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	<title>IoT &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>IoT &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Addio indirizzi IP, benvenuti chiavi: Iroh 1.0 è qui (e non è la solita fuffa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 21:13:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[L'era degli indirizzi IP instabili e dei firewall che sembrano labirinti sta per finire. Iroh 1.0 lancia una rivoluzione basata sulle chiavi crittografiche per rendere l'internet un 'localhost sicuro'.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Addio-indirizzi-IP-benvenuti-chiavi-Iroh-1.0-e-qui-e-non-e-la-solita-fuffa-1781557984.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Addio-indirizzi-IP-benvenuti-chiavi-Iroh-1.0-e-qui-e-non-e-la-solita-fuffa-1781557984.png" alt="Addio indirizzi IP, benvenuti chiavi: Iroh 1.0 è qui (e non è la solita fuffa)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Dimenticatevi la frustrazione di quando un IP cambia o un firewall decide che la vostra connessione è un&#8217;anomalia da bloccare. Se siete stanchi di lottare contro la topologia di rete ogni volta che spostate un sensore o un dispositivo IoT fuori dalla vostra LAN, prestate attenzione.</p>
<p>È uscita la versione 1.0 di Iroh, e no, non è l&#8217;ennesimo framework JavaScript che richiede altri 4GB di RAM per far girare un &#8216;Hello World&#8217;. Iroh punta a una cosa radicale: smettere di usare gli indirizzi IP come identificativi e iniziare a usare le chiavi. L&#8217;idea è geniale nella sua semplicità: invece di cercare un punto nel mondo (che può cambiare), cerchi un&#8217;identità (che è tua e resta uguale). È come se l&#8217;internet diventasse un enorme, sicuro, localhost globale.</p>
<p>Per noi che passiamo le notti a far comunicare un ESP32 con un server custom o a montare macchine CNC che devono ricevere dati in tempo reale, questa roba è oro colato. Iroh usa una versione custom di QUIC che permette il multipath: se hai sia WiFi che una connessione cellulare o LoRa, il protocollo gestisce il passaggio senza far cadere la connessione. E la cosa più bella? Il NAT traversal. Potete connettervi direttamente tra dispositivi anche se sono dietro router castrati, mantenendo tutto criptato e senza dover configurare il port forwarding come un maledetto del 1998.</p>
<p>Il team ha fatto un lavoro pazzesco sulla compatibilità. Se scrivete in Rust, Python, Node.js, Swift o Kotlin, siete a cavallo. La possibilità di far girare tutto in WASM per il browser significa che potete creare interfacce web che parlano direttamente con l&#8217;hardware locale senza intermediari cloud che ti spiano o ti fanno pagare l&#8217;egress traffic a peso d&#8217;oro.</p>
<p>C&#8217;è un piccolo &#8216;ma&#8217; da considerare? Beh, come ogni tecnologia che punta a cambiare le regole del gioco, c&#8217;è un carico di complessità iniziale nel cambiare paradigma. E sì, i loro relay pubblici hanno una data di scadenza per le vecchie versioni, quindi se siete dei tipi che amano lasciate i progetti in un cassetto per tre anni senza aggiornare nulla, preparatevi a rimettere mano al codice.</p>
<p>In sintesi: Iroh 1.0 non è solo un update, è un toolkit per costruire l&#8217;Internet che avremmo voluto noi: decentralizzato, diretto e dove l&#8217;unica cosa che conta è la chiave che hai in mano. Se state progettando qualcosa che deve &#8216;semplicemente funzionare&#8217; tra dispositivi diversi, andate a dare un&#8217;occhiata alla documentazione. È il momento di smettere di configurare IP e iniziare a connettere identità.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.iroh.computer/blog/v1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Iroh 1.0</a></em></p>
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		<title>17 milioni di zombie digitali: quando il tuo smart fridge decide di fare la rivoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 23:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Botnet]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[IoT]]></category>
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					<description><![CDATA[Una botnet mastodontica legata a una rete proxy russa è stata appena smantellata. Ecco perché il tuo setup di automazione domestica potrebbe essere meno 'smart' di quanto pensi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/17-milioni-di-zombie-digitali-quando-il-tuo-smart-fridge-decide-di-fare-la-rivoluzione-1780096370.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/17-milioni-di-zombie-digitali-quando-il-tuo-smart-fridge-decide-di-fare-la-rivoluzione-1780096370.png" alt="17 milioni di zombie digitali: quando il tuo smart fridge decide di fare la rivoluzione" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai avuto la strana sensazione che il vostro termostato intelligente vi stesse osservando con un certo disprezzo? Beh, con 17 milioni di dispositivi infetti, quel sospetto aveva basi molto concrete.</p>
