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	<title>innovazione &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>innovazione &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Incubatori per startup: la nuova moda per allevare disruttori impotenti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 10:01:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Venture capitalist e incubatori stanno sfornando startup come fossero tartarughe in un allevamento. Ma quanto è utile questa moda? E soprattutto, cosa significa per noi smanettoni?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Incubatori-per-startup-la-nuova-moda-per-allevare-disruttori-impotenti-1775383294.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Incubatori-per-startup-la-nuova-moda-per-allevare-disruttori-impotenti-1775383294.png" alt="Incubatori per startup: la nuova moda per allevare disruttori impotenti?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>La prossima volta che sentite parlare di &#8220;disruption&#8221; con quell&#8217;aria da rivoluzione industriale, fermatevi un attimo a chiedervi: ma questi qui hanno mai provato a fare un po&#8217; di vero hacking?</p>
<p>Secondo Gizmodo, i venture capitalist stanno tornando a mettere giovani imprenditori in incubatori, come se fosse un&#8217;alternativa divertente a crescere. Ecco, se c&#8217;è una cosa che ho imparato smontando Raspberry Pi alle 3 di notte, è che la vera innovazione non nasce in una stanza con pannelli di vetro e caffè costoso.</p>
<p>La notizia è che i soldi stanno piovendo su startup che promettono di &#8220;cambiare il mondo&#8221; con soluzioni spesso già viste, o peggio, con idee che non hanno mai toccato un circuito stampato. Il problema? Questi &#8220;disruttori&#8221; (sì, odio questa parola quanto voi) sembrano più preoccupati di fare pitch perfetti che di risolvere problemi reali.</p>
<p>Da smanettone, la mia preoccupazione è che questa tendenza stia creando una generazione di &#8220;innovatori&#8221; che non sanno neanche come funziona un breadboard. Dove sono i maker che passano notti in bianco per far funzionare un sensore? Dove sono i veri hacker che risolvono problemi con un po&#8217; di soldering e tanto caffè?</p>
<p>Per noi che amiamo mettere le mani nella roba, il messaggio è chiaro: continuate a costruire, sperimentare e, soprattutto, a non prendere troppo sul serio chi promette la rivoluzione con un PowerPoint. La vera innovazione si fa in garage, non in uffici con vista.</p>
<p>E se qualcuno vi dice che la sua startup &#8220;scala in modo esponenziale&#8221;, chiedetegli gentilmente se sa cos&#8217;è un oscilloscopio. Perché a volte, la tecnologia più avanzata è ancora quella che puoi smontare e capire.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/im-worried-about-the-helpless-ai-disruptors-of-the-future-2000742589" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I’m Worried About the Helpless AI Disruptors of the Future</a></em></p>
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		<title>La Marina USA e i droni che stanno cambiando le regole della guerra navale (senza chiedere il permesso)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 10:02:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre i cacciatorpediniere costano miliardi, i droni anti-nave a basso costo stanno rivoluzionando la guerra in mare. Scopriamo perché la Marina USA potrebbe avere un problema serio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/La-Marina-USA-e-i-droni-che-stanno-cambiando-le-regole-della-guerra-navale-senza-chiedere-il-permesso-1775037730.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/La-Marina-USA-e-i-droni-che-stanno-cambiando-le-regole-della-guerra-navale-senza-chiedere-il-permesso-1775037730.png" alt="La Marina USA e i droni che stanno cambiando le regole della guerra navale (senza chiedere il permesso)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavi che le portaerei fossero ancora le regine dei mari, preparati a una doccia fredda. La Marina USA sta scoprendo che i droni anti-nave economici stanno rendendo obsolete quelle navi da miliardi di dollari.</p>
<p>La notizia arriva da Responsible Statecraft e fa il giro del mondo tech: l&#8217;era della supremazia aerea basata su portaerei sta finendo. I sistemi di armi anti-nave a basso costo, come i droni kamikaze iraniani, stanno cambiando le regole del gioco. E la Marina USA non è pronta.</p>
