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	<title>Digital Art &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Copy-paste creativo o vero plagio? Wizards of the Coast e il grande classico del &#8216;l&#8217;ho visto altrove&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 15:13:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Art]]></category>
		<category><![CDATA[Magic The Gathering]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo leak su una carta dell'Unos Anelli ha scoperchiato un caso di plagio che sta facendo impazzire la community di Magic. Wizards of the Coast ha dovuto chiedere scusa, ma la domanda resta: quanto è profonda la valle della noia creativa?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Copy-paste-creativo-o-vero-plagio-Wizards-of-the-Coast-e-il-grande-classico-del-lho-visto-altrove-1777821217.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Copy-paste-creativo-o-vero-plagio-Wizards-of-the-Coast-e-il-grande-classico-del-lho-visto-altrove-1777821217.png" alt="Copy-paste creativo o vero plagio? Wizards of the Coast e il grande classico del &#039;l&#039;ho visto altrove&#039;" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di passare ore a scrivere un kernel custom, a debuggare un circuito che non vuole stare in piedi o a rifinire un modello 3D su Blender, per poi scoprire che qualcuno ha semplicemente fatto uno screenshot al vostro lavoro e l&#8217;ha spacciato per un proprio capolavoro fatto in casa. Ecco, esattamente questo è il feeling che sta attraversando la community di Magic: The Gathering in questi giorni.</p>
<p>Durante il Magic Con, è emersa una notizia che ha colpito più un corto circuito su una breadboard mal saldata: un artista incaricato di creare l&#8217;artwork per una nuova carta dedicata all&#8217;Unos Anelli ha usato il lavoro di un altro illustratore senza chiedere il permesso. Sì, avete letto bene. Non parliamo di un piccolo &#8216;ispirazione da&#8217;, parliamo di un plagio che è stato talmente evidente da costringere Wizards of the Coast (WotC) a uscire allo scoperto con delle scuse ufficiali.</p>
<p>Per chi di noi mastica codice, shader o design, questa cosa è quasi un insulto alla professione. Quando noi smanettiamo, cerchiamo di capire la logica sottostante, di costruire qualcosa di nuovo partendo da zero o da librerie open source, ma con il rispetto delle licenze e del merito. Copiare e incollare l&#8217;arte di un collega e sperare che nessuno se ne accorga non è &#8216;hacking&#8217;, è solo pigrizia pura, e di quella non si fa grande.</p>
<p>La cosa che fa bollire il sangue è il modo in cui le grandi corporation gestiscono queste situazioni. Le scuse arrivano, si accenna al &#8216;miglioramento dei processi di revisione&#8217;, ma il danno d&#8217;immagine e il danno al lavoro originale sono fatti. È la solita dinamica corporate: si cerca di minimizzare l&#8217;errore per evitare che il valore del brand ne risenta, mentre gli artisti veri restano con l&#8217;amaro in bocca.</p>
<p>Cosa significa per noi, che viviamo tra CNC, stampanti 3D e script Python? Ci ricorda che l&#8217;integrità è tutto. Che stiamo creando un software, un hardware o un&#8217;illustrazione, il valore sta nell&#8217;originalità del processo e nella capacità di risolvere problemi, non nel rubare lo sforto altrui. Se volete fare i furbi, fatevi un setup con un&#8217;IA che genera roba senza copyright (e pure lì, raga, state attenti ai termini di servizio), ma non pretendete di passare per geni se state solo facendo &#8216;Ctrl+C&#8217; e &#8216;Ctrl+V&#8217; sul lavoro degli altri.</p>
<p>In breve: meno fuffa, meno copia-incolla e molta più sostanza. La prossima volta che vedete una carta così &#8216;particolare&#8217;, controllate bene che non sia solo un remix non autorizzato di qualcosa che avete già visto mille volte.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/wizards-of-the-coast-apologizes-after-new-hobbit-one-ring-card-accused-of-plagiarism-2000753797" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wizards of the Coast Apologizes After New ‘Hobbit’ One Ring Card Accused of Plagiarism</a></em></p>
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		<title>Ma il tuo blu è davvero il mio blu? (Spoiler: probabilmente no)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:13:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[color science]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Art]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[philosophy]]></category>
		<category><![CDATA[web design]]></category>
