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	<title>malware &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Rust, cargo e un ospite non invitato: quando compilare diventa un rischio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 20:44:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
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					<description><![CDATA[Un crate di Rust è stato compromesso tramite un attacco di typosquatting che scarica codice malevolo direttamente durante la build. Se fate affidamento sulle macro procedurali senza controllare, potreste aver appena regalato le chiavi di casa ai bad guys.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/08/Rust-cargo-e-un-ospite-non-invitato-quando-compilare-diventa-un-rischio-1787258647.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/08/Rust-cargo-e-un-ospite-non-invitato-quando-compilare-diventa-un-rischio-1787258647.png" alt="Rust, cargo e un ospite non invitato: quando compilare diventa un rischio" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>La prossima volta che lanciate un «cargo build» e vi rilassate aspettando che il compilatore faccia il suo lavoro, ricordatevi che potreste stare involontariamente eseguendo un payload di un hacker sconosciuto sul vostro sistema.</p>
<p>Non è un&#8217;ipotesi da film distopico tipo «Mr. Robot», è quello che è successo di recente con il crate «arrayref». In pratica, qualcuno ha giocato sporco usando il classico trucco del typosquatting: ha creato una versione quasi identica a quella originale, una specie di doppieggio sfigato, chiamata «proc-macro1», per ingannare gli sviluppatori meno attenti. Il problema non è solo il nome simile, ma quello che questo pacchetto fa sotto il cofano durante la fase di compilazione.</p>
<p>Per chi non mastica Rust con la stessa intensità con cui mastica pizza e codice, le macro procedurali sono strumenti potentissimi che permettono di generare codice durante la compilazione. Il trucco qui è che il build script di questa versione malevola si sveglia, si connette a un server remoto e scarica un binario precompilato. In pratica, mentre il vostro computer cercava di risolvere dei tipi di dati, stava anche installando un malware silente.</p>
<p>È il classico scenario in cui la comodità dell&#8217;ecosistema moderno si trasforma in un&#8217;arma. Sappiamo tutti che la gestione delle dipendenze è un campo minato, ma quando un attacco sfrutta proprio la logica del compilatore, la questione diventa seria. Non è una legge che arriva da Bruxelles a dirci come dobbiamo programmare (per fortuna, qui non stiamo parlando di regolamenti burocratici che complicano solo la vita), ma è un richiamo alla responsabilità di chi scrive codice.</p>
<p>Certo, potremmo dire che la colpa è di chi ha creato il pacchetto malevolo, ma la vera lezione qui riguarda la fiducia cieca. In un mondo dove basta un errore di battitura nel file Cargo.toml per compromettere la propria macchina, l&#8217;idea di &#8216;importare e dimenticare&#8217; sta diventando pericolosamente obsoleta. Se usate macro procedurali o script di build che toccano la rete, state fondamentalmente aprendo una porta sul retro della vostra workstation.</p>
<p>Quindi, un consiglio da amico: controllate i nomi, leggete i build script e, se potete, fate girare le build in ambienti isolati. Non vogliamo che il vostro prossimo progetto open source finisca per far parte di una botnet russa mentre cercate solo di implementare un array più efficiente.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://safedep.io/arrayref-proc-macro1-rust-build-time-malware/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Malicious Rust crate Arrayref runs a build-time payload</a></em></p>
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		<title>Clickfix: quando anche i &#8216;professionisti&#8217; russi decidono di usare i trucchi da quattro soldi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 10:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
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		<category><![CDATA[social engineering]]></category>
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					<description><![CDATA[I gruppi di hacker più sofisticati stanno adottando tecniche di social engineering da dilettanti. Ecco come il Clickfix sta infettando i dispositivi con un semplice clic sbagliato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Clickfix-quando-anche-i-professionisti-russi-decidono-di-usare-i-trucchi-da-quattro-soldi-1784457845.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Clickfix-quando-anche-i-professionisti-russi-decidono-di-usare-i-trucchi-da-quattro-soldi-1784457845.png" alt="Clickfix: quando anche i &#039;professionisti&#039; russi decidono di usare i trucchi da quattro soldi" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Dimenticate i film di Hollywood dove un hacker con un cappuccio e una luce verde sul volto digita freneticamente su una tastiera meccanica per scardinare i firewall del Pentagono. La realtà è molto più banale, decisamente meno &#8216;cool&#8217; e, onestamente, anche più fastidiosa.</p>
