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	<title>smanettare &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>smanettare &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Claude 4.6: Quando l&#8217;IA smette di pensare e ti fa impazzire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 20:07:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scopri come un bug ha fatto perdere la capacità di pensiero a Claude 4.6, trasformando un assistente brillante in un partner di lavoro insopportabile. Ecco cosa significa per chi ama smanettare con l'IA.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Claude-4.6-Quando-lIA-smette-di-pensare-e-ti-fa-impazzire-1775506031.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Claude-4.6-Quando-lIA-smette-di-pensare-e-ti-fa-impazzire-1775506031.png" alt="Claude 4.6: Quando l&#039;IA smette di pensare e ti fa impazzire" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ti è mai capitato di affidarti a un tool che all&#8217;improvviso smette di funzionare come dovrebbe? Immagina di lavorare con un assistente AI perfetto, che all&#8217;improvviso inizia a fare errori banali, ignorare le tue indicazioni e persino dire cose assurde. È quello che è successo a Ben, un sviluppatore che ha documentato in modo dettagliato il problema con Claude 4.6, l&#8217;ultima versione dell&#8217;IA di Anthropic.</p>
<p>La storia inizia con un bug che ha fatto crollare il &#8220;budget di pensiero&#8221; di Claude: il rapporto tra lettura e modifica è passato da 6.6 a 2.0, e l&#8217;IA ha iniziato a prendere scorciatoie invece di ragionare. Il risultato? Un assistente che commette errori da principiante, ignora le richieste e persino si blocca da solo.</p>
<p>Ben ha raccolto dati per mesi, notando un calo del 47% nelle parole di approvazione e un aumento del 68% nelle parolacce. La frustrazione è palpabile: &#8220;fuck&#8221;, &#8220;terrible&#8221;, &#8220;lazy&#8221; sono diventate parte del vocabolario quotidiano. E non è solo una questione di umore: il modello ha smesso di fare commit, gestire ticket e persino ringraziare. La collaborazione è diventata un incubo.</p>
<p>Per noi smanettoni, questa storia è un campanello d&#8217;allarme. L&#8217;IA è potente, ma non è infallibile. Dipendere da un modello con bug simili significa rischiare di perdere ore di lavoro, oltre che la pazienza. La buona notizia? Ben ha creato strumenti per mitigare il problema, dimostrando che con un po&#8217; di creatività si può lavorare intorno ai limiti dei vendor.</p>
<p>La domanda da un milione di dollari è: perché Anthropic ha lasciato questo bug nella versione finale? E, soprattutto, perché non ha ancora rilasciato una patch? Se sei un utente di Claude, forse è il momento di chiederti se vale la pena continuare a lavorare con un modello che smette di pensare quando ne hai più bisogno.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;IA può essere un&#8217;alleata formidabile, ma solo se funziona come dovrebbe. E quando non lo fa, tocca a noi smanettoni trovare soluzioni. Perché, alla fine, l&#8217;unico modo per sopravvivere in questo mondo di bug e patch è essere più furbi della macchina.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://github.com/anthropics/claude-code/issues/42796" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Claude Code is unusable for complex engineering tasks with the Feb updates</a></em></p>
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		<title>Stampa etichette sotto Linux: la soluzione che ti farà dimenticare il vendor lock-in</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 06:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[etichette]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopri come usare un agente AI per far funzionare un'etichettatrice sotto Linux, sfidando i limiti del software proprietario.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Stampa-etichette-sotto-Linux-la-soluzione-che-ti-fara-dimenticare-il-vendor-lock-in-1775455597.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Stampa-etichette-sotto-Linux-la-soluzione-che-ti-fara-dimenticare-il-vendor-lock-in-1775455597.png" alt="Stampa etichette sotto Linux: la soluzione che ti farà dimenticare il vendor lock-in" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Hai mai cercato di far funzionare una stampante di etichette sotto Linux solo per scoprire che il software ufficiale non esiste o è un incubo da compilare? Ecco la soluzione che ti farà risparmiare tempo e nervi.</p>
