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	<title>psicologia del lavoro &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Quando il Venture Capital ti rovina la testa: la confessione di un founder</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 07:08:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un racconto crudo e ironico su come i soldi facili possono trasformarsi in un incubo psicologico per chi osa avventurarsi nell'imprenditoria tech. Spoiler: non è tutta gloria e unicorni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Quando-il-Venture-Capital-ti-rovina-la-testa-la-confessione-di-un-founder-1768720088.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Quando-il-Venture-Capital-ti-rovina-la-testa-la-confessione-di-un-founder-1768720088.png" alt="Quando il Venture Capital ti rovina la testa: la confessione di un founder" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Dicevi di voler essere il tuo capo, di avere finalmente l’idea della vita, e invece ti ritrovi a fissare lo schermo alle 3 di notte, sudato, con la testa che gira come un hard disk con troppi processi aperti. Benvenuto nel club.</p>
<p>L’articolo di Yakkomajuri su Hacker News è una di quelle confessioni che ti fanno venire voglia di applaudire per solidarietà. Perché sì, anche noi smanettoni con Arduino e Raspberry Pi sognamo di mollare tutto e creare il nostro startup. Ma quando i soldi degli investitori entrano in gioco, le cose si complicano. E non è solo una questione di soldi, ma di pressione psicologica.</p>
<p>Il racconto è semplice: un tipo (chiamiamolo Fondatore) lascia il lavoro sicuro, trova un socio, alza un po’ di venture capital, e poi… si incasina. Non perché l’idea fosse sbagliata, non perché il prodotto non funzionasse, ma perché improvvisamente si sente in dovere di correre, correre, correre per far contenti gli investitori. E la corsa, alla fine, diventa un loop mentale: &#8220;Se non cresco abbastanza in fretta, sono un fallimento&#8221;.</p>
<p>E qui viene il bello. Perché noi, che passiamo il tempo a hackerare roba e a ottimizzare script, sappiamo una cosa: il vero lavoro non è quello che fai, ma come lo fai. E se gli investitori vogliono numeri, allora si finisce per costruire numeri invece che soluzioni.</p>
<p>Il punto cruciale? Gli investitori hanno puntato su di te, non sull’idea. Quindi smettila di preoccuparti di cosa diranno alla prossima call e torna a fare quello che sai fare meglio: smanettare, sperimentare, e migliorare.</p>
<p>Per noi maker, la lezione è ancora più chiara: il venture capital è come quel tool che promette di risolvere tutti i problemi ma poi ti incasina il workflow. Meglio tenersene alla larga e costruire con le proprie mani, senza pressioni esterne.</p>
<p>E se mai ti troverai a fissare il vuoto chiedendoti perché hai scelto questa strada, ricordati: è normale. Ma la prossima volta, prova a chiudere il laptop, fare un caffè, e tornare con la mente sgombra. Gli investitori possono aspettare.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://blog.yakkomajuri.com/blog/raising-money-fucked-me-up" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Raising money fucked me up</a></em></p>
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