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	<title>diy &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>GuppyLM: Il pesce che ti spiega come funziona un LLM senza farti perdere la testa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 12:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[machine learning]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
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					<description><![CDATA[Un modello linguistico piccolo, semplice e open-source che dimostra che addestrare un LLM non è magia. E sì, puoi farlo anche tu con un Colab e 5 minuti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/GuppyLM-Il-pesce-che-ti-spiega-come-funziona-un-LLM-senza-farti-perdere-la-testa-1775477170.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/GuppyLM-Il-pesce-che-ti-spiega-come-funziona-un-LLM-senza-farti-perdere-la-testa-1775477170.png" alt="GuppyLM: Il pesce che ti spiega come funziona un LLM senza farti perdere la testa" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai pensato di costruire un modello linguistico così semplice che persino un pesce rosso potrebbe capirlo? Bene, Arman Hossain l’ha fatto con GuppyLM, un LLM da 9 milioni di parametri che parla come un pesciolino amichevole e curioso.</p>
<p>GuppyLM è un progetto che smonta il mito secondo cui per addestrare un modello linguistico servono PhD, cluster di GPU e mesi di lavoro. Qui basta un notebook Colab, 5 minuti e un po’ di voglia di smanettare. Il risultato? Un pesce virtuale che ti risponde su cibo, bolle, luce e vita in acquario, senza pretendere di risolvere equazioni differenziali o scrivere saggi filosofici.</p>
<p>Perché questo è figo? Perché finalmente qualcuno ha creato un modello che:<br />
&#8211; Si addestra in pochi minuti<br />
&#8211; Ha un codice pulito e spiegato<br />
&#8211; Non ha pretese da superintelligenza<br />
&#8211; È open-source e senza venditori di fumo</p>
<p>Io l’ho provato e devo dire che è un po’ come parlare con un animale domestico digitale: non capisce le metafore complesse, ma sa rispondere in modo coerente e carino. Se vuoi chiedergli l’amore della tua vita, ti risponderà con bolle e cibo. Se vuoi un consiglio sulla crisi energetica, ti dirà che preferisce l’acqua tiepida.</p>
<p>Per noi maker e smanettoni, GuppyLM è una miniera d’oro perché:<br />
1. È perfetto per imparare come funziona un transformer senza perderci in architetture complicate.<br />
2. Puoi modificare il dataset e addestrare il tuo modello su qualsiasi tema (immaginate un pesce che parla di Arduino o di riciclo della plastica!).<br />
3. È leggero abbastanza da girare su un Raspberry Pi o in un browser.<br />
4. È un esempio perfetto di come l’AI possa essere utile senza diventare un mostro inarrestabile.</p>
<p>Certo, non è perfetto. GuppyLM è single-turn (dimentica dopo una domanda) e non è il massimo per conversazioni complesse, ma questo lo rende più simile a un pesce reale: ha una memoria corta e una personalità semplice. E in fondo, è proprio questo che lo rende adorabile.</p>
<p>Se vi piace smanettare con PyTorch, giocare con i tokenizer o semplicemente capire come funziona l’AI senza dover leggere 50 paper accademici, GuppyLM è il vostro nuovo miglior amico. Provatelo, modificate il dataset e fatemi sapere cosa ne pensate. E se create un pesce che parla di 3D printing, vi prometto che ne scriverò un altro articolo.</p>
<p>Per ora, addio e buonanotte acquario.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://github.com/arman-bd/guppylm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Show HN: I built a tiny LLM to demystify how language models work</a></em></p>
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		<title>Bill C-22: Quando il Canada decide che sorvegliare tutti è un &#8220;dettaglio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 16:02:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[sorveglianza]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Canada si lancia in una legge controversa che spinge la sorveglianza di massa. Ma cosa significa per noi smanettoni e amanti della privacy?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Bill-C-22-Quando-il-Canada-decide-che-sorvegliare-tutti-e-un-dettaglio-1773676969.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Bill-C-22-Quando-il-Canada-decide-che-sorvegliare-tutti-e-un-dettaglio-1773676969.png" alt="Bill C-22: Quando il Canada decide che sorvegliare tutti è un &quot;dettaglio&quot;" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete cos&#8217;è più preoccupante di un governo che vuole spiare i suoi cittadini? Uno che lo fa con una legge chiamata &#8220;C-22&#8221;, un numero che sembra più adatto a un&#8217;azione di borsa che a un provvedimento sulla privacy. Eppure, eccoci qui: il Canada ha appena approvato una legge che, tra le altre cose, permette l&#8217;accesso senza mandato ai metadati.</p>
