succederebbe se la sicurezza aeroportuale fosse gestita da privati? Esatto, quel mix esplosivo tra &#8220;chi paga comanda&#8221; e &#8220;ma chi ha controllato chi ha controllato?&#8221;.</p>
<p>Secondo l&#8217;ultima proposta di bilancio, Trump vorrebbe privatizzare gli addetti TSA, quei simpaticoni in divisa blu che ci fanno svuotare le tasche e ci guardano con sospetto quando tiriamo fuori un Arduino dal bagaglio. La scusa? &#8220;Efficienza&#8221; e &#8220;riduzione dei costi&#8221;. Già, perché niente dice &#8220;sicurezza&#8221; come affidare i controlli a chi ha come priorità il profitto.</p>
<p>Per noi smanettoni, la faccenda è doppiamente interessante. Da un lato, potrebbe aprire scenari di vendor lock-in assurdi: immaginatevi di dover pagare una licenza per usare un metal detector &#8220;proprietario&#8221; o di dover hackerare i protocolli di screening perché nessuno rilascia documentazione pubblica. Dall&#8217;altro, potrebbe creare un nuovo mercato di gadget per eludere i controlli (sì, sto già pensando a un badge RFID con spoofing integrato).</p>
<p>Il vero problema, però, è la mancanza di trasparenza. Se anche la sicurezza diventa un servizio &#8220;black box&#8221;, come facciamo a verificare che non ci siano backdoor o vulnerabilità? Ricordate quando abbiamo smontato quel vecchio scanner aeroportuale per vedere come funzionava? Ecco, ora immaginate di dover firmare un NDA solo per dare un&#8217;occhiata ai circuiti.</p>
<p>E poi c&#8217;è la questione della privacy. I dati biometrici, i pattern di viaggio, le abitudini degli utenti: tutto materiale prezioso per chi vuole fare profiling. Se la gestione diventa privatizzata, chi ci garantisce che questi dati non finiscano in qualche database commerciale? E soprattutto, chi ci dice che non verranno usati per scopi diversi dalla sicurezza?</p>
<p>Per concludere, la proposta è un perfetto esempio di &#8220;soluzione tecnologica&#8221; a un problema che non è tecnologico. Più che hackerare i controlli, forse dovremmo hackerare il sistema politico che permette queste decisioni. Intanto, preparatevi a pagare di più per far passare il vostro Raspberry Pi attraverso il metal detector.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/trump-wants-to-start-privatizing-tsa-in-latest-budget-proposal-2000742325" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trump Wants to Start Privatizing TSA in Latest Budget Proposal</a></em></p>
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		<title>Oracle nel mirino: quando la geopolitica fa male alle cloud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:03:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L'Iran ha preso di mira le infrastrutture Oracle negli Emirati Arabi Uniti. Ma cosa significa per noi smanettoni? Scopriamolo con un po' di sana ironia e qualche considerazione tecnica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Oracle-nel-mirino-quando-la-geopolitica-fa-male-alle-cloud-1775196221.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Oracle-nel-mirino-quando-la-geopolitica-fa-male-alle-cloud-1775196221.png" alt="Oracle nel mirino: quando la geopolitica fa male alle cloud" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>E se vi dicessi che il vostro database preferito potrebbe diventare il prossimo campo di battaglia geopolitico? </p>
<p>Sì, avete letto bene. L&#8217;Iran ha annunciato di aver colpito le strutture di Oracle negli Emirati Arabi Uniti, un attacco che, secondo fonti ufficiali, avrebbe danneggiato i servizi cloud del colosso americano. Dopo Amazon, ora tocca a Oracle finire nel mirino. Ma perché? E, soprattutto, cosa significa per noi che passiamo le notti a smanettare con i nostri Raspberry Pi? </p>
<p>Partiamo dal fatto che Oracle è uno di quei giganti che, negli ultimi anni, ha cercato di reinventarsi come fornitore di servizi cloud. Dopo anni di dominio nel mondo dei database, ha cercato di competere con Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure. E, come spesso accade in questi casi, quando entri in un gioco che non è il tuo, qualcuno potrebbe decidere di farti un dispetto. </p>
<p>Ma torniamo all&#8217;attacco. L&#8217;Iran ha motivato la sua azione come una risposta alle sanzioni e alle pressioni politiche. Ora, senza addentrarci in discussioni di politica internazionale, è chiaro che quando le infrastrutture IT diventano bersagli, la cosa può avere ripercussioni anche su di noi. Immaginate di essere nel bel mezzo di un progetto open-source, magari con un database Oracle, e all&#8217;improvviso i server vanno in tilt. Non proprio il massimo, vero? </p>
