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	<title>Geopolitics &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>Geopolitics &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Quando l&#8217;algoritmo sbaglia bersaglio: il Pentagono e l&#8217;incubo del &#8216;hands-off&#8217; tecnologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:44:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un errore di valutazione basato su troppa fiducia nei modelli predittivi ha portato a un disastro in Iran. Un monito per tutti noi che pensiamo che un buon dataset possa sostituire il buon senso.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/Quando-lalgoritmo-sbaglia-bersaglio-il-Pentagono-e-lincubo-del-hands-off-tecnologico-1790153036.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/Quando-lalgoritmo-sbaglia-bersaglio-il-Pentagono-e-lincubo-del-hands-off-tecnologico-1790153036.png" alt="Quando l&#039;algoritmo sbaglia bersaglio: il Pentagono e l&#039;incubo del &#039;hands-off&#039; tecnologico" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Scommetto che nessuno di voi, mentre debugga un pezzo di codice o cerca di far girare un container Docker senza far esplodere la RAM, ha mai pensato che un errore di logica potesse causare un missile che colpisce una scuola.</p>
<p>Per fortuna, per ora, i nostri bug si limitano a crashare server o a renderci la vita impossibile durante una deadline. Purtroppo, per altri, la realtà è molto più brutale. Il Pentagono ha appena ammesso che l&#8217;eccessivo affidamento sull&#8217;intelligenza artificiale ha contribuito a un attacco missilistico contro una scuola in Iran. Sì, avete letto bene. Non è uno script di Python che va in loop infinito, è un errore cinetico di proporzioni tragiche.</p>
<p>Il succo della questione è questo: si è creato un loop di fiducia cieca verso l&#8217;output di un modello. Invece di usare l&#8217;IA come uno strumento di supporto — ovvero, un assistente che ti dà una mano ma che tu controlli sempre prima di premere &#8216;commit&#8217; — l&#8217;hanno usata come l&#8217;oracolo definitivo. Quando deleghi la decisione critica a un sistema che opera su probabilità e pattern statistici, senza un layer di validazione umana che sappia distinguere un obiettivo militare da un edificio scolastico, finisci dritto nel territorio del film horror di fantascienza che speravamo di aver superato.</p>
<p>Per noi che viviamo di open source e di analisi critica di ogni singola riga di codice, questa notizia è un red flag gigante. Il problema non è la tecnologia in sé, ma l&#8217;arroganza di chi pensa che &#8216;automatizzare&#8217; significhi &#8216;eliminare la responsabilità&#8217;. È lo stesso vizio mentale che vediamo applicato in molti software commerciali: l&#8217;idea che se un modello è addestrato su miliardi di parametri, allora la sua risposta sia verità assoluta e non una semplice proiezione statistica.</p>
<p>Certo, a noi che stiamo in Italia e ci preoccupiamo più di un aggiornamento kernel che rompe i driver della GPU, un conflitto in Medio Oriente sembra un evento distante. Ma il pattern è globale. La mentalità del &#8216;lasciamo fare alla macchina perché è più efficiente&#8217; sta venendo iniettata ovunque, dai sistemi di sorveglianza alle decisioni legali, fino alla logistica militare. </p>
<p>Smettiamola di inseguire l&#8217;hype come se fosse l&#8217;ultima release di un framework miracoloso. Se non siamo in grado di spiegare *perché* un modello ha preso una decisione (il classico problema della Black Box), non dovremmo nemmeno permettergli di prenderla. La tecnologia deve essere uno strumento per potenziare l&#8217;intelligenza umana, non un modo per bypassare il giudizio critico. Altrimenti, l&#8217;unico upgrade che otterremo sarà un mondo molto più instabile e imprevedibile.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.bloomberg.com/graphics/2026-iran-school-attack/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pentagon says overreliance on AI contributed to missile strike on Iran school</a></em></p>
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		<title>Nuova era Apple: hanno appena provato a rinominare un lago (davvero?)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 00:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[Branding]]></category>
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		<category><![CDATA[JohnTernus]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l'arrivo di John Ternus al comando di Apple, sembra che la strategia di rebranding sia sfuggita di mano. Dal software alla geografia, tutto è sotto nuovo controllo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/Nuova-era-Apple-hanno-appena-provato-a-rinominare-un-lago-davvero-1788309831.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/Nuova-era-Apple-hanno-appena-provato-a-rinominare-un-lago-davvero-1788309831.png" alt="Nuova era Apple: hanno appena provato a rinominare un lago (davvero?)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai sognato di poter andare nelle impostazioni del vostro sistema operativo e cambiare il nome a un intero ecosistema geografico con un semplice swipe?</p>
