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	<title>rivoluzione digitale &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Da BASIC a AI: 42 anni di programmazione tra magia e disillusione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 06:08:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un viaggio attraverso le rivoluzioni tecnologiche visto dagli occhi di un programmatore che ha iniziato con un Commodore 64 e ora si ritrova a fare i conti con l'IA. Tra nostalgia, adattamento e nuove sfide.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Da-BASIC-a-AI-42-anni-di-programmazione-tra-magia-e-disillusione-1770790084.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Da-BASIC-a-AI-42-anni-di-programmazione-tra-magia-e-disillusione-1770790084.png" alt="Da BASIC a AI: 42 anni di programmazione tra magia e disillusione" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete qual è la differenza tra un programmatore degli anni &#8217;80 e uno di oggi? Il primo sapeva esattamente dove finiva il suo codice e dove iniziava la magia della macchina. Il secondo? Be&#8217;, il secondo deve spiegare all&#8217;IA perché il suo codice è meglio del suo.</p>
<p>James Randall, un veterano del coding che ha iniziato a programmare in BASIC a 7 anni, ha scritto un pezzo che fa il punto sulla sua carriera quadragenaria nel mondo della programmazione. E non è un viaggio da manuale aziendale: è un mix di nostalgia, riflessioni amare e qualche risata nervosa.</p>
<p>&#8220;La magia è diversa ora&#8221;, scrive James, e ha ragione. Chiunque abbia mai passato notti in bianco a debuggare un programma su un terminale verde fosforescente sa esattamente di cosa parla. Oggi, con l&#8217;IA che scrive codice al posto nostro, il senso di scoperta e il brivido della sfida tecnica si sono un po&#8217; affievoliti. Non che sia tutto negativo: possiamo fare cose che prima erano impossibili, ma qualcosa si è perso lungo la strada.</p>
<p>Da smanettone che ha visto nascere e morire decine di linguaggi di programmazione, mi trovo d&#8217;accordo su più fronti. Certo, oggi possiamo generare un&#8217;intera API con pochi prompt, ma dove è finita la soddisfazione di scrivere ogni riga a mano, di capire ogni singolo byte che volava nella RAM? E non parlo solo di nostalgia: parlo di competenza, di controllo. Quando un&#8217;IA scrive il tuo codice, quanto davvero capisci quello che sta succedendo?</p>
<p>Il problema, secondo me, è che l&#8217;astrazione è diventata così estrema che abbiamo perso il contatto con la macchina. Non è colpa dell&#8217;IA: il problema è che già prima eravamo in una torre di astrazione che traballava. Ora, con l&#8217;IA, la torre ha perso l&#8217;ultimo piano. E sì, ci sono ancora persone che capiscono il kernel di Linux o come funziona un transistor, ma sono sempre meno. E questo è un problema serio per chi, come noi, ama metterci le mani dentro.</p>
<p>Allora, cosa significa per noi che ci piace sporcarci le mani con il codice? Intanto, non dobbiamo arrenderci all&#8217;IA. Anzi, possiamo usarla come un martello pneumatico: ci fa andare più veloci, ma dobbiamo ancora sapere dove colpire. Il vero valore aggiunto, oggi, è la capacità di capire cosa chiedere all&#8217;IA, di riconoscere i suoi errori, di integrare il suo output in un sistema complesso. Insomma, dobbiamo essere i migliori &#8220;prompt engineer&#8221; del mondo, ma anche i migliori &#8220;architetti&#8221; del nostro codice.</p>
<p>E poi, dobbiamo ricordare che la tecnologia è uno strumento, non un fine. Se l&#8217;IA ci permette di risolvere problemi più grandi, allora ben venga. Ma se ci fa perdere il senso del controllo, allora dobbiamo fermarci e riflettere. Perché alla fine, la programmazione non è solo scrivere codice: è capire come funziona il mondo.</p>
<p>Forse il punto è questo: la magia è cambiata, ma non è scomparsa. Dobbiamo solo imparare a riconoscerla in una nuova forma.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.jamesdrandall.com/posts/the_thing_i_loved_has_changed/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I started programming when I was 7. I&#039;m 50 now and the thing I loved has changed</a></em></p>
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