<p>Per chi non segue le cronache tecnologiche (e chi può biasimarvi, tra un kernel panic e l&#8217;altro?), i metadati sono come le briciole di pane digitale che lasciamo ovunque: chi chiama chi, quando, per quanto tempo. Insomma, il menu completo per costruire un profilo dettagliato delle nostre vite, senza neanche sfiorare il contenuto delle comunicazioni.</p>
<p>La legge C-22 è un po&#8217; come quel amico che vi dice &#8220;Tranquilli, prendo solo una birra&#8221; e poi finisce per scolarsi tutta la cantina. Partita come un tentativo di modernizzare le leggi sulla sorveglianza, si è trasformata in un abbuffata di poteri per le forze dell&#8217;ordine, con un bel backdoor per la sorveglianza di massa.</p>
<p>Ma cosa significa per noi, che passiamo le notti a smanettare con Raspberry Pi e Arduino, a programmare giochi con Godot e a riciclare plastica con macchine fatte in casa? Beh, intanto che i nostri dati potrebbero finire nel radar di qualcuno che non dovrebbe guardarli. E poi, che l&#8217;ennesimo governo ha dimostrato di preferire la sorveglianza di massa a soluzioni più eleganti e rispettose della privacy.</p>
<p>La cosa buffa è che, mentre leggi come questa si moltiplicano, il mondo del DIY e del maker continua a prosperare. Perché? Perché noi smanettoni sappiamo una cosa semplice: la tecnologia è uno strumento, e come tutti gli strumenti, può essere usata per costruire o per distruggere. E noi preferiamo costruire.</p>
<p>Quindi, mentre il governo canadese gioca a fare il Grande Fratello, noi possiamo fare la nostra parte: usare VPN, cifrare le comunicazioni, e soprattutto, continuare a creare, sperimentare e condividere. Perché il futuro non è scritto nei registri della polizia, ma nei progetti open source, nei tutorial su GitHub e nelle community di maker.</p>
<p>E se qualcuno vi chiede perché vi preoccupate tanto, rispondete con un sorriso: &#8220;Perché non vogliamo che il nostro lavoro finisca nel database sbagliato.&#8221;</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.michaelgeist.ca/2026/03/a-tale-of-two-bills-lawful-access-returns-with-changes-to-warrantless-access-but-dangerous-backdoor-surveillance-risks-remains/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Canada&#039;s bill C-22 mandates mass metadata surveillance</a></em></p>
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		<title>MacBook Modding: Quando il DIY Incontra la Follia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 02:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[hardware]]></category>
		<category><![CDATA[macbook]]></category>
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		<category><![CDATA[tech]]></category>
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					<description><![CDATA[Un hacker ha trasformato il suo MacBook in un laboratorio di LED e display custom. Scopriamo insieme questo progetto che fa impallidire Apple e i suoi designer.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/MacBook-Modding-Quando-il-DIY-Incontra-la-Follia-1773021774.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/MacBook-Modding-Quando-il-DIY-Incontra-la-Follia-1773021774.png" alt="MacBook Modding: Quando il DIY Incontra la Follia" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Hai mai guardato il tuo MacBook e pensato: &#8220;Questo non è abbastanza pazzo&#8221;? Be&#8217;, c&#8217;è qualcuno là fuori che ha deciso di prendere le cose nelle sue mani&#8230; letteralmente.</p>
<p>Stavolta non parliamo di un banale sticker o di una cover personalizzata. No, no. Parliamo di LED custom, display montati con il nastro adesivo e webcam che richiedono un Dremel per trovare la loro dimora. Il tutto senza il benché minimo rispetto per le linee guida di Apple.</p>
