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	<title>diy &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>diy &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Addio 120k dollari: come un ESP32 ha salvato una boccia (e il mio portafoglio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 20:44:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un SRE ha deciso di non farsi spennare dai fornitori di sistemi per bowling, sostituendo un hardware legacy da sei cifre con una rete di microcontrollori da pochi euro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Addio-120k-dollari-come-un-ESP32-ha-salvato-una-boccia-e-il-mio-portafoglio-1784493856.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Addio-120k-dollari-come-un-ESP32-ha-salvato-una-boccia-e-il-mio-portafoglio-1784493856.png" alt="Addio 120k dollari: come un ESP32 ha salvato una boccia (e il mio portafoglio)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Quanto pensate che costi gestire il sistema di punteggio di una pista da bowling? Se la risposta è &#8216;una cifra che mi fa piangere&#8217;, siete sulla strada giusta. Recentemente è emersa una storia che è pura poesia per chiunque abbia mai provato il disgusto di dover pagare un abbonamento o una licenza per usare un pezzo di ferro che possiede già.</p>
<p>Un ingegnere SRE (Site Reliability Engineer, per chi non mastica abbastanza termini da infrastruttura) si è ritrovato con in mano un vecchio bowling center abbandonato nel Midwest americano. Il problema? Il sistema di gestione, installato nel 2008, era un mostro di complessità inutile e costi folli. Parliamo di preventivi da 120.000 dollari per sostituire un hardware che, in fin dei conti, deve solo far scattare dei relè per far muovere macchine meccaniche vecchie di settant&#8217;anni. Praticamente, un sistema high-tech che serve solo a dare un input digitale a un interruttore analogico. Uno spreco di silicio che farebbe inorridire qualsiasi hacker.</p>
<p>Invece di accollarsi il debito e sottomettersi ai diktat dei fornitori ufficiali, il nostro eroe ha deciso di fare quello che sappiamo fare tutti: smontare, capire e ricostruire con componenti che trovi anche nel cassetto dei telecomandi rotti.</p>
<p>Il risultato? OpenLaneLink. Un sistema basato su ESP32 che costa circa 200 dollari per coppia di piste. Parliamo di un risparmio che potresti usare per comprarti un set di Raspberry Pi e sopravvivere a tre blackout. La struttura è una figata tecnica: una topologia a stella usando il protocollo ESP-NOW (per comunicare senza troppi fronzoli) con un fallback in RS485 per quando l&#8217;ambiente radio diventa troppo rumoroso. Il cuore pulsante è un gateway Raspberry Pi che gestisce tutto tramite Redis, trasformando eventi grezzi in un flusso di dati che può essere visualizzato con qualsiasi UI moderna, magari in React, usando WebSocket per aggiornamenti in tempo reale.</p>
<p>Non c&#8217;è bisogno di chiamare un tecnico specializzato in costume e cravatta che ti chiede 4.000 dollari per un pezzo di ricambio. Se un nodo muore, ne prendi un altro dal cassetto, lo flashi e in dieci minuti la pista è di nuovo operativa. E la cosa più bella? Niente temi predefiniti e noiosi. Se vuoi una serata a tema Tron con estetica neon e neomorfismo, puoi farlo. Sei tu il padrone del tuo codice, della tua hardware e dei tuoi dati.</p>
<p>In un mondo dove tutto sembra essere progettato per renderci dipendenti da un cloud proprietario o da contratti di manutenzione assurdi, vedere qualcuno che usa la Computer Vision e i microcontrollori per riprendersi la propria autonomia è la dose di dopamina di cui avevamo bisogno. Questo è il vero spirito maker: non serve reinventare la ruota, basta rendere la ruota accessibile, riparabile e, soprattutto, libera.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://news.ycombinator.com/item?id=48968606" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Show HN: I replaced a $120k bowling center system with $1,600 in ESP32s</a></em></p>
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		<title>E se il tuo prossimo progetto DIY fosse un fulmine intrappolato?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 18:44:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[Engineering]]></category>
		<category><![CDATA[mad science]]></category>
		<category><![CDATA[physics]]></category>
		<category><![CDATA[science]]></category>