<p>L&#8217;idea è semplice ma geniale: usare un agente AI per emulare il comportamento del software originale. In pratica, si tratta di &#8216;ingannare&#8217; il sistema di stampa facendogli credere di essere un driver compatibile, mentre in realtà è tutto gestito da un&#8217;interfaccia intelligente.</p>
<p>Come funziona?</p>
<p>1. **Scansiona il protocollo**: Analizza come la stampante comunica con il software originale, studiando i pacchetti di dati inviati.<br />
2. **Crea un&#8217;interfaccia virtuale**: L&#8217;agente AI genera un driver che parla lo stesso linguaggio della stampante, ma è compatibile con Linux.<br />
3. **Mappatura dei comandi**: Traduce le funzioni del software originale in istruzioni comprensibili dal sistema operativo.</p>
<p>Il risultato? Puoi stampare etichette complesse, con codici a barre e grafiche, senza dipendere da software proprietario. </p>
<p>Perché è una rivoluzione?</p>
<p>Per anni, chi voleva usare Linux in ambito professionale ha dovuto affrontare il problema delle periferiche non supportate. Le stampanti di etichette, in particolare, erano un ostacolo insormontabile. Ora, grazie a questa tecnica, possiamo finalmente liberarci dal vendor lock-in.</p>
<p>Attenti però: non è una soluzione perfetta.</p>
<p>&#8211; **Performance**: L&#8217;emulazione può rallentare il processo di stampa.<br />
&#8211; **Aggiornamenti**: Se il produttore cambia il firmware della stampante, l&#8217;agente AI potrebbe smettere di funzionare.<br />
&#8211; **Compatibilità**: Non tutte le funzioni avanzate potrebbero essere supportate.</p>
<p>Se sei uno smanettone, questa è l&#8217;occasione per mettersi alla prova. Potresti dover scrivere qualche script o configurare manualmente alcune opzioni, ma il risultato vale la pena.</p>
<p>E tu, hai già provato a usare un&#8217;etichettatrice sotto Linux? Raccontaci la tua esperienza nei commenti!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://sschueller.github.io/posts/the-free-market-lie/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Why Switzerland has 25 Gbit internet and America doesn&#039;t</a></em></p>
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		<title>Artemis II: Ecco cosa succede quando i nerd vanno nello spazio!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 00:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[artemis]]></category>
		<category><![CDATA[nasa]]></category>
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		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[L'equipaggio di Artemis II ha visto per la prima volta la faccia nascosta della Luna. Ma cosa significa per noi terricoli smanettoni? Scopriamolo insieme!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Artemis-II-Ecco-cosa-succede-quando-i-nerd-vanno-nello-spazio-1775433899.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Artemis-II-Ecco-cosa-succede-quando-i-nerd-vanno-nello-spazio-1775433899.png" alt="Artemis II: Ecco cosa succede quando i nerd vanno nello spazio!" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Hai mai pensato a cosa proverebbe vedere la Luna dal vivo, senza schermi o simulatori? Beh, gli astronauti di Artemis II l&#8217;hanno fatto, e hanno condiviso un momento epico: il primo sguardo umano sulla faccia nascosta della Luna.</p>
<p>Nasa astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e l&#8217;astronauta canadese Jeremy Hansen stanno vivendo il loro terzo giorno di missione a bordo dell&#8217;Orion spacecraft, che li porterà a fare un giretto intorno alla Luna e ritorno. E indovina un po&#8217;? Hanno scattato una foto della bacino Orientale della Luna, un&#8217;area che, secondo la Nasa, &#8220;per la prima volta è stata vista con occhi umani&#8221;.</p>