<p>Sembra una follia, ma se seguite le ultime indiscrezioni che arrivano dal quartier generale di Cupertino, la nuova era di Apple sotto la guida di John Ternus sta prendendo una piega decisamente&#8230; audace. Non parliamo di un nuovo aggiornamento di iOS o di un chip con ancora più core (che, ammettiamolo, ci farebbe tutti felici), ma di qualcosa di decisamente più surreale: il rebranding del Lago Ontario in «Lake America».</p>
<p>Sì, avete letto bene. Mentre noi qui in Italia ci preoccupiamo se il prossimo aggiornamento della nostra smart home rispetterà le ultime normative europee o se il nostro server Linux preferito terrà botta, i piani alti di Apple sembrano aver deciso che il limite è solo l&#8217;orizzonte (e tutto ciò che è fuori dai loro confini commerciali). La notizia, che è passata attraverso i canali di Gizmodo, ci dipinge un quadro di una gestione che non si accontenta più di creare prodotti chiusi e lussuosi, ma che punta a ridefinire la realtà stessa per farla aderire al proprio branding.</p>
<p>Ovviamente, per chi vive di codice, hardware e libertà di scelta, questa storia suona come l&#8217;ennesima applicazione di quel principio per cui tutto ciò che è esterno al &#8216;giardino recintato&#8217; deve essere rinominato, rietichettato e, in definitiva, assorbito in un unico, glorioso, e proprietario ecosistema. È un po&#8217; come quando un nuovo framework decide che non puoi più chiamare le tue variabili con i nomi che preferisci, ma devi usare solo le sue convenzioni predefinite per evitare &#8216;errori di sistema&#8217;.</p>
<p>Certo, tra noi sappiamo che c&#8217;è una buona dose di iperbole e di sano sano sarcasmo che circonda questa notizia. Ma il messaggio di fondo arriva forte e chiaro: la nuova leadership di Apple non ha intenzione di giocare secondo le regole stabilite. Se un tempo l&#8217;obiettivo era l&#8217;integrazione perfetta tra hardware e software, ora sembra che l&#8217;obiettivo sia l&#8217;integrazione totale tra prodotto e percezione del mondo.</p>
<p>Speriamo solo che la prossima mossa non sia cambiare il nome ai nostri router domestici in «iRouter» o, peggio, pretendere che anche il caffè della mattina sia certificato e disponibile solo in formato proprietario. Per ora, continuiamo a monitorare la situazione: se vedremo i confini nazionali iniziare a mostrare il logo della mela morsicata, allora sapremo che la situazione è diventata veramente critica.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/john-ternus-era-at-apple-kicks-off-with-the-changing-of-lake-ontario-to-lake-america-2000805913" target="_blank" rel="noopener noreferrer">John Ternus Era at Apple Kicks Off With the Changing of Lake Ontario to ‘Lake America’</a></em></p>
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		<title>A/I Collective sotto accusa: quando il codice diventa un atto politico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 02:44:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le sanzioni statunitensi colpiscono l'A/I Collective, un gruppo di attivisti digitali che vive di open source e spirito anti-corporate. Un caso che ci ricorda quanto la libertà digitale sia ancora un campo di battaglia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/08/AI-Collective-sotto-accusa-quando-il-codice-diventa-un-atto-politico-1787971484.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/08/AI-Collective-sotto-accusa-quando-il-codice-diventa-un-atto-politico-1787971484.png" alt="A/I Collective sotto accusa: quando il codice diventa un atto politico" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Esiste un limite oltre il quale scrivere codice smette di essere un hobby e diventa un atto di ribellazione pura?</p>
<p>Se chiedete all&#8217;A/I Collective (Autistici/Inventati, per chi volesse provare la pronuncia acrobatica), la risposta è probabilmente un &#8216;sì&#8217; molto rumoroso. Mentre noi passiamo le serate a debuggare script Python o a cercare di far funzionare un vecchio Raspberry Pi per trasformarlo in un server NAS, questo collettivo dal 2001 sta facendo qualcosa di molto più rischioso: fornire strumenti di difesa digitale per l&#8217;attivismo, senza chiedere un centesimo in cambio.</p>
<p>La notizia che ha fatto saltare sulla sedia gli utenti di Hacker News è che il governo degli Stati Uniti ha deciso di applicare delle sanzioni contro di loro. Sì, avete letto bene. Sanzioni. Come se fossero un cartello della droga o un&#8217;organizzazione paramilitare, e non un gruppo di volontari che gestisce servizi gratuiti basati sulla solidarietà e sul rifiuto totale della monetizzazione dei dati.</p>
<p>Il loro modello di business? Non esiste. È il sogno proibito di ogni CEO della Silicon Valley: zero profit, zero raccolta dati, tutto basato su donazioni volontarie e un processo di richiesta account che è quasi un rito di iniziazione, con verifiche manuali per assicurarsi che tu sia &#8216;in linea&#8217; con il loro manifesto anti-capitalista. Niente algoritmi predittivi che decidono il tuo destino, solo esseri umani che leggono la tua richiesta e poi cancellano tutto per mantenere l&#8217;anonimato.</p>
<p>Ovviamente, siamo in Italia e potresti pensare: «E a me che me ne frega delle sanzioni USA?». Beh, non è che domani mattina ti svegli e il tuo router smette di funzionare, ma il messaggio è universale. Quando le grandi potenze iniziano a usare la leva delle sanzioni per colpire entità che operano nello spazio digitale &#8216;non conforme&#8217;, il perimetro della libertà si restringe per tutti. È l&#8217;ennesimo capitolo di quella lotta tra chi vuole trasformare ogni bit in una commodity e chi crede che la tecnologia debba restare uno strumento di autodifesa e autonomia.</p>