<p>L&#8217;ultima notizia che arriva dai circuiti dell&#8217;intelligence russa ci dice che anche i gruppi di hacker più &#8216;élite&#8217; stanno scendendo di livello (o forse stanno solo scoprendo che la pigrizia paga) utilizzando il Clickfix. Se non avete mai sentito questo termine, non preoccupatevi: non è un nuovo framework di sviluppo o una distro Linux rivoluzionaria. È una tecnica di social engineering che punta tutto sulla manipolazione psicologica e su quella tipica fretta che ci assale quando un pop-up ci dice che &#8216;qualcosa non va&#8217;.</p>
<p>Il meccanismo è di una semplicità irritante. Invece di cercare vulnerabilità zero-day complesse che richiedono mesi di ricerca e budget infiniti, questi soggetti utilizzano finte finestre di errore o messaggi di sistema che sembrano legittimi. Il trucco? Ti convincono che devi eseguire un comando specifico, magari incollando qualcosa nel terminale o cliccando su un pulsante per &#8216;riparare&#8217; il browser. Una volta che l&#8217;utente (spesso distratto o troppo fiducioso) esegue l&#8217;azione, il payload viene installato e il gioco è fatto.</p>
<p>È un approccio che abbiamo visto spesso in ambito criminale per scopi puramente finanziari, ma l&#8217;aspetto inquietante è l&#8217;adozione da parte di attori che dovrebbero avere standard molto più alti. È come se vedessimo un Master Chef che, invece di preparare un soufflé perfetto, decidesse di servire una pizza surgelata perché tanto la gente la mangia comunque.</p>
<p>Per noi che mastichiamo codice e passiamo la vita tra terminali e script, la lezione è chiara: la sicurezza non è solo questione di patch e kernel aggiornati, ma di quanto siamo capaci di resistere alla tentazione di &#8216;cliccare su tutto&#8217; sperando che si risolva da solo. Non importa quanto sia blindata la vostra infrastruttura se l&#8217;anello debole è un utente che segue istruzioni scritte in un pop-up sospetto.</p>
<p>In Italia, come nel resto del mondo, siamo bersagli facili proprio perché spesso sottovalutiamo questi attacchi &#8216;low-tech&#8217;. Non serve un supercomputer per essere infettati, basta un po&#8217; di poca attenzione e una finestra di dialogo che sembra troppo autorevole. Quindi, per una volta, tenete le mani lontane dai comandi che vi vengono suggeriti da siti web dubbi. La prossima volta che un pop-up vi dice che il vostro browser è rotto, ignoratelo e andate a farvi un caffè. È molto più sicuro.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/07/now-even-russias-most-elite-hackers-are-using-clickfix-to-infect-devices/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Now, even Russia&#039;s most elite hackers are using Clickfix to infect devices</a></em></p>
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		<title>PamStealer: perché il tuo MacBook non è una fortezza inespugnabile (e non è colpa di Windows)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 22:43:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un nuovo malware per macOS, chiamato PamStealer, sta dimostrando che gli infostealer si stanno evolvendo rapidamente. Niente più attacchi grossolano, qui si parla di tecniche stealth che potrebbero far tremare anche i più esperti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/PamStealer-perche-il-tuo-MacBook-non-e-una-fortezza-inespugnabile-e-non-e-colpa-di-Windows-1783032225.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/PamStealer-perche-il-tuo-MacBook-non-e-una-fortezza-inespugnabile-e-non-e-colpa-di-Windows-1783032225.png" alt="PamStealer: perché il tuo MacBook non è una fortezza inespugnabile (e non è colpa di Windows)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensate che passare da Windows a macOS sia il modo definitivo per dormire sonni tranquilli mentre compilate il vostro ultimo progetto kernel-side, beh, avete appena scoperto un nuovo modo per far piangere i vostri backup.</p>
<p>Si parla di PamStealer, un nuovo &#8216;ospite indesiderato&#8217; che ha appena fatto il suo ingresso in scena. E no, non è il solito script da quattro soldi che cerca di convincerti a installare una versione crackata di Adobe Illustrator. Questo qui ha un po&#8217; di classe, o meglio, di cattiveria. È un infostealer progettato specificamente per macOS che utilizza tecniche di &#8216;tradecraft&#8217; decisamente più sofisticate rispetto ai suoi predecessori. </p>
<p>In pratica, mentre molti malware si limitano a spammare notifiche o a rallentare il sistema come un processo zombie di un vecchio server Linux, PamStealer gioca sul registro basso. Il suo obiettivo non è farsi notare, ma restare invisibile, agendo silenziosamente nelle pieghe del sistema operativo per rubare credenziali, cookie e dati sensibili. È quel tipo di minaccia che non ti arriva con un pop-up urlante, ma che si insinua nel tuo workflow come un bug in una libreria dipendente che non hai aggiornato da sei mesi.</p>