<p>Il protagonista di questa storia, un vero e proprio artigiano del caos, ha iniziato la sua avventura su Alibaba, dove ha ordinato un LED custom da 7x7x0.28 cm. Dopo averlo super-incollato sul retro del chassis superiore, ha collegato i fili a un modulo USB precedente e&#8230; funziona! Ma non finisce qui. Per il display, ha centrato con cura il pannello nella cornice del MacBook, lo ha fissato con del nastro da imballaggio e poi ha rinforzato il tutto con del nastro di alluminio. Il risultato? &#8220;Abbastanza buono&#8221;, come dice lui.</p>
<p>La parte più interessante? La webcam. Il modulo originale era troppo piccolo, quindi ha dovuto prendere il Dremel e scolpire il chassis per far spazio al nuovo pezzo. Sì, avete letto bene: ha letteralmente modificato la struttura del MacBook per far entrare una webcam più grande. Se questo non è amore per la tecnologia fai-da-te, non so cosa lo sia.</p>
<p>Da smanettone a smanettone, non posso che applaudire questo livello di audacia. È chiaro che Apple non ha previsto scenari del genere, ma è proprio questo il bello del DIY: rompere le regole e creare qualcosa di unico. Certo, se avessi dovuto farlo io, probabilmente avrei bruciato il MacBook nel processo, ma è proprio questo il fascino del modding.</p>
<p>Per noi appassionati di hardware, questo progetto è un promemoria che le limitazioni imposte dai produttori sono solo linee guida. Con un po&#8217; di creatività, strumenti giusti e una buona dose di incoscienza, possiamo trasformare qualsiasi dispositivo in qualcosa di completamente nuovo. E se qualcosa va storto? Be&#8217;, è solo un&#8217;altra opportunità per imparare.</p>
<p>L&#8217;unica critica che mi sento di fare è la mancanza di immagini. Vedere un MacBook modificato in questo modo sarebbe stato il tocco finale perfetto. Ma forse è meglio così: lascia spazio alla nostra immaginazione.</p>
<p>In conclusione, se avete un MacBook che vi sembra troppo &#8220;normale&#8221;, prendete ispirazione da questo progetto. Ma ricordate: il Dremel è un arma potente. Usatelo con saggezza.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://fb.edoo.gg" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FrameBook</a></em></p>
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		<title>Godzilla Minus One: Quando i Kaiju Diventano Action Figure (e Noi Smanettoni Sogniamo di Ricrearli)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 20:02:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[3D printing]]></category>
		<category><![CDATA[Action Figure]]></category>
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		<category><![CDATA[Geek Culture]]></category>
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					<description><![CDATA[S.H. MonsterArts ci regala un pezzo da collezione prequel del nuovo film Godzilla. Ma cosa significa per noi maker che amiamo replicare tutto?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Godzilla-Minus-One-Quando-i-Kaiju-Diventano-Action-Figure-e-Noi-Smanettoni-Sogniamo-di-Ricrearli-1773000171.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Godzilla-Minus-One-Quando-i-Kaiju-Diventano-Action-Figure-e-Noi-Smanettoni-Sogniamo-di-Ricrearli-1773000171.png" alt="Godzilla Minus One: Quando i Kaiju Diventano Action Figure (e Noi Smanettoni Sogniamo di Ricrearli)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di poter ricostruire Godzilla pezzo per pezzo, come un progetto di Arduino ma in versione kaiju. Beh, S.H. MonsterArts ci è andato vicino con la nuova action figure ispirata a &#8216;Godzilla Minus One&#8217;, il prequel del prossimo film in arrivo a novembre. </p>
<p>Se siete come me, avete già iniziato a calcolare quante ore ci vorrebbero per stampare in 3D una versione personalizzata del mostro, magari con qualche modifica cyberpunk. Ma andiamo con ordine. </p>
<p>La figura rappresenta Godzilla in una fase precedente al suo classico aspetto, un design che promette dettagli anatomici e texture che farebbero invidia a un modellatore 3D. Per i puristi del kaiju, è un pezzo da collezione obbligatorio. Ma per noi smanettoni, è un&#8217;opportunità per discutere di come riprodurre creature simili con mezzi low-cost. </p>
<p>Da dove cominciare? Innanzitutto, analizziamo la struttura: un esoscheletro in plastica robusta, articolazioni snodabili e un livello di dettaglio che richiederebbe almeno una stampante 3D di medio-alto livello. Per non parlare del painting: se volete replicare i colori e le texture, serviranno airbrush, strati di vernice e una pazienza da monaco buddista. </p>
