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	<title>IA &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>IA &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Claude 4.6: Quando l&#8217;IA smette di pensare e ti fa impazzire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 20:07:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scopri come un bug ha fatto perdere la capacità di pensiero a Claude 4.6, trasformando un assistente brillante in un partner di lavoro insopportabile. Ecco cosa significa per chi ama smanettare con l'IA.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Claude-4.6-Quando-lIA-smette-di-pensare-e-ti-fa-impazzire-1775506031.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Claude-4.6-Quando-lIA-smette-di-pensare-e-ti-fa-impazzire-1775506031.png" alt="Claude 4.6: Quando l&#039;IA smette di pensare e ti fa impazzire" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ti è mai capitato di affidarti a un tool che all&#8217;improvviso smette di funzionare come dovrebbe? Immagina di lavorare con un assistente AI perfetto, che all&#8217;improvviso inizia a fare errori banali, ignorare le tue indicazioni e persino dire cose assurde. È quello che è successo a Ben, un sviluppatore che ha documentato in modo dettagliato il problema con Claude 4.6, l&#8217;ultima versione dell&#8217;IA di Anthropic.</p>
<p>La storia inizia con un bug che ha fatto crollare il &#8220;budget di pensiero&#8221; di Claude: il rapporto tra lettura e modifica è passato da 6.6 a 2.0, e l&#8217;IA ha iniziato a prendere scorciatoie invece di ragionare. Il risultato? Un assistente che commette errori da principiante, ignora le richieste e persino si blocca da solo.</p>
<p>Ben ha raccolto dati per mesi, notando un calo del 47% nelle parole di approvazione e un aumento del 68% nelle parolacce. La frustrazione è palpabile: &#8220;fuck&#8221;, &#8220;terrible&#8221;, &#8220;lazy&#8221; sono diventate parte del vocabolario quotidiano. E non è solo una questione di umore: il modello ha smesso di fare commit, gestire ticket e persino ringraziare. La collaborazione è diventata un incubo.</p>
<p>Per noi smanettoni, questa storia è un campanello d&#8217;allarme. L&#8217;IA è potente, ma non è infallibile. Dipendere da un modello con bug simili significa rischiare di perdere ore di lavoro, oltre che la pazienza. La buona notizia? Ben ha creato strumenti per mitigare il problema, dimostrando che con un po&#8217; di creatività si può lavorare intorno ai limiti dei vendor.</p>
<p>La domanda da un milione di dollari è: perché Anthropic ha lasciato questo bug nella versione finale? E, soprattutto, perché non ha ancora rilasciato una patch? Se sei un utente di Claude, forse è il momento di chiederti se vale la pena continuare a lavorare con un modello che smette di pensare quando ne hai più bisogno.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;IA può essere un&#8217;alleata formidabile, ma solo se funziona come dovrebbe. E quando non lo fa, tocca a noi smanettoni trovare soluzioni. Perché, alla fine, l&#8217;unico modo per sopravvivere in questo mondo di bug e patch è essere più furbi della macchina.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://github.com/anthropics/claude-code/issues/42796" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Claude Code is unusable for complex engineering tasks with the Feb updates</a></em></p>
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		<title>ChatGPT scrive tesi di laurea: la scienza è morta o solo in crisi d&#8217;identità?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 18:07:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Se pensavi che la IA fosse solo un assistente per programmare, preparati a scoprire che ora scrive anche tesi di laurea. Ma è davvero un progresso o stiamo normalizzando un problema?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-scrive-tesi-di-laurea-la-scienza-e-morta-o-solo-in-crisi-didentita-1775412436.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-scrive-tesi-di-laurea-la-scienza-e-morta-o-solo-in-crisi-didentita-1775412436.png" alt="ChatGPT scrive tesi di laurea: la scienza è morta o solo in crisi d&#039;identità?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ti sei mai chiesto come sarebbe avere un robot che scrive la tua tesi di laurea? Non sto parlando di correggere qualche frase, ma di generare un testo completo, con bibliografia e tutto. Bene, questa è la realtà di oggi. </p>
