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	<title>TechPolitics &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>OpenAI e Casa Bianca: l&#8217;alleanza che trasforma il copyright in un film di spionaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 20:44:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L'amministrazione Trump ha deciso di schierarsi con OpenAI nella battaglia legale contro il New York Times. Un mix di politica e big tech che sta rendendo il diritto d'autore un campo di battaglia decisamente inquietante.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/OpenAI-e-Casa-Bianca-lalleanza-che-trasforma-il-copyright-in-un-film-di-spionaggio-1788381856.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/OpenAI-e-Casa-Bianca-lalleanza-che-trasforma-il-copyright-in-un-film-di-spionaggio-1788381856.png" alt="OpenAI e Casa Bianca: l&#039;alleanza che trasforma il copyright in un film di spionaggio" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavate che le trame di &#8216;Succession&#8217; fossero spinte da alleanze politiche assurde e tradimenti societari, dovreste smettere di guardare la TV e iniziare a leggere le news dal lato americano.</p>
<p>La notizia è che l&#8217;amministrazione Trump ha ufficialmente deciso di mettere il proprio peso legale a favore di OpenAI nella celebre guerra legale contro il New York Times. In pratica, il governo USA ha presentato una &#8216;statement of interest&#8217; per sostenere la posizione della tech company nell&#8217;incombenza del copyright. Sì, avete letto bene: lo Stato si sta schierando con l&#8217;entità che sta addestrando i propri modelli succhiando ogni singolo dato disponibile sul web.</p>
<p>Per chi non fosse aggiornato, la disputa è la solita storia: il NYT accusa OpenAI di aver usato i propri articoli senza permesso, per alimentare quel rullo compressore di LLM che sembra non avere freni. OpenAI, dal canto suo, sostiene che questo sia il &#8216;fair use&#8217; necessario per l&#8217;innovazione. Ma la cosa che fa storcere il naso non è solo la battaglia legale in sé, quanto l&#8217;ingresso in campo del potere politico.</p>
<p>Ora, facciamo una piccola premessa per noi che viviamo sotto la protezione (o la minaccia) del GDPR e delle leggi europee. In Italia, o meglio in UE, siamo abituati a vedere la Commissione Europea cercare di mettere dei paletti e di proteggere i diritti d&#8217;autore con regolamenti che sembrano scritti da un avvocato con l&#8217;ansia. Qui invece stiamo assistendo a una dinamica opposta: un&#8217;alleanza tra potere esecutivo e giganti del silicio che punta a blindare l&#8217;idea che i dati possano essere presi, processati e monetizzati senza troppi complimenti.</p>
<p>Il rischio non è solo che il New York Times perda i suoi diritti, ma che si stabilisca un precedente dove la sovranità dell&#8217;informazione viene sacrificata sull&#8217;altare dell&#8217;efficienza algoritmica. Se il governo decide che per far progredire l&#8217;AI bisogna poter ignorare la proprietà intellettiva, la libertà di creare e distribuire contenuti originali diventa un concetto molto vago e, onestamente, un po&#8217; pericoloso.</p>
<p>Certo, non è che domani mattina i vostri script Python smetteranno di funzionare o che l&#8217;AI smetterà di allucinare, ma l&#8217;idea che ci sia un &#8216;patto di non belligeranza&#8217; tra i nuovi padroni del mondo e chi gestisce le leggi è qualcosa che non fa sorridere affatto. Siamo passati dall&#8217;era del &#8216;tutto è disponibile se sai come scaricarlo&#8217; all&#8217;era del &#8216;tutto è disponibile se il governo e la Big Tech sono d&#8217;accordo&#8217;. Un bel passo avanti, no?</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/trump-admin-teams-up-with-openai-in-its-fight-against-the-new-york-times-copyright-2000806473" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trump Admin Teams Up With OpenAI in Its Fight Against the New York Times</a></em></p>
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		<title>Regolamentare l&#8217;IA: l&#8217;arte di mettere i recinti a un uragano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 16:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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		<category><![CDATA[Anthropic]]></category>
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		<category><![CDATA[Regulation]]></category>
		<category><![CDATA[TechPolitics]]></category>
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					<description><![CDATA[Dario Amodei (Anthropic) solleva dubbi su come la regolamentazione dell'IA stia diventando un esercizio di marketing e controllo. Sarà un modo per proteggere il settore o solo un modo per alzare il muro attorno ai big tech?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/08/Regolamentare-lIA-larte-di-mettere-i-recinti-a-un-uragano-1786985113.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/08/Regolamentare-lIA-larte-di-mettere-i-recinti-a-un-uragano-1786985113.png" alt="Regolamentare l&#039;IA: l&#039;arte di mettere i recinti a un uragano" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Qualcuno ha davvero idea di come si scriva un regolamento per una tecnologia che evolve più velocemente di un script Python scritto sotto l&#8217;effetto di tre espresso?</p>