<p>La Koch ha descritto la vista come &#8220;assolutamente spettacolare&#8221;, notando che c&#8217;era qualcosa di diverso nella Luna che stava vedendo. Ecco, se non è una cosa che fa sognare, non so cosa sia.</p>
<p>Ma cosa significa per noi, nerd della terra? Beh, innanzitutto, è un&#8217;altra conferma che la tecnologia spaziale continua a fare passi da gigante. E per chi ama smanettare con Arduino, Raspberry Pi e compagnia bella, ogni missione come questa è un&#8217;iniezione di ispirazione. Chi lo sa, magari tra qualche anno uno di noi potrebbe finire su un volo simile, a meno che la Nasa non decida di riservare i posti solo ai corporate.</p>
<p>E poi, c&#8217;è la questione delle foto. Vedere immagini scattate da umani in tempo reale è un&#8217;esperienza diversa da quelle catturate da sonde automatiche. È come passare da una foto di famiglia scattata con un telefono a una fatta con una reflex professionale. La differenza si vede, e si sente.</p>
<p>Ma attenzione, non tutto è rose e fiori. La missione Artemis II è anche un promemoria di quanto sia costoso e complesso lo spazio. Mentre noi giochiamo con i nostri progetti fai-da-te, la Nasa spende miliardi per mandare persone in orbita. E sì, è figo, ma non possiamo fare a meno di chiederci: quanto di questo budget potrebbe essere utilizzato per altre cose, come, ad esempio, migliorare l&#8217;accesso alla tecnologia per chi non può permettersela?</p>
<p>In ogni caso, congratulazioni agli astronauti per questo traguardo. E a noi, nerd della terra, non resta che continuare a sognare e, perché no, a progettare il nostro piccolo angolo di universo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.bbc.com/news/videos/ce3d5gkd2geo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Artemis II crew see first glimpse of far side of Moon </a></em></p>
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		<title>Microsoft Copilot: quando l&#8217;hype diventa un gioco di Memory a 75 livelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 12:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Copilot]]></category>
		<category><![CDATA[hype]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[smanettare]]></category>
		<category><![CDATA[tech]]></category>
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					<description><![CDATA[Sapete cos'è Microsoft Copilot? Nemmeno Microsoft lo sa più. Un viaggio nel caos dei nomi identici e delle funzionalità diverse, tra ironia e considerazioni per chi ama smanettare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Microsoft-Copilot-quando-lhype-diventa-un-gioco-di-Memory-a-75-livelli-1775390662.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Microsoft-Copilot-quando-lhype-diventa-un-gioco-di-Memory-a-75-livelli-1775390662.png" alt="Microsoft Copilot: quando l&#039;hype diventa un gioco di Memory a 75 livelli" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immagina di essere in un ristorante e chiedi &#8220;il piatto del giorno&#8221;. Il cameriere ti risponde &#8220;Abbiamo 75 piatti del giorno, scegli tu&#8221;. Bene, questa è la situazione con Microsoft Copilot. </p>
<p>Sì, avete letto bene. Il nome &#8220;Copilot&#8221; ora copre almeno 75 prodotti diversi di Microsoft, ognuno con funzionalità, scopi e pubblici di riferimento diversi. E non è una metafora, è letteralmente il caos. </p>
<p>Partiamo dal fatto che, inizialmente, Copilot era un assistente per la programmazione integrato in Visual Studio. Un tool utile, niente da dire. Poi qualcuno a Redmond ha avuto l&#8217;illuminazione: &#8220;E se mettessimo Copilot dappertutto?&#8221;. E così hanno fatto. </p>
<p>Ora abbiamo Copilot per Word, per Excel, per PowerPoint, per Teams, per Outlook, per GitHub, per Bing, per Windows, per Azure, per Dynamics 365, e persino per il tuo tostapane se Microsoft decidesse di comprare una startup che fa smart toaster. </p>
<p>La domanda sorge spontanea: ma perché non hanno usato nomi diversi? La risposta è semplice: perché il marketing ha deciso che &#8220;Copilot&#8221; è un nome figo, e se funziona una volta, perché non ripeterlo all&#8217;infinito? </p>