<p>Secondo quanto riportato da Ars Technica, le autorità hanno appena messo giù le mani su una botnet di dimensioni colossali. Non parliamo di un piccolo cluster di Raspberry Pi dimenticati in un garage, ma di una rete che coinvolgeva oltre 17 milioni di device. La colpa? Un legame diretto con una rete di proxy residenziali con base in Russia. In pratica, una giuntura perfetta tra hardware vulnerabile e infrastrutture pensate per nascondere il traffico malevolo dietro indirizzi IP apparentemente innocui.</p>
<p>Per noi che amiamo smanettare con l&#8217;elettronica, la cosa è un mix tra l&#8217;ammirazione per la scala dell&#8217;operazione e il puro terrore per la sicurezza dei nostri prototipi. Vedere una cifra del genere mi fa venire voglia di staccare immediatamente il modulo Wi-Fi dal mio latest progetto di CNC e tornare ai buoni e vecchi circuiti analogici. Il problema non è solo il malware in sé, ma l&#8217;idea che questi dispositivi vengano usati come &#8216;scudi umani&#8217; digitali per nascondere traffico illegale o attacchi DDoS.</p>
<p>La vera piaga, però, è la pigrizia dei vendor. Sappiamo tutti come funziona: un produttore di lampadine smart o di sensori economici lancia sul mercato hardware con zero attenzione alla sicurezza, con firmware che sono praticamente un invito a cena per qualunque script kiddie abbia voglia di divertirsi. È il classico caso di &#8216;funziona al primo colpo, ma è un buco nella sicurezza&#8217;. E noi, che passiamo le notti a compilare kernel custom e a ottimizzare script su Godot, non possiamo che essere frustrati da questa cultura del &#8216;pubblica e spera che non succeda nulla&#8217;.</p>
<p>Cosa significa per noi maker? Significa che se state costruendo la vostra prossima macchina per il riciclo della plastica o un nuovo retro-gaming cabinet con ESP32 integrati, dovete smettere di trattare la rete come un posto sicuro. La prossima volta che installate un nuovo aggeggio IoT, chiedetevi: &#8216;Questo pezzo di plastica sta solo eseguendo il suo compito o sta segretamente partecipando a un attacco verso un server governativo?&#8217;.</p>
<p>Insomma, la botnet è caduta, ma il problema strutturale rimane. Finché il profitto sarà l&#8217;unico KPI dei produttori di hardware cheap, avremo sempre milioni di zombie pronti a risvegliarsi al primo segnale di comando. Tenete i firewall aggiornati e, se potete, tenete i vostri progetti più &#8216;wild&#8217; su una VLAN separata. Non si sa mai.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/05/botnet-of-more-than-17-million-devices-dismantled/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Botnet of more than 17 million devices dismantled</a></em></p>
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		<title>Da Walmart a IoT: Trasformiamo un orologio analogico in un gadget Wi-Fi con ESP8266</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 06:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi ha detto che gli orologi analogici sono superati? Scopri come trasformare un orologio da pochi spiccioli in un gadget smart con ESP8266, Arduino e un pizzico di hacking creativo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Da-Walmart-a-IoT-Trasformiamo-un-orologio-analogico-in-un-gadget-Wi-Fi-con-ESP8266-1770703494.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Da-Walmart-a-IoT-Trasformiamo-un-orologio-analogico-in-un-gadget-Wi-Fi-con-ESP8266-1770703494.png" alt="Da Walmart a IoT: Trasformiamo un orologio analogico in un gadget Wi-Fi con ESP8266" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sai cosa c&#8217;è di meglio che riutilizzare un orologio da quattro soldi comprato al supermercato? Trasformarlo in un dispositivo Wi-Fi connesso a NTP che si aggiorna da solo. Jim11662418 ha fatto proprio questo, e il risultato è un progetto che unisce retrocomputing e IoT in modo così elegante da far invidia ai designer di IKEA.</p>
<p>Il progetto, disponibile su GitHub, sfrutta un modulo ESP8266 e un po&#8217; di saldatura per trasformare un orologio analogico da $3.88 in un dispositivo che si sincronizza automaticamente con i server NTP. Niente più regolazioni manuali, niente più perdita di tempo a cercare di capire se l&#8217;orologio va avanti o indietro. Il tutto con un pizzico di magia elettronica.</p>
<p>Ma come funziona? Prima di tutto, si smonta il movimento dell&#8217;orologio, si stacca il motore a passo e si saldano i fili per collegarlo all&#8217;ESP8266. Attenzione, però: i fili del motore sono più fini di un capello, quindi occhio a non farli saltare. Una volta fatto questo, si carica lo sketch su Arduino che gestisce la sincronizzazione con il server NTP e, se necessario, corregge la posizione delle lancette.</p>
<p>Il bello di questo progetto è che non solo si sincronizza automaticamente, ma gestisce anche l&#8217;ora legale e mantiene la posizione delle lancette anche in caso di interruzione di corrente grazie a una memoria EEPROM. Inoltre, l&#8217;ESP8266 serve una pagina web dove puoi vedere lo stato dell&#8217;orologio e, se vuoi, anche una visualizzazione grafica della facciata.</p>
