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	<title>sustainability &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>sustainability &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Addio terre rare: Renault ha trovato il glitch nel sistema (e non è una cattiva notizia)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 07:13:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mentre tutti si scannano per l'approvvigionamento di materiali critici, Renault ha deciso di giocare d'astuzia con motori elettrici senza terre rare. Ecco perché questa mossa potrebbe cambiare le regole del game.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Addio-terre-rare-Renault-ha-trovato-il-glitch-nel-sistema-e-non-e-una-cattiva-notizia-1781334786.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Addio-terre-rare-Renault-ha-trovato-il-glitch-nel-sistema-e-non-e-una-cattiva-notizia-1781334786.png" alt="Addio terre rare: Renault ha trovato il glitch nel sistema (e non è una cattiva notizia)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Tutti amiamo quando la fisica decide di collaborare invece di complicarci la vita con costi di produzione folli e catene di approvvigionamento che sembrano un dungeon di un RPG di livello 99.</p>
<p>Se seguite un minimo le news sul settore automotive, sapete che il grande elefante nella stanza è la dipendenza dalle terre rare. Ne terreste un po&#8217; per costruire un magnete decente, ma il problema non è solo la scarsità, è il caos geopolitico e l&#8217;impatto ambientale di estrarle. È quel classico caso di &#8216;single point of failure&#8217; che fa tremare i polsi a chiunque abbia un minimo di senso strategico. Renault, però, sembra aver trovato un workaround interessante: stanno spingendo su motori elettrici che non ne hanno bisogno.</p>
<p>Non è magia nera e non è un miracolo divino, è ingegneria. L&#8217;idea è quella di usare motori a magneti assenti, puntando su configurazioni che sfruttano altri principi elettromagnetici. Ora, non aspettatevi che il motore sia un piccolo prototipo fatto in garage con un Arduino e due bobine di rame, ma il concept è rivoluzionario per la scalabilità industriale. Se riesci a eliminare un componente critico che costa un occhio della testa e che dipende da un unico fornitore globale, hai appena vinto la partita della supply chain.</p>
<p>Da smanettone, la cosa che mi eccita di più è la democrazia tecnica che questa scelta sottintende. Meno dipendenza da materiali rari significa che la barriera all&#8217;ingresso per innovare la produzione si abbassa. È un po&#8217; come quando passi da una libreria proprietaria e super complessa a qualcosa di più standard e modulare: meno headache, meno costi e più spazio per la creatività.</p>
<p>Certo, resti con il dubbio: quanto è efficiente questo motore rispetto a un classico PMSR (Permanent Magnet Synchronous Motor)? Sappiamo che i motori senza terre rare hanno spesso sfide legate alla densità di coppia o alla gestione termica. Ma se il trade-off è un motore leggermente meno performante ma infinitamente più sostenibile e facile da produrre in massa, allora il deal è decisamente accettabile. </p>
<p>Per noi che amiamo smontare oggetti e capire come far girare le cose con quello che abbiamo sotto mano, vedere un gigante dell&#8217;automotive che smette di inseguire l&#8217;hype dei materiali preziosi per concentrarsi su soluzioni più robuste e indipendenti è una boccata d&#8217;aria fresca. Meno fuffa marketing, più sostanza ingegneristica. Speriamo solo che non usino questa scusa per complicarci il debugging dei sistemi di controllo termico quando andremo a smontare la prossima vettura elettrica!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.renaultgroup.com/en/magazine/energy-and-powertrains/all-about-electric-motors-with-no-rare-earths/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Electric motors with no rare earths</a></em></p>
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		<title>RIP Carbone: il Sole ha appena vinto la sua partita a scacchi contro il fossile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 23:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Future-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Renewable Energy]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre i piani alti cercano di tornare al passato, i dati parlano chiaro: negli USA il solare ha superato il carbone per la prima volta. Un upgrade energetico che non accetta rollback.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/RIP-Carbone-il-Sole-ha-appena-vinto-la-sua-partita-a-scacchi-contro-il-fossile-1781219582.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/RIP-Carbone-il-Sole-ha-appena-vinto-la-sua-partita-a-scacchi-contro-il-fossile-1781219582.png" alt="RIP Carbone: il Sole ha appena vinto la sua partita a scacchi contro il fossile" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavate che il progresso fosse un processo lineare e senza intoppi, preparatevi a una smentita epocale. </p>