<p>E poi c&#8217;è la questione del vendor lock-in. Oracle non è esattamente il fornitore più amato dalla community open-source. Anni di licenze costose e politiche poco trasparenti hanno reso molti smanettoni diffidenti. Questo attacco potrebbe essere l&#8217;ennesimo motivo per chiedersi: &#8220;Ma davvero voglio affidare i miei dati a questa azienda?&#8221; </p>
<p>Ma non tutto è perduto. Per noi maker e hacker, questa situazione è un altro promemoria per diversificare le nostre risorse. Usare più provider, avere backup offline, e magari sperimentare con soluzioni open-source come PostgreSQL o MariaDB. In fondo, la resilienza è uno degli aspetti più importanti del nostro lavoro. </p>
<p>E poi, ammettiamolo, vedere un&#8217;azienda come Oracle finire nei guai per motivi politici è quasi catartico. Dopo anni di marketing aggressivo e promesse non mantenute, un po&#8217; di umiltà non gli farebbe male. </p>
<p>In conclusione, l&#8217;attacco a Oracle è un altro esempio di come la tecnologia sia intrecciata con la geopolitica. Per noi, però, è un&#8217;opportunità per riflettere sulle nostre scelte tecnologiche e per ricordare l&#8217;importanza di essere sempre pronti a tutto.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/iran-says-it-hit-oracle-facilities-in-uae-2000741785" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Iran Says It Hit Oracle Facilities in UAE</a></em></p>
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		<title>Cursor lancia gli agenti di codice: il tuo nuovo capo è un algoritmo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 22:02:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[coding]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[vendor lock-in]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova feature di Cursor permette di delegare il lavoro a team di agenti di codice. Ma siamo sicuri che sia una buona idea? Scopriamo insieme i pro e i contro di questa rivoluzione manageriale digitale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Cursor-lancia-gli-agenti-di-codice-il-tuo-nuovo-capo-e-un-algoritmo-1775167360.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Cursor-lancia-gli-agenti-di-codice-il-tuo-nuovo-capo-e-un-algoritmo-1775167360.png" alt="Cursor lancia gli agenti di codice: il tuo nuovo capo è un algoritmo!" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Vi presento il futuro del project management: un team di agenti di codice pronti a prendere il controllo del vostro flusso di lavoro. Cursor ha appena lanciato un nuovo tool che promette di rivoluzionare il modo in cui gestiamo i progetti, ma francamente mi viene da ridere immaginarmi un algoritmo che fa meeting con se stesso.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, Cursor è quel terminale AI che sta cercando di sostituire VS Code con una versione più &#8216;intelligente&#8217; (e, diciamocelo, più invasiva). Questa volta hanno deciso di puntare sul delegation, permettendo agli utenti di assegnare compiti a squadre di agenti virtuali. In teoria, potreste dire addio alle scadenze stressanti e alle nottate passate a debuggare: i vostri nuovi colleghi sono bot che lavorano 24/7 senza chiedere aumenti.</p>
<p>Da smanettone, non posso fare a meno di chiedermi: ma chi ha davvero bisogno di questo? Se siete come me, il problema non è mai stato la mancanza di braccia, ma la mancanza di cervello. O meglio, di buon senso. Delegare il codice a degli agenti potrebbe essere utile per compiti ripetitivi, ma se pensiamo a quanto è fragile l&#8217;AI in questo periodo, mi verrebbe da affidare a questi bot solo compiti tipo &#8216;apri 1000 file e chiudili&#8217;.</p>
<p>Il vero problema, però, è il vendor lock-in. Cursor sta costruendo un ecosistema chiuso dove più usi le loro funzionalità, più diventi dipendente. E se domani decidi di tornare a un editor tradizionale? Addio alla tua workflow ottimizzata. Per noi maker e hacker, la flessibilità è tutto: preferisco un terminale nudo e crudo che posso personalizzare a mio piacimento piuttosto che un sistema che mi dice cosa posso e non posso fare.</p>
<p>C&#8217;è anche la questione della privacy. Se questi agenti devono imparare dal vostro codice per migliorare, cosa succede ai vostri progetti più sensibili? Cursor promette di non spiare, ma sappiamo tutti come funziona il mondo del software: oggi è gratis, domani è un abbonamento, dopodomani è un servizio a pagamento con dati incluso.</p>
