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	<title>lowlevel &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Catlantean 3D: Perché smettere di usare l&#8217;AI e tornare al buon vecchio 320&#215;240</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 23:14:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un developer ha deciso di sfidare la logica creando un FPS moderno con i vincoli tecnologici del 1993. Niente AI slop, solo puro codice, pixel e fatica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Catlantean-3D-Perche-smettere-di-usare-lAI-e-tornare-al-buon-vecchio-320x240-1781046842.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Catlantean-3D-Perche-smettere-di-usare-lAI-e-tornare-al-buon-vecchio-320x240-1781046842.png" alt="Catlantean 3D: Perché smettere di usare l&#039;AI e tornare al buon vecchio 320x240" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Dimenticate i ray tracing che fanno esplodere le vostre RTX e le texture in 8K che pesano quanto l&#8217;intero database di un social network. Esiste un tipo di follia che noi, amanti del basso livello e del bit-crunching, possiamo solo definire &#8216;puro genio&#8217;.</p>
<p>È spuntato fuori un progetto chiamato Catlantean 3D e, onestamente, leggere il suo manifesto mi ha fatto venire voglia di buttare il mio PC moderno dalla finestra e rimettermi a smanettare con un vecchio 486. L&#8217;autore ha deciso di auto-imponersi dei vincoli che definire &#8216;pazzi&#8217; è un eufemismo: vuole creare un FPS completo partendo da zero, ma con le regole del 199azione. Parliamo di risoluzione 320&#215;240, una palette limitata a soli 256 colori e rendering fatto interamente a mano. Niente motori pronti, niente asset comprati su marketplace, niente magia.</p>
<p>La cosa che mi ha fatto saltare sulla sedia è la dichiarazione di guerra contro l&#8217;«AI slop». In un&#8217;epoca in cui tutto viene generato da un prompt e la qualità artistica sta diventando una massa indistinta di pixel mediati da algoritmi, questo dev sta dicendo: «No, io voglio disegnare ogni singolo sprite e gestire ogni frame buffer a mano». È una dichiarazione di resistenza digitale che fa bene al cuore di chiunque abbia mai passato una notte intera a debuggare un problema di precisione in virgola fissa o a cercare di far far quadrare un mixer audio senza far esplodere le orecchie.</p>
<p>Cosa significa questo per noi che amiamo il mondo maker e il retrocomputing? Significa che il limite non è più la potenza di calcolo, ma la creatività pura. Il progetto usa un approccio ibrido: logica di gioco in fixed-point per garantire che tutto sia deterministico (fondamentale se vuoi che il tuo gioco non si comporti in modo diverso tra un PC e un altro), ma permette il floating-point per il rendering, perché ammettiamolo, a nessuno interessa che un pixel sia leggermente fuori posto finché l&#8217;effetto visivo è quello giusto.</p>
<p>È un approccio che ci ricorda perché amiamo programmare: non per vedere quanti teraflop possiamo spremere, ma per vedere cosa riusciamo a costruire con le mani sporche di codice e pixel. Se riuscirà a portare questo gioco su Steam l&#8217;anno prossimo, io sarò il primo in fila. Non per la grafica, ma per il rispetto che merita un approccio così brutale, senza fronzoli e senza la pigrizia dei moderni workflow automatizzati.</p>
<p>Restate sintonizzati, perché se questo progetto prende forma, potremmo assistere a una piccola rivoluzione nel modo di intendere lo sviluppo indie. Meno hype, più bit.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://staniks.github.io/articles/catlantean-3d-blog-1/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Making Graphics Like it&#039;s 1993</a></em></p>
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		<title>Sei un Hacker o un Presentatore? Decifrando l&#8217;Arte di &#8216;Cosa Stai Realizzando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 16:06:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[GeekHumor]]></category>
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					<description><![CDATA[Hacker News è piena di gente che ha idee brillanti. Ma tra 'Idea' e 'Prodotto funzionante' c'è un abisso. Parliamo di come far passare il concetto di 'sperimentare' dal vago pitch al circuito cablato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em; width: 100%;"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/1776096385.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Sei-un-Hacker-o-un-Presentatore-Decifrando-lArte-di-Cosa-Stai-Realizzando-1776118324.png" alt="Sei un Hacker o un Presentatore? Decifrando l&#8217;Arte di &#8216;Cosa Stai Realizzando" style="width: 100% !important; height: auto !important; max-width: 100% !important; display: block !important;"></a></figure>
<p>Qual è il vero costo di un&#8217;idea? Più del tempo che ci metti a scriverla su un foglio o a fare un pitch di 5 minuti davanti a un caffè.</p>
<p>Quando vedi post come &#8220;Ask HN: What Are You Working On?&#8221; su Hacker News, ti entra quella spinta: &#8216;Sono io! Devo raccontare la mia invenzione!&#8217; È un esercizio creativo, lo capisco. È il momento in cui tutti sentono di aver risolto il problema del traffico con un algoritmo di machine learning alimentato da caffè freddo e pura determinazione.</p>
<p>Ma, diciamocelo, la maggior parte di quelle &#8216;cose che si stanno lavorando&#8217; sono ancora bloccate in una fase pre-beta che richiede un cavatappi, un saldatore e tre giorni di debugging su un vecchio Raspberry Pi Zero W. E qui sta il divario: il divario tra l&#8217;hype del *pitch* e la realtà del *circuito*.</p>