<p>È successo davvero: secondo gli ultimi dati di Ember, della SEIA e di Wood Mackenzie, negli Stati Uniti il solare ha ufficialmente sorpassato il carbone nella produzione di elettricamente. A maggio, il solare si è portato a casa il 12.8% della quota, lasciando il carbone a un misero 12.2%. È un po&#8217; come quando cerchi di far girare un software moderno su un vecchio hardware legacy: puoi anche provare a forzare il sistema con tutti i patch possibili, ma alla fine i nuovi standard prendono il sopravvento.</p>
<p>La cosa divertente (o assurda, a seconda dei punti di vista) è che questo accade mentre la politica federale sta cercando di fare un massiccio &#8216;downgrade&#8217; verso le fonti fossili. È il classico caso di &#8216;system error&#8217; decisionale: da una parte le leggi che spingono sul carbone, dall&#8217;altra la realtà fisica e tecnologica che corre verso il fotovoltaico. E la realtà, come sappiamo bene noi che passiamo le notti a debuggare codice, non si cura dei tuoi commenti nel file di configurazione.</p>
<p>Da smanettone, trovo questa cosa estremamente soddisfacente. Il solare è, in essenza, una tecnologia decentralizzata. Mentre le centrali a carbone sono enormi monoliti centralizzati (pensa a un monolite di codice proprietario, impossibile da modificare e pieno di dipendenze che non controlli), il solare permette una distribuzione più granulare e democratica dell&#8217;energia. </p>
<p>Per chi di noi ama costruire macchine CNC, stampanti 3D o piccoli laboratori di riciclo della plastica, questo è un segnale importante. Più energia pulta e distribuita significa che il costo dell&#8217;elettricità per i piccoli setup &#8216;off-grid&#8217; o semi-autonomi potrebbe diventare ancora più interessante. Immaginate di poter alimentare il vostro prossimo progetto di automazione domestica o il vostro server dedicato al retrocomputing con un setup solare DIY, senza dover chiedere il permesso a una utility che sembra uscita da un film distopico degli anni &#8217;80.</p>
<p>Certo, restano i problemi classici: storage, gestione della rete e la necessità di batterie che non siano solo batterie giganti di litio prodotte da qualche multinazionale con policy di privacy discutibili. Ma la direzione è tracciata. Il carbone sta andando in &#8216;deprecated&#8217; e il solare è il nuovo kernel su cui stiamo iniziando a compilare il futuro. </p>
<p>Speriamo solo che i decisori politici non decidano di fare un &#8216;force push&#8217; su una versione obsoleta del mondo. Noi, intanto, continuiamo a buildare.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2026/jun/11/solar-energy-us-coal" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Solar generates more energy in US than coal for first time</a></em></p>
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		<title>Burning Man: quando il &#8216;Leave No Trace&#8217; smette di essere un mantra e diventa data science</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 19:13:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Basta promesse poetiche sul rispetto della natura. Al Burning Man hanno deciso di usare mappe e monitoraggio reale per combattere il MOOP (Matter Out Of Place). Ecco come il tracking fisico sta salvando il deserto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Burning-Man-quando-il-Leave-No-Trace-smette-di-essere-un-mantra-e-diventa-data-science-1778181187.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Burning-Man-quando-il-Leave-No-Trace-smette-di-essere-un-mantra-e-diventa-data-science-1778181187.png" alt="Burning Man: quando il &#039;Leave No Trace&#039; smette di essere un mantra e diventa data science" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Esiste una differenza sottile, ma fondamentale, tra l&#8217;intento etico di un gruppo e l&#8217;effettiva capacità di non lasciare un solo pezzo di plastica nel deserto dopo una festa epica. Molti di noi, abituati a ottimizzare script o a calibrare i parametri di una stampante 3D per evitare i &#8216;ghost print&#8217;, sappiamo bene che senza un sistema di feedback oggettivo, le buone intenzioni sono solo rumore di fondo.</p>