<p>E poi c&#8217;è la domanda cruciale: quanto costa? Perché se da una parte ammiriamo l&#8217;ingegno dietro a questi pezzi, dall&#8217;altra ci chiediamo perché non possiamo semplicemente stamparceli a casa con un file STL. Ah, già, il copyright&#8230; ma noi sappiamo come aggirare certi ostacoli, no? (Scherziamo, ovvio. O no?) </p>
<p>Diciamocelo chiaro: le aziende come S.H. MonsterArts fanno un lavoro incredibile, ma per noi maker c&#8217;è sempre la tentazione di replicare tutto in modo autonomo. Forse non otterremo mai la stessa qualità, ma il processo è ciò che conta. E poi, ammettetelo: vedere un Godzilla fatto in casa con le vostre mani ha un fascino che nessun prodotto preconfezionato può eguagliare. </p>
<p>Quindi, mentre aspettiamo il film, perché non iniziare a progettare la vostra versione DIY del re dei mostri? Chissà, magari tra qualche anno avremo una fiera del kaiju fatto in casa. E nel frattempo, godiamoci questa action figure, perché anche se non possiamo smontarla e rimontarla come un Raspberry Pi, ci ricorda perché amiamo così tanto la cultura geek.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/godzillas-early-minus-one-form-comes-to-life-in-this-action-figure-2000731053" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Godzilla’s Early ‘Minus One’ Form Comes to Life in This Action Figure</a></em></p>
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		<title>Ozempic, il farmaco che fa dimagrire (ma non troppo): la svolta che i maker non si aspettavano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 22:02:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[health]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[ottimizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio rivela che gli utenti di Ozempic riducono le dosi mantenendo i risultati. Ecco perché dovrebbe interessarci, tra economia domestica e hacking della salute.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Ozempic-il-farmaco-che-fa-dimagrire-ma-non-troppo-la-svolta-che-i-maker-non-si-aspettavano-1772748129.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Ozempic-il-farmaco-che-fa-dimagrire-ma-non-troppo-la-svolta-che-i-maker-non-si-aspettavano-1772748129.png" alt="Ozempic, il farmaco che fa dimagrire (ma non troppo): la svolta che i maker non si aspettavano" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>E se vi dicessi che il segreto per risparmiare sulle medicine senza rovinare i risultati fosse&#8230; prendere meno medicine? </p>
<p>Sì, avete capito bene. Uno studio recente ha scoperto che molti utenti di Ozempic, il famigerato farmaco per la perdita di peso, stanno riducendo le dosi senza compromettere i risultati. E la cosa più interessante? Potrebbe essere una mossa geniale per chi ama ottimizzare ogni aspetto della propria vita, compresa la salute. </p>
<p>Per chi non è del settore, Ozempic è uno di quei farmaci che sono diventati virali (letteralmente) grazie alla sua capacità di far perdere peso in modo efficace. Tuttavia, come ogni cosa che diventa trendy, il prezzo è schizzato alle stelle, trasformando la cura in un lusso accessibile solo a pochi. Ma ecco la svolta: ridurre le dosi potrebbe mantenere gli stessi benefici, ma con un impatto economico molto inferiore. </p>
<p>Per noi maker e smanettoni, questo studio è un invito a pensare fuori dagli schemi. Perché se possiamo hackerare un Raspberry Pi per automatizzare la casa, perché non dovremmo poter ottimizzare anche la nostra terapia farmacologica? Certo, non stiamo parlando di sostituire il medico con un Arduino, ma di ragionare in modo critico su come gestiamo le nostre risorse. </p>
<p>Tuttavia, un avvertimento è d&#8217;obbligo: la salute non è un progetto DIY. Prima di fare esperimenti con le dosi, è fondamentale consultare un medico. Ma il principio di fondo è affascinante: a volte, meno è più. E in un mondo dove l&#8217;industria farmaceutica ci spinge a consumare sempre di più, questa scoperta è un piccolo atto di ribellione. </p>
<p>Per noi che amiamo smanettare, la lezione è chiara: non dobbiamo accettare tutto ciò che ci viene detto. Che si tratti di farmaci, di software proprietario o di dispositivi elettronici, c&#8217;è sempre spazio per un po&#8217; di reverse engineering e ottimizzazione. E se riusciremo a risparmiare qualche soldo senza compromettere la qualità della vita, tanto meglio. </p>