<p>Certo, c&#8217;è da essere un po&#8217; radicali per gestire tutto con processi manuali e verifiche &#8216;dialogiche&#8217;, ma in un mondo dove ogni interazione è tracciata, venduta e profilata, l&#8217;approccio dell&#8217;A/I Collective è quasi poetico nella sua ostinazione. È un po&#8217; come cercare di far girare una distro Linux super minimale su un hardware che vorrebbe solo far girare l&#8217;ultimo spyware preinstallato: difficile, complicato, ma incredibilmente gratificante.</p>
<p>Possiamo decidere se condividere la loro visione politica o meno, ma la questione qui non è l&#8217;ideologia, è il principio. Se l&#8217;infrastruttura digitale del futuro sarà solo un insieme di scatole nere proprietarie e servizi in abbonamento che ci spiano mentre paghiamo, allora il &#8216;mondo migliore possibile&#8217; è già in fase di decommissioning.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.inventati.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">U.S. sanctions against the A/I Collective</a></em></p>
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		<title>L&#8217;Impero dei Pesi Aperti: perché il futuro dell&#8217;AI non è (solo) un giardino recintato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 22:44:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitics]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre i giganti della Silicon Valley stringono i bulloni attorno ai loro modelli proprietari, la Cina sta giocando una partita diversa, puntando tutto sull'open weights. Sarà una mossa vincente o solo altro hype da copertina?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/LImpero-dei-Pesi-Aperti-perche-il-futuro-dellAI-non-e-solo-un-giardino-recintato-1784587486.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/LImpero-dei-Pesi-Aperti-perche-il-futuro-dellAI-non-e-solo-un-giardino-recintato-1784587486.png" alt="L&#039;Impero dei Pesi Aperti: perché il futuro dell&#039;AI non è (solo) un giardino recintato" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Scommettereste che il vero game-changer dell&#8217;intelligenza artificiale non sarà un nuovo modello da mille miliardi di parametri, ma una strategia di distribuzione radicalmente diversa?</p>
<p>Se date un&#8217;occhiata alle ultime discussioni che infiammano Hacker News, c&#8217;è un tema che sta emergendo con la forza di un glitch in un sistema critico: la divergenza tra l&#8217;approccio americano e quello cinese nell&#8217;IA. Da una parte abbiamo la Silicon Valley, che sta decidendo di trasformare l&#8217;IA in una sorta di Black Box ultra-protetta, dove tutto è accessibile solo tramite API costose e soggette a filtri che sembrano usciti da un ufficio legale di una multinazionale. Dall&#8217;altra, stiamo vedendo aziende cinesi che stanno spingendo fortissimo sui modelli a pesi aperti (open-weights).</p>
<p>Per chi non mastica abbastanza bit, &#8216;open-weights&#8217; significa che, anche se non vedi il codice sorgente del training, puoi comunque scaricare il modello, farlo girare sul tuo hardware (se hai una GPU che non esplode) e capire come reagisce ai tuoi input. Non è open source puro, non lo so, ma è molto più vicino al nostro ideale di &#8216;smanettabilità&#8217; rispetto ai sistemi chiusi che ci vendono come l&#8217;unica via per il progresso.</p>
<p>La notizia è che questa strategia sta portando risultati concreti. Mentre noi in Italia (e nel resto d&#8217;Europa) ci perdiamo in dibattiti normativi e regolamentazioni che spesso sembrano scritte da qualcuno che non sa distinguere un kernel da un pacchetto di cracker, il mondo reale sta guardando a chi permette di costruire sopra la propria tecnologia. L&#8217;approccio &#8216;closed-first&#8217; americano sta creando un ecosistema di dipendenza dove, se domani decidono di cambiare i prezzi o limitare le funzioni, tutto il tuo workflow va in crash.</p>
<p>Certo, non è che io stia facendo il tifo per una specifica geopolitica, e onestamente a noi maker non interessa molto di cosa decidono a Washington o a Pechino, a patto che le librerie Python funzionino e che i modelli non richiedano un cluster di server della NASA per rispondere a una domanda.</p>
<p>Però, c&#8217;è un punto fondamentale: l&#8217;innovazione vera avviene quando la community può testare, rompere e migliorare ciò che esiste. Se l&#8217;IA diventa un servizio proprietario blindato, stiamo solo pagando un abbonamento per essere utenti, non sviluppatori. La strategia cinese di rilasciare modelli accessibili sta creando una massa critica di sviluppatori che sanno esattamente cosa stanno usando. Se questo porterà al collasso dell&#8217;economia americana o meno, è una questione da economisti con la cravatta, ma per noi che amiamo sporcarci le mani con i parametri, l&#8217;idea di avere modelli flessibili e non castrati è decisamente più eccitante di un altro paywall aziendale.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://werd.io/american-ai-is-locked-down-and-proprietary-its-losing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">China’s open-weights AI strategy is winning</a></em></p>
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