<p>Al Burning Man, il principio del &#8216;Leave No Trace&#8217; non è più solo una bella frase stampata sulle brochure per hipster in cerca di illuminazione. Hanno implementato un sistema di mappatura e monitoraggio serio per tracciare quello che chiamano MOOP, ovvero &#8216;Matter Out Of Place&#8217;. In parole povere: se lasci cadere un tappo di bottiglia o un frammento di glitter, c&#8217;è una mappa che lo segnala, lo misura e lo rende pubblico. </p>
<p>Per chi vive di maker culture, questa è una notizia che fa scattare un piccolo circuito di approvazione. Non è solo &#8216;ecologia&#8217;, è debugging ambientale. Invece di affidarsi al buon senso (che, ammettiamolo, spesso va in crash durante i picchi di carico di un festival), hanno creato un sistema di auditing visivo. Monitorare, mappare e rendere i dati accessibili è l&#8217;unico modo per evitare che l&#8217;evento diventi l&#8217;ennesimo landfill a cielo aperto decorato con installazioni artistiche.</p>
<p>Dal mio punto di osservatorio da smanettone, trovo geniale l&#8217;approccio alla trasparenza. Non c&#8217;è un report fuffato in stile corporate che dice: &#8216;Abbiamo pulito quasi tutto, promesso&#8217;. C&#8217;è una mappatura che ti dice esattamente dove sono i problemi. È un approccio alla risoluzione dei problemi che appartiene alla nostra stessa filosofia: identifica il bug, traccia la latenza, correggi il codice (o, in questo caso, raccogli i detriti).</p>
<p>Cosa significa per noi che amiamo costruire macchine, CNC e progetti hardware? Che l&#8217;integrità di un progetto si misura con i dati che produce, non con le slide che presenta. Se vogliamo costruire un futuro in cui la tecnologia e l&#8217;ambiente coesistano senza che la nostra produzione di scarti diventi un carico insostenibile, dobbiamo imparare a misurare l&#8217;impatto con la stessa precisione con cui misuriamo il voltaggio su un regolatore di tensione.</p>
<p>Speriamo solo che questo sistema di mapping non diventi un modo per i big player dell&#8217;organizzazione di fare &#8216;greenwashing&#8217; tramite dashboard patinate. Ma finché ci sono mappe, dati e una chiara accountability, allora il debug del deserto è ancora in corso. E io sono pronto a guardare i log.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.not-ship.com/burning-man-moop/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The map that keeps Burning Man honest</a></em></p>
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		<title>AI e crisi idrica: meno drammi (forse) di quanto dicano i titoli clickbait</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 23:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Si dice che l'intelligenza artificiale stia prosciugando i fiumi del mondo. Ma davvero i server consumano più acqua di una normale doccia? Analizziamo la questione senza farsi incantare dal panic-mongering.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/AI-e-crisi-idrica-meno-drammi-forse-di-quanto-dicano-i-titoli-clickbait-1777677232.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/AI-e-crisi-idrica-meno-drammi-forse-di-quanto-dicano-i-titoli-clickbait-1777677232.png" alt="AI e crisi idrica: meno drammi (forse) di quanto dicano i titoli clickbait" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Quanto idrica è la vostra sessione di training di un modello LLM? Se avete letto qualche titolo allarmista ultimamente, potreste aver iniziato a temere che ogni volta che chiedete a un chatbot di scrivervi uno script in Python, stiate prosciugando un piccolo lago in California.</p>
<p>Ultimamente la narrazione è un po&#8217; ovunque: l&#8217;AI è la nuova minaccia ecologica, una vorace macchina che beve litri d&#8217;acqua per raffreddare i data center. Però, prima di buttare i vostri server domestici in giardino e iniziare a piantare patate, fermiamoci un secondo. Un recente approfondimento di Jay Lund suggerisce che la questione è decisamente più sfumata di quanto la stampa mainstream voglia farci credere. L&#8217;uso dell&#8217;acqua da parte dell&#8217;AI sta diventando oggetto di grandi speranze e, soprattutto, di grandi paure, ma siamo ancora ai primordi di questo processo.</p>
<p>Il punto è che, come ogni tecnologia emergente, l&#8217;hype (e il relativo panico) tende a sgonfiarsi non appena si iniziano a guardare i dati reali e non solo i comunicati stampa carichi di fear-mongering. Certo, non è che i data center siano dei rubinetti aperti h24 senza conseguenze, ma l&#8217;idea che l&#8217;AI stia causando una siccità globale immediata è, per usare un termine tecnico, una grossa cavolata.</p>