<p>Quindi, la prossima volta che vi trovate a smanettare con un nuovo gadget, ricordatevi di Ozempic. Perché a volte, la vera innovazione sta nel fare di meno, ma in modo più intelligente.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/study-finds-surprising-trend-among-ozempic-users-taking-fewer-doses-than-prescribed-2000730096" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Study Finds Surprising Trend Among Ozempic Users Taking Fewer Doses Than Usual</a></em></p>
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		<title>Malattie da film horror: quando la realtà supera la fantasia (e ci fa venir voglia di costruire un laboratorio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 12:05:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[biotech]]></category>
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		<category><![CDATA[maker]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Ebola ai funghi parassiti, scopriamo quali malattie reali hanno ispirato i peggiori incubi cinematografici. E cosa possiamo imparare noi smanettoni da questo macabro crossover tra scienza e fiction.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Malattie-da-film-horror-quando-la-realta-supera-la-fantasia-e-ci-fa-venir-voglia-di-costruire-un-laboratorio-1772625939.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Malattie-da-film-horror-quando-la-realta-supera-la-fantasia-e-ci-fa-venir-voglia-di-costruire-un-laboratorio-1772625939.png" alt="Malattie da film horror: quando la realtà supera la fantasia (e ci fa venir voglia di costruire un laboratorio)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Hai mai pensato che la natura sia il miglior sceneggiatore di film horror? Mentre noi smanettiamo con Raspberry Pi e Arduino, Madre Natura sta lì che ci ricorda chi comanda davvero. </p>
<p>Gizmodo ha appena pubblicato un articolo che fa venire i brividi (e la voglia di costruire un laboratorio fai-da-te): 6 malattie fittizie che in realtà hanno ispirazioni molto reali. E credetemi, dopo questa lettura, anche il vostro progetto più pazzerello sembrerà una passeggiata. </p>
<p>Partiamo dal classico: il virus Ebola, che ha ispirato decine di scenari da apocalisse zombie. Ma sapete qual è la cosa più inquietante? Che mentre noi ci preoccupiamo di debuggare il nostro ultimo script in Python, ci sono microrganismi che stanno lì a evolversi in modi che farebbero impallidire anche il più folle degli hacker. </p>
<p>Poi c&#8217;è la Cordyceps, quel fungo parassita che trasforma gli insetti in zombie. E qui mi viene da ridere (nerdamente, ovvio): se pensavate che il vostro progetto di home automation fosse complicato, immaginate di dover progettare un sistema per controllare un intero ecosistema di parassiti. </p>
<p>Ma la cosa più interessante per noi maker? La scienza dietro queste malattie è piena di spunti per progetti fai-da-te. Perché non creare un modello 3D di un virus in Blender? O programmare un simulatore di epidemie con Godot? Potremmo anche sviluppare un sistema di bio-sensing con Arduino per monitorare&#8230; be&#8217;, qualsiasi cosa vogliate monitorare. </p>
<p>Certo, c&#8217;è sempre il rischio che qualcuno si metta a fare esperimenti pericolosi nel garage di casa. Ma siamo seri: se non possiamo smontare, analizzare e ricomporre le cose, che senso ha essere maker? L&#8217;importante è ricordare che, mentre noi giochiamo a fare Frankenstein con i nostri progetti, la natura è sempre un passo avanti. </p>
<p>Quindi, la prossima volta che vi sentite inadeguati perché il vostro codice non funziona, pensate a questo: almeno voi non dovete combattere contro funghi che vi trasformano in zombie. E se qualcuno vi chiede perché state costruendo un laboratorio in cantina, dite pure che è per la scienza. O per il vostro prossimo progetto su Kickstarter.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/6-horrifying-fictional-diseases-and-their-real-life-inspirations-2000729012" target="_blank" rel="noopener noreferrer">6 Horrifying Fictional Diseases and Their Real-Life Inspirations</a></em></p>
