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	<title>monopolio &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Amazon e la &#8216;tassa&#8217; invisibile: come il tuo carrello sta finanziando il party di Bezos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 18:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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					<description><![CDATA[Amazon non sta solo vendendo prodotti, sta vendendo i risultati di ricerca. Scopriamo come il sistema degli annunci sta rendendo tutto più costoso e meno utile per tutti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/08/Amazon-e-la-tassa-invisibile-come-il-tuo-carrello-sta-finanziando-il-party-di-Bezos-1787078654.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/08/Amazon-e-la-tassa-invisibile-come-il-tuo-carrello-sta-finanziando-il-party-di-Bezos-1787078654.png" alt="Amazon e la &#039;tassa&#039; invisibile: come il tuo carrello sta finanziando il party di Bezos" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sfidate la vostra logica: se cercate un nuovo air fryer su Amazon, l&#8217;obiettivo è trovare il modello migliore, quello con le recensioni top e il prezzo più onesto. Ma se i risultati di ricerca fossero progettati per portarvi esattamente dove l&#8217;algoritimento ha deciso che dovete andare, e non dove vi serve davvero?</p>
<p>Non parliamo di una teoria del complotto da forum di 4chan, ma di un modello di business che sta diventando una vera e propria voragine per il portafoglio di tutti. Il punto non è che Amazon stia facendo pubblicità — lo fanno tutti, anche il bar sotto casa — il punto è che sta manipolando il gioco in modo che la ricerca stessa diventi peggiore. </p>
<p>Il meccanismo è questo: Amazon incassa quasi un miliardo di dollari ogni singola settimana solo dagli annunci di ricerca. Una cifra che farebbe impallidire qualsiasi startup di software open source o qualsiasi maker che cerca di far quadrare i conti con le vendite su Etsy. Ma qui sta il trucco. Questi non sono annunci che creano nuovo desiderio (come un bel trailer di un film sci-fi che ti convince a vederlo), sono annunci a somma zero. </p>
<p>Se cerchi un libro specifico, il tuo editore potrebbe pagare Amazon un dollaro per assicurarsi che quel libro appaia in cima. Risultato? Tu paghi il libro un po&#8217; di più per coprire quel dollaro, e l&#8217;editore ha speso soldi per mostrarti qualcosa che avresti comprato comunque. È come pagare un pedaggio per passare su una strada che era già tua.</p>
<p>E la cosa più inquietante per chi ama la qualità è l&#8217;effetto collaterale sulla produzione. Se per vendere un prodotto non conta più quanto sia ben costruito o durevole, ma quanto budget hai per &#8216;comprare&#8217; la prima posizione nei risultati, la qualità scende. Perché investire in ingegneria e materiali premium se il tuo unico obiettivo è avere abbastanza margine per vincere l&#8217;asta degli annunci?</p>
<p>Per noi che viviamo di tecnologia, questa è una regressione pericolosa. Stiamo passando da un ecosistema dove l&#8217;efficienza e la scoperta del &#8216;cosa funziona meglio&#8217; guidano il mercato, a un ecosistema dove vince chi ha il wallet più gonfio. Non è una tassa legale, perché le tasse dovrebbero finanziare parchi o ricerca medica, ma è un prelievo silenzioso che erode il valore di tutto ciò che acquistiamo. </p>
<p>Magari in Italia non abbiamo lo stesso peso politico di Amazon, ma le conseguenze sono globali. Quando il marketplace più grande del mondo smette di essere un facilitatore di scambi e diventa un ostacolo da pagare, la libertà di scelta diventa solo un&#8217;altra voce nel bilancio pubblicitario di qualcun altro.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://seths.blog/2026/08/the-amazon-tax/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Amazon tax</a></em></p>
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		<title>Paramount + Warner Bros: Il Grande Merge che non ci serve (ma che accadrà comunque)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 15:13:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
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		<category><![CDATA[monopolio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Dipartimento di Giustizia USA ha dato il via libera all'acquisizione di Warner Bros da parte di Paramount. Un altro gigante che diventa un mostro, mentre noi cerchiamo solo di far girare un emulatore senza crashare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Paramount-Warner-Bros-Il-Grande-Merge-che-non-ci-serve-ma-che-accadra-comunque-1781363590.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Paramount-Warner-Bros-Il-Grande-Merge-che-non-ci-serve-ma-che-accadra-comunque-1781363590.png" alt="Paramount + Warner Bros: Il Grande Merge che non ci serve (ma che accadrà comunque)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Mentre noi siamo qui a combattere con i driver di una vecchia scheda video o a cercare di far compilare un kernel custom senza che il PC diventi un fornetto per pizze, i pesci grossi dell&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento stanno decidendo il nostro destino digitale.</p>