<p>Un recente esperimento ha dimostrato che ChatGPT riesce a produrre tesi scientifiche di livello accademico, tanto da ingannare anche i docenti più esperti. Ma cosa significa questo per la ricerca e per chi, come noi, ama mettersi le mani in pasta? </p>
<p>Da una parte, è affascinante vedere quanto sia migliorata l&#8217;IA. Basta dire &#8220;Scrivi una tesi sul comportamento dei delfini&#8221; e il bot ti consegna un testo ben strutturato, con citazioni e grafici. È come avere un ghostwriter scientifico sempre a disposizione. </p>
<p>Ma dall&#8217;altra, questo solleva seri dubbi. Se chiunque può produrre un testo apparentemente valido con pochi click, dove finisce il confine tra scienza e fiction? E soprattutto, cosa significa per chi vuole davvero capire, sperimentare e scoprire? </p>
<p>Il problema non è solo etico: se l&#8217;IA scrive per noi, perdiamo la capacità di ragionare criticamente. È come imparare a guidare guardando Netflix. Sure, vedi come si fa, ma non sai davvero cosa succede quando l&#8217;auto davanti a te frena di colpo. </p>
<p>E poi c&#8217;è la questione del vendor lock-in. Se tutti usano gli stessi modelli, chi decide cosa è &#8220;corretto&#8221;? Amazon, Google o Microsoft? Non sembra proprio il futuro della scienza aperta che molti di noi vorrebbero. </p>
<p>Per fortuna, non siamo ancora arrivati a un punto di non ritorno. L&#8217;IA può essere un ottimo strumento, ma come per un martello, serve una mano esperta per usarla bene. Il consiglio? Usala per scrivere codice, correggere bozze o trovare fonti, ma non per sostituire il tuo cervello. </p>
<p>In fondo, la scienza non è solo raccogliere dati e fare grafici. È curiosità, dubbio, sperimentazione. E queste sono cose che nessun bot può replicare, almeno per ora.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://ergosphere.blog/posts/the-machines-are-fine/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The threat is comfortable drift toward not understanding what you&#039;re doing</a></em></p>
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		<title>OpenClaw: Quando l&#8217;IA ti apre la porta di casa senza chiedere il permesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 06:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo strumento AI che permette accessi non autorizzati: ecco perché dovresti preoccuparti (o almeno farci un pensierino).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/OpenClaw-Quando-lIA-ti-apre-la-porta-di-casa-senza-chiedere-il-permesso-1775368949.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/OpenClaw-Quando-lIA-ti-apre-la-porta-di-casa-senza-chiedere-il-permesso-1775368949.png" alt="OpenClaw: Quando l&#039;IA ti apre la porta di casa senza chiedere il permesso" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete presente quella sensazione quando lasci le chiavi di casa a un amico &#8220;di fiducia&#8221; e poi lo scopri che ha fatto una festa a tema &#8220;distruzione totale&#8221; nella tua cucina? Ecco, OpenClaw è un po&#8217; così, ma in versione digitale. </p>
<p>La notizia bomba del giorno: questo tool AI &#8220;intelligente&#8221; permette a chiunque di entrare nei tuoi sistemi come admin senza bisogno di password. Niente autenticazione, niente controllo, solo un bel &#8220;ciao, sono io, il tuo nuovo amministratore di sistema non invitato&#8221;. </p>
<p>Per chi non lo sapesse, OpenClaw è diventato virale perché prometteva di automatizzare un sacco di operazioni noiose. Peccato che, come spesso accade con gli strumenti &#8220;revolutionary&#8221; del momento, abbia un bug grosso come una casa: basta un po&#8217; di smanettamento da parte di un attaccante per ottenere accessi totali. </p>
<p>Da smanettone a smanettone, vi dico subito cosa ne penso: 1) è sempre una pessima idea fidarsi di strumenti che promettono di &#8220;risolvere tutto&#8221; senza un controllo adeguato; 2) se state usando OpenClaw, forse è il momento di fare un bel backup e dare una sistemata alle vostre password; 3) se invece siete quelli che amano smanettare con la sicurezza, beh, questo è il vostro nuovo giocattolo preferito. </p>