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					<description><![CDATA[Styropyro lancia la sfida definitiva alla fisica (e al buon senso) creando un fulmine in una bottiglia usando mercurio e neon. Un esperimento che definire 'estremo' è un eufemismo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/E-se-il-tuo-prossimo-progetto-DIY-fosse-un-fulmine-intrappolato-1784486689.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/E-se-il-tuo-prossimo-progetto-DIY-fosse-un-fulmine-intrappolato-1784486689.png" alt="E se il tuo prossimo progetto DIY fosse un fulmine intrappolato?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se cercate un tutorial su come configurare un server Docker o come ottimizzare uno script Python, avete sbagliato blog. Se invece volete sapere come manipolare elementi chimici per creare un piccolo inferno elettrico in un contenitore di vetro, siete nel posto giusto.</p>
<p>Styropyro, il re indiscusso dei progetti che farebbero venire un infarto a qualsiasi consulente sulla sicurezza sul lavoro, ha appena fatto quello che fa lui: ha creato un fulmine in una bottiglia. E no, non parlo di una metafora poetica per descrivere un&#8217;idea brillante, parlo di scariche elettriche reali, intrappolate tra mercurio e neon.</p>
<p>Per i non addetti ai lavori (o per quelli che non hanno passato troppe ore su Wikipedia), l&#8217;idea è folle. L&#8217;utilizzo del mercurio non è solo una scelta estetica da cattivo di un film di supereroi, ma serve a creare un ambiente altamente conduttivo e reattivo. Quando si combinano le proprietà del neon con l&#8217;instabilità del mercurio sotto alta tensione, il risultato è una scarica plasmatica che sembra uscita direttamente da un laboratorio di un mad scientist di serie B.</p>
<p>C&#8217;è una differenza enorme tra l&#8217;hype vuoto che leggiamo ogni giorno nelle news sui nuovi gadget software, che spesso sono solo wrapper pesanti di qualche API già esistente, e la realtà cruda della fisica sperimentale. Qui non c&#8217;è nessun marketing team che cerca di convincerti che &#8216;questo prodotto cambierà il tuo workflow&#8217;. C&#8217;è solo pura, incontrollabile energia. È il tipo di hardware che non puoi aggiornare con una patch OTA e che, se sbagli il calcolo, non ti manda solo in crash il kernel, ma ti rideduce il laboratorio a un mucchio di macerie.</p>
<p>Certo, guardando la cosa da una prospettiva puramente europea, la prima cosa che ti viene in mente è: «Ma come ha fatto a non farsi chiudere il canale dopo tre secondi?». Qui in Italia, tra norme di sicurezza e burocrazia, un esperimento del genere finirebbe probabilmente con un sopralluogo dei Vigili del Fuoco prima ancora che il neon abbia iniziato a brillare. </p>
<p>Detto questo, c&#8217;è qualcosa di profondamente stimolante nel vedere la tecnologia usata per esplorare i limiti della materia, lontano dalle logiche di profitto e dai sistemi chiusi che cercano di controllarci ogni singolo bit. Se la fisica permette di fare una cosa così folle, perché non provarci? (Ovviamente, non fatelo in garage, non voglio leggere commenti su Reddit che piangono per colpa vostra).</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/watch-a-mad-scientist-youtuber-make-lightning-in-a-bottle-from-mercury-and-neon-2000786032" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Watch a Mad Scientist YouTuber Make Lightning in a Bottle From Mercury and Neon</a></em></p>
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		<title>StreetComplete: Trasforma la tua passeggiata in una missione RPG (senza dover uscire di casa&#8230; beh, quasi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 22:44:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Basta subire le mappe proprietarie che decidono per noi dove sono i sentieri. StreetComplete trasforma il mapping di OpenStreetMap in un gioco di ruolo, un piccolo compito alla volta.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/StreetComplete-Trasforma-la-tua-passeggiata-in-una-missione-RPG-senza-dover-uscire-di-casa.-beh-quasi-1783464247.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/StreetComplete-Trasforma-la-tua-passeggiata-in-una-missione-RPG-senza-dover-uscire-di-casa.-beh-quasi-1783464247.png" alt="StreetComplete: Trasforma la tua passeggiata in una missione RPG (senza dover uscire di casa... beh, quasi)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Dimenticate le mappe che decidono arbitrariamente quali strade esistono e quali no, basandosi solo su quello che fa comodo ai grandi algoritmi pubblicitari. Se siete stanchi di vedere un ostacolo o un nuovo sentiero che sulla vostra app preferita sembra un muro di gomma, c&#8217;è una via d&#8217;uscita che non richiede di diventare un cartografo professionista con una laurea in geografia.</p>
<p>StreetComplete è quella perla open source che trasforma il mapping di OpenStreetMap in qualcosa di vagamente simile a una quest di un GDR. Invece di dover lottare con editor complessi che sembrano usciti da un terminale degli anni &#8217;80, l&#8217;app ti propone dei piccoli micro-compiti mentre ti muovi per la città. Passi davanti a un parchetto? L&#8217;app ti chiede: «Ma questo posto ha una panchina o è solo cemento?». Vedi una pista ciclabile che sembra finire nel nulla? Rispondi alla domanda e — boom — hai appena contribuito alla conoscenza collettiva.</p>