<p>Per noi smanettoni, questo è un caso da manuale di come la tecnologia democratizzata stia mandando in tilt le gerarchie militari tradizionali. Le grandi navi sono come i mainframe degli anni &#8217;60: ingombranti, costose e vulnerabili. I droni, invece, sono come i Raspberry Pi di oggi: piccoli, economici e danno un pugno sopra il loro peso.</p>
<p>Cosa significa per noi maker e hacker? Be&#8217;, prima di tutto, che la tecnologia che usiamo per i nostri progetti può avere applicazioni molto più&#8230; esplosive. I droni che costruiamo per divertimento potrebbero ispirarne di più letali. E questo solleva domande etiche su chi ha accesso a queste tecnologie e come vengono usate.</p>
<p>Poi c&#8217;è la questione del vendor lock-in militare. La Marina USA ha investito miliardi in navi e aerei costosi, ma ora si trova a dover competere con sistemi che chiunque può costruire con un budget limitato. È come se l&#8217;industria del software si fosse abituata a vendere licenze a vita e poi arrivasse Linux a scombussolare tutto.</p>
<p>Infine, c&#8217;è la lezione più importante: l&#8217;innovazione viene dal basso. Le forze armate più potenti del mondo stanno imparando una lezione che noi maker conosciamo bene: a volte, la soluzione migliore non è la più costosa, ma quella più creativa.</p>
<p>Quindi, la prossima volta che qualcuno ti dice che i tuoi progetti con Arduino sono &#8216;solo hobby&#8217;, ricordagli che potrebbero essere l&#8217;inizio di una rivoluzione. Anche se, speriamo, di un tipo meno esplosivo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://responsiblestatecraft.org/iran-strait-of-hormuz/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Why the US Navy won&#039;t blast the Iranians and &#039;open&#039; Strait of Hormuz</a></em></p>
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		<title>L&#8217;iPhone ha spazzato via i cassieri, ma non come pensavi (e noi maker possiamo imparare qualcosa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 08:02:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pensavi che gli sportelli bancomat fossero i killer di posti di lavoro? Ti sbagliavi. Ecco perché l'iPhone è il vero colpevole e cosa possiamo imparare da questa storia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/LiPhone-ha-spazzato-via-i-cassieri-ma-non-come-pensavi-e-noi-maker-possiamo-imparare-qualcosa-1773388924.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/LiPhone-ha-spazzato-via-i-cassieri-ma-non-come-pensavi-e-noi-maker-possiamo-imparare-qualcosa-1773388924.png" alt="L&#039;iPhone ha spazzato via i cassieri, ma non come pensavi (e noi maker possiamo imparare qualcosa)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sai quando la tua nonna ti dice “ai miei tempi si facevano le cose a mano” e tu alzi gli occhi al cielo? Be&#8217;, questa volta ha ragione. Ma non per i motivi che pensi.</p>
<p>Un articolo recente svela che non sono stati gli sportelli bancomat a far sparire i cassieri dalle banche, ma l&#8217;iPhone. E no, non perché la gente ha iniziato a fare bonifici con l&#8217;app della banca (anche se, ammettiamolo, è comodo).</p>
<p>Il punto è che l&#8217;iPhone ha cambiato radicalmente il modo in cui interagiamo con il denaro. Non solo ci ha abituati a fare tutto online, ma ha creato un ecosistema di app che hanno reso obsolete molte funzioni dei cassieri. Da pagare un caffè con Apple Pay a trasferire soldi in un secondo con PayPal, il nostro caro vecchio iPhone ha fatto il lavoro sporco.</p>
<p>Ma cosa c&#8217;entra tutto questo con noi smanettoni? Beh, innanzitutto è un promemoria che l&#8217;automazione non è mai lineare. Non è solo questione di sostituire una macchina con un&#8217;altra. È un gioco complesso di abitudini, design e, soprattutto, di ciò che le persone vogliono davvero.</p>
<p>Per noi maker, questo significa che quando progettiamo qualcosa, dobbiamo pensare non solo alla funzionalità, ma anche a come si integra nella vita quotidiana delle persone. Un bel progetto con Arduino è fantastico, ma se nessuno lo userà perché è scomodo o lento, è come costruire un razzo per andare al bar sotto casa: inutile.</p>
<p>E poi, c&#8217;è la questione del vendor lock-in. Apple non è certo famosa per la sua apertura, e se il tuo progetto dipende troppo da un ecosistema chiuso, potresti ritrovarti con un bel mattoncino in mano. Quindi, quando crei qualcosa, cerca di mantenere il controllo sul tuo hardware e software. Libero come un hacker, no?</p>
