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	<title>dns &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>DNSSEC ha deciso che la Germania non esiste più (almeno per un momento)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 23:13:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un blackout del TLD .de solleva dubbi su un possibile problema di configurazione DNSSEC. Ecco perché la sicurezza digitale a volte si morde la coda.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/DNSSEC-ha-deciso-che-la-Germania-non-esiste-piu-almeno-per-un-momento-1778022779.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/DNSSEC-ha-deciso-che-la-Germania-non-esiste-piu-almeno-per-un-momento-1778022779.png" alt="DNSSEC ha deciso che la Germania non esiste più (almeno per un momento)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Quanto può essere fragile l&#8217;infrastruttura che regge metà del web? Se pensavate che il problema fossero solo i server che esplodono perché troppi bot la caricano di traffico, preparatevi a rimettervi l&#8217;anello al dito.</p>
<p>Recentemente è saltato fuori un segnale d&#8217;allarme che ha fatto sobbalzare i monitor di chiunque monitori le zone DNS: il TLD .de sembra essere andato offline, o perlomeno non raggiungibile, con un sospetto colpevole molto specifico: DNSSEC. Per chi non mastica protocolli di rete tutto il giorno, DNSSEC è quel sistema che serve a garantire che la risposta che ricevi dal DNS non sia stata manipolata da qualche tizio in mezzo al percorso. Suona bene, no? Sicuro, protetto, professionale.</p>
<p>Il problema è che quando configuri queste &#8216;catene di fiducia&#8217; e qualcosa va storto — un record non aggiornato, una firma scaduta o una firma che non torna con la chiave pubblica — il sistema non si limita a dirti &#8216;ehi, c&#8217;è un errore&#8217;. No, il sistema decide che la zona è invalida e, di conseguenza, tutto ciò che sta sotto scompare nel nulla. Praticamente, nel tentativo di evitare un attacco man-in-the-middle, abbiamo creato un blackout totale per milioni di utenti. È il classico paradosso della sicurezza: abbiamo costruito un lucchetto così complicato che, se la chiave si incastra un millimetro, rimaniamo tutti fuori di casa.</p>
<p>Da smanettone, la cosa mi fa riflettere su quanto siamo diventati dipendenti da astrazioni che non controlliamo più. Noi che passiamo le notti a far girare script in Python o a ottimizzare il percorso di un utensile su una CNC, siamo abituati al concetto di &#8216;fail-safe&#8217;. Ma qui siamo nel campo del &#8216;fail-deadly&#8217;. Se sbagli un parametro in un file di configurazione di un router, magari perdi la connessione; se sbagli un passaggio nella catena DNSSEC del TLD, la Germania digitale smette di rispondere.</p>
<p>Per noi che amiamo il controllo totale, questo è un promemoria brutale. Non basta che il codice funzioni o che il modellatore 3D sia preciso; bisogna che l&#8217;intera infrastruttura sottostante sia resiliente. Questo episodio ci ricorda che la complessità è un debito tecnico che paghiamo con gli interessi sotto forma di instabilità. Spero che i responsabili di Verisign e dei registri tedeschi abbiano già fixato tutto, perché la prossima volta che il .de sparisce, non sarà solo un log su Hacker News a scosso, ma un caos di siti introvabili.</p>
<p>In breve: meno hype sulla &#8216;sicurezza infallibile&#8217; e più attenzione alla gestione degli errori. Perché la sicurezza che rompe le scatole è solo un altro modo per fare un Denial of Service da soli.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://dnssec-analyzer.verisignlabs.com/nic.de" target="_blank" rel="noopener noreferrer">.de TLD offline due to DNSSEC?</a></em></p>
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		<title>CNAME vs A Record: La guerra dei polli nel DNS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 02:09:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un aggiornamento di Cloudflare ha scatenato il caos DNS. Scopriamo perché l'ordine dei record conta più di quanto pensassimo e cosa significa per noi smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/CNAME-vs-A-Record-La-guerra-dei-polli-nel-DNS-1768874994.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/CNAME-vs-A-Record-La-guerra-dei-polli-nel-DNS-1768874994.png" alt="CNAME vs A Record: La guerra dei polli nel DNS" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>E se vi dicessi che un semplice aggiornamento di ottimizzazione ha quasi mandato in tilt Internet? Non è un attacco hacker, non è un blackout, è solo un pollo che esce dall&#8217;uovo nel posto sbagliato.</p>
<p>Sì, avete capito bene. Parliamo di DNS, di record CNAME e A, e di come un cambio di ordine in una risposta DNS abbia creato problemi a chi non si aspettava che l&#8217;ordine contasse. Cloudflare ha scoperto che alcuni client DNS si aspettano i CNAME prima di tutto il resto, e quando l&#8217;ordine è cambiato&#8230; boom, problemi di risoluzione.</p>