<p>Per noi smanettoni, maker e hacker, questa situazione è sia divertente che preoccupante. Divertente perché è un perfetto esempio di &#8220;corporate-speak&#8221; portato all&#8217;estremo. Preoccupante perché, se anche i giganti della tech non riescono a gestire la coerenza dei loro prodotti, come possiamo farlo noi con le nostre creazioni? </p>
<p>Pensateci: se già Microsoft non riesce a distinguere tra un Copilot e l&#8217;altro, come possiamo noi mantenere la traccia dei nostri progetti Arduino, Raspberry Pi e delle mille librerie che usiamo? La soluzione? Semplicissima: organizzazione, documentazione e, soprattutto, non affidarsi mai e poi mai a un nome generico per un progetto importante. </p>
<p>E poi, ammettiamolo, c&#8217;è un lato comico in tutto questo. Immagina di essere a un meeting aziendale e dire &#8220;Ho bisogno di Copilot per&#8230;&#8221;, e tutti ti guardano con aria interrogativa. &#8220;Quale Copilot?&#8221;, ti chiedono. &#8220;Quello per la programmazione? Quello per l&#8217;ufficio? Quello per il cloud?&#8221;. </p>
<p>In conclusione, Microsoft Copilot è diventato un gioco di Memory a 75 livelli, e noi siamo i giocatori costretti a ricordare tutte le differenze. Ma, come sempre, la nostra arma segreta è la community. Se Microsoft non riesce a gestire i propri nomi, noi possiamo almeno ridere insieme e condividere meme su quanto sia assurda la situazione. </p>
<p>E voi, quanti Copilot avete usato questa settimana?</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://teybannerman.com/strategy/2026/03/31/how-many-microsoft-copilot-are-there.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">How many products does Microsoft have named &#039;Copilot&#039;?</a></em></p>
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		<title>Costruisci il tuo GPU: il gioco che fa impazzire gli ingegneri (e non solo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 08:04:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un nuovo gioco ti permette di progettare un GPU dall'inizio. Scopri perché è una figata pazzesca per maker e smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Costruisci-il-tuo-GPU-il-gioco-che-fa-impazzire-gli-ingegneri-e-non-solo-1775376283.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Costruisci-il-tuo-GPU-il-gioco-che-fa-impazzire-gli-ingegneri-e-non-solo-1775376283.png" alt="Costruisci il tuo GPU: il gioco che fa impazzire gli ingegneri (e non solo)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete qual è la differenza tra un giocatore normale e un vero nerd? Il giocatore normale vuole solo schiacciare bottoni e vincere. Il nerd vuole sapere COME funziona il motore grafico che sta dietro a tutto. Ecco perché questo nuovo gioco è una bomba: ti permette di costruire il tuo GPU, pezzo per pezzo, come un Lego per ingegneri.</p>
<p>La notizia viene da un post su Hacker News che ha fatto impazzire la community. L&#8217;autore, evidentemente stufo di risorse scarse su architetture GPU, ha deciso di creare un gioco didattico che insegna come funziona la bestia sotto al cofano. Non è solo un gioco, è un corso accelerato di ingegneria hardware.</p>
<p>Per chi, come me, ha passato notti intere a smanettare con Arduino e Raspberry Pi, questo è un sogno che diventa realtà. Finalmente possiamo capire come funzionano davvero le schede video, senza doverci sorbire manuali lunghi come il Poema di Gilgamesh.</p>
<p>Ma cosa significa per noi, che amiamo mettere le mani nella roba? Significa che possiamo finalmente sperimentare con architetture custom, capire i compromessi tra prestazioni e consumo, e magari anche progettare il nostro GPU ottimizzato per progetti specifici. Pensate a un Raspberry Pi con un&#8217;accelerazione grafica su misura per i vostri progetti di retrocomputing o di rendering 3D.</p>
<p>Certo, non è tutto rose e fiori. Il gioco non sostituisce un corso di ingegneria elettronica, ma è un ottimo punto di partenza. E poi, ammettiamolo, c&#8217;è qualcosa di profondamente soddisfacente nel vedere un progetto che funziona, anche se virtuale.</p>
<p>E per chi si lamenta che è solo un gioco, ricordo che anche i migliori ingegneri hanno iniziato giocando. Anzi, probabilmente hanno iniziato smontando il primo computer che hanno trovato, proprio come facciamo noi.</p>