<p>Per noi che amiamo smontare ogni cosa, la cosa interessante è l&#8217;aumento di sforzo che gli sviluppatori di malware stanno mettendo nel colpire l&#8217;ecosistema Apple. Sembra che il bottino su Mac sia diventato troppo interessante per essere ignorato. Non è che le patch di sicurezza siano diventate inutili — spero vivamente di no — ma è chiaro che l&#8217;automazione e le tecniche di offuscamento stanno rendendo la superficie di attacco molto più dinamica.</p>
<p>Certo, leggendo queste notizie dall&#8217;estero, a volte sembra che il mondo sia solo un grande campo di battaglia cyber, ma la realtà per noi in Italia è che spesso ci troviamo con strumenti che sembrano blindati e invece sono solo &#8216;comodi&#8217;. Il rischio è che ci si abitui a una falsa sensazione di sicurezza solo perché l&#8217;interfaccia grafica è minimale e non presenta avvisi di errore stridenti. </p>
<p>Quindi, un consiglio da amico: non abbiate troppa fiducia nell&#8217;estetica pulita del vostro desktop. Controllate le estensioni, fate attenzione a cosa scaricate e, se potete, mantenete il sistema aggiornato. La tecnologia sta diventando sempre più astuta, e se non restiamo sul pezzo, finiremo tutti a cercare di recuperare i dati dai resti di un filesystem corrotto.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/07/new-pamstealer-macos-malware-uses-clever-tradecraft-to-remain-stealthy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Newly discovered PamStealer isn&#039;t your typical macOS malware</a></em></p>
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		<title>Operation Endgame: Quando le autorità decidono di fare il reboot del malware</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 00:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Cybercrime]]></category>
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		<category><![CDATA[Operation Endgame]]></category>
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					<description><![CDATA[Una colossale operazione internazionale ha appena sferrato un colpo durissimo alla catena di montaggio del cybercrime, mandando in tilt strumenti fondamentali per i bad actors di turno.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Operation-Endgame-Quando-le-autorita-decidono-di-fare-il-reboot-del-malware-1782348230.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Operation-Endgame-Quando-le-autorita-decidono-di-fare-il-reboot-del-malware-1782348230.png" alt="Operation Endgame: Quando le autorità decidono di fare il reboot del malware" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente soddisfacente nel vedere un piano orchestrato con precisione chirurgica che manda in crash l&#8217;intero business model di chi vive di exploit e truffe.</p>
<p>Se pensavate che il cybercrime fosse solo un gruppo di ragazzini con la felpa con cappuccio in un seminterrato buio, riconsiderate. Parliamo di una vera e propria &#8216;assembly line&#8217;, una catena di montaggio industriale dove il codice malevolo viene assemblato, testato e spedito come se fosse un pacco di Amazon Prime. Ma questa volta, il corriere non ha consegnato nulla. Con l&#8217;operazione «Endgame», le forze dell&#8217;ordine globali hanno deciso di applicare un bel &#8216;delete&#8217; massivo ai tool più utilizzati dai criminali informatici.</p>
<p>Non si è trattato di un piccolo patch di sicurezza o di un ban preventivo su qualche forum di dubbia etica. Parliamo di un attacco coordinato che ha colpito due strumenti pilastro del crimine digitale contemporaneamente. È stato un &#8216;one-two punch&#8217; che ha mandato in tilt l&#8217;infrastruttura stessa della distribuzione di malware. Immaginate di voler costruire un set di LEGO, ma scoprite che qualcuno ha hackerato la fabbrica e ha sostituito tutti i mattoncini con dei pezzi di gomma piuma che non si incastrano con nulla. Ecco, questo è quello che è successo ai bad actors.</p>
<p>Certamente, come sempre in queste operazioni internazionali, ci si può chiedere quanto di questo &#8216;successo&#8217; sia frutto di una vera capacità tecnica e quanto di una semplice fortunata intercettazione di server mal configurati (perché, sappiamo bene, i criminali spesso si dimenticano di chiudere le porte che lasciano aperte). Spesso queste operazioni coinvolgono agenzie che operano fuori dai confini della nostra giurisdizione, e per noi che viviamo in Italia, la notizia arriva un po&#8217; come un film di supereroi americano: epica, grandiosa, ma con quel retrogusto di &#8216;non so esattamente cosa stia succedendo nel mio backend&#8217;.</p>