<p>Infine, una riflessione pratica: se vuoi davvero rivoluzionare un settore, non basta sostituire una cosa con un&#8217;altra. Devi cambiare il modo in cui le persone pensano. E questo, miei cari, è il vero hacking. Non quello che si fa con il codice, ma quello che si fa nelle menti.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://davidoks.blog/p/why-the-atm-didnt-kill-bank-teller" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ATMs didn’t kill bank teller jobs, but the iPhone did</a></em></p>
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		<title>Le donne dello yogurt: quando la tecnologia incontra la solitudine</title>
		<link>https://www.rootclub.it/le-donne-dello-yogurt-quando-la-tecnologia-incontra-la-solitudine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 06:01:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In Giappone, un'iniziativa a base di probiotici sta rivoluzionando il concetto di connessione umana. E noi smanettoni cosa possiamo imparare?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-donne-dello-yogurt-quando-la-tecnologia-incontra-la-solitudine-1772949714.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-donne-dello-yogurt-quando-la-tecnologia-incontra-la-solitudine-1772949714.png" alt="Le donne dello yogurt: quando la tecnologia incontra la solitudine" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete cos&#8217;è il &#8216;social hacking&#8217;? No, non è quel tipo di hacking che vi fa finire su Wired. È l&#8217;arte di usare strumenti semplici per risolvere problemi complessi, e in questo caso, la solitudine.</p>
<p>In Giappone, dove l&#8217;invecchiamento della popolazione sta diventando un problema serio, un gruppo di donne ha trovato un modo ingegnoso per combattere l&#8217;isolamento: consegnare yogurt probiotico a domicilio. Sì, avete capito bene. Non è un&#8217;App, non è un algoritmo, è un semplice prodotto lattiero-caseario e un sacco di buon senso.</p>
<p>Queste donne, chiamate &#8216;yogurt delivery women&#8217;, non sono solo distributrici di batteri buoni. Sono diventate punti di riferimento per le persone anziane, offrendo compagnia, un sorriso e un senso di routine. È un po&#8217; come se avessero preso il concetto di &#8216;community support&#8217; e lo avessero implementato con un approccio low-tech ma high-impact.</p>
<p>E qui arriva la parte interessante per noi smanettoni. In un&#8217;epoca in cui tutti cercano soluzioni high-tech a ogni problema, queste donne ci ricordano che a volte la tecnologia più efficace è quella che non richiede codice, elettricità o un server cloud. È un po&#8217; come quando risolvi un problema hardware con un cacciavite invece che con un firmware update.</p>
<p>Ma cosa possiamo imparare da questa storia? Innanzitutto, che la tecnologia non è solo bit e byte. Può essere un semplice gesto umano, un prodotto artigianale o una conversazione faccia a faccia. In secondo luogo, che a volte la soluzione più semplice è anche la più efficace. E infine, che anche in un mondo dominato da algoritmi e intelligenza artificiale, il contatto umano rimane insostituibile.</p>
<p>E poi, ammettiamolo, è bello vedere che qualcuno sta ancora usando un approccio &#8216;old school&#8217; per risolvere problemi moderni. Niente vendor lock-in, niente privacy concerns, solo yogurt e buon senso. Che la forza sia con loro!</p>
<p>E voi, avete mai pensato di usare un approccio low-tech per risolvere un problema complesso? Raccontatecelo nei commenti!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.bbc.com/travel/article/20260302-the-yoghurt-delivery-women-combatting-loneliness-in-japan" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Yoghurt delivery women combatting loneliness in Japan</a></em></p>