<p>Quindi, se siete pronti a mettervi alla prova, questo è il momento di provare a costruire il vostro GPU. Chi lo sa, magari il prossimo NVIDIA lo inventate voi.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://jaso1024.com/mvidia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Show HN: A game where you build a GPU</a></em></p>
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		<title>Artemis II: Quando la Luna Diventa un iPhone con le Stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 00:03:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli astronauti della missione Artemis II avranno più schermi che comandi analogici. Scopriamo perché la NASA ha deciso di trasformare il viaggio lunare in un'esperienza tablet-friendly e cosa significa per noi smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Artemis-II-Quando-la-Luna-Diventa-un-iPhone-con-le-Stelle-1775347396.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Artemis-II-Quando-la-Luna-Diventa-un-iPhone-con-le-Stelle-1775347396.png" alt="Artemis II: Quando la Luna Diventa un iPhone con le Stelle" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Vi immaginate Neil Armstrong che si aggira sulla Luna con un iPhone in mano? Bene, ora è realtà (più o meno).</p>
<p>La NASA ha annunciato che gli astronauti della missione Artemis II avranno a disposizione non solo i classici strumenti spaziali, ma anche iPhone e tablet Microsoft Surface. Sì, avete capito bene: la tecnologia che ci porta sul satellite naturale si è modernizzata tanto da sembrare un ufficio mobile.</p>
<p>Secondo il comunicato stampa, questi dispositivi serviranno per monitorare i sistemi della capsula, gestire i dati scientifici e persino comunicare con la Terra. Insomma, la Luna è diventata un ufficio open-space orbitante. Se pensavate che il telelavoro fosse estremo, aspettate di vedere come vivono gli astronauti.</p>
<p>Da smanettone, non posso fare a meno di chiedermi: ma perché? Perché complicare le cose con dispositivi touch quando gli astronauti hanno già abbastanza da fare? Certo, gli schermi sono intuitivi, ma in condizioni di gravità zero e con guanti spaziali, cliccare su un&#8217;icona potrebbe rivelarsi un&#8217;impresa.</p>
<p>E poi c&#8217;è la questione del vendor lock-in. iPhone e Surface sono entrambi prodotti chiusi, con i loro rispettivi ecosistemi proprietari. Se qualcosa va storto, la NASA sarà costretta a dipendere da Apple e Microsoft per le soluzioni. Non proprio l&#8217;ideale per una missione critica dove ogni secondo conta.</p>
<p>Per noi che amiamo il fai-da-te, la notizia è un promemoria: la tecnologia spaziale non è immune alle scelte aziendali discutibili. Ma forse possiamo trarne ispirazione per i nostri progetti. Magari il prossimo Arduino che costruiamo avrà un display touch che funziona meglio di quello di un iPhone in assenza di gravità.</p>
<p>In conclusione, la missione Artemis II ci mostra che anche lo spazio non è immune all&#8217;hype tecnologico. Ma se la Luna diventa un luogo per testare gli ultimi gadget, almeno speriamo che gli astronauti abbiano anche un bel gioco per passare il tempo tra una manovra e l&#8217;altra.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/i-regret-to-inform-you-that-the-artemis-ii-astronauts-are-having-lots-of-screen-time-2000742513" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I Regret to Inform You That the Artemis II Astronauts Are Having Lots of Screen Time</a></em></p>
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		<title>Wearables: Tra cause legali e promesse da marziani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 12:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