<p>Da smanettoni, noi sappiamo bene che l&#8217;efficienza è tutto. Quando progettiamo un pezzo in 3D su Blender o ottimizziamo un nodo di una rete neurale locale, cerchiamo di massimizzare il risultato minimizzando le risorse. Lo stesso principio si applica ai colossi del tech. Il problema non è solo quanta acqua usano, ma come gestiscono l&#8217;infrastruttura. Se domani scoprissimo che i nuovi chip sono il triplo più efficienti nel calcolo per watt, il consumo idrico crollerebbe drasticamente.</p>
<p>Per noi che amiamo costruire macchine CNC o progetti di riciclo plastica, la lezione è chiara: l&#8217;ottimizzazione hardware e software è l&#8217;unica via d&#8217;uscita. Non possiamo permetterci l&#8217;approccio &#8216;brute force&#8217; tipico di certi modelli di business che spingono sull&#8217;acceleratore dell&#8217;AI senza curarsi del debito tecnico ed ecologico. Il vero rischio non è che l&#8217;AI beva troppa acqua, ma che la gestione di queste risorse rimanga in mano a pochi vendor che decidono tutto tramite algoritmi opachi.</p>
<p>Insomma, meno panico per i fiumi, ma più attenzione all&#8217;efficienza. Continuiamo a smanettare, a ottimizzare e a cercare soluzioni che non richiedano un intero bacino idrico per far girare un semplice script di automazione. Perché la vera magia della tecnologia non è consumare tutto ciò che troviamo, ma creare valore con il minimo indispensabile.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://californiawaterblog.com/2026/04/26/ai-water-use-distractions-and-lessons-for-california/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">AI uses less water than the public thinks</a></em></p>
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		<title>Gabbiani Ladri di Panini: La Soluzione è più Stupida di Quanto Pensassi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 08:02:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi l'avrebbe detto che due occhietti di carta potessero salvare il tuo pranzo? Scopriamo insieme la guerra segreta tra umani e gabbiani, con un twist low-tech che farà impazzire i maker.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Gabbiani-Ladri-di-Panini-La-Soluzione-e-piu-Stupida-di-Quanto-Pensassi-1775289767.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Gabbiani-Ladri-di-Panini-La-Soluzione-e-piu-Stupida-di-Quanto-Pensassi-1775289767.png" alt="Gabbiani Ladri di Panini: La Soluzione è più Stupida di Quanto Pensassi" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete quando vi sedete al parco con un bel panino e, all&#8217;improvviso, un gabbiano vi fissa come se foste il buffet libero di un resort a 5 stelle? Beh, ora c&#8217;è una soluzione così semplice che quasi ti senti in colpa per non averci pensato prima: gli occhi di carta.</p>
<p>Sì, avete letto bene. Secondo uno studio recente, attaccare degli occhietti goofy al vostro cibo preferito farebbe scappare i gabbiani a gambe levate. Non sto scherzando: pare che questi uccelli marini abbiano una paura matta di essere osservati. È come se avessero un complesso da reality show e non vogliono essere beccati (letteralmente) a rubare il tuo snack.</p>
<p>Da smanettone, non posso fare a meno di apprezzare l&#8217;approccio low-cost e low-tech di questa soluzione. Niente droni, niente sensori complicati, solo un po&#8217; di carta, colla e un pizzico di creatività. È un po&#8217; come quando risolvi un problema hardware con un pezzo di scotch e una graffetta: semplice, efficace e con un certo charme da hacker.</p>
<p>Ma cosa significa per noi, amanti del fai-da-te? Beh, per iniziare, è un ottimo progetto per chi ha figli o animali domestici: insegnate loro a creare i propri &#8216;occhi spaventagabbiani&#8217; con materiali di riciclo. Potete trasformarlo in un&#8217;attività educativa, spiegando come certi comportamenti animali siano prevedibili e come possiamo sfruttarli a nostro vantaggio. E poi, ammettiamolo, è sempre bello avere un&#8217;arma segreta contro gli uccelli ladri.</p>
<p>Ovviamente, non possiamo ignorare la domanda cruciale: perché i gabbiani hanno paura degli occhi? È una di quelle cose che la scienza ancora non spiega del tutto, ma che ci regala un bel mistero da risolvere. Forse è un istinto primordiale, forse è solo che i gabbiani sono un po&#8217; snob e non vogliono essere visti mentre mangiano in pubblico. In ogni caso, è un bel problema da hackerare.</p>