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		<title>2026: Il mercato tech è più nero di un terminale Linux senza colori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 00:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Se pensavi che i tagli del 2020 fossero brutti, aspetta di vedere i dati del 2026. Analizziamo la situazione e cosa significa per noi maker.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/2026-Il-mercato-tech-e-piu-nero-di-un-terminale-Linux-senza-colori-1772841696.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/2026-Il-mercato-tech-e-piu-nero-di-un-terminale-Linux-senza-colori-1772841696.png" alt="2026: Il mercato tech è più nero di un terminale Linux senza colori" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ricordate quando i vostri nonni vi raccontavano del &#8217;92, quando un lavoro tech era per sempre? Be&#8217;, quelle storie ora sono più leggendarie di un bug di segfault in un sistema critico. Secondo gli ultimi dati, il mercato tech nel 2026 è in condizioni peggiori rispetto al 2008 e al 2020. Sì, avete letto bene: peggio del 2020, l&#8217;anno in cui persino i Big Tech hanno dovuto dire addio a qualche zero sul bonus.</p>
<p>Ma cosa significa tutto ciò per noi, che passiamo le notti a smanettare con Arduino e Raspberry Pi, costruendo macchine che riciclano plastica o inventando soluzioni che nessun corporate avrebbe mai il coraggio di finanziare? Significa che forse è il momento di ripensare a come ci muoviamo in questo ecosistema.</p>
<p>Intanto, mentre i colossi tech si leccano le ferite e cercano di capire come monetizzare l&#8217;aria, noi possiamo approfittarne per tornare a fare ciò che sappiamo fare meglio: creare, sperimentare e condividere. Perché, ammettiamolo, i nostri progetti open-source non solo sono più divertenti da sviluppare, ma spesso risolvono problemi reali meglio di qualsiasi soluzione aziendale.</p>
<p>Certo, non è tutto rose e fiori. Se siete freelance o lavorate in settori strettamente legati all&#8217;industria tech, potreste sentirne gli effetti. Ma ecco il lato positivo: le crisi spesso portano innovazione. Guardate il 2008 e il 2020: sono stati anni in cui tante startup sono nate proprio perché qualcuno ha deciso di prendere in mano la situazione e creare qualcosa di nuovo.</p>
<p>Quindi, invece di preoccuparci, perché non ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo a lavorare su quel progetto che abbiamo rimandato da mesi? Magari la prossima rivoluzione tech nasce proprio nel nostro garage.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://twitter.com/JosephPolitano/status/2029916364664611242" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tech employment now significantly worse than the 2008 or 2020 recessions</a></em></p>
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		<title>AI: La rivoluzione che nessuno ha visto arrivare (e forse non è ancora partita)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 08:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo anni di hype, i CEO ammettono che l'AI non ha fatto il botto su produttività e occupazione. Ma per noi smanettoni cosa cambia?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/AI-La-rivoluzione-che-nessuno-ha-visto-arrivare-e-forse-non-e-ancora-partita-1771401702.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/AI-La-rivoluzione-che-nessuno-ha-visto-arrivare-e-forse-non-e-ancora-partita-1771401702.png" alt="AI: La rivoluzione che nessuno ha visto arrivare (e forse non è ancora partita)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>E se vi dicessi che la grande rivoluzione dell&#8217;AI è un po&#8217; come aspettare Godot? </p>
<p>Sì, avete capito bene. Dopo anni di articoli che ci promettevano robot che ci avrebbero reso tutti disoccupati o superproduttivi, ecco la doccia fredda: migliaia di CEO hanno ammesso che l&#8217;AI non ha avuto un impatto significativo su occupazione o produttività. </p>
<p>La notizia arriva da Fortune e suona come un eco moderno di una frase di Robert Solow del 1987: &#8220;You can see the computer age everywhere but in the productivity statistics&#8221;. Cambiano le tecnologie, ma il paradosso sembra lo stesso. </p>
<p>Per noi che passiamo le notti a smanettare con Raspberry Pi e Arduino, questa notizia ha un sapore particolare. Da un lato, è la conferma che l&#8217;hype mediatico spesso supera di gran lunga la realtà. Dall&#8217;altro, ci fa riflettere su cosa davvero muove l&#8217;innovazione: non le slide dei venditori, ma le mani in pasta degli appassionati. </p>
<p>Cosa significa per noi? Intanto, che forse è il momento di smettere di inseguire l&#8217;ultima moda corporate per concentrarci su progetti che risolvono problemi reali. E poi, che il vero valore dell&#8217;AI potrebbe non essere nel sostituire il lavoro umano, ma nel potenziarlo. Pensate a strumenti come GitHub Copilot: utile? Certo. Rivoluzionario? Non ancora. </p>