<p>Ma partiamo dall&#8217;inizio. I record DNS sono un po&#8217; come le pagine gialle del web: ti dicono dove trovare un dominio. L&#8217;A record è il classico &#8220;qui c&#8217;è l&#8217;IP&#8221;, mentre il CNAME è un alias, un &#8220;vai a vedere lì&#8221; che punta a un altro record. Niente di complicato, finché non inizi a mescolare l&#8217;ordine.</p>
<p>Il problema è che il protocollo DNS, vecchio di 40 anni, non specifica chiaramente l&#8217;ordine in cui i record devono apparire. È come se il manuale di istruzioni della LEGO dicesse &#8220;mettete insieme i pezzi, ma non vi diciamo in che ordine&#8221;. Funziona finché qualcuno non prova a fare il furbo e cambia le regole.</p>
<p>Per noi smanettoni, la lezione è semplice: quando si gioca con i DNS, non date nulla per scontato. Anche le cose più banali, come l&#8217;ordine dei record, possono diventare un problema. E se siete quelli che amano smanettare con i propri DNS locali, fate attenzione a come li configurate: potreste scoprire che il vostro setup perfettamente funzionante si rompe perché un client DNS si aspetta qualcosa di diverso.</p>
<p>E poi c&#8217;è la questione del vendor lock-in. Cloudflare è uno dei giganti del DNS, e quando loro cambiano qualcosa, il mondo intero trema. Sarebbe bello avere standard più chiari e meno dipendenza da chi ha il controllo del DNS globale. Ma finché non succederà, ci toccherà fare attenzione a ogni singolo aggiornamento.</p>
<p>In conclusione, il DNS è come un pollo che esce dall&#8217;uovo: sembra semplice finché non inizi a guardare i dettagli. E i dettagli, a volte, fanno la differenza tra un sistema che funziona e uno che va in tilt. Quindi, la prossima volta che configurate un record DNS, ricordate: l&#8217;ordine conta, anche se non dovrebbe.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://blog.cloudflare.com/cname-a-record-order-dns-standards/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">What came first: the CNAME or the A record?</a></em></p>
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		<title>CNAME vs A Record: la lotta all&#8217;ultimo byte nel DNS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 02:09:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un aggiornamento di routine ha mandato in tilt il DNS di mezzo internet. Scopriamo perché l'ordine dei record conta più di quanto pensassimo e cosa significa per noi smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/CNAME-vs-A-Record-la-lotta-allultimo-byte-nel-DNS-1768874974.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/CNAME-vs-A-Record-la-lotta-allultimo-byte-nel-DNS-1768874974.png" alt="CNAME vs A Record: la lotta all&#039;ultimo byte nel DNS" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Hai mai avuto un incubo in cui il tuo server preferito smette di rispondere perché il DNS ha deciso di fare i capricci? Beh, è successo davvero. E la colpa è di un pollo che esce dall&#8217;uovo nel modo sbagliato.</p>
<p>Sì, avete capito bene. Un aggiornamento di Cloudflare a 1.1.1.1 ha causato una serie di problemi di risoluzione DNS perché ha cambiato l&#8217;ordine dei record nelle risposte. Il colpo di scena? Alcuni client DNS si aspettano che i CNAME vengano prima di tutto il resto, e quando l&#8217;ordine è cambiato&#8230; caos totale.</p>
<p>Per chi non vive nel mondo magico dei record DNS, facciamo un passo indietro. Un CNAME è come un alias: dice &#8220;questa cosa si chiama così, ma in realtà è quella là&#8221;. Un A record, invece, è come un indirizzo di casa: &#8220;questa cosa sta qui, a questo IP&#8221;. Il problema è che, per qualche motivo, alcuni software si sono abituati a vedere prima il CNAME e poi tutto il resto, e quando Cloudflare ha cambiato l&#8217;ordine per ottimizzare la memoria, hanno iniziato a fare i dispettosi.</p>
<p>E qui arriva la parte più divertente: il protocollo DNS ha 40 anni e nessuno si è mai preoccupato di definire un ordine &#8220;corretto&#8221; per i record. È come se avessimo scritto un manuale di istruzioni senza dire se il pollo viene prima dell&#8217;uovo o viceversa. Risultato? Ogni implementazione fa un po&#8217; come gli pare.</p>
<p>Per noi smanettoni, questo significa due cose:</p>
<p>1. **Testate sempre i vostri DNS con diversi client**: se usate software custom o vecchi client, potrebbe essere il momento di fare qualche test. Mai dare per scontato che tutto funzioni come dovrebbe.</p>
<p>2. **Documentatevi sulle specifiche**: se state sviluppando qualcosa che interagisce con il DNS, leggete le RFC (sì, quelle noiosissime specifiche tecniche) e testate ogni scenario possibile. Perché sì, qualche sviluppatore da qualche parte ha deciso che l&#8217;ordine dei record fosse importante, e ora dobbiamo conviverci.</p>