<p>Recentemente, Dario Amodei, il boss di Anthropic, ha lanciato un monito che suona come il classico «avvertimento del saggio» prima che il castello di carta crollata. Il tema è la regolamentazione dell&#8217;IA e, come spesso accade quando si parla di leggi che arrivano dai corridoi di Washington o Bruxelles, c&#8217;è un sottotesto che non va ignorato. Non si tratta solo di decidere se un modello può o meno generare una ricetta per il napalm, ma di capire chi terrà le chiavi del giardino recintato.</p>
<p>Il punto sollevato è che il discorso sulla sicurezza sta diventando un mix tossico di messaggi di pubbliche relazioni e tentativi di influenzare la narrativa politica. Amodei ci sta dicendo che, mentre noi siamo qui a cercare di far girare un Llama locale su hardware che scotta, i grandi player stanno cercando di definire le regole del gioco in un modo che sembri &#8216;sicuro&#8217; per il pubblico, ma che in realtà rischia di favorire solo chi ha i supercomputer più grossi e i budget per i team di lobbying più pesanti.</p>
<p>Per noi che mastichiamo codice e amiamo l&#8217;open source, la questione è delicatissima. Se la regolamentazione diventa troppo complessa o troppo costosa da implementare, il rischio è che solo le corporation con le tasche infinite possano permettersi di essere &#8216;compliant&#8217;. È il classico pattern: creare una barriera d&#8217;ingresso talmente alta che l&#8217;innovazione dal basso, quella che nasce nei garage o nelle community di sviluppatori indipendenti, viene soffocata alla radice sotto una montagna di certificazioni e burocrazia.</p>
<p>Certamente, non è che l&#8217;IA sia priva di rischi — non siamo tutti dei fanatici dell&#8217;anarchia digitale — ma c&#8217;è una differenza enorme tra &#8216;gestire i rischi&#8217; e &#8216;monopolizzare lo sviluppo&#8217;. In Italia, spesso ci sentiamo spettatori passivi di decisioni prese altrove, ma il peso di queste norme si farà sentire anche qui, influenzando la nostra capacità di sperimentare senza dover chiedere il permesso a un ente regolatore straniero.</p>
<p>In breve: occhio a non confondere la sicurezza con la creazione di un recinto dorato che lascia fuori tutti tranne i soliti noti. La tecnologia deve restare accessibile, altrimenti non stiamo costruendo il futuro, stiamo solo pagando l&#8217;abbonamento a un nuovo sistema di casta digitale.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://twitter.com/DarioAmodei/status/2088758816376807762" target="_blank" rel="noopener noreferrer">On AI regulation and messaging</a></em></p>
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		<title>Lobbying e algoritmi: Quando il CEO di Amazon decide cosa l&#8217;AI può (o non può) dire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 23:13:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le chiacchiere tra i vertici di Amazon e i funzionari governativi USA stanno portando a una vera e propria repressione sui modelli di Anthropic. Un classico esempio di come il potere politico possa riscrivere le regole del gioco per l'IA.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Lobbying-e-algoritmi-Quando-il-CEO-di-Amazon-decide-cosa-lAI-puo-o-non-puo-dire-1781392410.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Lobbying-e-algoritmi-Quando-il-CEO-di-Amazon-decide-cosa-lAI-puo-o-non-puo-dire-1781392410.png" alt="Lobbying e algoritmi: Quando il CEO di Amazon decide cosa l&#039;AI può (o non può) dire" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Vi è mai capitato di programmare un pezzetto di codice, magari un piccolo script per automatizzare un compito noioso, e scoprire che qualcuno ha deciso di cambiare le regole del compilatore mentre voi stavate dormendo? Ecco, beh, succede anche a chi gestisce modelli linguistici su scala globale, ma con molta più politica e molto meno dignità.</p>
<p>La notizia che sta girando su Hacker News è piuttosto pesante: sembra che le recenti conversazioni tra il CEO di Amazon e i funzionari del governo statunitense abbiano innescato una vera e propria &#8216;crackdown&#8217; sui modelli di Anthropic. In pratica, non si tratta solo di aggiornamenti tecnici o di qualche fine-tuning per ridurre le allucinazioni, ma di una pressione politica che mira a limitare le capacità o i comportamenti di questi modelli.</p>
<p>Siamo di fronte al solito, vecchio pattern: il potere corporate che si intreccia con quello governativo per decidere i confini della libertà di espressione digitale. Mentre noi ci perdiamo in discussioni su quanto sia efficiente un nuovo layer di una rete neurale o su come ottimizzare un rendering in Blender, i piani alti stanno decidendo quali &#8216;verità&#8217; l&#8217;intelligenza artificiale debba o non debba poter elaborare. È il ritorno del controllo centralizzato, travestito da sicurezza e regolamentazione.</p>