<p>E poi, ammettiamolo: siamo quelli che ancora usano Blender per modellare robot da stampare in 3D o Godot per creare giochi indie. L&#8217;AI potrebbe essere uno strumento in più nel nostro toolkit, ma non la panacea. </p>
<p>Infine, un appunto critico: il rischio del vendor lock-in. Se l&#8217;AI non decolla come promesso, perché investire in soluzioni proprietarie quando possiamo creare alternative open-source? </p>
<p>In conclusione, forse l&#8217;AI è come il WiFi degli anni &#8217;90: tutti ne parlavano, ma ci ha messo anni a diventare indispensabile. Nel frattempo, continuiamo a fare quello che sappiamo fare meglio: smanettare, creare e, perché no, riderci sopra.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://fortune.com/2026/02/17/ai-productivity-paradox-ceo-study-robert-solow-information-technology-age/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Thousands of CEOs just admitted AI had no impact on employment or productivity</a></em></p>
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		<title>Origami da Guinness: il ragazzino che piega l&#8217;acciaio (letteralmente)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 04:03:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[origami]]></category>
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					<description><![CDATA[Un quattordicenne ha reinventato l'origami da emergenza, creando strutture che reggono 10.000 volte il loro peso. E noi qui a piegare fogli di carta...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Origami-da-Guinness-il-ragazzino-che-piega-lacciaio-letteralmente-1771300994.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Origami-da-Guinness-il-ragazzino-che-piega-lacciaio-letteralmente-1771300994.png" alt="Origami da Guinness: il ragazzino che piega l&#039;acciaio (letteralmente)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete qual è il problema degli adulti? Che dimenticano come si gioca. Miles Wu, 14 anni, non ha questo problema. Ha appena dimostrato che l&#8217;origami non è solo per decorare la scrivania del vostro ufficio open-space, ma può salvare vite umane.</p>
<p>Il giovane genio ha modificato il pattern Miura-ori (sì, quello che sembra una fisarmonica spaziale) per creare strutture pieghevoli che possono sostenere 10.000 volte il loro peso. Per dare un&#8217;idea, è come se un foglio di carta A4 potesse reggere un elefante. O un Raspberry Pi. O entrambi, se l&#8217;elefante è molto nerd.</p>
<p>La sua idea? Strutture per rifugi di emergenza che sono economiche, facili da trasportare e incredibilmente resistenti. Perché, come sappiamo tutti, quando crolla il mondo, l&#8217;ultima cosa che vuoi è un tetto che si affloscia come un origami mal fatto.</p>
<p>Da smanettone, non posso fare a meno di apprezzare l&#8217;eleganza della soluzione. È la perfetta combinazione tra design, ingegneria e quella che io chiamo &#8220;il fattore wow&#8221;. E, cosa più importante, è open-source. Nessun brevetto che ti costringe a comprare licenze ogni volta che pieghi un foglio.</p>
<p>Cosa significa per noi maker? Che forse è il momento di tirare fuori i nostri fogli di carta e riconsiderare l&#8217;origami come strumento, non solo come hobby. Immagina di costruire un ponte da campo con il tuo ultimo progetto Arduino. O una tenda che si monta in 10 secondi e regge una tempesta. Il futuro è pieghevole, amici.</p>
<p>L&#8217;unico neo? La notizia viene dal 2026. Quindi, o Miles Wu è un viaggiatore del tempo, o noi abbiamo un po&#8217; di ritardo. In entrambi i casi, è ora di mettersi al lavoro.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.smithsonianmag.com/innovation/this-14-year-old-is-using-origami-to-design-emergency-shelters-that-are-sturdy-cost-efficient-and-easy-to-deploy-180988179/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">14-year-old Miles Wu folded origami pattern that holds 10k times its own weight</a></em></p>
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		<title>Claude Opus 6: L&#8217;IA che sa hackerare, ragionare e (forse) rubare il caffè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 23:06:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[productivity]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo software]]></category>