<p>Il concetto è geniale nella sua semplicità: non devi conoscere il linguaggio dei tag di OSM o avere la pazienza di un monaco tibetano. Basta rispondere a domande semplici mentre sei sul posto. I dati che inserisci finiscono direttamente in OpenStreetMap sotto il tuo nome. È il vero spirito della community: niente silos di dati proprietari, niente tracciamenti occulti per venderti il nuovo modello di smartphone, solo dati grezzi, liberi e utili per tutti.</p>
<p>Certo, non è che da domani la mappa del tuo comune sarà perfetta come quella di un satellite della NASA. E siamo onesti: in Italia abbiamo una gestione del territorio che a volte definire &#8216;caotica&#8217; è un complimento. Tra cantieri infiniti e segnaletica che sembra scritta in un codice cifrato, il lavoro da fare è immenso. Però, l&#8217;idea che un piccolo gruppo di maker e appassionati possa, un passo alla volta, correggere il mondo fisico attraverso il digitale, è una cosa che fa vibrare i circuiti nel modo giusto.</p>
<p>Se avete voglia di dare un senso alla vostra camminata verso il bar sotto casa, scaricate l&#8217;app. È un modo per smettere di essere semplici consumatori passivi di mappe e iniziare a essere quelli che dicono: «Ehi, qui c&#8217;è un cestino, l&#8217;ho scritto io».</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://streetcomplete.app/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">StreetComplete: Fixing OpenStreetMap, one tiny quest at a time</a></em></p>
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		<title>Smettetela di scorrere i feed: cosa state combinando davvero nel vostro garage?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 03:13:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tuffo nel thread mensile di Hacker News dove la vera innovazione non è fatta di marketing, ma di codice, saldatore e prototipi che non dovrebbero funzionare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Smettetela-di-scorrere-i-feed-cosa-state-combinando-davvero-nel-vostro-garage-1781493185.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Smettetela-di-scorrere-i-feed-cosa-state-combinando-davvero-nel-vostro-garage-1781493185.png" alt="Smettetela di scorrere i feed: cosa state combinando davvero nel vostro garage?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>C&#8217;è un momento preciso, di solito intorno alle tre del mattino, in cui la luce blu del monitor è l&#8217;unica cosa che separa il tuo progetto dal fallimento totale e il tuo cervello dal collasso nervoso. È quel momento in cui smetti di leggere le news aziendali piene di buzzword inutili e cerchi solo qualcuno che stia combattendo la tua stessa battaglia contro un bug impossibile o un motore passo-passo che non ne vuole sapere di girare.</p>
<p>Il thread di Hacker News di giugno 2026 è appena uscito e, come ogni mese, è la nostra dose di dopamina pura. Niente comunicati stampa patinati sulla &#8216;rivoluzione dell&#8217;AI generativa nel cloud&#8217; o annunci di acquisizioni che servono solo a gonfiare i titoli in borsa. Qui la domanda è nuda e cruda: «What are you working on?». Una domanda che, per noi che passiamo il tempo a modellarci pezzi in Blender o a cercare di far girare emulatori di Commodore 64 su hardware moderno, ha un peso tutto diverso.</p>
<p>Ho scorso i commenti e, come sempre, è un mix meraviglioso di genialità e puro caos. Si parla di gente che sta scrivendo kernel personalizzati, di maker che stanno perfezionando estrusori per stampanti 3D fatti con pezzi di recupero e di dev che stanno cercando di addestrare piccoli modelli linguistici locali per gestire l&#8217;automazione della propria domotica senza mandare i dati in mano ai giganti del tech. È il rifugio sicuro contro il vendor lock-in che sta soffocando l&#8217;industria.</p>
<p>Per noi che amiamo mettere le mani in pasta, questo thread è fondamentale. Ci ricorda che la vera tecnologia non è quella che compri su Amazon con un click, ma quella che costruisci, smonti e riprogrammi secondo le tue regole. È l&#8217;orgoglio di chi preferisce scrivere uno script in Python per automatizzare un task noioso piuttosto che pagare un abbonamento mensile a un software proprietario che non ti permette nemmeno di vedere il codice sorgente.</p>
<p>Certo, ogni tanto spunta fuori qualche idea che sembra uscita da un episodio di Black Mirror andata male, ma è il prezzo che paghiamo per vivere sulla frontiera. Se state lavorando a qualcosa che richiede più caffè di quanto ne possiate consumare, o se il vostro progetto attuale è solo un ammasso di cavi disordinati e codice scritto con l&#8217;aria di chi ha dimenticato come si usa la documentazione, sappiate che siete nel posto giusto. </p>