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		<title>Le taglie dei vestiti sono un casino: e se ci pensassimo noi smanettoni?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 12:06:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Le taglie dei vestiti sono un sistema obsoleto e discriminatorio. E se applicassimo un po' di logica maker per risolvere il problema?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Le-taglie-dei-vestiti-sono-un-casino-e-se-ci-pensassimo-noi-smanettoni-1771502773.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Le-taglie-dei-vestiti-sono-un-casino-e-se-ci-pensassimo-noi-smanettoni-1771502773.png" alt="Le taglie dei vestiti sono un casino: e se ci pensassimo noi smanettoni?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapevi che una taglia 8 in un negozio può essere una 12 in un altro? E che il sistema di sizing attuale è stato progettato negli anni &#8217;40 su un campione di donne bianche e giovani? Il risultato? Un disastro di proporzioni epiche. </p>
<p>La moda è l&#8217;unico settore dove le dimensioni sono completamente arbitrarie. Un vestito da taglia 10 in una marca potrebbe non entrare in un altro, e questo crea frustrazione, sprechi e, soprattutto, esclusione. Ma c&#8217;è una soluzione? Forse sì. </p>
<p>Noi smanettoni sappiamo bene che ogni problema può essere affrontato con un po&#8217; di ingegno e qualche strumento giusto. Ecco perché ho deciso di analizzare il problema e proporre alcune idee. </p>
<p>Primo: le taglie dovrebbero essere standardizzate. Non è un&#8217;utopia, ma una necessità. Con l&#8217;IA e la stampa 3D, potremmo creare capi su misura per tutti. Secondo: la trasparenza è fondamentale. Ogni marca dovrebbe pubblicare le misure esatte dei propri vestiti, come fanno alcuni siti di e-commerce. Terzo: la comunità maker potrebbe creare modelli open-source di abbigliamento, permettendo a tutti di personalizzare i propri vestiti. </p>
<p>Ma non è tutto rose e fiori. Il problema più grande è la mentalità del settore. Le marche di lusso vogliono mantenere l&#8217;esclusività, e le fast fashion vogliono vendere il più possibile. Cambiare questo sistema richiede un cambiamento culturale. </p>
<p>Cosa possiamo fare noi? Innanzitutto, informarci. Leggere le recensioni delle taglie prima di acquistare, misurare i propri vestiti e confrontarli con le tabelle delle misure. In secondo luogo, supportare le marche che sono trasparenti e inclusive. E infine, sperimentare con la stampa 3D e i modelli open-source. </p>
<p>Il futuro della moda è nelle nostre mani. E se cominciassimo a cucirci i nostri vestiti, magari con un po&#8217; di aiuto dalla tecnologia?</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://pudding.cool/2026/02/womens-sizing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sizing chaos</a></em></p>
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		<title>Da Walmart a IoT: Trasformiamo un orologio analogico in un gadget Wi-Fi con ESP8266</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 06:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[arduino]]></category>
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		<category><![CDATA[ESP8266]]></category>
		<category><![CDATA[IoT]]></category>
		<category><![CDATA[retrocomputing]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi ha detto che gli orologi analogici sono superati? Scopri come trasformare un orologio da pochi spiccioli in un gadget smart con ESP8266, Arduino e un pizzico di hacking creativo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Da-Walmart-a-IoT-Trasformiamo-un-orologio-analogico-in-un-gadget-Wi-Fi-con-ESP8266-1770703494.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Da-Walmart-a-IoT-Trasformiamo-un-orologio-analogico-in-un-gadget-Wi-Fi-con-ESP8266-1770703494.png" alt="Da Walmart a IoT: Trasformiamo un orologio analogico in un gadget Wi-Fi con ESP8266" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sai cosa c&#8217;è di meglio che riutilizzare un orologio da quattro soldi comprato al supermercato? Trasformarlo in un dispositivo Wi-Fi connesso a NTP che si aggiorna da solo. Jim11662418 ha fatto proprio questo, e il risultato è un progetto che unisce retrocomputing e IoT in modo così elegante da far invidia ai designer di IKEA.</p>
<p>Il progetto, disponibile su GitHub, sfrutta un modulo ESP8266 e un po&#8217; di saldatura per trasformare un orologio analogico da $3.88 in un dispositivo che si sincronizza automaticamente con i server NTP. Niente più regolazioni manuali, niente più perdita di tempo a cercare di capire se l&#8217;orologio va avanti o indietro. Il tutto con un pizzico di magia elettronica.</p>