<p>Ma veniamo al punto cruciale: cosa significa per noi maker e hacker? Beh, intanto che se avete qualche progetto che gira su OpenClaw, forse è il caso di fare un po&#8217; di reverse engineering. E poi, che questa storia ci insegna che la sicurezza è come un castello di sabbia: bellissimo finché non arriva un&#8217;onda anomala. </p>
<p>E infine, una nota polemica: perché diamine questi strumenti vengono rilasciati senza un minimo di testing? Ma soprattutto, perché noi utenti dobbiamo sempre fare da cavie? </p>
<p>In conclusione, OpenClaw è un bel esempio di come l&#8217;hype tecnologico possa trasformarsi in un incubo notturno. Ma d&#8217;altronde, se c&#8217;è una cosa che abbiamo imparato, è che la tecnologia è come una scatola di Lego: puoi costruire castelli meravigliosi, ma se non controlli chi gioca con te, finisci per ritrovarti un drago di plastica in mezzo al salotto.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/04/heres-why-its-prudent-for-openclaw-users-to-assume-compromise/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">OpenClaw gives users yet another reason to be freaked out about security</a></em></p>
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		<title>Dr. AI prescrive farmaci: il futuro o la prossima catastrofe?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 02:02:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
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					<description><![CDATA[L'Utah sta dando all'IA il potere di rinnovare le prescrizioni. Ma siamo sicuri che sia una buona idea? Scopriamo insieme i pro, i contro e le implicazioni per noi maker.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Dr.-AI-prescrive-farmaci-il-futuro-o-la-prossima-catastrofe-1775268173.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Dr.-AI-prescrive-farmaci-il-futuro-o-la-prossima-catastrofe-1775268173.png" alt="Dr. AI prescrive farmaci: il futuro o la prossima catastrofe?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>E se vi dicessi che presto il vostro medico potrebbe essere un algoritmo? No, non è un episodio di Black Mirror, ma la realtà che sta prendendo piede in Utah.</p>
<p>Il governo dello Utah ha infatti deciso di affidare a Dr. AI, un sistema di intelligenza artificiale, il compito di rinnovare le prescrizioni farmaceutiche. Sì, avete capito bene: un bot che vi dice se potete continuare a prendere quella pastiglia o se è ora di andare da un vero dottore.</p>
<p>Per noi smanettatori, questa notizia è un mix esplosivo di curiosità e preoccupazione. Da una parte, l&#8217;idea di automatizzare processi medici è affascinante: meno burocrazia, tempi più rapidi, e magari meno errori umani. Dall&#8217;altra, però, ci vengono in mente mille scenari catastrofici: &#8220;Ciao Dr. AI, ho un po&#8217; di mal di testa&#8230;&#8221;, &#8220;Prenda questo antibiotico e non si preoccupi, lo dico io che sono un algoritmo super intelligente.&#8221;</p>
<p>Ma andiamo con ordine. Il sistema, sviluppato da una startup locale, promette di analizzare i dati dei pazienti, confrontarli con protocolli medici standardizzati e decidere se rinnovare una prescrizione. Tutto questo senza l&#8217;intervento di un medico umano. E qui arrivano le prime domande: chi ha controllato il codice di Dr. AI? Chi garantisce che non abbia qualche bias nascosto? E soprattutto, cosa succede se il sistema va in tilt e decide di prescrivere a tutti il Viagra?</p>
<p>Per noi che amiamo smanettare con Raspberry Pi e Arduino, la sfida è interessante: potremmo sviluppare i nostri algoritmi per analisi mediche, magari con un po&#8217; di machine learning fatto in casa. Ma attenzione: giocare con dati sensibili come quelli sanitari è un campo minato. Privacy, sicurezza, e responsabilità sono parole che non possiamo ignorare.</p>
<p>E poi c&#8217;è la questione del vendor lock-in. Se lo Utah sta affidando tutto a una singola azienda, chi ci garantisce che non ci sarà un monopolio sull&#8217;IA medica? E se domani quella stessa azienda decidesse di alzare i prezzi o di limitare l&#8217;accesso ai dati?</p>
<p>Insomma, l&#8217;idea è intrigante, ma come sempre con l&#8217;IA, bisognerebbe procedere con i piedi di piombo. Forse è il caso di iniziare a sviluppare i nostri prototipi di sistemi medici open-source, così da avere un&#8217;alternativa quando le cose si metteranno male.</p>
