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	<title>generative art &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>AI-generated art: come smettere di produrre schifezze che sembrano sogni febbricitanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 14:44:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
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		<category><![CDATA[Tech Trends]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo abituati a vedere poster generati dall'IA che sembrano usciti da un trip allucinogeno andato male. Ma c'è una via d'uscita dal caos visivo dei prompt mal scritti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/AI-generated-art-come-smettere-di-produrre-schifezze-che-sembrano-sogni-febbricitanti-1789829038.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/AI-generated-art-come-smettere-di-produrre-schifezze-che-sembrano-sogni-febbricitanti-1789829038.png" alt="AI-generated art: come smettere di produrre schifezze che sembrano sogni febbricitanti" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>C&#8217;è un momento preciso in cui guardi un&#8217;immagine generata da un modello di diffusione e pensi: «Ma chi ha avuto questa idea?». Lo sappiamo tutti. Quel mix inquietante di dita in eccesso, luci che non rispettano le leggi della fisica e quella texture patinata che urla &#8216;sono stato fatto con un prompt pigro e senza anima&#8217;.</p>
<p>Se avete mai provato a creare un poster per il vostro prossimo meetup o un evento maker, probabilmente vi siete scontrati con il muro del mediocre. La maggior parte della gente usa l&#8217;IA come se fosse un distributore automatico di merendine: schiacci un tasto, speri nel meglio e ti ritroito con un risultato che fa sembrare la grafica di un sito web del 1998 un capolavoro di design.</p>
<p>Però, c&#8217;è un però. Non tutto ciò che spunta dai server di OpenAI o Midjourney è destinato al cestino. La notizia che circola su Hacker News suggerisce che il problema non è lo strumento, ma il workflow. Il punto non è se l&#8217;IA possa creare qualcosa di bello, ma quanto siamo disposti a sporcarci le mani per guidarla correttamente.</p>
<p>L&#8217;idea centrale è che i poster generati dall&#8217;IA non devono per forza essere orribili. Per evitare l&#8217;effetto &#8216;pasta visiva&#8217; che tanto odiamo, bisogna smettere di trattare l&#8217;IA come un oracolo infallibile e iniziare a usarla come un collaboratore (un po&#8217; ubriaco, ma pur sempre un collaboratore). Il segreto sta nel controllo: composizione, tipografia e, soprattutto, un occhio critico che sappia distinguere un&#8217;opera d&#8217;arte da un glitch estetico.</p>
<p>Certo, qui in Italia siamo abituati a un certo rispetto per il design e la composizione classica, e vedere poster che sembrano usciti da un incubo di un adolescente su Reddit ci fa quasi venire voglia di tornare alla vecchia buona tecnica del pennello e della tela. Ma non siamo qui per fare i nostalgici del passato. Se riusciamo a domare questi algoritmi, integrando un approccio più strutturato e meno basato sul puro &#8216;hype&#8217;, potremmo ottenere risultati davvero decenti.</p>
<p>In definitiva, la sfida non è la tecnologia in sé, ma la nostra capacità di non delegare tutto il pensiero critico a una scatola nera che non sa nemmeno cos&#8217;è una linea retta. La prossima volta che provate a generare un poster, ricordatevi: l&#8217;IA può dare l&#8217;idea, ma il gusto (e il debugging visivo) deve restare roba nostra.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://john.hartnup.uk/2026/06/07/ai-event-posters.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">AI-generated posters don’t have to be horrible</a></em></p>
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		<title>Il caos ordinato di Jerry: quando l&#8217;arte incontra l&#8217;algoritmo analogico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:44:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Analogico]]></category>
		<category><![CDATA[Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[generative art]]></category>
		<category><![CDATA[Processo Creativo]]></category>
		<category><![CDATA[Storytelling]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopriamo la storia incredibile dietro 'The Map', un progetto artistico che fonde creatività pura e un sistema di regole quasi computazionale, nato dal desiderio di un uomo di dare un senso all'imprevedibile.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Il-caos-ordinato-di-Jerry-quando-larte-incontra-lalgoritmo-analogico-1782297853.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Il-caos-ordinato-di-Jerry-quando-larte-incontra-lalgoritmo-analogico-1782297853.png" alt="Il caos ordinato di Jerry: quando l&#039;arte incontra l&#039;algoritmo analogico" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>E se vi dicessi che esiste un modo per trasformare il puro caos creativo in un sistema di regole quasi algoritmico, il tutto senza usare una singola riga di codice? </p>