<p>E poi, ammettiamolo: è sempre un po&#8217; divertente quando i giganti del web si ritrovano a risolvere problemi che avrebbero potuto evitare con un po&#8217; più di attenzione ai dettagli. Magari la prossima volta scriveranno meglio i manuali.</p>
<p>Ah, e se avete un server DNS che fa i capricci, controllate l&#8217;ordine dei record. Potrebbe essere la differenza tra un pollo che esce dall&#8217;uovo e un uovo che non si schiude mai.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://blog.cloudflare.com/cname-a-record-order-dns-standards/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">What came first: the CNAME or the A record?</a></em></p>
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		<title>Cloudflare beccato in Italia: 14 milioni di multa per non aver fatto il poliziotto del web</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2026 01:36:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L'Italia ha appena inflitto a Cloudflare una multa salatissima per non aver bloccato siti pirata. Ma ha senso che un provider DNS debba fare il censore? Scopriamo cosa significa per noi maker.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Cloudflare-beccato-in-Italia-14-milioni-di-multa-per-non-aver-fatto-il-poliziotto-del-web-1768008987.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Cloudflare-beccato-in-Italia-14-milioni-di-multa-per-non-aver-fatto-il-poliziotto-del-web-1768008987.png" alt="Cloudflare beccato in Italia: 14 milioni di multa per non aver fatto il poliziotto del web" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ecco una notizia che fa più rumore di un Arduino che va in corto circuito: Cloudflare si è appena beccata una multa da 14 milioni di euro in Italia. Il reato? Non aver bloccato automaticamente siti pirata sui suoi DNS pubblici. </p>
<p>Sì, avete capito bene. Il governo italiano ha deciso che un provider di infrastruttura internet dovrebbe anche fare da poliziotto, altrimenti sono cazzi amari. </p>
<p>Per chi non lo sapesse, Cloudflare offre un servizio DNS pubblico (1.1.1.1) che promette privacy e velocità. Ma secondo l&#8217;Italia, questo servizio dovrebbe anche filtrare contenuti illegali. E quando Cloudflare ha detto &#8220;No, grazie&#8221;, ecco la multa. </p>
<p>Da smanettone, la cosa mi fa venire in mente una domanda: ma siamo sicuri che sia il caso di trasformare ogni provider internet in un censore? E soprattutto, cosa significa per noi che ci piace smanettare con reti e server? </p>
<p>Prima di tutto, dobbiamo capire che questa multa non è un attacco a Cloudflare in sé, ma un tentativo di far rispettare leggi locali su contenuti illegali. Il problema è che, come spesso accade, la soluzione proposta è tecnologicamente discutibile. </p>
<p>Un provider DNS è come un centralino telefonico: ti connette alla rete, ma non è responsabile di cosa dici al telefono. Chiedere a un DNS di filtrare contenuti è come chiedere a un centralino di bloccare le chiamate sospette. Non è il suo lavoro, e alla fine rischi di creare un sistema fragile e centralizzato. </p>
<p>Per noi maker, la questione è ancora più spinosa. Se ogni provider deve filtrare contenuti, chi ci garantisce che non verranno bloccati anche progetti legittimi? E se domani qualche governo decidesse di bloccare siti di hacking etico o progetti open-source perché &#8220;troppo rischiosi&#8221;? </p>
<p>Inoltre, questa storia solleva un altro problema: la privacy. Se i DNS devono filtrare contenuti, qualcuno da qualche parte dovrà tenere traccia di cosa bloccano e perché. E noi sappiamo bene che dati di questo tipo sono un tesoro per chiunque voglia fare sorveglianza di massa. </p>
<p>Ma non tutto è negativo. Questa multa potrebbe spingere Cloudflare a innovare ancora di più. Magari vedremo nuovi servizi di DNS più privati e decentralizzati, o strumenti per noi maker per bypassare questi filtri in modo etico. </p>
<p>In ogni caso, la lezione da imparare è sempre la stessa: quando la tecnologia incontra la politica, le cose si complicano. E noi, come community di smanettoni, dobbiamo stare attenti a non perdere la nostra indipendenza. </p>
<p>Quindi, cosa possiamo fare? Per ora, teniamo d&#8217;occhio la situazione e continuiamo a sperimentare con soluzioni alternative. E se qualcuno vi dice che il DNS dovrebbe fare il censore, mandatelo a leggere un po&#8217; di RFC sul funzionamento di internet. </p>
<p>Nel frattempo, continuate a smanettare, a costruire progetti fighi e, soprattutto, a non farvi bloccare da nessuno. Buon hacking a tutti!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://twitter.com/eastdakota/status/2009654937303896492" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cloudflare CEO on the Italy fines</a></em></p>
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