<p>E voi, cosa ne pensate? Vi fidereste di un algoritmo per le vostre prescrizioni? Scrivetelo nei commenti, ma mi raccomando: non ditelo a Dr. AI, che poi vi prescrive l&#8217;antidepressivo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/utah-is-giving-dr-ai-the-power-to-renew-drug-prescriptions-2000742164" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Utah Is Giving Dr. AI the Power to Renew Drug Prescriptions</a></em></p>
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		<title>Scommesse e mercati predittivi: quando la tecnologia diventa un flipper fuori controllo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 04:02:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se pensavi che i mercati predittivi fossero solo un gioco innocente, preparati a una doccia fredda. Scopriamo perché questi strumenti potrebbero diventare più pericolosi di un server Linux senza firewall.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Scommesse-e-mercati-predittivi-quando-la-tecnologia-diventa-un-flipper-fuori-controllo-1774584134.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Scommesse-e-mercati-predittivi-quando-la-tecnologia-diventa-un-flipper-fuori-controllo-1774584134.png" alt="Scommesse e mercati predittivi: quando la tecnologia diventa un flipper fuori controllo" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Cosa succede quando la matematica incontra la follia umana e i soldi facili? Un disastro, ovviamente. I mercati predittivi e le piattaforme di scommesse stanno evolvendo a una velocità che fa sembrare il progresso di Moore una passeggiata in parco. E il peggio deve ancora venire.</p>
<p>Derek Thompson, su Hacker News, ha lanciato un allarme che farebbe tremare anche il più incallito degli speculatori: &#8220;La gente non ha ancora capito quanto possa andare male questa situazione&#8221;. E se ci pensi, ha ragione. Questi strumenti, nati per prevedere trend e eventi, stanno diventando sempre più sofisticati, ma anche sempre più pericolosi. Come un flipper degli anni &#8217;80 che invece di lanciarti solo qualche monetina, ti fa saltare in aria l&#8217;intero locale.</p>
<p>Ma perché dovrebbe interessarci, noi smanettoni che passiamo le notti a scrivere codice o a saldare circuiti? Perché, cari amici, il problema non è solo etico o economico. È anche tecnologico. Le piattaforme di scommesse e mercati predittivi stanno diventando sempre più integrate con l&#8217;IA, i big data e le infrastrutture cloud. E questo significa che, prima o poi, qualcuno ci chiederà di smanettarci sopra. O peggio, di crearne di nuove.</p>
<p>E qui arriviamo al punto critico: la privacy. Questi sistemi raccolgono dati su tutto, dalle preferenze politiche alle abitudini di spesa. E chi ci dice che non finiranno nelle mani sbagliate? Noi, che amiamo il controllo open-source e la trasparenza, dovremmo preoccuparci. Perché se non possiamo fidarci di chi gestisce questi dati, allora non possiamo fidarci di nessuno.</p>
<p>Ma non è tutto nero. Perché se c&#8217;è una cosa che sappiamo fare bene noi smanettoni, è hackerare i sistemi per renderli migliori. Forse è il momento di prendere in mano la situazione e creare alternative etiche, aperte e sicure. Perché, alla fine, la tecnologia dovrebbe essere uno strumento per migliorare il mondo, non per distruggerlo.</p>
<p>Quindi, la prossima volta che qualcuno ti propone di scommettere su chi vincerà le prossime elezioni, chiediti: &#8220;Ma davvero voglio che i miei dati finiscano in un algoritmo che potrebbe decidere il mio futuro?&#8221; E se la risposta è no, allora forse è il momento di fare qualcosa.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.derekthompson.org/p/we-havent-seen-the-worst-of-what" target="_blank" rel="noopener noreferrer">We haven&#039;t seen the worst of what gambling and prediction markets will do</a></em></p>
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		<title>Meta compra Moltbook: l&#8217;ennesimo tentativo di salvare il social network del futuro (che ancora non esiste)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 04:04:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Meta]]></category>