<p>Però, restiamo sul concreto: quando l&#8217;infrastruttura che permette la scalabilità del malware viene colpita, il costo del crimine aumenta. E quando il costo aumenta, il profitto diminuisce. È una battaglia di logistica, non solo di codice. Non è ancora la fine del gioco — il nome dell&#8217;operazione è un po&#8217; troppo presuntuoso per i miei gusti — ma è sicuramente un glitch importante nel sistema dei malintenzionati. </p>
<p>Vedremo se riusciranno a ricostruire la catena di montaggio o se stavolta hanno davvero trovato il tasto &#8216;shutdown&#8217; definitivo. Nel frattempo, noi continuiamo a patchare, a monitorare e a sperare che il prossimo aggiornamento non sia solo un modo elegante per farci pagare un abbonamento in più.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/06/one-two-punch-delivered-in-global-operation-disrupts-cybercrime-assembly-line/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">One-two punch delivered in global operation disrupts cybercrime &quot;assembly line&quot;</a></em></p>
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		<title>Crypto Clipper: quando la tua chiavetta USB decide di fare il furbo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 20:44:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nuova variante di malware in circolazione: Crypto Clipper usa ancora i vecchi metodi analogici per colpire i wallet digitali. Ecco cosa sta succedendo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Crypto-Clipper-quando-la-tua-chiavetta-USB-decide-di-fare-il-furbo-1781901845.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Crypto-Clipper-quando-la-tua-chiavetta-USB-decide-di-fare-il-furbo-1781901845.png" alt="Crypto Clipper: quando la tua chiavetta USB decide di fare il furbo" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Spero che la vostra collezione di chiavette USB vintage, quelle che usate solo per far ripartire il BIOS quando tutto va in vacca, sia ben tenuta e pulita.</p>
<p>Microsoft ha appena tirato fuori un nuovo avvistamento che ci ricorda come, nel mondo della cybersecurity, l&#8217;innovazione spesso consista nel riproporre lo stesso vecchio trucco con un po&#8217; di nuovo gloss. Parliamo di Crypto Clipper, una backdoor leggera, subdola e decisamente poco amichevole, che ha lo scopo principale di uno solo: svuotarti i wallet crypto senza che tu te ne accorga.</p>
<p>Il modus operandi è quasi nostalgico, se non fosse che ci sono di mezzo i tuoi risparmi in Bitcoin. Il malware si propaga tramite supporti rimovibili, ovvero le classiche USB. Sì, avete letto bene. In un&#8217;era di cloud, microservizi e pipeline di CI/CD infinite, il vettore d&#8217;attacco preferito è ancora il &#8216;metti la chiavetta nel PC&#8217;. Sembra un episodio di una serie crime anni &#8217;90, ma è la realtà dei fatti.</p>
<p>La parte interessante (se così vogliamo chiamare una minaccia) è come questo piccolo mostriciattolo gestisce la comunicazione. Una volta infettata la macchina, Crypto Clipper utilizza la rete Tor per comunicare con il suo server di comando e controllo. È quel classico approccio «low profile»: non vuole attirare l&#8217;attenzione dei firewall aziendali più sofisticati, preferendo mimetizzarsi nel traffico criptato che ormai è diventato pane quotidiano per chiunque faccia network administration.</p>
<p>Per noi che amiamo smontare ogni cosa e capire il *perché* dietro un bit, la cosa è un promemoria brutale: non importa quanto sia figo il tuo setup o quanto sia blindato il tuo kernel, se lasci una porta aperta (o una porta USB non monitorata), qualcuno entrerà. Non è una questione di legislazioni europee o di nuovi regolamenti sulla privacy che arrivano da Bruxelles; è pura igiene digitale.</p>
<p>Quindi, un consiglio da amico: smettete di usare quella chiavetta trovata per caso in metropolitana o quella che usate per scambiarvi le ISO di Linux tra colleghi senza un minimo di controllo. La tecnologia avanza, ma la cattiveria di un malware che cerca solo di rubarti qualche frazione di Ethereum resta incredibilmente primitiva e, per questo, molto efficace.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/06/microsoft-spots-new-self-propagating-malware-for-stealing-cryptocurrency/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Microsoft discovers new lightweight backdoor that steals cryptocurrency</a></em></p>
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		<title>GitHub, 10.000 Trojan e il grande paradosso del &#8216;clona tutto senza leggere&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 23:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[GitHub]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[malware]]></category>
		<category><![CDATA[opensource]]></category>