<p>La notizia è passata come un glitch in un vecchio titolo arcade: il Dipartimento di Giustizia americano ha dato il via libera al progetto di Paramount di inglobare Warner Bros. Sì, avete letto bene. I due colossi si stanno fondendo in un unico, enorme mega-studio cinematografico e televisivo. Per il DOJ (Department of Justice) non è un problema, ma i regolatori degli altri stati e quelli d&#8217;oltreoceano sono ancora lì che guardano la situazione con l&#8217;occhio sospettoso di un debugger che analizza una memory leak.</p>
<p>Perché dovrebbe interessarci? Se pensate che sia solo una questione di titoli di coda e copyright, vi sbagliate. Quando questi giganti si fondono, il potere di controllo sui contenuti aumenta esponenzialmente. Parliamo di un ecosistema chiuso, un vero e proprio vendor lock-in applicato alla cultura pop. Più cataloghi sotto lo stesso tetto significa meno frammentazione (forse), ma soprattutto più potere di decidere cosa arriva sui nostri schermi e, soprattutto, quanto dobbiamo pagare per l&#8217;abbonamento mensile per non restare tagliati fuori.</p>
<p>Dal punto di vista di chi ama smanettare, la cosa che fa più prurito è l&#8217;idea di un monopolio della distribuzione. Noi che siamo abituati a esplorare l&#8217;open source, a modellare in Blender per creare mondi liberi e a usare Godot perché non vogliamo dipendere dalle licenze proprietarie di un engine che ti strozza con le royalty, vediamo questo movimento come un passo indietro verso un internet sempre più proprietario e controllato.</p>
<p>Speriamo solo che i regolatori esteri facciano il loro lavoro e non lascino che questo super-ente diventi l&#8217;unico gatekeeper del divertimento globale. Nel frattempo, io torno ai miei circuiti e al mio codice, dove almeno se qualcosa si rompe, so che posso aprirlo e capire perché. In questo mondo di fusioni corporate, l&#8217;unica cosa che non puoi smontare è la burocrazia.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/paramount-gets-justice-dept-approval-to-buy-warner-bros-2000771458" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Paramount Gets Justice Dept. Approval to Buy Warner Bros.</a></em></p>
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		<title>Google, il tuo monopolio è in discussione: l&#8217;appello che potrebbe cambiare tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 07:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[L'anno scorso Google l'ha scampata, ma ora l'appello potrebbe portare a sanzioni più dure. Scopriamo cosa significa per noi smanettoni e perché dovremmo prestare attenzione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Google-il-tuo-monopolio-e-in-discussione-lappello-che-potrebbe-cambiare-tutto-1770188440.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Google-il-tuo-monopolio-e-in-discussione-lappello-che-potrebbe-cambiare-tutto-1770188440.png" alt="Google, il tuo monopolio è in discussione: l&#039;appello che potrebbe cambiare tutto" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Diciamocelo chiaramente: Google è diventato un po&#8217; come il ragazzino ricco del quartiere che ha comprato tutte le case e ora decide chi può affittare e a che prezzo. Ma la giustizia, a volte, fa un passo indietro per poi fare un balzo in avanti. </p>
<p>L&#8217;anno scorso, il tribunale aveva dato a Google una pacca sulla spalla con una condanna leggera per il suo monopolio sugli annunci online. Ma ora, l&#8217;appello potrebbe ribaltare la situazione. Non festeggiamo ancora, perché sappiamo come vanno queste cose, ma è sempre bello vedere che qualcuno prova a metterli un po&#8217; in riga. </p>
<p>Per noi che passiamo le notti a smanettare con Raspberry Pi e Arduino, o a sviluppare giochi con Godot, la questione è importante. Se Google viene costretto a cambiare le sue pratiche, potrebbe significare meno vendor lock-in, più interoperabilità e, speriamo, meno muri di proprietà che ci bloccano in ecosistemi chiusi. </p>
<p>Immagina di poter finalmente integrare i tuoi progetti open-source senza dover fare salti mortali per evitare le restrizioni di Google. O di poter usare i dati dei tuoi dispositivi IoT senza che Big G ci metta lo zampino. Sarebbe una rivoluzione. </p>
<p>Ma attenzione, non siamo ancora in paradiso. Le grandi aziende hanno un modo tutto loro per aggirare le sanzioni, e Google non farà eccezione. Potremmo vedere più acquisizioni strategiche, cambi di nome ai prodotti e altre manovre per mantenere il controllo. </p>
<p>Cosa possiamo fare noi? Continuare a sostenere l&#8217;open-source, a sviluppare alternative indipendenti e a fare pressione perché la giustizia non si addormenti di nuovo. E, soprattutto, non smettere di smanettare. Perché mentre loro giocano con i soldi, noi giochiamo con il codice, e il codice è l&#8217;unico linguaggio che davvero conta. </p>
<p>Quindi, teniamo d&#8217;occhio questa storia. Potrebbe non essere la fine del monopolio di Google, ma è sicuramente un altro capitolo nella battaglia per un web più libero e aperto.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/not-so-fast-google-that-lenient-monopoly-ruling-from-last-year-is-being-appealed-2000717092" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Not So Fast, Google: That Lenient Monopoly Ruling from Last Year Is Being Appealed</a></em></p>
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