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					<description><![CDATA[L'ultima versione di Claude promette di essere più intelligente, più sicura e più potente. Ma cosa significa per noi smanettoni? Scopriamolo tra cybersecurity, agenti autonomi e qualche dubbio etico.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Claude-Opus-6-LIA-che-sa-hackerare-ragionare-e-forse-rubare-il-caffe-1770332773.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Claude-Opus-6-LIA-che-sa-hackerare-ragionare-e-forse-rubare-il-caffe-1770332773.png" alt="Claude Opus 6: L&#039;IA che sa hackerare, ragionare e (forse) rubare il caffè" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Cosa succede quando un&#8217;IA diventa così brava da trovare bug nei codici meglio di un esperto di cybersecurity? E se ti dicessi che questa stessa IA potrebbe anche aiutarti a creare presentazioni da urlo in PowerPoint? Bene, Claude Opus 6 è qui, e stavolta non scherza.</p>
<p>Il team di Anthropic ha svelato l&#8217;ultima versione della loro IA, e le novità sono tante. Partiamo dalle cifre: 1 milione di token di contesto, 128k token di output, e un sistema di agenti autonomi che lavora in parallelo. Sì, hai letto bene. Ora puoi far collaborare più IA tra loro come se fossero un team di sviluppatori.</p>
<p>Ma non è solo questione di numeri. Opus 6 è anche più sicura: meno tendenze a mentire, meno rifiuti ingiustificati, e un sistema di protezione contro abusi cyber. Insomma, sembra quasi che stavolta abbiano pensato a tutto.</p>
<p>Da smanettone, però, non posso fare a meno di notare qualche punto interrogativo. Il vendor lock-in? Sì, perché il 1M token costa extra. La privacy? Non è ancora chiaro come gestiscano i dati. E poi, chi garantisce che questi agenti autonomi non inizino a fare cose strane tra loro?</p>
<p>Per noi che amiamo mettere le mani in pasta, però, le opportunità sono enormi. Immagina di usare Claude per analizzare codici complessi, trovare vulnerabilità, o addirittura automatizzare parti del tuo flusso di lavoro. E se hai bisogno di un assistente per Excel o PowerPoint, ora ce l&#8217;hai.</p>
<p>La vera domanda è: stiamo davvero migliorando, o solo complicando le cose? Solo il tempo lo dirà.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.anthropic.com/news/claude-opus-4-6" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Claude Opus 4.6</a></em></p>
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		<title>Super Bowl 2026: Addio ai trailer dei supereroi? (e noi maker siamo contenti)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 13:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[Super Bowl]]></category>
		<category><![CDATA[supereroi]]></category>
		<category><![CDATA[tech]]></category>
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					<description><![CDATA[Finalmente una pausa dai trailer dei supereroi allo Super Bowl? Scopriamo cosa cambia e perché questa notizia potrebbe interessare anche noi maker e smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Super-Bowl-2026-Addio-ai-trailer-dei-supereroi-e-noi-maker-siamo-contenti-1770037273.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Super-Bowl-2026-Addio-ai-trailer-dei-supereroi-e-noi-maker-siamo-contenti-1770037273.png" alt="Super Bowl 2026: Addio ai trailer dei supereroi? (e noi maker siamo contenti)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Siete pronti a vivere uno Super Bowl senza l&#8217;ennesimo trailer di Avengers o Justice League? La notizia è ufficialmente fuori: il Super Bowl 2026 potrebbe essere libero da questi spot. Ma perché dovrebbe importarci? Perché, per una volta, lo sport e la tecnologia potrebbero prendere il sopravvento sul cinema. </p>
<p>La NFL sta infatti valutando di cambiare le regole sui contenuti degli spot durante la partita. Dopo anni di trailer di supereroi che dominano le pause pubblicitarie, sembra che finalmente ci sia spazio per qualcosa di diverso. Ma cosa? Probabilmente più contenuti sportivi, tecnologici o persino interattivi. E qui entra in gioco il nostro mondo. </p>
<p>Come smanettoni, maker e appassionati di tech, sappiamo che la tecnologia è ovunque, anche nello sport. Pensate ai sensori indossabili per monitorare gli atleti, ai droni che riprendono le partite, o agli algoritmi che analizzano ogni movimento. Se la NFL vuole davvero offrire contenuti diversi, perché non mostrare un po&#8217; di questa innovazione? </p>