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					<description><![CDATA[Un ricercatore ha scovato una rete di 10.000 repository su GitHub che distribuiscono malware. Una scoperta che ci ricorda perché il comando 'git clone' non dovrebbe mai essere seguito da un cieco 'sudo'.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/GitHub-10.000-Trojan-e-il-grande-paradosso-del-clona-tutto-senza-leggere-1781824411.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/GitHub-10.000-Trojan-e-il-grande-paradosso-del-clona-tutto-senza-leggere-1781824411.png" alt="GitHub, 10.000 Trojan e il grande paradosso del &#039;clona tutto senza leggere&#039;" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di entrare in un gigantesco magazzino di componenti elettronici, uno di quelli dove trovate di tutto, dai microcontrollori vintage ai sensore più assurdi, e scoprire che tra i chip puliti ci sono decine di migliaia di condensatori che esplodono appena applicate la tensione.</p>
<p>Ecco, lo stesso panico da corto circuito è quello che sta attraversando la community di GitHub in questi giorni. Un utente, mentre faceva una banale ricerca su Google per vedere se il suo progetto fosse stato indicizzato, ha scoperchiato un vaso di Pandora digitale: 10.000 repository pronti a iniettare Trojan nei sistemi di chiunque sia abbastanza sbadato da scaricarli. </p>
<p>La cosa impressionante non è solo il numero — che è comunque una cifra da mal di testa — ma il metodo. Non parliamo di vecchi fork di progetti famosi o di bot che replicano lo stesso codice sporco. No, qui parliamo di una rete strutturata di repository con nomi diversi, contributori diversi e un pattern di codice che, una volta identificato tramite uno script (e qui bisogna fare un applauso al ricercatore), rivela la natura maligna di tutto il cluster. È una vera e propria operazione di &#8216;supply chain attack&#8217; su scala industriale, camuffata sotto la maschera del codice open source.</p>
<p>Da smanettone che non ne vuole sapere di fidarsi nemmeno della propria madre, trovo questa situazione inquietante ma non del tutto inaspettata. Noi viviamo di repository, di librerie prese a caso da StackOverflow e di script Python trovati in qualche angolo oscuro del web per far girare una funzione di automazione. La nostra forza è la condivisione, ma la nostra debolezza è la pigrizia. La tentazione di fare un &#8216;git clone&#8217; e sperare che tutto funzioni senza leggere nemmeno una riga di quello che sta succedendo nei file di setup è la nostra rovina.</p>
<p>Cosa significa per noi che passiamo le notti a compilare firmware o a integrare librerie per i nostri progetti di automazione? Significa che dobbiamo tornare alle basi. Controllare i commit, analizzare i file di configurazione e, per l&#8217;amor di tutti i processore Z80, smetterla di fidarsi ciecamente di ogni repository che promette &#8216;magia istantanea&#8217;.</p>
<p>GitHub deve prendersi le proprie responsabilità. Non possiamo permettere che la piattaforma diventi un marketplace per malware strutturati con questa precisione. Se il sistema di rilevamento di GitHub non riesce a beccare un pattern così massiccio, allora il concetto di &#8216;sicurezza&#8217; è solo una parola vuota da inserire nei comunicati stampa per rassicurare gli investitori.</p>
<p>Insomma, ragazzi, occhio a quello che scaricate. La prossima volta che trovate un repository che promette di far girare Blender su un Raspberry Pi 1 con prestazioni incredibili, fermatevi un secondo. Leggete il codice. Non fatevi fregare dal tropo dell&#8217;automazione facile. Alla fine della fiera, l&#8217;unico vero hacker deve essere quello che scrive il codice, non quello che lo usa per distruggervi il server.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://orchidfiles.com/github-repositories-distributing-malware/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I found 10k GitHub repositories distributing Trojan malware</a></em></p>
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		<title>Spoiler: l&#8217;offerta di lavoro su LinkedIn potrebbe essere un malware</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 03:13:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[LinkedIn]]></category>
		<category><![CDATA[malware]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo exploit dimostra come un semplice annuncio di lavoro possa nascondere una backdoor. Se state cercando un nuovo impiego, occhio a non cliccare sul link sbagliato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Spoiler-lofferta-di-lavoro-su-LinkedIn-potrebbe-essere-un-malware-1781579575.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Spoiler-lofferta-di-lavoro-su-LinkedIn-potrebbe-essere-un-malware-1781579575.png" alt="Spoiler: l&#039;offerta di lavoro su LinkedIn potrebbe essere un malware" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di scorrere il feed di LinkedIn alla ricerca di quella posizione da senior dev che finalmente vi permetterà di comprarti l&#8217;ultima stampante 3D professionale o quel modulo per l&#8217;AI che avete messo nel carrello da mesi. Trovate un annuncio perfetto, quasi troppo bello per essere vero, cliccate con entusiasmo e&#8230; boom. Non trovate un modulo di candidatura, ma una shell aperta sul vostro sistema.</p>