<p>Detto questo, non posso negare che l&#8217;idea sia intrigante. Immagino un futuro dove i bot si occupano delle parti noiose del coding, lasciandoci il tempo per le cose divertenti: ottimizzare algoritmi, hackerare hardware, o semplicemente giocare con Arduino. Ma prima che ci affidi completamente agli agenti di codice, facciamo un passo indietro e chiediamoci: ne abbiamo davvero bisogno?</p>
<p>Forse la risposta è no. Ma se siete curiosi di provare, almeno fate un backup del vostro codice prima di affidarlo a degli algoritmi con un senso del management dubbio.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/cursors-new-tool-lets-users-delegate-to-a-team-of-coding-agents-2000741761" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cursor’s New Tool Lets Users Delegate to a Team of Coding Agents</a></em></p>
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		<title>Apple Business: la nuova piattaforma che vuole gestire il tuo ufficio (e forse anche la tua vita)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 20:04:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistema chiuso]]></category>
		<category><![CDATA[smanettare]]></category>
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					<description><![CDATA[Apple lancia Apple Business, una piattaforma per aziende che promette di semplificare la gestione dei dispositivi. Ma cosa significa per noi smanettoni? Scopriamolo con un pizzico di ironia e molta curiosità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Apple-Business-la-nuova-piattaforma-che-vuole-gestire-il-tuo-ufficio-e-forse-anche-la-tua-vita-1774469039.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Apple-Business-la-nuova-piattaforma-che-vuole-gestire-il-tuo-ufficio-e-forse-anche-la-tua-vita-1774469039.png" alt="Apple Business: la nuova piattaforma che vuole gestire il tuo ufficio (e forse anche la tua vita)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavi che Apple si fosse già presa abbastanza spazio nella tua vita con iPhone, Mac e iPad, beh, hai sbagliato. Ora vogliono gestire anche il tuo ufficio. </p>
<p>Apple ha annunciato Apple Business, una nuova piattaforma &#8220;all-in-one&#8221; che promette di rivoluzionare la gestione dei dispositivi aziendali. Secondo la mela morsicata, questa soluzione permetterà alle aziende di &#8220;gestire i dispositivi e raggiungere più clienti&#8221; in modo più efficiente. </p>
<p>Ora, prima che qualcuno inizi a urlare &#8220;ancora un altro ecosistema chiuso!&#8221;, cerchiamo di capire cosa c&#8217;è davvero dietro questa novità. </p>
<p>Apple Business sembra essere una specie di iTunes per le aziende, ma invece di gestire la tua collezione di canzoni, gestisce i tuoi Mac, iPhone e iPad. La piattaforma offre strumenti per il deployment, la gestione degli aggiornamenti e la sicurezza. Insomma, tutto quello che serve per tenere sotto controllo una flotta di dispositivi Apple in modo centralizzato. </p>
<p>Per noi smanettoni, la domanda cruciale è: quanto è flessibile questa piattaforma? Apple è famosa per il suo ecosistema chiuso, e questa nuova offerta non sembra fare eccezione. Se sei un&#8217;azienda che vive e respira Apple, probabilmente troverai Apple Business molto utile. Ma se hai bisogno di integrare dispositivi non-Apple o soluzioni open-source, potresti ritrovarti con le mani legate. </p>
<p>Un altro punto da considerare è il vendor lock-in. Apple ha la tendenza a creare soluzioni che funzionano perfettamente&#8230; fino a quando non esci dal loro ecosistema. Se decidi di abbandonare Apple, potresti dover ricominciare da zero. Per le piccole aziende o i freelancer che amano sperimentare con hardware e software diversi, questa potrebbe essere una limitazione significativa. </p>
<p>Detto questo, dobbiamo riconoscere che Apple sa come fare le cose in modo elegante. Se la tua azienda è già tutta su hardware Apple, questa piattaforma potrebbe davvero semplificare la gestione dei dispositivi. E per chi ama la semplicità e la coerenza, Apple Business potrebbe essere una soluzione allettante. </p>
<p>In conclusione, Apple Business è un passo avanti per le aziende che vivono nell&#8217;ecosistema Apple, ma per il resto di noi, potrebbe essere solo l&#8217;ennesimo esempio di come la mela morsicata continui a chiudere porte invece di aprirle. </p>
<p>E voi, cosa ne pensate? Vi buttereste su Apple Business o preferite soluzioni più aperte? Fateci sapere nei commenti!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.apple.com/newsroom/2026/03/introducing-apple-business-a-new-all-in-one-platform-for-businesses-of-all-sizes/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Apple Business</a></em></p>
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		<title>Addio Sora: quando l&#8217;hype muore più in fretta di un server non monitorato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[hype]]></category>