<p>Dal punto di vista di chi ama smanettare con l&#8217;open source e le tecnologie decentralizzate, questa è una notizia che puzza di vendor lock-in e censura algoritmica lontano un miglio. Se i modelli più avanzati iniziano a essere modellati non in base alla logica o all&#8217;accuratezza, ma in base a ciò che i funzionari del governo trovano &#8216;appropriato&#8217; dopo una cena con i big tech, allora il gioco è fritto.</p>
<p>Cosa significa per noi maker e sviluppatori? Significa che la dipendenza dai modelli proprietari via API sta diventando un rischio non trascurabile. Se domani Amazon o Anthropic decidessero che la vostra implementazione di un agente IA è &#8216;troppo sfacciata&#8217; per i nuovi standard politici, il vostro progetto potrebbe smettere di funzionare da un momento all&#8217;altro. </p>
<p>Ecco perché continuare a spingere su modelli locali, su Llama o su qualsiasi cosa possiamo far girare su un server in garage senza dover chiedere il permesso a un ufficio relazioni pubbliche a Seattle. La vera libertà tecnologica non sta nel avere l&#8217;IA più potente del mondo, ma nell&#8217;avere l&#8217;IA che non può essere spenta da una telefonata tra CEO e senatori. Restiamo sintonizzati, ma teniamo sempre un backup locale pronto.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.wsj.com/tech/ai/amazon-ceos-talks-with-u-s-officials-triggered-crackdown-on-anthropic-models-dcc90578?st=Yct6gx&#038;reflink=desktopwebshare_permalink" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Amazon CEO&#039;s talks with U.S. officials triggered crackdown on Anthropic models</a></em></p>
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		<title>Update di sistema USA: Il modulo &#8216;Green Card&#8217; richiede ora un reboot fuori dal server</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 01:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[L'amministrazione Trump ha appena rilasciato una patch normativa che obbliga chi cerca la Green Card a uscire dagli Stati Uniti per fare domanda. Un vero e proprio glitch burocratico che complica la vita a chiunque abbia un progetto in corso.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Update-di-sistema-USA-Il-modulo-Green-Card-richiede-ora-un-reboot-fuori-dal-server-1779585229.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Update-di-sistema-USA-Il-modulo-Green-Card-richiede-ora-un-reboot-fuori-dal-server-1779585229.png" alt="Update di sistema USA: Il modulo &#039;Green Card&#039; richiede ora un reboot fuori dal server" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete presente quando cercate di installare una nuova libreria su un progetto esistente, ma l&#8217;installer vi costringe a formattare l&#8217;intero disco e ripartire da zero? Ecco, l&#8217;amministrazione Trump ha appena applicato una patch di questo tipo alla gestione dell&#8217;immigrazione negli Stati Uniti.</p>
<p>Secondo le nuove direttive emerse dalle ultime comunicazioni dell&#8217;USCIS, la procedura di &#8216;Adjustment of Status&#8217; sta per subire un downgrade massiccio. In parole povere, per chi vuole ottenere la Green Card, non sarà più possibile completare l&#8217;iter restando comodamente dentro il territorio americano. Se non rientrate in una categoria di &#8216;eccezionalità&#8217; (e spoiler: i criteri sembrano strettissimi, quasi come un kernel lock-down), dovrete letteralmente uscire dal server USA, presentare la domanda all&#8217;estero e sperare che il ping non sia troppo alto durante l&#8217;attesa.</p>
<p>È una mossa che definire &#8216;poco logica&#8217; è un eufemismo. Dal punto di vista di chi è abituato a ottimizzare flussi di lavoro e automatizzare processi, questa sembra una regressione verso un modello legacy, pieno di latenza e bug procedurali. Invece di rendere il sistema più fluido e smart, hanno introdotto un meccanismo di &#8216;interruzione forzata&#8217; che penalizza proprio chi è già presente e operativo nel paese.</p>
<p>Per noi che amiamo smanettare, costruire prototipi e far girare macchine CNC o stampanti 3D in garage, questa notizia è un segnale d&#8217;allarme. Il mondo della tecnologia e del making vive di mobilità e di talenti che si spostano dove l&#8217;hardware è disponibile e l&#8217;ecosistema è fertile. Se rendi il processo di ingresso nel sistema un incubo di &#8216;out-of-office&#8217; obbligatori, finisci per svuotare il database dei talenti più interessanti.</p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente anti-intuitivo in questa logica: è come se un developer decidesse che per pushare una modifica su un repository remoto, devi prima disconnetterti dalla rete e andare fisicamente in un altro continente. Non è innovazione, è solo un enorme aumento della complessità senza alcun beneficio in termini di sicurezza o efficienza.</p>
<p>Se avete amici o collaboratori che stanno lavorando su progetti tech negli States, il consiglio è uno solo: fate un backup dei vostri piani e verificate bene le nuove rotte. La burocrazia sta diventando un firewall molto difficile da bypassare.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.nytimes.com/2026/05/22/us/politics/green-card-changes-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Green card seekers must leave U.S. to apply, Trump administration says</a></em></p>
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