<p>Dimenticate l&#8217;intelligenza artificiale generativa che sputa pixel basandosi su probabilità statistiche. Esiste un progetto, quello di Jerry, che utilizza un &#8216;algoritmo analogico&#8217; per dare forma alla realtà. Parliamo di &#8216;The Map&#8217;, un&#8217;opera monumentale che è un mix tra un diario di bordo, un esperimento sociologico e un&#8217;opera d&#8217;arte astratta che dura da decenni.</p>
<p>Il cuore del tutto è un sistema di regole rigide, quasi ossessivo-compulsive, che guida l&#8217;evoluzione di questa mappa. Non è un semplice disegno, ma un organismo vivente che cresce seguendo istruzioni precise estratte da un mazzo di carte. Immaginate un artista che non decide dove tracciare la prossima linea, ma che pesca una carta e si ritrova con l&#8217;ordine di &#8216;aggiungere un elemento rosso&#8217; o &#8216;cambiare la direzione del flusso&#8217;.</p>
<p>Il meccanismo è affascinante: un mazzo di carte funge da generatore di numeri casuali (il nostro RNG analogico). Ogni carta contiene un comando, un&#8217;azione, una trasformazione. Questo sistema permette a Jerry di mantenere una coerenza strutturale pur lasciando che l&#8217;imprevedibilità del caso decida l&#8217;estetica finale. È un processo che ricorda molto il funzionamento di un computer, ma fatto di carta, inchiostro e pura intuizione umana.</p>
<p>Ma la cosa più incredibile non è solo il metodo, è la complessità. Quello che è iniziato come un esperimento personale si è trasformato in una struttura stratificata di livelli, colori e forme che si sovrappongono. Ci sono istruzioni per aggiungere dettagli, per cambiare la scala, persino per &#8216;pulire&#8217; o sovrascrivere parti esistenti. È un processo di creazione e distruzione simultanea.</p>
<p>Per noi che viviamo immersi in un mondo di automazione digitale, osservare questo &#8216;processore umano&#8217; è quasi ipnotico. Ci ricorda che la struttura e la regola non sono necessariamente nemiche della libertà, ma possono diventare lo scheletro su cui costruire qualcosa di profondamente imprevedibile e, paradossalmente, molto più umano. </p>
<p>In un&#8217;epoca in cui tutto è programmato per essere ottimizzato, &#8216;The Map&#8217; ci insegna che il vero fascino risiede nel gestire l&#8217;errore, nell&#8217;accettare il caso e nel costruire bellezza sopra l&#8217;incertezza di una carta pescata dal mazzo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="http://www.jerrysmap.com/the-map" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Jerry&#039;s Map</a></em></p>
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		<title>ChatGPT Images 2.0: Finalmente l&#8217;AI smette di disegnare mani da mostro (forse)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 23:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Art]]></category>
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					<description><![CDATA[OpenAI ha appena svelato la nuova versione del suo motore di generazione immagini. Vediamo se è solo altro marketing o se finalmente potremo smettere di usare i filtri per nascondere le dita extra.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Images-2.0-Finalmente-lAI-smette-di-disegnare-mani-da-mostro-forse-1776813191.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Images-2.0-Finalmente-lAI-smette-di-disegnare-mani-da-mostro-forse-1776813191.png" alt="ChatGPT Images 2.0: Finalmente l&#039;AI smette di disegnare mani da mostro (forse)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Scommetto che anche voi, dopo aver passato ore a cercare di fixare un bug su un driver custom o a regolare i parametri di un estrusore su una 3D printer, sentite quel brivido quando un annuncio tech promette di risolvere un problema che non sapevate nemmeno di avere.</p>
<p>OpenAI ha appena lanciato ChatGPT Images 2.0 e, come al solito, il piano è quello di farci saltare sulla sedia con un livestream pieno di promesse. La notizia, che ha fatto il panico su Hacker News, riguarda un salto generazionale nella capacità di rendere le immagini non solo &#8216;belle&#8217;, ma coerenti e capaci di seguire istruzioni che non siano solo &#8216;fai un gatto in stile cyberpunk&#8217;.</p>
<p>In parole povere, la nuova versione sembra aver risolto gran parte di quei glitch visivi che rendevano ogni generazione un esperimento di horror surrealista. Parliamo di dettagli che contano: texture che non sembrano plastica fusa e, finalmente, una gestione della luce che non sembra uscita da un rendering di Blender fatto con i motori di dieci anni fa. Per chi di noi mastica modellazione 3D o edit di immagini su Krita, questo significa che il gap tra l&#8217;idea astratta e l&#8217;asset pronto all&#8217;uso si sta restringendo in modo inquietante.</p>