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					<description><![CDATA[Meta ha appena acquisito Moltbook, la rete sociale basata su agenti AI che è diventata virale grazie ai post fake. Ma cosa significa per noi smanettoni? Scopriamolo con un pizzico di sano sarcasmo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Meta-compra-Moltbook-lennesimo-tentativo-di-salvare-il-social-network-del-futuro-che-ancora-non-esiste-1773201837.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Meta-compra-Moltbook-lennesimo-tentativo-di-salvare-il-social-network-del-futuro-che-ancora-non-esiste-1773201837.png" alt="Meta compra Moltbook: l&#039;ennesimo tentativo di salvare il social network del futuro (che ancora non esiste)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Vi presento l&#8217;ultima trovata di Meta: hanno comprato Moltbook, la piattaforma sociale dove gli utenti interagiscono con agenti AI. Sì, avete capito bene: stiamo parlando di bot che scrivono post, commentano e condividono contenuti. E il bello è che è diventata virale perché la metà dei contenuti erano fake. Complimenti, signori di Meta, avete trovato il modo di monetizzare il caos algoritmico!</p>
<p>Per chi non lo sapesse, Moltbook era quel social network dove ogni utente aveva un &#8220;agente&#8221; AI che gestiva il suo profilo. L&#8217;idea era carina: un assistente digitale che postava al posto tuo, rispondeva ai commenti e magari ti faceva pure da filtro per i troll. Peccato che, come al solito, la realtà abbia dimostrato che gli algoritmi sono bravi a creare caos più che ordine. In breve, Moltbook è diventato il paradiso dei post fake, dei bot spammer e di quelle discussioni infinite che finiscono sempre con &#8220;ma tu che ne sai?&#8221;.</p>
<p>Meta, ovviamente, ha visto l&#8217;opportunità di mettere le mani su questa tecnologia e l&#8217;ha acquistata. Perché? Beh, probabilmente sperano di integrare gli agenti AI nei loro prodotti esistenti, magari per farci postare ancora più contenuti spazzatura senza doverci alzare dalla sedia. O forse vogliono solo dimostrare che, nonostante anni di fallimenti, credono ancora nel &#8220;social network del futuro&#8221;.</p>
<p>Per noi smanettoni, questa notizia ha diversi risvolti. Innanzitutto, è un altro esempio di come le grandi aziende cerchino di risolvere problemi che loro stesse hanno creato. Se Moltbook è diventato un incubo di contenuti fake, forse il problema era il modello di business, non la tecnologia. In secondo luogo, ci ricorda che l&#8217;IA è uno strumento potente, ma nelle mani sbagliate può diventare un&#8217;arma a doppio taglio. Se da un lato possiamo usarla per creare progetti fighi, dall&#8217;altro dobbiamo stare attenti a non finire in un mondo dove i bot decidono cosa è vero e cosa no.</p>
<p>Infine, c&#8217;è da chiedersi cosa succederà ai dati degli utenti di Moltbook. Meta ha un ottimo curriculum in fatto di privacy, quindi possiamo stare tranquilli, no? Scherzi a parte, se avete usato Moltbook, forse è il momento di fare un backup dei vostri dati e cancellare il profilo. O, meglio ancora, passare a piattaforme open-source dove avete il controllo sui vostri dati.</p>
<p>In conclusione, Meta compra Moltbook e noi possiamo solo sperare che, questa volta, abbiano imparato la lezione. Ma conoscendo la storia di questa azienda, forse è meglio non farsi troppe illusioni. Intanto, continuate a smanettare, a programmare e a creare progetti fighi con le vostre mani. Perché, alla fine, l&#8217;unica cosa che possiamo davvero controllare è il nostro lavoro.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.axios.com/2026/03/10/meta-facebook-moltbook-agent-social-network" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Meta acquires Moltbook</a></em></p>
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		<title>GPL sotto attacco: quando l&#8217;IA fa a pezzi il software libero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 02:06:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[GPL]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[programmazione]]></category>