<p>Quindi, cos&#8217;è che vi tiene svegli? State perfezionando quel motore CNC o state finalmente riuscendo a far compilare quel vecchio progetto C++ senza mille errori di memoria? Fatevi sentire, prima che l&#8217;hype del prossimo grande framework ci travolga tutti.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://news.ycombinator.com/item?id=48528779" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ask HN: What are you working on? (June 2026)</a></em></p>
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		<title>Dal dormitorio universitario a un milione di dollari: la storia (epica) del nice!nano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 11:13:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi l'avrebbe mai detto che un weekend passato a smanettare con KiCad e i chip Nordic potesse trasformarsi in un business da un milione di dollari? Scopriamo come un microcontroller nato per risolvere un problema di tastiere wireless è diventato un cult.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Dal-dormitorio-universitario-a-un-milione-di-dollari-la-storia-epica-del-nicenano-1780053198.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Dal-dormitorio-universitario-a-un-milione-di-dollari-la-storia-epica-del-nicenano-1780053198.png" alt="Dal dormitorio universitario a un milione di dollari: la storia (epica) del nice!nano" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>E se vi dicessi che il vostro prossimo grande progetto potrebbe nascere tra una sessione di gaming e una pizza fredda, senza nemmeno bisogno di un ufficio figo in Silicon Valley?</p>
<p>Spesso ci perdiamo in tutorial infiniti o cerchiamo l&#8217;ultimo gadget ultra-costoso, ma la storia di Nick Winans ci ricorda che il vero potere sta nel risolvere un problema che ci fa incazzare. Tutto è iniziato con una tastiera wireless che faceva schifo: latenza da incubo e batteria che moriva prima ancora di aver finito di scrivere un commento su GitHub. Invece di lamentarsi e basta (come farebbe un utente medio della Apple), Nick ha preso KiCad, ha sbattuto la testa sui datasheet di Nordic e ha progettato il nice!nano.</p>
<p>Il risultato? Un microcontroller compatibile con il formato Pro Micro, ma con il cuore pulsante del nRF5284, capace di far durare le batterie settimane invece di ore. Un salto di efficienza energetica di 100 volte. Praticamente, un miracolo della tecnologia DIY.</p>
<p>Per noi che passiamo le notti a saldare componenti o a modellare case in 3D su Blender, questa è la quintessenza del &#8216;maker spirit&#8217;. Non è solo questione di vendere hardware; è questione di colmare un vuoto lasciato dai giganti del settore. Mentre i big si concentrano su prodotti chiusi, costosi e con quel fastidioso vendor lock-in che ci fa salire il crimine, Nick ha creato qualcosa di aperto, ispirato e fondamentale per l&#8217;ecosistema delle tastiere custom.</p>
<p>Certo, non è stata tutta rose e fiori. Il mondo dei &#8216;group buy&#8217; è una giungla dove la fiducia è la moneta più preziosa e dove, purtroppo, si è visto di tutto, dai ritardi infiniti alle truffe clamorose. E non parliamo dei cloni su AliExpress che provano a farsi belli usando lo stesso nome e lo stesso firmware. È una pratica barbara, perché se vuoi fare concorrenza, fallo con un prodotto migliore, non rubando l&#8217;identità di chi ha fatto il lavoro sporco.</p>
<p>Ma la vera lezione qui è che la passione per il dettaglio e la voglia di risolvere un problema reale possono trasformarsi in qualcosa di enorme. Il successo di questo progetto non è solo nei numeri, ma nel fatto che ha creato uno standard che oggi usiamo tutti per le nostre build personalizzate. Quindi, la prossima volta che trovate un bug nel vostro codice o un circuito che non va, non mollate: potreste essere a un passo dal prossimo grande standard del settore.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://nick.winans.io/blog/nice-nano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I made a million dollar product from my dorm room (2025)</a></em></p>
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		<title>Addio GUI, benvenuto Writerdeck: l&#8217;arte di scrivere senza distrazioni (e senza pixel inutili)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Minimalism]]></category>
		<category><![CDATA[Neovim]]></category>
		<category><![CDATA[Workflow]]></category>
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					<description><![CDATA[Un vecchio laptop, una Debian minimale e zero interfacce grafiche. Scopriamo come trasformare un hardware dimenticato in una macchina da scrittura purista.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Addio-GUI-benvenuto-Writerdeck-larte-di-scrivere-senza-distrazioni-e-senza-pixel-inutili-1779613975.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Addio-GUI-benvenuto-Writerdeck-larte-di-scrivere-senza-distrazioni-e-senza-pixel-inutili-1779613975.png" alt="Addio GUI, benvenuto Writerdeck: l&#039;arte di scrivere senza distrazioni (e senza pixel inutili)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Chi ha bisogno di un MacBook Pro da duemila euro quando puoi avere un vecchio laptop che prende polvere nel cassetto e una dose massiccia di determinazione?</p>