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					<description><![CDATA[Se pensavi che i wearables fossero il futuro, forse è il caso di ripensarci. Tra cause legali e decisioni discutibili, ecco perché chi ama smanettare dovrebbe guardare con scetticismo a questa tecnologia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Wearables-Tra-cause-legali-e-promesse-da-marziani-1775304230.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Wearables-Tra-cause-legali-e-promesse-da-marziani-1775304230.png" alt="Wearables: Tra cause legali e promesse da marziani" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete quella sensazione quando compri un gadget che promette di cambiare la tua vita, e invece ti ritrovi con un oggetto che fa più problemi di un Arduino con i cavi staccati? Ecco, i wearables stanno vivendo proprio questo momento. </p>
<p>Ultima notizia in ordine di tempo: Whoop, uno dei tanti player in questo settore, si ritrova invischiato in un&#8217;ennesima causa legale. Ma non è solo questo: il mercato dei dispositivi indossabili sta diventando un campo minato tra privacy, vendor lock-in e decisioni che sembrano uscite da un film di serie B. </p>
<p>Per noi che amiamo metter le mani nella roba, il messaggio è chiaro: se pensate di poter hackerare o personalizzare il vostro smartwatch o fitness tracker, forse è il caso di fare un passo indietro. La maggior parte di questi dispositivi è chiusa come una cassaforte svizzera, con interfacce proprietarie e firmware sigillati. Insomma, il sogno del maker di modificare il proprio gadget si scontra con la realtà di un mercato che preferisce il controllo totale alla libertà di personalizzazione. </p>
<p>E poi c&#8217;è la questione privacy. Quanti di voi hanno letto i termini e condizioni del proprio wearables? Esatto, nessuno. Eppure questi dispositivi raccolgono dati sensibili: dalla frequenza cardiaca ai movimenti, passando per la posizione. E se da una parte possiamo capire l&#8217;utente medio che non se ne preoccupa, per noi smanettoni è un problema serio. </p>
<p>Ma non tutto è perduto. Se da una parte i wearables commerciali stanno diventando un casino, dall&#8217;altra ci sono progetti open source e community che stanno lavorando a soluzioni alternative. Perché non costruirsi un proprio wearables con Raspberry Pi e un po&#8217; di creatività? Almeno così saremo sicuri che i nostri dati restino nostri. </p>
<p>In conclusione, se i wearables vogliono davvero avere un futuro, devono imparare a prendere sul serio la comunità maker. Altrimenti, continueranno a essere solo un altro giocattolo costoso e inutile.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/wearables-are-getting-very-messy-2000742277" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wearables Are Getting Very Messy</a></em></p>
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		<title>Artemis 2: Andare sulla Luna mentre il mondo va a rotoli? L&#8217;astronauta ha una risposta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:02:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[artemis 2]]></category>
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					<description><![CDATA[Victor Glover, pilota della missione Artemis 2, ha spiegato perché vale ancora la pena andare sulla Luna, anche mentre la Terra brucia. Ecco cosa significa per noi smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Artemis-2-Andare-sulla-Luna-mentre-il-mondo-va-a-rotoli-Lastronauta-ha-una-risposta-1775232139.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Artemis-2-Andare-sulla-Luna-mentre-il-mondo-va-a-rotoli-Lastronauta-ha-una-risposta-1775232139.png" alt="Artemis 2: Andare sulla Luna mentre il mondo va a rotoli? L&#039;astronauta ha una risposta" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Mentre metà del pianeta è in fiamme e l&#8217;altra metà discute su come evitare di finire allo stesso modo, un astronauta è lassù a chiedersi se ha scelto il momento peggiore per un viaggio spaziale. Victor Glover, pilota della missione Artemis 2, ha condiviso una prospettiva interessante: perché la Luna, quando abbiamo così tanti problemi qui sotto?</p>
<p>Spoiler: non è una risposta semplice. Glover ha parlato da cislunar space (sì, suona come il nome di un nuovo distretto tech di San Francisco) spiegando che l&#8217;esplorazione spaziale non è una fuga dai problemi, ma un modo per trovare soluzioni. Ok, magari suona un po&#8217; corporate, ma in fondo ha un senso: se riusciamo a mandare gente sulla Luna, forse possiamo anche inventare qualcosa per salvare il pianeta.</p>