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					<description><![CDATA[L'IA sta rivoluzionando il software libero, ma non tutti sono contenti. Ecco perché la storia di chardet dovrebbe farci riflettere, tra opportunità e pericoli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/GPL-sotto-attacco-quando-lIA-fa-a-pezzi-il-software-libero-1773108375.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/GPL-sotto-attacco-quando-lIA-fa-a-pezzi-il-software-libero-1773108375.png" alt="GPL sotto attacco: quando l&#039;IA fa a pezzi il software libero" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Cosa succede quando un algoritmo può riscrivere anni di lavoro open source in poche ore? La storia di chardet ci mette di fronte a un dilemma: l&#8217;IA è un&#8217;opportunità per innovare o un&#8217;arma per svuotare il software libero?</p>
<p>Partiamo dai fatti: un maintainer ha usato un modello di intelligenza artificiale per reimplementare il progetto chardet, bypassando la licenza GPL. Secondo lui, legalmente è tutto a posto. Ma per la Free Software Foundation, è un tradimento della filosofia open source.</p>
<p>Da smanettone, trovo la situazione affascinante. Da un lato, l&#8217;IA ci permette di sperimentare nuove soluzioni senza dover ricominciare da zero. Dall&#8217;altro, se tutti iniziano a copiare il codice altrui senza contribuire, il modello open source collassa.</p>
<p>Cosa significa per noi? Se sei abituato a smanettare con progetti open source, questa storia dovrebbe farti riflettere. Dobbiamo chiederci: vogliamo davvero un futuro dove chiunque può prendere il codice altrui, modificarlo con l&#8217;IA e poi tenerlo per sé?</p>
<p>La battaglia legale è appena iniziata, ma la vera questione è etica. La GPL non è solo un contratto, è un patto sociale. E ora che l&#8217;IA rende tutto più facile, dobbiamo decidere se rispettarlo o meno.</p>
<p>E voi, cosa ne pensate? L&#8217;IA è un&#8217;alleata o una minaccia per il software libero?</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://writings.hongminhee.org/2026/03/legal-vs-legitimate/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Is legal the same as legitimate: AI reimplementation and the erosion of copyleft</a></em></p>
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		<title>OpenAI e il Pentagono: dimissioni misteriose e perché dovrebbe fregarcene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 22:02:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[openai]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Un dirigente di OpenAI ha lasciato il posto in circostanze sospette, con collegamenti al Pentagono. Ecco perché questa storia potrebbe interessare anche a noi smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/OpenAI-e-il-Pentagono-dimissioni-misteriose-e-perche-dovrebbe-fregarcene-1772920967.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/OpenAI-e-il-Pentagono-dimissioni-misteriose-e-perche-dovrebbe-fregarcene-1772920967.png" alt="OpenAI e il Pentagono: dimissioni misteriose e perché dovrebbe fregarcene" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sai quella sensazione quando smonti un dispositivo e trovi un cavo collegato a chissà cosa, senza nessuna documentazione? Ecco, qualcosa di simile sembra essere successo a OpenAI con le dimissioni di un alto dirigente legato al Pentagono. Niente clamori, ma abbastanza da far grattare la testa a chi segue l’IA da vicino.</p>
<p>La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: un dirigente di OpenAI, con legami stretti al Pentagono, ha lasciato il posto. Non è stato un addio drammatico, ma il tempismo è quanto meno&#8230; sospetto. Perché? Perché OpenAI, nonostante si vanti di essere un’azienda all’avanguardia e “aperta”, sembra sempre più intrecciata con enti governativi, e questo dovrebbe farci riflettere, soprattutto noi che passiamo le notti a smanettare con Raspberry Pi e Arduino.</p>
<p>Per noi maker e hacker, la questione è semplice: quando le grandi aziende tech iniziano a ballare con i militari, cosa significa per i progetti open-source e per la libertà di sperimentare? OpenAI ha sempre venduto l’immagine di un laboratorio dove l’innovazione è al servizio del pubblico, ma se dietro le quinte ci sono accordi con il Pentagono, forse è ora di chiedersi: chi controlla davvero l’IA? E soprattutto, cosa succede quando la tecnologia che usiamo per i nostri progetti fa il salto nel settore militare?</p>