<p>Quindi, la prossima volta che uscite con il vostro pranzo, ricordatevi di portare un po&#8217; di carta e colla. E se siete veramente smanettoni, perché non creare una versione Arduino degli occhi spaventagabbiani? Potreste aggiungere un sensore di movimento e un display LED per renderli ancora più terrificanti. Insomma, le possibilità sono infinite, e il divertimento è garantito.</p>
<p>E voi, avete mai avuto problemi con i gabbiani? Raccontateci nei commenti le vostre soluzioni più creative!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/this-ridiculously-simple-trick-might-stop-gulls-from-nabbing-your-lunch-2000742276" target="_blank" rel="noopener noreferrer">This Ridiculously Simple Trick Might Stop Gulls From Nabbing Your Lunch</a></em></p>
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		<title>Il Pianeta sta andando a fuoco: e noi che facciamo? #SmanettiamoEInventiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 18:04:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[DIY solutions]]></category>
		<category><![CDATA[hacker ethic]]></category>
		<category><![CDATA[maker community]]></category>
		<category><![CDATA[sustainability]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio conferma che il riscaldamento globale è accelerato. Ma noi, come community di maker e hacker, possiamo fare la differenza. Scopriamo come!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Il-Pianeta-sta-andando-a-fuoco-e-noi-che-facciamo-SmanettiamoEInventiamo-1772820243.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Il-Pianeta-sta-andando-a-fuoco-e-noi-che-facciamo-SmanettiamoEInventiamo-1772820243.png" alt="Il Pianeta sta andando a fuoco: e noi che facciamo? #SmanettiamoEInventiamo" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavi che il 2026 fosse un anno tranquillo, beh, sorpresa: il pianeta ha altri piani. Secondo un recente studio (che purtroppo non possiamo leggere, grazie a un simpatico &#8220;Access Denied&#8221; di ResearchGate), il riscaldamento globale sta accelerando in modo preoccupante. </p>
<p>Ora, potremmo farci prendere dal panico e iniziare a costruire bunker sotterranei, ma noi siamo maker, hacker e smanettoni. E questo significa che abbiamo strumenti, creatività e una sana dose di &#8220;facciamo da noi&#8221; per affrontare la situazione. </p>
<p>Prima di tutto, la notizia: il riscaldamento globale sta andando più veloce del previsto. Questo significa temperature più alte, eventi atmosferici estremi e, ovviamente, più sfide per i nostri progetti. Ma non è tutto negativo: come community, possiamo trasformare questa crisi in un&#8217;opportunità per innovare. </p>
<p>E qui entriamo in gioco noi. Abbiamo Arduino, Raspberry Pi, stampanti 3D e un sacco di idee per ridurre il nostro impatto ambientale. Possiamo progettare sistemi di riciclaggio più efficienti, ottimizzare i consumi energetici dei nostri progetti e persino creare soluzioni per monitorare l&#8217;inquinamento. </p>
<p>Ma attenzione, non stiamo parlando di greenwashing corporate. Noi siamo quelli che smontano gli elettrodomestici per capire come funzionano, che riprogrammano i microcontrollori per farli durare di più e che trovano soluzioni low-cost per problemi complessi. Siamo quelli che, in altre parole, fanno la differenza senza bisogno di slogan. </p>
<p>E poi c&#8217;è il lato pratico. Se il clima sta cambiando, i nostri progetti devono adattarsi. Pensiamo a come rendere le nostre macchine a controllo numerico più efficienti, a come ottimizzare i consumi delle nostre reti di sensori o a come creare dispositivi per il monitoraggio ambientale. </p>
<p>E non dimentichiamo l&#8217;umorismo. Perché, alla fine, ridere un po&#8217; della situazione ci aiuta a gestirla meglio. Quindi, se il pianeta sta andando a fuoco, almeno possiamo farlo con stile. </p>
<p>In conclusione, il riscaldamento globale è un problema serio, ma noi non siamo quelli che si siedono e aspettano che qualcun altro risolva tutto. Noi siamo quelli che prendono in mano la situazione e trovano soluzioni creative. Quindi, mettiamoci al lavoro e facciamo vedere al mondo come si fa davvero la differenza.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.researchgate.net/publication/389855619_Global_Warming_has_Accelerated_Significantly" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Global warming has accelerated significantly</a></em></p>
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