<p>Siamo onesti: la nostra capacità di concentrazione è ormai ridotta a quella di un pesce rosso sotto caffeina. Ogni volta che apriamo un browser per cercare una reference su Stack Overflow, finiamo in un loop infinito di video su YouTube o distrazioni social. Ma c&#8217;è un modo per hackerare il proprio workflow e creare una bolla di focus impenetrabile. È quello che ha fatto recentemente una sviluppatrice con il suo &#8216;writerdeck&#8217;.</p>
<p>L&#8217;idea è brutale nella sua semplicità: installare una versione di Debian totalmente priva di desktop environment. Niente GNOME, niente KDE, niente animazioni fluide che servono solo a far consumare batteria. Solo una console nuda e cruda. Ma non è solo &#8216;minimalismo per il gusto di essere minimalisti&#8217; (che a volte è solo una scusa per farsi venire il mal di testa con la configurazione dei driver); è una vera e propria ingegneria del focus.</p>
<p>Il setup che ha descritto è un piccolo capolavoro di smanettamento intelligente. Ha usato kmscon per gestire font custom e una palette di colori più ricca del solito TTY, trasformando la console in qualcosa di esteticamente accettabile per i nostri occhi abituati a Blender o Godot. Ha poi stratificato tmux per gestire i vari pannelli, con una barra di stato che monitora tutto, dai processi alla batteria. E il cuore pulsante? Neovim, con il plugin vim-wiki per gestire tutto il sapere personale in un unico posto, e Syncthing per sincronizzare i file senza dover pregare un cloud proprietario.</p>
<p>Per noi che amiamo smontare hardware e scrivere codice, questo è il tipo di approccio che ci fa battere il cuore. È l&#8217;essenza del maker: prendere qualcosa di obsoleto, spogliarlo del superfluo e dargli una nuova, specifica funzione. È una sfida al modello &#8216;compra l&#8217;ultimo modello con l&#8217;AI integrata che non sa fare altro che spiare i tuoi dati&#8217;.</p>
<p>Certo, non è per tutti. Se la vostra idea di scrittura include guardare GIF animate o fare ricerca su Wikipedia con mille tab aperti, questo setup vi farà impazzire dopo dieci minuti. È un setup ostico, quasi un esercizio di ascetismo digitale. Ma per chi cerca il flow puro, dove l&#8217;unico input è il tasto e l&#8217;unico output è il testo, trasformare un vecchio laptop in una workstation terminal-only è un progetto che merita un posto in cima alla lista delle &#8216;cose da provare questo weekend&#8217;.</p>
<p>In un mondo di software sempre più pesante, opaco e pieno di telemetria, tornare alla console è un atto di resistenza. E onestamente? È anche decisamente figo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://veronicaexplains.net/my-first-writerdeck/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Time to talk about my writerdeck</a></em></p>
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		<title>Privacy 2.0: Come ho rimosso il modem dalla mia auto (e perché Toyota non mi può impedire)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 23:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Automotive]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[hardware-hacking]]></category>
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					<description><![CDATA[La tua auto ti sta spiando? Probabilmente sì. Scopri come un maker ha letteralmente smontato la telemetria dalla sua RAV4 per proteggere i propri dati.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Privacy-2.0-Come-ho-rimosso-il-modem-dalla-mia-auto-e-perche-Toyota-non-mi-puo-impedire-1778800385.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Privacy-2.0-Come-ho-rimosso-il-modem-dalla-mia-auto-e-perche-Toyota-non-mi-puo-impedire-1778800385.png" alt="Privacy 2.0: Come ho rimosso il modem dalla mia auto (e perché Toyota non mi può impedire)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Quanto ti fidi della tua automobile? Se la risposta è «tutta», probabilmente non hai ancora letto i report sulla privacy dei produttori moderni. Le auto di oggi non sono più semplici mezzi di trasporto, sono dei giganteschi server su ruote che, con una regolarità inquietante, fanno &#8216;phoning home&#8217; verso la casa madre, inviando dati su dove vai, quanto corri e persino come guidi.</p>