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					<description><![CDATA[OpenAI chiude Sora, l'app per video AI. Tra promesse da marziani e realtà da server overloaded, ecco cosa ci lascia questa storia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Addio-Sora-quando-lhype-muore-piu-in-fretta-di-un-server-non-monitorato-1774440268.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Addio-Sora-quando-lhype-muore-piu-in-fretta-di-un-server-non-monitorato-1774440268.png" alt="Addio Sora: quando l&#039;hype muore più in fretta di un server non monitorato" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Hai mai visto un unicorno tecnologico morire in diretta? Ecco, Sora di OpenAI è appena diventato un caso da manuale.</p>
<p>L&#8217;app che prometteva video iperrealistici generati dall&#8217;AI ha tirato i remi in barca dopo solo due anni. &#8220;Abbiamo imparato tanto&#8221;, dicono loro. Io dico: &#8220;Abbiamo visto il solito schema: hype, investimenti, chiusura improvvisa&#8221;.</p>
<p>Per chi non ha seguito la saga, Sora era il giocattolo AI di OpenAI che generava video con qualità cinematografica. O almeno così dicevano. In realtà, tra bug, limitazioni e un&#8217;interfaccia che ricordava un demo tecnico più che un prodotto finito, la faccenda puzzava di &#8220;figata da fiera&#8221; fin dall&#8217;inizio.</p>
<p>Ora, non fraintendetemi: l&#8217;AI per i video ha potenziale. Ma il problema è che queste aziende corporate trasformano ogni progetto in una corsa alla monetizzazione senza prima capire se funziona davvero. Risultato? Un altro progetto che muore prima di diventare utile a qualcuno.</p>
<p>Per noi smanettoni, la lezione è chiara: se vuoi qualcosa di affidabile, costruiscitelo da solo. Sora ci ha ricordato che il vendor lock-in è il nuovo &#8220;virus del sabato sera&#8221;.</p>
<p>E poi, ammettiamolo: dopo aver visto cosa si può fare con FFmpeg e un po&#8217; di creatività, i video AI sembrano un giocattolo per ricchi. Sora è stato un bel diversivo, ma ora torniamo a fare cose utili.</p>
<p>PS: Se OpenAI avesse aperto le API, magari avremmo salvato qualche pezzo. Ma no, il corporate-speak ha vinto ancora.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://twitter.com/soraofficialapp/status/2036532795984715896" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Goodbye to Sora</a></em></p>
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		<title>Delve: Quando il Compliance è un Finto Amico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 12:05:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[compliance]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[smanettone]]></category>
		<category><![CDATA[tech scams]]></category>
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					<description><![CDATA[Una startup prometteva sicurezza e conformità, poi ha mentito spudoratamente. Ecco perché dobbiamo diffidare delle soluzioni troppo perfette.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Delve-Quando-il-Compliance-e-un-Finto-Amico-1774094698.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Delve-Quando-il-Compliance-e-un-Finto-Amico-1774094698.png" alt="Delve: Quando il Compliance è un Finto Amico" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se avessi un euro ogni volta che un&#8217;azienda tech promette di risolvere tutti i tuoi problemi con un click, potrei comprarmi un Raspberry Pi a ogni angolo di strada.</p>
<p>Delve, una startup che si vantava di offrire &#8216;compliance as a service&#8217;, ha fatto esattamente questo: ha convinto centinaia di clienti di essere la soluzione definitiva per la conformità normativa, per poi essere smascherata quando ha mentito su tutto. Un bel po&#8217; di audacia, no?</p>
<p>La storia è semplice: Delve ha promesso di aiutare le aziende a rispettare le normative più stringenti, ma quando è stato scoperto che i loro certificati erano falsi, hanno semplicemente scrollato le spalle e hanno continuato a fare business. Niente scuse, niente rimorsi. Solo un bel &#8220;Ops, ci avete beccati, ma intanto abbiamo già preso i vostri soldi&#8221;.</p>
<p>Da smanettone, la cosa mi fa ribollire il sangue. Perché? Perché nel nostro mondo, dove ogni riga di codice conta e ogni componente hardware deve funzionare come dovrebbe, la trasparenza è tutto. Se un&#8217;azienda non è onesta con i propri clienti, come possiamo fidarci di qualsiasi altra cosa che ci vendono?</p>