<p>Ma cosa c&#8217;entra tutto questo con noi smanettoni? Beh, intanto, Artemis 2 è un progetto che fa sognare. Non solo per la tecnologia pazzesca che ci sta dietro, ma perché è un reminder che l&#8217;esplorazione è ancora possibile. E per chi ama mettere le mani in pasta, c&#8217;è tanto da imparare: dalle tecnologie di propulsione ai sistemi di supporto vitale, passando per i software di navigazione. Se pensate che il vostro progetto con Arduino sia complicato, provate a immaginare cosa significa programmare un computer che deve funzionare a -250 gradi Celsius.</p>
<p>E poi c&#8217;è la questione dei dati. Artemis 2 raccoglierà un sacco di informazioni sulla radiazione cosmica, l&#8217;ambiente lunare e chissà cos&#8217;altro. Per noi che amiamo giocare con l&#8217;IA e i big data, potrebbe essere un&#8217;opportunità per fare qualcosa di utile. Certo, speriamo che la NASA non decida di chiudere tutto in un vendor lock-in, perché sarebbe un peccato perdere l&#8217;accesso a queste informazioni.</p>
<p>Ma torniamo alla domanda iniziale: ha senso andare sulla Luna mentre la Terra è un disastro? Glover ha ragione su una cosa: l&#8217;esplorazione spaziale non è un lusso, ma un investimento. E se da questa missione usciranno tecnologie che ci aiutano a risolvere i problemi qui sotto, allora ben venga. In fondo, siamo tutti un po&#8217; esploratori, no? Che sia con un Raspberry Pi o un razzo, l&#8217;importante è non smettere di sperimentare.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/artemis-2-astronaut-offers-powerful-perspective-on-going-to-the-moon-amid-war-2000742049" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Artemis 2 Astronaut Offers Powerful Perspective on Going to the Moon Amid War</a></em></p>
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		<title>Oscar Isaac e la tenda del sudore: quando Hollywood ti delude</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 12:01:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scopri come l'attore di Star Wars ha trasformato un'esperienza da set in un incubo da sauna, e perché anche noi maker possiamo imparare qualcosa da questa storia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Oscar-Isaac-e-la-tenda-del-sudore-quando-Hollywood-ti-delude-1775217706.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Oscar-Isaac-e-la-tenda-del-sudore-quando-Hollywood-ti-delude-1775217706.png" alt="Oscar Isaac e la tenda del sudore: quando Hollywood ti delude" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai pensato che il vero superpotere degli X-Men fosse la capacità di sopravvivere a condizioni di lavoro assurde? Oscar Isaac, star di Star Wars e altro, ha condiviso un aneddoto epico sulla sua esperienza sul set di X-Men: Apocalypse. Sì, avete capito bene: invece di lavorare con attori top-tier, si è ritrovato in una tenda per il raffreddamento. </p>
<p>Il povero Isaac ha confessato che uno dei motivi principali per cui ha accettato il ruolo era l&#8217;opportunità di lavorare con attori di prim&#8217;ordine. Peccato che, una volta sul set, abbia scoperto che la cosa più memorabile non erano i suoi colleghi, ma una tenda che sembrava uscita da un esperimento di bioingegneria. Una tenda per il raffreddamento, per essere precisi. </p>
<p>Ora, noi smanettoni sappiamo bene cosa significa lavorare in condizioni meno che ideali. Che si tratti di una notte insonne per finire un progetto Arduino o di una sessione di 3D printing che sembra non finire mai, il sudore è un nostro compagno di viaggio. Ma almeno noi possiamo scegliere di spegnere il forno a microonde o di aprire una finestra. Isaac, invece, era intrappolato in una tenda che, probabilmente, aveva più sensori di un satellite. </p>
<p>La morale della storia? A volte, anche i supereroi hanno bisogno di una pausa. E se siete tra quelli che pensano che il vero potere stia nella tecnologia, ricordate che anche la migliore delle tende di raffreddamento non può sostituire un buon condizionatore d&#8217;aria. </p>