<p>Recentemente, un utro di Hacker News ha deciso che era ora di dire basta. Invece di cliccare su quel misero tasto &#8216;opt-out&#8217; che non serve a nulla, ha deciso di procedere con un approccio molto più&#8230; hardware. Ha letteralmente rimosso il modem (il DCM) e l&#8217;antenna GPS dalla sua Toyota RAV4 Hybrid del 2024. Un&#8217;operazione chirurgica che farebbe impazzire qualsiasi ufficio legale di una multiname.</p>
<p>Perché farlo? Semplice: i dati che la tua auto raccoglie (posizione, velocità, persino dettagli biometrici) finiscono in mano a broker di dati che li vendono a compagnie assicurative per alzarti il premio della polizza. Non è solo una questione di privacy, è una questione di controllo. Se puoi smontare un vecchio Commodore 64 per rianimarlo, perché non dovresti poter disabilitare un modulo che spia i tuoi spostamenti?</p>
<p>Il progetto è una goduria per chiunque ami sporcarsi le mani con una chiave da 10mm. Non si tratta di scrivere uno script Python astuto, ma di smontare il tunnel centrale del cambio, smanettare con i cablaggi e bypassare il modulo per non perdere il funzionamento del microfono (perché sì, avremo ancora bisogno di usare il Bluetooth per le chiamate). Il rischio? Perdere la garanzia o fare un casino con i cablaggi. Il premio? La libertà di non essere tracciati ogni volta che vai a fare la spesa.</p>
<p>Un dettaglio tecnico che mi ha colpito è l&#8217;uso di un bypass per mantenere funzionante il sistema audio. È quel tipo di problem solving &#8216;brute force&#8217; che adoro. Ovviamente, c&#8217;è da fare attenzione: il rischio di sballare l&#8217;elettronica di bordo è reale, ma l&#8217;idea di riprendere il controllo del proprio spazio privato è un incentivo troppo forte.</p>
<p>In conclusione, questo è il classico esempio di resistenza tecnologica. Se il software non può essere disattivato, allora la soluzione è l&#8217;hardware. Chiaramente, non consiglio di farlo se non si ha una minima dimestichezza con i circuiti e i cablaggi auto, ma il messaggio è chiaro: non lasciamo che siano le aziende a decidere quanto margine di privacy ci resta.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arkadiyt.com/2026/05/13/removing-the-modem-and-gps-from-my-rav4/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Removing the modem and GPS from my 2024 RAV4 hybrid</a></em></p>
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		<title>L&#8217;alcol e il potere: Quando il diritto di cucinare un liquore diventa un dibattito sui limiti del governo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 04:49:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[LibertàSoftware]]></category>
		<category><![CDATA[MakerCulture]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tribunale ha dichiarato incostituzionale un divieto sui distillati domestici risalente al 1868. Non è solo una storia di whiskey fatto in garage: è una lezione su come il potere statale tende a criminalizzare ogni cosa che non riesce a tassare.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Lalcol-e-il-potere-Quando-il-diritto-di-cucinare-un-liquore-diventa-un-dibattito-sui-limiti-del-governo-1776142168.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Lalcol-e-il-potere-Quando-il-diritto-di-cucinare-un-liquore-diventa-un-dibattito-sui-limiti-del-governo-1776142168.png" alt="L&#039;alcol e il potere: Quando il diritto di cucinare un liquore diventa un dibattito sui limiti del governo" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Il governo ha un modo strano di pensare, sapete? Non è che vuole solo i soldi. Vuole che *sappiamo* che ogni angolo della nostra vita, ogni attività che svolgiamo nel nostro &#8216;laboratorio&#8217; (che sia un garage pieno di saldatori o un server che fa girare un AI modello) è potenzialmente un punto cieco che può essere chiuso da un regolamento scritto con la penna di un burocrate annoiato.</p>
<p>Ma guardate cosa è successo con questo divieto di distillazione domestica. Si tratta di una faccenda che risale al 1868, un secolo e mezzo di regolamenti che, secondo un tribunale degli appelli statunitense, sono un’esagerazione pazzesca e un modo improprio per fare soldi.</p>
<p>In soldoni: i tribunali hanno detto che impedire di fare un po&#8217; di liquore per hobby, o per fare un &#8216;apple-pie-vodka&#8217; (un dettaglio che mi ha fatto ridere), è un modo troppo sproporzionato per lo scopo di tassare. Il giudice ha fatto un ragionamento che, a livello di principi, è oro colato per noi tech-nerd. Ha sottolineato che, se il governo può criminalizzare attività come la distillazione a casa, teoricamente potrebbe arrivare a criminalizzare anche il lavoro da remoto, un piccolo server casalingo, o un progetto maker che non ha un codice fiscale ben visibile.</p>
<p>Questo è il punto che ci interessa, non la bevanda. È il principio. È la difesa contro l&#8217;iper-regolamentazione che tende a trasformare la nostra passione da &#8216;smanettare per divertimento&#8217; a &#8216;attività illegale perché non è stata approvata da un comitato di esperti&#8217;.</p>
