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	<title>internet infrastructure &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>IPv6: Google ha finalmente raggiunto la metà della strada (e noi siamo ancora fermi al modem 56k)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 16:44:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Il traguardo è ufficiale: il 50% del traffico di Google passa ora via IPv6. Un passo avanti per l'Internet che conta, o solo l'ennesima conferma che il mondo sta cambiando mentre noi cerchiamo di far girare Linux su un vecchio Raspberry Pi?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/IPv6-Google-ha-finalmente-raggiunto-la-meta-della-strada-e-noi-siamo-ancora-fermi-al-modem-56k-1782060260.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/IPv6-Google-ha-finalmente-raggiunto-la-meta-della-strada-e-noi-siamo-ancora-fermi-al-modem-56k-1782060260.png" alt="IPv6: Google ha finalmente raggiunto la metà della strada (e noi siamo ancora fermi al modem 56k)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se vi foste svegliati pensando che l&#8217;indirizzamento IPv4 fosse ancora lo standard auredo e indistruttibile di Internet, beh, datevi una svegliata perché i numeri non mentono: Google ha appena tagliato il traguardo del 50% di traffico via IPv6.</p>
<p>Sì, avete letto bene. Metà degli utenti che navigano sui servizi di Mountain View sta usando il protocollo che promette (e dove possibile, realizza) una quantità di indirizzi praticamente infinita. Per chi non mastica protocolli di rete tutto il giorno, immaginate che l&#8217;IPv4 sia come un parcheggio di un centro commerciale con solo dieci posti auto: un incubo di NAT, collisioni e stratagemmi disperati per far convivere tutti. L&#8217;IPv6, invece, è come se avessimo appena scoperto una dimensione parallela dove ogni singolo atomo di polvere sotto la vostra tastiera può avere il proprio indirizzo IP unico e permanente.</p>
<p>Perché questa notizia dovrebbe farvi sorridere davanti alla vostra birra artigianale? Perché significa che l&#8217;infrastruttura globale sta finalmente smettendo di usare i &#8216;cerotti&#8217; tecnologici per nascondere la mancanza di spazio. È un segnale di salute per l&#8217;intero ecosistema. Tuttavia, restiamo con i piedi per terra. Mentre i giganti del settore scalano vette di efficienza incredibili, qui da noi in Italia la situazione è spesso&#8230; beh, diciamo &#8216;tradizionale&#8217;. Spesso ci ritroviamo a combattere con router forniti dagli ISP che sembrano usciti da un episodio di una serie distopica degli anni &#8217;90, dove il supporto IPv6 è un optional che richiede un miracolo o una configurazione manuale degna di un hacker della serie Mr. Robot.</p>
<p>Naturalmente, non tutto è rose e fiori. Espandere la superficie di rete significa anche che le vecchie vecchie abitudini di sicurezza e configurazione devono essere ripensate. Non è che domani mattina i vostri script preferiti smetteranno di funzionare, ma il panorama sta cambiando e la complessità non scompare, si trasforma solo. </p>
<p>In definitiva, è una notizia figa. È un segnale che l&#8217;ossigeno digitale sta tornando a fluire senza dover passare necessariamente per mille strati di traduzione e incastri burocratici del routing. Il passaggio al nuovo standard è lento, faticoso e pieno di attriti, ma almeno stiamo andando da qualche parte. Restiamo sintonizzati, perché la prossima volta che il vostro router farà i capricci, saprete che la colpa non è solo della vostra sfortuna, ma di una rete globale che sta cercando faticosamente di uscire dal Middle Ages.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://blog.apnic.net/2026/04/28/google-hits-50-ipv6/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Google Hits 50% IPv6</a></em></p>
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		<title>Domain Hack: Come rubare un pezzo di internet (gratuitamente) dagli USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 23:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[domain hacking]]></category>
		<category><![CDATA[freebie]]></category>
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					<description><![CDATA[Sapevate che esiste un modo per ottenere un dominio personalizzato senza pagare un centesimo di rinnovo? Scopriamo come sfruttare l'infrastruttura legacy americana per il vostro prossimo progetto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Domain-Hack-Come-rubare-un-pezzo-di-internet-gratuitamente-dagli-USA-1778713979.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Domain-Hack-Come-rubare-un-pezzo-di-internet-gratuitamente-dagli-USA-1778713979.png" alt="Domain Hack: Come rubare un pezzo di internet (gratuitamente) dagli USA" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Esistono glitch nel sistema che ancora funzionano, e questo è uno di quelli che vi farà sentire come un hacker degli anni &#8217;90 che ha appena trovato una falla in un firewall di serie B.</p>
<p>Se vivete negli Stati Uniti (o avete un contatto che non sia un bot della Silicon Valley), potreste essere in grado di ottenere un dominio tipo «nome.città.stato.us» totalmente gratis. Sì, avete letto bene. Niente abbonamenti annuali, niente rinni fastidiosi, niente fuffa da registrar commerciale. Solo pura, vintage infrastruttura governativa che aspetta solo di essere sfruttata.</p>
<p>Il concetto è quello dei «locality domains». In pratica, dal 1992, esiste questa struttura gerarchica che permette di avere sotto-domini legati a zone geografiche specifiche. Non è una nuova feature pubblicitaria di Amazon, è roba vecchia, legacy, che gira sotto contratto governativo. Il problema? È un labirinto burocratico che sembra uscito da un vecchio manuale di networking degli anni &#8217;80.</p>
<p>La procedura è una vera sfida per chi ama lo smanettamento. Non basta cliccare su &#8216;Acquista&#8217;. Devi prima trovare il registrar delegato per la tua zona (e sì, le liste sono aggiornate da quando ancora usavamo i floppy), poi devi avere già dei nameserver pronti. L&#8217;autore della guida suggerisce di usare Amazon Lightsail per creare una zona DNS gratuita. Un po&#8217; ironico usare la potenza di AWS per bypassare il sistema di pagamento dei domini, ma ehi, l&#8217;importante è il risultato.</p>
<p>Poi arriva la parte divertente: compilare un modulo che sembra un interrogatorio della CIA. Devi dichiarare chi sei, cosa vuoi farci e fornire indirizzi IP che funzionino. Se riesci a sopravvivere alla burocrazia e a inviare l&#8217;email al manager della tua località, potresti ritrovarti con un dominio che non scade mai.</p>
<p>Dal mio punto di vista, questa è la quintessenza del bello. È quel tipo di hacking &#8216;low-level&#8217; che non richiede script Python avanzati, ma solo la capacità di navigare nel caos e capire come sono strutturate le gerarchie di rete. Ovviamente, non è tutto rose e fiori. C&#8217;è un rischio privacy se non si sta attenti ai dati che si inseriscono, anche se il WHOIS dovrebbe proteggerci. Inoltre, se la tua zona non è delegata, sei fritto: la NeuStar gestisce i domini non delegati solo per le agenzie governative. Un classico esempio di &#8216;non per te, questo è per i burocrati&#8217;.</p>
<p>Per noi che amiamo costruire server per Minecraft, ospitare portfolio o semplicemente far girare script strani, avere un dominio che non ci costi un rene ogni anno è una vittoria enorme. È l&#8217;idea di possedere un pezzetto di internet senza dover sottostare ai diktat dei grandi registrar moderni. Se avete un amico negli USA, fategli un favore: fategli testare questa procedura e vedrete che la soddisfazione di vedere un DNS che risponde correttamente su un dominio così &#8216;vintage&#8217; non ha prezzo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://fredchan.org/blog/locality-domains-guide/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Setting up a free *.city.state.us locality domain (2025)</a></em></p>
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