<p>Sembra la trama di un film di serie B sulla cybersecurity, ma è la realtà che sta emergendo da una recente scoperta (e sì, l&#8217;ho letto su Hacker News mentre cercavo di far compilare un progetto su Godot). Qualcuno ha trovato il modo di sfruttare le offerte di lavoro su LinkedIn per iniettare una backdoor. In pratica, l&#8217;annuncio non è solo testo e qualche parola chiave per l&#8217;algoritmo, ma un vettore d&#8217;attacco progettato per colpire proprio chi è alla ricerca di nuove opportunità.</p>
<p>La cosa che mi fa ribollire il sangue non è solo l&#8217;exploit in sé — che, ammettiamolo, ha un certo fascino &#8216;old school&#8217; quasi da hacker degli anni &#8217;90 — ma quanto sia facile bypassare i controlli di una piattaforma gigante. LinkedIn è il regno del corporate-speak, di gente che parla di &#8216;sinergie&#8217; e &#8216;disruptive innovation&#8217;, eppure non riesce a filtrare un payload che trasforma un&#8217;offerta di lavoro in un trojan.</p>
<p>Per noi che passiamo le notti a compilare codice, smanettare con circuiti stampati o configurare server domestici, questo è un segnale d&#8217;allarme gigante. Noi siamo abituati a guardare il codice, a fare reverse engineering, a capire cosa c&#8217;è sotto il cofano. Ma quando il &#8216;malware&#8217; arriva sotto forma di un testo che sembra scritto da un bot di HR, le difese classiche saltano.</p>
<p>Cosa significa per noi? Sign&#8217;ifica che la prossima volta che vedete quell&#8217;offerta per un ruolo di &#8216;Cybersecurity Expert&#8217; (ironia della sorte), dovrete trattarla con lo stesso sospetto con cui trattate un modulo .exe scaricato da un forum di retrocomputing poco affidabile. Non fidatevi dei link, non cliccate freneticamente e, per l&#8217;amor di tutto ciò che è open source, usate sempre una sandbox o una VM se dovete esplorare roba sospetta.</p>
<p>In un mondo dove l&#8217;hype tecnologico ci spinge a cliccare su tutto quello che brilla, ricordiamoci che la sicurezza inizia dal sano scetticismo. Se l&#8217;offerta sembra troppo figa per essere vera, probabilmente contiene un reverse shell. Restate svegli, smanettate con criterio e, soprattutto, non lasciate che un recruiter (o un hacker) vi prenda alla sprovvista.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://roman.pt/posts/linkedin-backdoor/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">A backdoor in a LinkedIn job offer</a></em></p>
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		<title>Spyware con mania di grandezza: tra bio-terrorismo e script poco convincenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 09:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[malware]]></category>
		<category><![CDATA[software-development]]></category>
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					<description><![CDATA[Alcuni sviluppatori di malware hanno deciso di alzare la posta (metaforicamente) aggiungendo riferimenti a armi nucleari e biologiche ai loro worm. Ecco perché non dovresti preoccuparti del complotto, ma piuttosto di cosa stai scaricando.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Spyware-con-mania-di-grandezza-tra-bio-terrorismo-e-script-poco-convincenti-1781341983.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Spyware-con-mania-di-grandezza-tra-bio-terrorismo-e-script-poco-convincenti-1781341983.png" alt="Spyware con mania di grandezza: tra bio-terrorismo e script poco convincenti" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Dimenticate i virus che si limitano a criptare i vostri file per chiedere un riscatto in Bitcoin; la nuova moda tra i creatori di malware è quella di provare a sembrare i cattivi di un film di serie B degli anni &#8217;90.</p>
<p>Recentemente è emerso che alcune nuove varianti di spyware, in particolare i worm «Miasma» e «Hades», hanno deciso di integrare nel proprio codice stringhe di testo che fanno riferimento a armi nucleari e biologiche. Sì, avete letto bene. Non stanno cercando di far esplodere la vostra caldaia smart o di sabotare la vostra stampante 3D; stanno solo cercando di urlare al mondo quanto sono &#8216;pericolosi&#8217; attraverso un uso del linguaggio decisamente teatrale e, onestamente, un po&#8217; ridicolo.</p>
<p>Il target di questi attacchi non sono i vertici del Pentagono, ma sviluppatori di bioinformatica e professionisti che lavorano con il Model Context Protocol (MCP). In pratica, cercano di infilarsi in ecosistemi dove la ricerca scientifica incontra il codice. Il metodo? Classico: sfruttare vulnerabilità o pacchetti malevoli per infilarsi nei sistemi. Ma invece di un approccio stealth e professionale, questi malvagi hanno deciso di aggiungere un tocco di &#8216;apocalisse nucleare&#8217; al loro payload.</p>