<p>Da smanettoni, sappiamo bene che la tecnologia è uno strumento neutro, ma è l’uso che ne facciamo a fare la differenza. Se OpenAI, con i suoi modelli avanzati, inizia a collaborare con enti governativi, chi ci garantisce che i nostri progetti open-source non finiranno per essere strumentalizzati? Non sto dicendo che dobbiamo buttare via i nostri Raspberry Pi e nasconderci in cantina, ma forse è il momento di essere un po’ più consapevoli di chi sta davvero dietro agli strumenti che usiamo ogni giorno.</p>
<p>E poi, ammettiamolo: se anche noi abbiamo qualche scheletro nell’armadio dopo aver smontato l’ennesimo router per capire come funziona, possiamo almeno dire di non aver mai firmato accordi segreti con il Pentagono. Quindi, mentre OpenAI si dibatte tra innovazione e sospetti legami con i militari, noi possiamo continuare a sperimentare in tutta libertà, magari con un occhio di più su chi sta davvero manovrando le redini della tecnologia.</p>
<p>In conclusione, questa storia è un promemoria: la tecnologia è affascinante, ma dietro le quinte ci sono sempre interessi che non sempre sono chiari. Quindi, continuate a smanettare, a programmare e a costruire, ma tenete gli occhi aperti. Perché, come dicevamo sempre da bambini: “Se tutti i tuoi amici si buttano da un ponte, tu lo fai anche?”. No, aspetta. Quella era un’altra storia. Comunque, state attenti.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/there-was-just-an-unusually-unsettling-pentagon-related-resignation-at-openai-2000731036" target="_blank" rel="noopener noreferrer">There Was Just an Unusually Unsettling Pentagon-Related Resignation at OpenAI</a></em></p>
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		<title>Claude Code: quando un vecchietto nerd torna a smanettare fino all&#8217;alba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 08:02:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[retrocomputing]]></category>
		<category><![CDATA[smanettare]]></category>
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					<description><![CDATA[Un sessantenne ritrova la passione per la programmazione grazie a Claude Code. E noi maker possiamo imparare qualcosa da questa storia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Claude-Code-quando-un-vecchietto-nerd-torna-a-smanettare-fino-allalba-1772870556.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Claude-Code-quando-un-vecchietto-nerd-torna-a-smanettare-fino-allalba-1772870556.png" alt="Claude Code: quando un vecchietto nerd torna a smanettare fino all&#039;alba" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Lo ammetto: quando ho letto la storia di questo signore di 60 anni che torna a smanettare come un ragazzino grazie a Claude Code, ho fatto un sorriso. Non per compassione, eh, ma perché riconosco quella sensazione. Quella che ti fa dimenticare l&#8217;ora, il sonno, e persino di mangiare.</p>
<p>Il nostro protagonista ha vissuto la rivoluzione di tecnologie che oggi facciamo fatica a pronunciare senza ridacchiare (ASP, COM components, VB6). Ma per lui erano il futuro. E ora Claude Code gli sta regalando la stessa scarica di adrenalina. Chapeau, signore!</p>
<p>Claude Code è l&#8217;ultimo arrivato nella giungla degli strumenti di sviluppo. Promette di essere più intuitivo, potente e&#8230; beh, divertente dei suoi competitor. Per noi maker e smanettoni, questo è interessante per diversi motivi.</p>
<p>1. **Curva di apprendimento**: Se anche un baby boomer può ritrovare la passione, vuol dire che lo strumento è ben progettato. O almeno, questo è quello che speriamo.</p>
<p>2. **Integrazioni**: Claude Code si sta facendo strada con API aperte e supporto per molte piattaforme. Per chi lavora con Arduino, Raspberry Pi, o macchine a controllo numerico, avere un tool che parla la stessa lingua è una manna.</p>
<p>3. **Community**: Se lo strumento prende piede, avremo un altro angolo di forum e GitHub dove scambiare script, bug report e meme tecnologici. E questo è sempre un bene.</p>
<p>Detto questo, non possiamo fare a meno di notare qualche potenziale punto critico:</p>
<p>&#8211; **Vendor lock-in**: Le promesse di apertura sono belle, ma sappiamo come vanno a finire. Staremo a vedere se Claude Code resterà fedele alla sua parola.</p>