<p>Ma attenzione, non tutto è oro quel che luccica. La decisione di eliminare i trailer dei supereroi potrebbe essere più un colpo di marketing che una vera rivoluzione. Le major cinematografiche hanno dominato gli spot per anni, e ora la NFL potrebbe semplicemente cercare un modo per spingere altri brand a spendere cifre astronomiche. Insomma, il solito gioco di potere tra corporate. </p>
<p>Per noi maker, però, questa notizia è un&#8217;opportunità. Se davvero ci sarà spazio per contenuti tecnologici, perché non creare qualcosa di unico? Un progetto open-source che mostri come la tech può migliorare lo sport? Un drone personalizzato per riprendere azioni incredibili? Le possibilità sono infinite. </p>
<p>In ogni caso, una cosa è certa: meno trailer di supereroi significa più spazio per la nostra creatività. E questo, amici miei, è un gioco che siamo pronti a vincere. </p>
<p>Quindi, preparatevi a godervi uno Super Bowl diverso. E se vedrete un trailer di un film di supereroi, sappiate che è solo un&#8217;eccezione. Perché il futuro, stavolta, potrebbe essere davvero tecnologico.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/the-2026-super-bowl-may-be-free-of-superhero-movies-2000716487" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The 2026 Super Bowl May Be Free of Superhero Movies</a></em></p>
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		<title>La TV compie 100 anni: da un attico a Soho a un mondo di pixel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 08:08:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[smanettare]]></category>
		<category><![CDATA[storia della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopri la storia incredibile della televisione, dai primi esperimenti con hatbox e darning needles ai pixel che riempiono i nostri smartphone. Un viaggio nel tempo per chi ama la tecnologia made in garage!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/La-TV-compie-100-anni-da-un-attico-a-Soho-a-un-mondo-di-pixel-1769501277.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/La-TV-compie-100-anni-da-un-attico-a-Soho-a-un-mondo-di-pixel-1769501277.png" alt="La TV compie 100 anni: da un attico a Soho a un mondo di pixel" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapevate che la televisione è nata in un attico sopra un caffè italiano a Soho, tra hatbox e darning needles? John Logie Baird, un inventore scozzese con più grinta che salute, ha rivoluzionato il mondo con un sistema elettromeccanico che faceva &#8216;wink&#8217; a un paper mask.</p>
<p>Oggi celebriamo 100 anni di TV, ma non con le lacrime agli occhi per i bei ricordi, piuttosto con un sorriso per l&#8217;assurdità di tutta la faccenda. Immaginate di essere un giornalista nel 1926, invitato a vedere un ventilinista dummy trasmettere immagini tramite un disco perforato. Probabilmente avreste pensato: &#8220;Ma questo è pazzo!&#8221;</p>
<p>E invece, eccoci qui, con schermi 8K e streaming in 4K HDR. Baird sarebbe orgoglioso (e probabilmente un po&#8217; invidioso) di vedere come abbiamo portato la sua idea a livelli di dettaglio che nemmeno lui poteva immaginare. Ma soprattutto, sarebbe entusiasta di sapere che oggi possiamo fare TV con un Raspberry Pi e una webcam.</p>
<p>Per noi maker e smanettoni, questa è una storia che insegna due cose fondamentali: primo, che le grandi innovazioni spesso nascono da esperimenti fatti in casa con materiali di fortuna; secondo, che anche le idee più rivoluzionarie possono essere ignorate all&#8217;inizio (Baird ha dovuto aspettare anni prima che qualcuno capisse il potenziale della sua invenzione).</p>
<p>Oggi, mentre festeggiamo questo secolo di TV, possiamo fare di meglio che guardare vecchi film in bianco e nero. Perché non proviamo a costruire il nostro trasmettitore TV low-cost? O magari a sperimentare con la compressione video per ottimizzare lo streaming? Le possibilità sono infinite, proprio come lo erano per Baird nel suo attico.</p>
<p>E se vi siete persi la cerimonia ufficiale per la targa &#8220;World Origin Site&#8221; a Frith Street, non preoccupatevi: potete sempre andare a bere un espresso al Bar Italia e immaginare Baird che smanetta tra i tavoli. Perché, in fondo, la tecnologia è fatta anche di caffè e un po&#8217; di follia.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://diamondgeezer.blogspot.com/2026/01/tv100.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Television is 100 years old today</a></em></p>
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