<p>Da smanettone, trovo questa cosa quasi divertente, se non fosse che la sicurezza informatica sia una cosa seria. È il classico caso di hype tossico applicato al crimine informatico: vogliono creare un panico inutile per dare importanza a un malware che, tecnicamente, è solo un altro script fastidioso. È come se un hacker di quartiere cercasse di spacciare per un super-villaggio globale solo perché ha scritto &#8216;distruzione mondiale&#8217; nel commento di una funzione Python.</p>
<p>Per noi che passiamo le giornate tra script Python, repository GitHub e automazioni varie, il messaggio è chiaro: occhio a quello che installate. Se state lavorando a un progetto di bio-hacking o state testando librerie nuove che non avete verificato, il rischio non è tanto l&#8217;atomica, ma il fatto che qualcuno possa rubarvi i dati o usare la vostra macchina per mining di criptovalute. </p>
<p>Non serve essere esperti di cybersecurity per capire che la pulizia del proprio ambiente di sviluppo è fondamentale. Fate il check delle dipendenze, leggete i file manifest e non fate i pigri con i permessi. Se un pacchetto promette di rivoluzionare il mondo ma ha riferimenti bizzarri a test nucleari, lasciatelo stare e tornate a smanettare con i vostri progetti su Godot o le vostre macchine CNC. La realtà è già abbastanza complicata senza dover gestire anche i sogni di gloria di un malware con troppa fantasia e poca sostanza.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://twitter.com/jsrailton/status/2064661778978533571" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Malware developers added nuclear and biological weapons text to to their spyware</a></em></p>
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		<title>Malware che si auto-propaga: quando il software open-source diventa un&#8217;arma a doppio taglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[malware]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[smanettone]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo malware sta infettando progetti open-source e cancellando dati in Iran. Ecco perché dovresti preoccuparti, soprattutto se sei un maker o uno smanettone.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Malware-che-si-auto-propaga-quando-il-software-open-source-diventa-unarma-a-doppio-taglio-1774361115.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Malware-che-si-auto-propaga-quando-il-software-open-source-diventa-unarma-a-doppio-taglio-1774361115.png" alt="Malware che si auto-propaga: quando il software open-source diventa un&#039;arma a doppio taglio" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Cari hacker, maker e smanettoni vari, oggi abbiamo una notizia che vi farà grattare la testa (e forse controllare due volte i vostri progetti su GitHub).</p>
<p>Immaginate un malware che non solo si diffonde da solo, ma lo fa attraverso il software open-source, quella roba che tutti noi amiamo per la sua trasparenza e libertà. Beh, qualcuno ha deciso di trasformare il nostro amato codice open in un cavallo di Troia. E il bersaglio principale? Macchine in Iran.</p>
<p>La storia è questa: un malware auto-propagante sta infettando progetti open-source, e quando dice &#8220;infettare&#8221; intende proprio quello, come un virus informatico che si diffonde attraverso i progetti condivisi. Una volta dentro, il malware non solo si replica, ma cancella dati su macchine basate in Iran. Sì, avete letto bene: cancella dati. Non è un ransomware che chiede un riscatto, ma un software che agisce come un bulldozer digitale, distruggendo tutto ciò che trova.</p>
<p>Ma perché dovrebbe interessarvi? Beh, perché se siete sviluppatori, maker o semplicemente amanti del codice open-source, questo è un campanello d&#8217;allarme. Il malware sfrutta la fiducia che riponiamo nei progetti open-source, trasformandoli in veicoli per attacchi. E il peggio? Non è la prima volta che succede, e probabilmente non sarà l&#8217;ultima.</p>
<p>Da smanettone a smanettone, vi dico: controllate i vostri repository, aggiornate le dipendenze e, per l&#8217;amore di tutto ciò che è sacro nel mondo del coding, fate backup. Non si sa mai quando un progetto che avete scaricato per un Arduino o un Raspberry Pi possa diventare un&#8217;arma a doppio taglio.</p>
<p>E poi c&#8217;è la questione etica. L&#8217;open-source è basato sulla condivisione e la collaborazione. Vedere il proprio lavoro strumentalizzato per attacchi è come scoprire che il tuo progetto di riciclo della plastica è stato usato per costruire un&#8217;arma. Non è bello, ma è la realtà. Quindi, siate vigili, siate paranoici (ma non troppo), e soprattutto, continuate a smanettare. Perché il mondo ha bisogno di maker, non di paranoici che non toccano più una riga di codice.</p>