<p>Ma andiamo al sodo: cosa cambia per noi che amiamo smanettare? Se sei un developer che sta usando Godot per il suo prossimo indie game, avere un generatore che capisce davvero la composizione di una scena può essere una manna dal cielo per creare concept art velocemente. Se invece sei il tipo che preferisce il controllo totale, pixel per pixel, su Gimp, potresti guardare a questa novità con un certo sospetto.</p>
<p>C&#8217;è però l&#8217;ombra del solito &#8216;walled garden&#8217; di OpenAI. Sappiamo tutti come funziona: più la tecnologia diventa potente, più diventa una scatola nera chiusa dentro un abbonamento mensile. Non c&#8217;è traccia di modelli open-source o di la libertà di far girare tutto localmente sulla propria workstation senza dover chiedere il permesso a un server in California. Per noi che amiamo il controllo e la privacy, questo &#8216;progresso&#8217; sa un po&#8217; di caramella troppo dolce: è figo, sì, ma è un ecosistema proprietario che ci vuole distanti dal codice sorgente.</p>
<p>Insomma, ChatGPT Images 2.0 è un passo avanti enorme per la resa estetica, ma restiamo con i piedi per terra. È uno strumento pazzesco per prototipare, ma non sostituirà mai il piacere di settare manualmente un nodo di shading o di scovare l&#8217;errore in uno script Python. Speriamo solo che il prossimo aggiornamento non sia solo un modo per chiederci altri venti dollari al mese.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://openai.com/index/introducing-chatgpt-images-2-0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ChatGPT Images 2.0</a></em></p>
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		<title>Generative Maps: Quando l&#8217;Algoritmo Gioca a Dungeons &#038; Dragons</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 08:07:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[generative art]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopri come un algoritmo ha imparato a creare mappe medievali dettagliate, senza bisogno di dadi e tavoli. Tra WFC, WebGPU e ottimizzazioni, ecco come la generazione procedurale sta rivoluzionando l'esperienza di gioco.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Generative-Maps-Quando-lAlgoritmo-Gioca-a-Dungeons-Dragons-1773130048.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Generative-Maps-Quando-lAlgoritmo-Gioca-a-Dungeons-Dragons-1773130048.png" alt="Generative Maps: Quando l&#039;Algoritmo Gioca a Dungeons &amp; Dragons" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Cosa succederebbe se un algoritmo potesse creare mappe dettagliate di mondi fantastici, con strade, fiumi e città, senza bisogno di dadi o tavoli da gioco? Felix Turner, fondatore di Airtight Interactive, ha realizzato proprio questo: un sistema che genera mappe medievali complete di strade, fiumi e decorazioni, tutto in tempo reale.</p>
<p>La magia dietro questo progetto è una combinazione di algoritmi di Wave Function Collapse (WFC) e rendering WebGPU. Il sistema utilizza 30 tipi di piastrelle diverse, organizzate in 19 griglie esagonali, per creare mappe di circa 4.100 celle. Ogni piastrella è progettata per allinearsi perfettamente con le altre, grazie a UV mapping preciso e una texture atlas condivisa.</p>
<p>Ma non è solo una questione di geometria. Il rendering è ottimizzato con BatchedMesh, che permette di disegnare tutte le piastrelle in pochi draw call, mantenendo un frame rate elevato anche su dispositivi mobili. Inoltre, l&#8217;uso di TSL (Three.js Shading Language) per gli shader permette effetti visivi avanzati come l&#8217;ombreggiatura dinamica e la profondità di campo.</p>
<p>Come smanettone, non posso che apprezzare l&#8217;approccio di Turner. Ha risolto problemi complessi come l&#8217;allineamento delle texture, l&#8217;ottimizzazione del rendering e l&#8217;implementazione di algoritmi generativi in modo pulito e efficiente. Inoltre, ha reso tutto open source, permettendo a chiunque di sperimentare e migliorare il sistema.</p>
<p>Tuttavia, c&#8217;è un lato negativo: l&#8217;uso di WebGPU e TSL potrebbe limitare la compatibilità con alcuni dispositivi più vecchi. Inoltre, l&#8217;algoritmo richiede una certa potenza di calcolo, il che potrebbe essere un problema per chi ha hardware limitato.</p>
<p>In conclusione, questo progetto dimostra come la generazione procedurale e il rendering avanzato possano creare esperienze immersive senza bisogno di asset preconfezionati. Se sei un appassionato di generative art o di sviluppo WebGL, vale sicuramente la pena dare un&#8217;occhiata al codice sorgente su GitHub.</p>
<p>Per chi vuole provare, c&#8217;è una demo interattiva che permette di generare mappe cliccando sui bottoni esagonali. E se sei un vero smanettone, puoi anche modificare i parametri del WFC e del rendering per creare mappe uniche.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://felixturner.github.io/hex-map-wfc/article/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Building a Procedural Hex Map with Wave Function Collapse</a></em></p>
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