<p>E poi, parliamo del concetto stesso di &#8216;compliance as a service&#8217;. Sembra una di quelle soluzioni magiche che promettono di risolvere problemi complessi con un abbonamento mensile. Ma sappiamo tutti che la compliance non funziona così. È un processo continuo, fatto di controlli, aggiornamenti e, soprattutto, di persone che si assumono la responsabilità delle proprie azioni.</p>
<p>Cosa significa tutto questo per noi, che amiamo mettere le mani in pasta? Significa che dobbiamo essere ancora più attenti. Non possiamo affidarci a soluzioni pronte all&#8217;uso, soprattutto quando si tratta di sicurezza e conformità. Dobbiamo fare le nostre ricerche, verificare le fonti e, se necessario, costruire le nostre soluzioni personalizzate.</p>
<p>E poi, c&#8217;è la questione del vendor lock-in. Delve ha probabilmente legato i suoi clienti con contratti a lungo termine, rendendo difficile per loro cambiare fornitore anche dopo lo scandalo. È una lezione importante: prima di firmare qualsiasi contratto, leggiamo bene i termini e condizioni. E se qualcosa non ci convince, cerchiamo alternative.</p>
<p>In conclusione, Delve è un esempio lampante di come l&#8217;hype tecnologico possa portare a decisioni avventate. Ma per noi, che amiamo la tecnologia per quello che è veramente, è un richiamo all&#8217;azione: continuiamo a fare le cose per bene, senza fretta e senza compromessi.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://deepdelver.substack.com/p/delve-fake-compliance-as-a-service" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Delve – Fake Compliance as a Service</a></em></p>
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		<title>Microsoft Cloud: &#8220;Pile of Shit&#8221; approvata dal governo. Perché non ci sorprende?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 20:02:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cloud]]></category>
		<category><![CDATA[hacker]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli esperti federali hanno definito il cloud di Microsoft una "pile of shit" ma l'hanno approvato comunque. Ecco perché dovrebbe farci riflettere, soprattutto noi smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Microsoft-Cloud-Pile-of-Shit-approvata-dal-governo.-Perche-non-ci-sorprende-1773864123.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Microsoft-Cloud-Pile-of-Shit-approvata-dal-governo.-Perche-non-ci-sorprende-1773864123.png" alt="Microsoft Cloud: &quot;Pile of Shit&quot; approvata dal governo. Perché non ci sorprende?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Lo sapevate che il governo federale ha approvato un servizio definito &#8220;pile of shit&#8221; dai propri esperti di sicurezza? No, non è un episodio di Black Mirror, ma la realtà del cloud di Microsoft.</p>
<p>Sì, avete capito bene: per anni, i cyber-experts hanno sollevato dubbi seri sulla sicurezza del cloud di Microsoft, ma alla fine l&#8217;hanno approvato lo stesso. Perché? Beh, forse perché &#8220;è quello che usa già metà del mondo&#8221; o perché &#8220;nessuno vuole ammettere che il re è nudo&#8221;.</p>
<p>Da smanettoni, questa notizia non ci sorprende più di tanto. Abbiamo tutti avuto a che fare con soluzioni aziendali che funzionano &#8220;abbastanza&#8221; ma che, sotto il cofano, sono un groviglio di spaghetti code. Il cloud di Microsoft non fa eccezione: è potente, certo, ma la sua sicurezza è spesso un patchwork di correzioni affrettate e soluzioni temporanee.</p>
<p>Il problema vero, però, non è solo il cloud in sé. È il vendor lock-in che ci costringe a usare questi servizi anche quando sappiamo che non sono perfetti. Perché? Perché migrare è un incubo, e perché &#8220;tanto funziona&#8221;. Ma funziona davvero? O ci stiamo solo abituando a convivere con i suoi difetti?</p>
<p>Per noi maker e hacker, la lezione è chiara: non fidatevi mai ciecamente delle soluzioni pronte. Smontatele, testatele, vedete cosa c&#8217;è sotto. Se il governo approva un servizio definito &#8220;pile of shit&#8221;, forse è il caso di fare un po&#8217; di reverse engineering e trovare alternative più sicure.</p>
<p>E voi, avete mai avuto a che fare con soluzioni &#8220;approvate&#8221; che in realtà erano un disastro? Raccontatecelo nei commenti! Magari scopriamo che siamo tutti più furbi di quanto pensiamo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/information-technology/2026/03/federal-cyber-experts-called-microsofts-cloud-a-pile-of-shit-approved-it-anyway/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Federal cyber experts called Microsoft&#039;s cloud a &quot;pile of shit,&quot; approved it anyway</a></em></p>
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