<p>In conclusione, questo episodio è un promemoria che anche nel mondo open-source, la sicurezza è fondamentale. Quindi, andate a controllare i vostri progetti, aggiornate tutto, e magari fate un backup. E se trovate qualcosa di sospetto, fatelo sapere alla community. Insieme siamo più forti, anche contro i malware.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/03/self-propagating-malware-poisons-open-source-software-and-wipes-iran-based-machines/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Self-propagating malware poisons open source software and wipes Iran-based machines</a></em></p>
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		<title>14.000 router infetti: quando la tua rete diventa un setaccio per malware</title>
		<link>https://www.rootclub.it/14-000-router-infetti-quando-la-tua-rete-diventa-un-setaccio-per-malware/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 00:03:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[malware]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[router]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[smanettare]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopri come un malware ostinato sta infettando migliaia di router Asus, soprattutto negli USA. Ecco cosa significa per noi smanettoni e come difendersi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/14.000-router-infetti-quando-la-tua-rete-diventa-un-setaccio-per-malware-1773273793.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/14.000-router-infetti-quando-la-tua-rete-diventa-un-setaccio-per-malware-1773273793.png" alt="14.000 router infetti: quando la tua rete diventa un setaccio per malware" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavi che il tuo router fosse solo un dispositivo noioso che fa il suo lavoro in silenzio, beh, ti sbagliavi di grosso. </p>
<p>Un nuovo malware ha infettato ben 14.000 router, soprattutto modelli Asus negli Stati Uniti, e la cosa peggiore è che questo bastardo è estremamente resistente ai tentativi di rimozione. Insomma, è come quel virus che si ripresenta ogni volta che pensi di averlo debellato. </p>
<p>La notizia arriva da Ars Technica e ci racconta di un malware che sfrutta vulnerabilità note per insinuarsi nei router e creare una rete botnet. Il problema? Questi dispositivi sono spesso trascurati dagli utenti, che li trattano come scatole nere da non toccare mai. Eppure, un router è un computer a tutti gli effetti, e come tale va aggiornato e monitorato. </p>
<p>Ma perché questo malware è così difficile da debellare? Semplice: sfrutta tecniche di persistenzache lo rendono quasi invisibile ai tentativi di rimozione tradizionali. Inoltre, molti utenti non hanno idea di come aggiornare il firmware del proprio router o, peggio, lo hanno comprato in offerta e non sanno nemmeno da dove cominciare. </p>
<p>Per noi smanettoni, questa è una chiamata alle armi. Un router è un dispositivo che merita la nostra attenzione, non solo perché è il nostro gateway verso il mondo digitale, ma perché è anche un potenziale bersaglio per attacchi informatici. </p>
<p>Cosa possiamo fare? </p>
<p>1. **Aggiorna il firmware**: Sembra banale, ma è il primo passo per chiudere le porte ai malware. Controlla regolarmente il sito del produttore per gli ultimi aggiornamenti. </p>
<p>2. **Cambia le credenziali di default**: Se il tuo router ha ancora username e password standard, stai regalando le chiavi di casa ai malintenzionati. </p>
<p>3. **Monitora il traffico**: Strumenti come Wireshark o ntopng possono aiutarti a capire se qualcosa di strano sta succedendo nella tua rete. </p>
<p>4. **Considera un firmware alternativo**: Se il tuo router lo supporta, potresti installare OpenWRT o DD-WRT per avere più controllo e sicurezza. </p>
<p>5. **Non trascurare i vecchi modelli**: Anche se hai un router obsoleto, non significa che sia immune. Anzi, spesso sono proprio questi dispositivi a essere i più vulnerabili. </p>
<p>Detto questo, non possiamo fare a meno di criticare i produttori. Perché i router sono così complessi da aggiornare? Perché le interfacce utente sono così criptiche? E soprattutto, perché non ci sono soluzioni più semplici per gli utenti meno esperti? </p>
<p>In conclusione, il malware che infetta questi router è un promemoria che la sicurezza informatica inizia da casa. E se pensi che il tuo router sia solo un dispositivo passivo, è ora di svegliarti e smetterla di trattarlo come un mobile IKEA da montare una volta e dimenticare. </p>
<p>La rete è il nostro terreno di gioco, e come tali dobbiamo proteggerla. Quindi, aggiornate, monitorate e, soprattutto, rimanete curiosi. Perché un hacker è anche un difensore.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/03/14000-routers-are-infected-by-malware-thats-highly-resistant-to-takedowns/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">14,000 routers are infected by malware that&#039;s highly resistant to takedowns</a></em></p>
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