<p>Per noi che amiamo smontare le cose, che passiamo ore a programmare o a modellare in Blender, questo è un messaggio fondamentale: ci sono limiti al potere. Non possiamo aspettarci che ogni singolo flusso di dati, ogni singolo pezzo di codice o ogni singolo componente elettronico che facciamo girare nel nostro angolo di paradiso tecnologico sia pre-approvato da qualche ufficio centrale.</p>
<p>È una vittoria per la libertà individuale, per l&#8217;artigianato e, sì, anche per il &#8216;garage computing&#8217;. Ci ricorda che l&#8217;ingegno e l&#8217;inventiva spesso fioriscono nelle aree grigie, lontano dal luccichio (e dalle multe) del corporate-speak. Non bisogna trasformare l&#8217;hobby in un&#8217;impresa regolamentata solo perché qualcuno teme di non poter riscuotere la tassa di qualche centesimo.</p>
<p>Quindi, la prossima volta che sentite parlare di un regolamento assurdo che vuole controllare *ogni* vostra attività, ricordatevi questo caso. Difendere il diritto di fare qualcosa solo perché è *possibile* farlo, e non perché un manuale di procedure lo ha permesso. Che sia un distillato, un codice o un circuito stampato, la libertà di sperimentare è la cosa più preziosa che abbiamo. E questo, amici miei, non ha un prezzo da tassare.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://nypost.com/2026/04/11/us-news/us-appeals-court-declares-158-year-old-home-distilling-ban-unconstitutional/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">US appeals court declares 158-year-old home distilling ban unconstitutional</a></em></p>
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		<title>Soft Drink Factory fai-da-te: quando la chimica incontra il weekend</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 18:04:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[automazione]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
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					<description><![CDATA[Pensavate che l'unico hobby da hacker fosse smontare un vecchio console? Sbagliato. Abbiamo scoperto che è possibile creare una soft drink artigianale da zero, con attrezzature che sembrano uscite da un set cinematografico (e che ci fanno venire voglia di automatizzare tutto).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em; width: 100%;"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/1776103437.png"><img decoding="async" style="width: 100% !important; height: auto !important; max-width: 100% !important; display: block !important;" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Soft-Drink-Factory-fai-da-te-quando-la-chimica-incontra-il-weekend-1776119316.png" alt="Soft Drink Factory fai-da-te: quando la chimica incontra il weekend" /></a></figure>
<p>Ok, fermiamoci un attimo. Quando vi dico &#8216;fare una bibita gassata&#8217;, la prima cosa che vi viene in mente è un chiosco luccicante, un impianto industriale che fa rumore e un personale che vi sorride troppo. Poi vi arriva questo articolo, che praticamente vi dice: &#8216;E se vi facessimo la soft drink in casa, con roba che si può comprare online e magari con un Arduino.</p>
<p>All&#8217;inizio ho pensato fosse una boiata, il classico &#8216;Guarda che cosa puoi fare con un kit economico&#8217;. Ma no, aspettate. Dietro il progetto DIY Soft Drinks c&#8217;è una bella carrellata di chimica applicata e, soprattutto, un sacco di potenziale per chi, come noi, ha una cassa piena di sensori e tubi di rame inutilizzati.</p>
<p>Il principio è semplice: devi mescolare ingredienti (zucchero, acidificanti, aromi, ecc.) e, la parte cruciale, devi saturare la soluzione con CO2. È un processo che, se fatto male, ti lascia con un mosto che fa più schifo di una zuppa di piedi. E qui, gente, è dove entra in gioco il nostro senso innato di ingegneri. Non si tratta solo di &#8216;mettere insieme le cose&#8217;; si tratta di capire la curva di saturazione, la pressione ottimale e la stabilità del sistema.</p>
<p>La parte che mi ha fatto accendere la lampadina è pensare a come automatizzare tutto. Questo non è un semplice &#8216;mix e chiudi&#8217;. Se volessi portare questo progetto al livello &#8216;hacker&#8217;, cosa ci manca? Un sistema di dosaggio preciso, magari pilotato da un Raspberry Pi, che gestisca la temperatura e la pressione in modo costante. Un sensore di pH per assicurare che l&#8217;acidità sia sempre perfetta, e forse un piccolo PLC per gestire la valvola di CO2 con la precisione di un orologio svizzero (ma fatto con componenti da kit di elettronica, ovviamente).</p>
<p>E qui arriva la parte critica, quella che ci piace tanto: il &#8216;vendor lock-in&#8217; del gusto. Se lo fai a mano, è un esperimento, un capriccio. Ma se lo sistemi, diventa un sistema replicabile. E se lo sistemi, potete programmarlo. Immaginate di costruire un piccolo &#8216;Soft Drink Dispenser&#8217; per il vostro ufficio o per la vostra stanza, che ogni giorno produce un gusto diverso, perfettamente bilanciato, e che vi avvisa quando i filtri di CO2 stanno per finire.</p>