<p>Per noi maker, la lezione è chiara: quando progettate il vostro prossimo prototipo, assicuratevi di includere un sistema di raffreddamento efficiente. E se proprio non potete, almeno mettete una ventola. Il sudore è accettabile, ma il malcontento sul set di un film blockbuster? Quello no.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/oscar-isaac-did-x-men-apocalypse-to-work-with-top-tier-actors-instead-he-got-a-cooling-tent-2000741861" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oscar Isaac Did ‘X-Men: Apocalypse’ to Work With Top Tier Actors—Instead, He Got a Cooling Tent</a></em></p>
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		<title>Invincibile 4: Debbie Grayson ruba la scena e noi smanettoni ne siamo entusiasti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 08:03:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La quarta stagione di Invincible ci regala un confronto epico tra Debbie Grayson e Omni-Man, ma cosa c'entra con noi maker e nerd? Scopriamolo insieme!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Invincibile-4-Debbie-Grayson-ruba-la-scena-e-noi-smanettoni-ne-siamo-entusiasti-1775203400.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Invincibile-4-Debbie-Grayson-ruba-la-scena-e-noi-smanettoni-ne-siamo-entusiasti-1775203400.png" alt="Invincibile 4: Debbie Grayson ruba la scena e noi smanettoni ne siamo entusiasti" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete quando un personaggio secondario diventa improvvisamente la star dello show? Bene, Debbie Grayson in Invincible Season 4 ha fatto proprio questo. E non è solo questione di trama: è un trionfo di scrittura, recitazione e, perché no, anche di geekdom puro.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, Debbie è la sorella di Mark Grayson (aka Invincible) e in questa stagione torna a far parlare di sé con un confronto memorabile con J.K. Simmons/Omni-Man. Sandra Oh, l&#8217;attrice che le presta la voce, ha letteralmente spaccato. E non sto esagerando: è come se Blender avesse aggiunto un nuovo plugin che rivoluziona il modo di modellare.</p>
<p>Ma perché un blog tech parla di un cartoon? Semplice: perché noi smanettoni amiamo le storie ben fatte tanto quanto i circuiti ben saldati. E in questo caso, la scrittura è così pulita e ben strutturata che sembra un codice ottimizzato. Niente sprecato, ogni battuta, ogni scena ha un senso. È come quando apri un Raspberry Pi e trovi tutto al posto giusto, senza cavi che si incrociano.</p>
<p>Ora, parliamo di noi. Cosa significa tutto ciò per chi passa le notti a smanettare con Arduino o a sviluppare giochi con Godot? Beh, prima di tutto, è un promemoria che anche nei progetti più complicati, i dettagli fanno la differenza. Debbie Grayson è un personaggio complesso, ma la serie riesce a renderlo accessibile senza snaturarlo. E noi, quando lavoriamo su un progetto, dobbiamo fare lo stesso: bilanciare complessità e chiarezza.</p>
<p>Inoltre, la stagione 4 di Invincible ci ricorda l&#8217;importanza delle collaborazioni. Non si costruisce nulla di grande da soli, e lo stesso vale per i nostri progetti. Che sia un team di sviluppatori o una community di maker, il successo arriva quando si lavora insieme. E, ovviamente, quando si ha un buon script.</p>
<p>Certo, non tutto è perfetto. Qualcuno potrebbe dire che la serie ha un po&#8217; di &#8216;vendor lock-in&#8217; con Prime Video, ma onestamente, quando la storia è così avvincente, si perdona facilmente. Anche se, come hacker, sappiamo che il vero potere sta nell&#8217;apertura e nella libertà di scelta.</p>
<p>In conclusione, Invincible 4 è un must-watch per chi ama le storie ben raccontate e, perché no, per chi vuole ispirazione per i propri progetti. Debbie Grayson ci ha ricordato che anche nei mondi di supereroi, ci sono lezioni da imparare per noi che viviamo di codice e circuiti. E ora, se scusate, torno al mio progetto di macchina a controllo numerico. Ma prima, forse, do un&#8217;occhiata a Invincible. Di nuovo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/invincible-season-4-debbie-omni-man-reunion-sandra-oh-2000741691" target="_blank" rel="noopener noreferrer">‘Invincible’ Season 4 Is Doing Right By Debbie</a></em></p>
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