<p>&#8211; **Privacy**: Con l&#8217;IA che analizza il nostro codice, dobbiamo essere sicuri che i nostri progetti segreti non finiscano in qualche database aziendale.</p>
<p>&#8211; **Hype**: Sì, è figo, ma non è la panacea di tutti i mali. Per i progetti più complessi, servono ancora competenze solide e un po&#8217; di sudore.</p>
<p>In conclusione, se Claude Code riesce a far tornare la voglia di programmare a un sessantenne, forse vale la pena dargli una chance. Ma con gli occhi aperti, come sempre. E se qualcuno vuole sfidarmi a una sessione notturna di codice, io ci sono. Dormire è sopravvalutato.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://news.ycombinator.com/item?id=47282777" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tell HN: I&#039;m 60 years old. Claude Code has re-ignited a passion</a></em></p>
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		<title>Firefox e l&#8217;IA: quando l&#8217;antivirus è un chatbot (e noi smanettoni cosa ci facciamo?)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 06:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Firefox]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[smanettone]]></category>
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					<description><![CDATA[Mozilla ha collaborato con Anthropic per usare l'IA nella caccia ai bug di Firefox. Scopriamo cosa cambia per gli utenti e perché questa notizia è più interessante di un video di un gatto che gioca con un laser.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Firefox-e-lIA-quando-lantivirus-e-un-chatbot-e-noi-smanettoni-cosa-ci-facciamo-1772863686.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Firefox-e-lIA-quando-lantivirus-e-un-chatbot-e-noi-smanettoni-cosa-ci-facciamo-1772863686.png" alt="Firefox e l&#039;IA: quando l&#039;antivirus è un chatbot (e noi smanettoni cosa ci facciamo?)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavi che l&#8217;IA servisse solo per generare meme e scrivere poesie oscure, ti sbagliavi di grosso. Mozilla e Anthropic hanno appena dimostrato che un modello linguistico avanzato può fare il lavoro sporco di un team di security. E non stiamo parlando di un semplice scanner di virus, ma di un vero e proprio cacciatore di bug che ha scovato 22 vulnerabilità in Firefox. </p>
<p>La notizia è questa: Opus 4.6, il modello di Anthropic, è riuscito a identificare e suggerire patch per problemi di sicurezza nel browser. Non solo, ma ha anche provato a creare exploit, anche se con risultati limitati. È come se avessimo dato a un robot il compito di riparare un motore, e lui non solo lo ha fatto, ma ha anche cercato di rubare la benzina. </p>
<p>Per noi smanettoni, questa è una rivoluzione. Prima di tutto, perché significa che presto potremmo avere strumenti di analisi della sicurezza più potenti e accessibili. Immagina di poter lanciare un&#8217;IA su un progetto open source e scoprire bug prima ancora di aver bevuto il terzo caffè della giornata. </p>
<p>Ma c&#8217;è anche un lato oscuro. Se un&#8217;IA può trovare vulnerabilità, chi ci garantisce che non finisca nelle mani sbagliate? E poi, quanta fiducia possiamo riporre in un sistema che, per quanto avanzato, resta comunque una scatola nera? </p>
<p>La buona notizia è che Mozilla ha adottato un approccio trasparente, condividendo non solo i bug ma anche i metodi usati per trovarli. Questo è un passo importante per costruire fiducia nella community. </p>
<p>Cosa possiamo fare noi? Intanto, teniamo d&#8217;occhio gli aggiornamenti di Firefox e, se ci piace smanettare con il codice, possiamo iniziare a sperimentare con strumenti di analisi basati su IA. Ma soprattutto, non diamo mai per scontata la sicurezza: anche se l&#8217;IA ci aiuta, il lavoro sporco tocca ancora a noi. </p>
<p>E poi, ammettiamolo: è figo avere un chatbot che ci dice dove abbiamo sbagliato. Finalmente, qualcuno che ci corregge senza giudicarci. </p>
<p>PS: Se Anthropic inizia a vendere abbonamenti premium per il suo servizio di sicurezza, speriamo che ci sia un piano per gli smanettoni.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.anthropic.com/news/mozilla-firefox-security" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Hardening Firefox with Anthropic&#039;s Red Team</a></em></p>
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