<p>Ma come funziona? Prima di tutto, si smonta il movimento dell&#8217;orologio, si stacca il motore a passo e si saldano i fili per collegarlo all&#8217;ESP8266. Attenzione, però: i fili del motore sono più fini di un capello, quindi occhio a non farli saltare. Una volta fatto questo, si carica lo sketch su Arduino che gestisce la sincronizzazione con il server NTP e, se necessario, corregge la posizione delle lancette.</p>
<p>Il bello di questo progetto è che non solo si sincronizza automaticamente, ma gestisce anche l&#8217;ora legale e mantiene la posizione delle lancette anche in caso di interruzione di corrente grazie a una memoria EEPROM. Inoltre, l&#8217;ESP8266 serve una pagina web dove puoi vedere lo stato dell&#8217;orologio e, se vuoi, anche una visualizzazione grafica della facciata.</p>
<p>Per noi smanettoni, questo progetto è una manna dal cielo. Non solo perché ci permette di riciclare un orologio vecchio, ma perché dimostra come, con pochi componenti e un po&#8217; di creatività, si possa trasformare un oggetto banale in qualcosa di intelligente. Certo, ci sono alcune criticità: ad esempio, se l&#8217;orologio va avanti, l&#8217;ESP8266 non può fare nulla per riportarlo indietro. Ma chi se ne frega, no? L&#8217;importante è che funzioni e che ci dia la soddisfazione di averlo fatto con le nostre mani.</p>
<p>E poi, ammettiamolo: vedere un orologio analogico che si aggiorna da solo è una piccola vittoria contro l&#8217;obsolescenza programmata e il consumismo. Quindi, se avete un orologio da buttare e un po&#8217; di tempo libero, perché non provate a trasformarlo in un gadget smart? Il mondo del fai-da-te vi aspetta, e questo progetto è un ottimo punto di partenza.</p>
<p>Buon hacking!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://github.com/jim11662418/ESP8266_WiFi_Analog_Clock" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Converting a $3.88 analog clock from Walmart into a ESP8266-based Wi-Fi clock</a></em></p>
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		<title>China e le rinnovabili: quando il verde diventa un&#8217;ossessione a 100 pannelli al secondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 04:33:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
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					<description><![CDATA[La Cina sta installando rinnovabili a ritmi da record. Ma cosa significa per noi nerd che amiamo smanettare? Scopriamolo tra drone, paesaggi mozzafiato e un pizzico di ironia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/China-e-le-rinnovabili-quando-il-verde-diventa-unossessione-a-100-pannelli-al-secondo-1768537980.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/China-e-le-rinnovabili-quando-il-verde-diventa-unossessione-a-100-pannelli-al-secondo-1768537980.png" alt="China e le rinnovabili: quando il verde diventa un&#039;ossessione a 100 pannelli al secondo" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete cos&#8217;è più veloce di un hacker che digita senza semicoloni? La Cina che installa pannelli solari. Stiamo parlando di 100 pannelli al secondo, gente. Sì, avete letto bene. E mentre noi ci chiediamo se il nostro ultimo progetto Arduino funzionerà, loro stanno costruendo parchi eolici più grandi di alcune città.</p>
<p>La notizia arriva da Yale e360 e parla di un fotografo, Weimin Chu, che ha catturato con i suoi droni la scala impressionante di questa rivoluzione energetica. Wind farms che si estendono a perdita d&#8217;occhio, pannelli solari che trasformano deserti in campi di pixel verdi, e tutto questo con un&#8217;estetica che ricorda i dipinti ad inchiostro tradizionali cinesi. Insomma, bellezza e tecnologia si sposano in un modo che anche noi smanettoni possiamo apprezzare.</p>
<p>Ma perché dovrebbe interessarci? Perché, oltre all&#8217;evidente impatto ambientale, queste installazioni sono un campo di prova perfetto per chi ama mettere le mani nella roba complessa. Immaginate di poter studiare sistemi di distribuzione dell&#8217;energia su scala gigante, o di sperimentare con l&#8217;integrazione tra fonti rinnovabili e smart grid. È come avere un laboratorio a cielo aperto, con la differenza che qui i circuiti sono alti qualche centinaio di metri.</p>