<p>Per noi, che passiamo le notti a smontare vecchi arcade cabinet per capire come funzionavano i loro chip, o che passiamo ore a fare girare Blender o Godot, il vero successo non è il lancio, è il *processo*. È quel momento in cui fai partire un motore CNC che non fa rumore strano, o quando l&#8217;AI che hai addestrato finalmente produce un output che ha senso, senza che tu debba intervenire manualmente.</p>
<p>Il problema del mondo tech oggi, guardando il lato corporate, è che ci spingono a vivere in ecosistemi chiusi. Ci vendono la comodità del &#8216;tutto incluso&#8217; (il famoso *vendor lock-in*), e noi, stanchi di fare debugging su schede di 12 bit, ci facciamo ingannare. Ci dicono: &#8216;Non preoccuparti, noi ci pensiamo noi.&#8217; E noi pensiamo: &#8216;Ma perché non mi lasciate solo i componenti grezzi? Voglio saldare io! Voglio capire la resistenza! Voglio farlo funzionare con un Arduino e un sacco di fili colorati!&#8217;</p>
<p>Quando un&#8217;idea è davvero &#8216;cool&#8217; e merita di essere condivisa, non serve un pitch da venture capital con termini come &#8216;disruptive synergy&#8217; o &#8216;paradigm shift&#8217;. Serve un *schematic*. Serve un repository Git pieno di codice sporco, commenti esplicativi su ogni funzione, e magari un video di 30 secondi che mostra il tuo prototipo fallire spettacolarmente, prima di funzionare.Quindi, la prossima volta che leggi un &#8216;What are you working on?&#8217;, non chiedere &#8216;Cos&#8217;è?&#8217;. Chiedi: &#8216;Quali componenti hai dovuto comprare? Con cosa hai dovuto fare i *workaround*? Qual è stato il *bug* più assurdo che hai dovuto risolvere a 3 del mattino?&#8217;</p>
<p>Solo così si arriva al cuore della materia: la soddisfazione di far funzionare qualcosa che prima era solo un insieme di ipotesi, trasformandolo in realtà fisica e programmatica. È questo che ci tiene svegli, e questo è un algoritmo che non si compra con un abbonamento cloud.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://news.ycombinator.com/item?id=47741527" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ask HN: What Are You Working On? (April 2026)</a></em></p>
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		<title>Loss32: Costruire un SO da zero&#8230; di nuovo. (E perché dovremmo interessarcene)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 07:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Hanno iniziato a costruire un sistema operativo Win32/Linux da zero. Sembra una follia? Forse. È interessante? Assolutamente. Scopriamo perché questo progetto potrebbe essere la scossa che ci serve.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2025/12/Loss32-Costruire-un-SO-da-zero.-di-nuovo.-E-perche-dovremmo-interessarcene-1767165909.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2025/12/Loss32-Costruire-un-SO-da-zero.-di-nuovo.-E-perche-dovremmo-interessarcene-1767165909.png" alt="Loss32: Costruire un SO da zero... di nuovo. (E perché dovremmo interessarcene)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>WTF?! Qualcuno ha deciso che non abbastanza persone si divertissero a scrivere sistemi operativi. E non si tratta di un kernel minimalista per embedded, no. Parliamo di Loss32, un tentativo di costruire un OS *completo* compatibile con Win32 e Linux, partendo da zero. Cioè, *zero*. </p>
<p>Ok, ammettiamolo, la prima reazione è: &#8220;Ma siamo impazziti?!&#8221;. Abbiamo già Linux, Windows, macOS&#8230; perché reinventare la ruota? Beh, la risposta è sempre la stessa: perché possiamo. E perché, in un mondo pieno di bloatware, vendor lock-in e decisioni di design discutibili, l&#8217;idea di avere un OS pulito, semplice e controllabile è tremendamente allettante.</p>
<p>Loss32 non è un fork di Linux o una variante di Windows. È un progetto completamente nuovo, scritto in C e assembly. L&#8217;obiettivo è creare un sistema operativo che sia piccolo, veloce e sicuro, con un&#8217;enfasi sulla trasparenza e la modularità. E la compatibilità con le API Win32 è una mossa furba: significa che potremmo far girare vecchie applicazioni Windows (quelle che ancora funzionano, ovviamente) senza emulatori o layer di compatibilità.</p>
<p>Cosa significa per noi, gente che passa più tempo a configurare un terminale che a dormire? Beh, significa avere un altro giocattolo con cui smanettare, ovviamente! Potremo contribuire al progetto, studiare il codice, imparare come funzionano le cose a basso livello e magari persino costruire il nostro OS personalizzato. E diciamocelo, c&#8217;è qualcosa di incredibilmente soddisfacente nel vedere il proprio codice prendere vita su un sistema operativo che hai contribuito a creare.</p>
<p>Certo, ci saranno montagne di bug da risolvere, API da implementare e ottimizzazioni da fare. Ma è proprio questo il bello, no? La sfida, il problema da risolvere, la possibilità di imparare qualcosa di nuovo. E poi, diciamocelo, il corporate-speak e l&#8217;hype intorno ai sistemi operativi moderni ci hanno un po&#8217; stancato. Loss32 sembra un&#8217;iniezione di sanità mentale in un mondo che ne ha disperatamente bisogno.</p>
<p>Non aspettatevi di abbandonare Linux o Windows domani. Loss32 è un progetto a lungo termine, e ci vorrà ancora molto tempo prima che sia un&#8217;alternativa praticabile. Ma vale la pena tenerlo d&#8217;occhio. E magari, se vi sentite particolarmente nerd, dare una mano. Perché alla fine, la tecnologia è fatta per essere smontata, studiata e ricostruita. E Loss32 ci offre l&#8217;opportunità di farlo in modo radicale.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://loss32.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Loss32: Let&#039;s Build a Win32/Linux</a></em></p>
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