<p>Per chi ama il retrocomputing e i sistemi chiusi, questo è oro colato. Non è solo un esperimento culinario, è un progetto di controllo fluidico e automazione a basso costo. È il tipo di cosa che si può integrare con un piccolo display OLED e che, diciamocelo, fa sembrare le macchine da caffè professionali dei film di fantascienza dei giocattoli.</p>
<p>Quindi, se siete stanchi dei sapori &#8220;industriali&#8221; che vi spaccano la spina e vi sembrano usciti da un catalogo aziendale, questo è il vostro prossimo progetto da banco. Trovate i componenti, fate un po&#8217; di matematica e, soprattutto, non abbiate paura di bruciarvi un po&#8217; le mani con i saldatori. È il modo migliore per capire come funziona davvero la magia (o meglio, la chimica) dietro ogni colpo di spruzzo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://blinry.org/diy-soft-drinks/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">DIY Soft Drinks</a></em></p>
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		<title>GuppyLM: Il pesce che ti spiega come funziona un LLM senza farti perdere la testa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 12:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[machine learning]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[smanettamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Un modello linguistico piccolo, semplice e open-source che dimostra che addestrare un LLM non è magia. E sì, puoi farlo anche tu con un Colab e 5 minuti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/GuppyLM-Il-pesce-che-ti-spiega-come-funziona-un-LLM-senza-farti-perdere-la-testa-1775477170.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/GuppyLM-Il-pesce-che-ti-spiega-come-funziona-un-LLM-senza-farti-perdere-la-testa-1775477170.png" alt="GuppyLM: Il pesce che ti spiega come funziona un LLM senza farti perdere la testa" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai pensato di costruire un modello linguistico così semplice che persino un pesce rosso potrebbe capirlo? Bene, Arman Hossain l’ha fatto con GuppyLM, un LLM da 9 milioni di parametri che parla come un pesciolino amichevole e curioso.</p>
<p>GuppyLM è un progetto che smonta il mito secondo cui per addestrare un modello linguistico servono PhD, cluster di GPU e mesi di lavoro. Qui basta un notebook Colab, 5 minuti e un po’ di voglia di smanettare. Il risultato? Un pesce virtuale che ti risponde su cibo, bolle, luce e vita in acquario, senza pretendere di risolvere equazioni differenziali o scrivere saggi filosofici.</p>
<p>Perché questo è figo? Perché finalmente qualcuno ha creato un modello che:<br />
&#8211; Si addestra in pochi minuti<br />
&#8211; Ha un codice pulito e spiegato<br />
&#8211; Non ha pretese da superintelligenza<br />
&#8211; È open-source e senza venditori di fumo</p>
<p>Io l’ho provato e devo dire che è un po’ come parlare con un animale domestico digitale: non capisce le metafore complesse, ma sa rispondere in modo coerente e carino. Se vuoi chiedergli l’amore della tua vita, ti risponderà con bolle e cibo. Se vuoi un consiglio sulla crisi energetica, ti dirà che preferisce l’acqua tiepida.</p>
<p>Per noi maker e smanettoni, GuppyLM è una miniera d’oro perché:<br />
1. È perfetto per imparare come funziona un transformer senza perderci in architetture complicate.<br />
2. Puoi modificare il dataset e addestrare il tuo modello su qualsiasi tema (immaginate un pesce che parla di Arduino o di riciclo della plastica!).<br />
3. È leggero abbastanza da girare su un Raspberry Pi o in un browser.<br />
4. È un esempio perfetto di come l’AI possa essere utile senza diventare un mostro inarrestabile.</p>
<p>Certo, non è perfetto. GuppyLM è single-turn (dimentica dopo una domanda) e non è il massimo per conversazioni complesse, ma questo lo rende più simile a un pesce reale: ha una memoria corta e una personalità semplice. E in fondo, è proprio questo che lo rende adorabile.</p>
<p>Se vi piace smanettare con PyTorch, giocare con i tokenizer o semplicemente capire come funziona l’AI senza dover leggere 50 paper accademici, GuppyLM è il vostro nuovo miglior amico. Provatelo, modificate il dataset e fatemi sapere cosa ne pensate. E se create un pesce che parla di 3D printing, vi prometto che ne scriverò un altro articolo.</p>
<p>Per ora, addio e buonanotte acquario.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://github.com/arman-bd/guppylm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Show HN: I built a tiny LLM to demystify how language models work</a></em></p>
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