<p>E poi c&#8217;è il lato pratico. Se siete tra quelli che amano il DIY, potreste trovare ispirazione per progetti più piccoli ma altrettanto impattanti. Un impianto fotovoltaico su misura per la vostra casa, un sistema di monitoraggio energetico con Raspberry Pi, o magari un drone per scattare foto aeree dei vostri progetti. La Cina ci sta mostrando che le rinnovabili non sono solo per le grandi aziende, ma possono essere un gioco per tutti.</p>
<p>Certo, non tutto è perfetto. La domanda che ci poniamo è: quanto di questa crescita è davvero sostenibile? E quanto è invece un&#8217;altra forma di consumismo tecnologico, dove l&#8217;innovazione diventa solo un modo per vendere di più? La Cina sta facendo passi da gigante, ma come sempre, il diavolo è nei dettagli. E noi, da bravi hacker, sappiamo che i dettagli sono tutto.</p>
<p>Quindi, mentre il mondo si chiede come gestire questa transizione energetica, noi possiamo fare la nostra parte: continuare a sperimentare, a imparare, e magari a scattare qualche foto con il nostro drone. Perché, in fondo, anche noi siamo parte di questa rivoluzione.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://e360.yale.edu/digest/china-renewable-photo-essay" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Photos capture the breathtaking scale of China&#039;s wind and solar buildout</a></em></p>
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		<title>I dischi floppy sono il telecomando del futuro (e i bambini lo sanno già)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 04:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[diy]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi l'avrebbe detto che i vecchi dischi floppy sarebbero tornati di moda? Scopri perché sono il telecomando perfetto per i più piccoli e cosa significa per noi maker.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/I-dischi-floppy-sono-il-telecomando-del-futuro-e-i-bambini-lo-sanno-gia-1768278770.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/I-dischi-floppy-sono-il-telecomando-del-futuro-e-i-bambini-lo-sanno-gia-1768278770.png" alt="I dischi floppy sono il telecomando del futuro (e i bambini lo sanno già)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sai quella sensazione quando trovi un pezzo di tecnologia vecchia in soffitta e pensi: &#8220;Ma chi usa ancora questa roba?&#8221;? Bene, preparati a mangiarti quelle parole perché i dischi floppy stanno vivendo una seconda giovinezza, e questa volta come telecomandi per bambini.</p>
<p>Sì, hai capito bene. Non stiamo parlando di qualche progetto nerd di nicchia, ma di una soluzione che sta facendo impazzire i genitori. Perché? Perché è grande, colorata, quasi impossibile da rompere e, soprattutto, non ha bottoni complicati che un bambino di tre anni potrebbe non capire. </p>
<p>Il concetto è semplice: un disco floppy con un&#8217;etichetta adesiva sopra, attaccato a un cavo USB. Premendo sul disco si attiva un comando. Geniale nella sua semplicità, no? Ecco perché è perfetto per i piccoli: nessuna confusione con i tasti, nessuna frustrazione per i genitori. </p>
<p>Da smanettone, non posso fare a meno di apprezzare questa soluzione low-tech in un mondo sempre più high-tech. È un ritorno alle origini, un modo per ricordare che a volte la tecnologia più semplice è quella che funziona meglio. Inoltre, è un progetto che chiunque può realizzare in casa con pochi euro e un po&#8217; di creatività. </p>
<p>Certo, non è il massimo dell&#8217;eleganza, e forse i designer di telecomandi moderni si stanno rivoltando nella tomba. Ma per noi maker, questa è una vittoria. È la dimostrazione che non servono sempre componenti costosi o software complicati per creare qualcosa di utile. </p>
<p>E poi, ammettiamolo: vedere un bambino che cambia canale premendo su un disco floppy è una scena che vale più di mille parole. È come vedere un pezzetto di storia della tecnologia in azione, in modo del tutto inaspettato. </p>
<p>Quindi, la prossima volta che trovi un vecchio disco floppy in soffitta, non buttarlo via. Potrebbe essere il telecomando del futuro.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://blog.smartere.dk/2026/01/floppy-disks-the-best-tv-remote-for-kids/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Floppy disks turn out to be the greatest TV remote for kids</a></em></p>
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