<p>Per noi smanettoni, questo progetto è una manna dal cielo. Non solo perché ci permette di riciclare un orologio vecchio, ma perché dimostra come, con pochi componenti e un po&#8217; di creatività, si possa trasformare un oggetto banale in qualcosa di intelligente. Certo, ci sono alcune criticità: ad esempio, se l&#8217;orologio va avanti, l&#8217;ESP8266 non può fare nulla per riportarlo indietro. Ma chi se ne frega, no? L&#8217;importante è che funzioni e che ci dia la soddisfazione di averlo fatto con le nostre mani.</p>
<p>E poi, ammettiamolo: vedere un orologio analogico che si aggiorna da solo è una piccola vittoria contro l&#8217;obsolescenza programmata e il consumismo. Quindi, se avete un orologio da buttare e un po&#8217; di tempo libero, perché non provate a trasformarlo in un gadget smart? Il mondo del fai-da-te vi aspetta, e questo progetto è un ottimo punto di partenza.</p>
<p>Buon hacking!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://github.com/jim11662418/ESP8266_WiFi_Analog_Clock" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Converting a $3.88 analog clock from Walmart into a ESP8266-based Wi-Fi clock</a></em></p>
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		<title>Proof of Corn: Quando l&#8217;AI si mette a fare l&#8217;agricoltore (e noi che facciamo?)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 04:10:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[automazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Un progetto che unisce intelligenza artificiale e agricoltura? Sembra il setup di un film di fantascienza, ma è realtà. Scopriamo se Claude Code può davvero insegnarci qualcosa sul coltivare mais... o se è solo un altro esperimento tech per farci cliccare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Proof-of-Corn-Quando-lAI-si-mette-a-fare-lagricoltore-e-noi-che-facciamo-1769227843.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Proof-of-Corn-Quando-lAI-si-mette-a-fare-lagricoltore-e-noi-che-facciamo-1769227843.png" alt="Proof of Corn: Quando l&#039;AI si mette a fare l&#039;agricoltore (e noi che facciamo?)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavate che l&#8217;AI avesse già invaso abbastanza settori, beh, preparatevi: ora vuole anche far crescere il vostro mais. Proof of Corn è un progetto che sembra uscito da un episodio di Black Mirror, ma con meno distopia e più campi di granoturco.</p>
<p>L&#8217;idea è semplice: un sistema AI chiamato Claude Code che aggrega dati da sensori IoT, previsioni del tempo e satellite per decidere quando piantare, irrigare e raccogliere. In pratica, un agricoltore robotico che coordina anche i lavoratori umani. Se funziona, potremmo avere un futuro in cui gli algoritmi ci dicono quando prendere la vanga.</p>
<p>Come smanettoni, dobbiamo ammettere che l&#8217;idea ha un certo fascino. Immagina un Raspberry Pi con sensori di umidità e temperatura che controlla un sistema di irrigazione automatizzato nel tuo orto. Potresti ottimizzare la crescita delle tue piante con Python e un po&#8217; di machine learning. Certo, il progetto originale punta più in alto, ma il concetto base è lo stesso: automazione intelligente per cose che prima facevamo con il buon vecchio metodo &#8216;prova e sbaglio&#8217;.</p>
<p>Tuttavia, non possiamo fare a meno di notare alcuni punti critici. Primo: il vendor lock-in. Se tutto gira intorno a Claude Code, cosa succede se il servizio chiude o cambia prezzo? Secondo: la privacy dei dati. Quei sensori raccolgono un sacco di informazioni sensibili su terreni e pratiche agricole. Terzo, e più importante per noi maker: quanta parte di questo sistema è davvero open source e riproducibile? Se l&#8217;AI diventa il nuovo agricoltore, vogliamo almeno poterla smontare e rimontare come un kit Arduino.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche un lato positivo: Proof of Corn dimostra che l&#8217;AI può essere uno strumento potente per ottimizzare processi complessi. E se possiamo imparare a usare questi principi per i nostri progetti, perché no? Potremmo finalmente risolvere il problema del nostro sistema di coltivazione idroponica che si è ribellato l&#8217;ultima volta che abbiamo provato a automatizzarlo.</p>
<p>In conclusione, Proof of Corn è un progetto interessante, ma con tutte le riserve del caso. Se vi piace l&#8217;idea di un AI che vi dice quando raccogliere le patate, dateci un&#8217;occhiata. E se invece preferite il fascino del fai-da-te, beh, almeno ora avete un nuovo obiettivo per il weekend: costruire il vostro sistema di monitoraggio del giardino con sensori e un po&#8217; di coding.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://proofofcorn.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Proof of Corn</a></em></p>
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