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					<description><![CDATA[Un piccolo esperimento web che scava nel caos della percezione cromatica. Perché, tra noi che passiamo le ore a colorare mesh in Blender, la coerenza non è mai una certezza.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Ma-il-tuo-blu-e-davvero-il-mio-blu-Spoiler-probabilmente-no-1777360407.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Ma-il-tuo-blu-e-davvero-il-mio-blu-Spoiler-probabilmente-no-1777360407.png" alt="Ma il tuo blu è davvero il mio blu? (Spoiler: probabilmente no)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Scommetto che siete convinti di sapere esattamente che colore sia il blu. Lo vedete ogni volta che compilate un codice o che regolate i livelli in Krita, e pensate: «Ok, questo è un blu standard, non ci sono dubbi». E invece, cari miei smanettoni, la realtà è molto più caotica e decisamente meno deterministica di un buffer overflow.</p>
<p>Recentemente, spuntato tra i top di Hacker News, è un piccolo progetto chiamato «Is my blue your blue?». L&#8217;idea è semplice, quasi minimalista, ma ti scava sotto la pelle: un esperimento visivo e concettualista che mette in dubbio la nostra capacità di condividere una percezione comune del colore. Il sito ti pone davanti a dei confronti cromatitici e ti costringe a chiederti se quello che vedi tu sia identico a quello che vedo io.</p>
<p>Per chi di noi vive tra i vettori di Blender o i pixel di Gimp, questa cosa è quasi un insulto alla precisione matematica. Noi siamo abituati a pensare che se impostiamo un valore HEX o un codice RGB, il risultato sia universale. Ma la verità è che tra calibrazione del monitor, gamut dello schermo, illuminazione ambientale della stanza e, beh, la biologia stessa dei nostri occhi, il concetto di «colore oggettivo» è una mezza utopia.</p>
<p>Da maker, questa cosa mi fa riflettere molto sulla progettazione. Quando stiamo stampando un pezzo in 3D o progettando un case per un nuovo gadget, ci fidiamo delle immagini che vediamo nel software. Ma se la percezione è soggettiva, quanto possiamo fidarci di quello che vediamo su uno schermo che magari non è calibrato nemmeno minimamente? È un promemoria che il mondo fisico e quello digitale non si parlano mai con lo stesso protocollo.</p>
<p>Non è la solita fuffa da marketing che cerca di venderti un monitor da mille euro dicendo che ha «colori più reali» (perché il realismo non esiste, esiste solo una convenzione condivisa), ma è un invito a dubitare. È un po&#8217; come quando scrivi un pezzo di codice e pensi che sia elegante, per poi scoprire che chi lo legge vede solo un groviglio di logic error.</p>
<p>In conclusione: la prossima volta che litigate con un collega perché la stampa 3D è uscita troppo scura o perché il render sembra tutto sbiadito, non date la colpa al driver. Dite semplicemente che la vostra percezione del blu è intrinsecamente diversa dalla sua. È scientifico, è filosofico, ed è un ottimo modo per evitare di ammettere che avete dimenticato di calibrare il monitor.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://ismy.blue/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Is my blue your blue?</a></em></p>
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		<title>ChatGPT Images 2.0: Finalmente l&#8217;AI smette di disegnare mani da mostro (forse)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 23:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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		<category><![CDATA[Digital Art]]></category>
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					<description><![CDATA[OpenAI ha appena svelato la nuova versione del suo motore di generazione immagini. Vediamo se è solo altro marketing o se finalmente potremo smettere di usare i filtri per nascondere le dita extra.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Images-2.0-Finalmente-lAI-smette-di-disegnare-mani-da-mostro-forse-1776813191.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Images-2.0-Finalmente-lAI-smette-di-disegnare-mani-da-mostro-forse-1776813191.png" alt="ChatGPT Images 2.0: Finalmente l&#039;AI smette di disegnare mani da mostro (forse)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Scommetto che anche voi, dopo aver passato ore a cercare di fixare un bug su un driver custom o a regolare i parametri di un estrusore su una 3D printer, sentite quel brivido quando un annuncio tech promette di risolvere un problema che non sapevate nemmeno di avere.</p>
<p>OpenAI ha appena lanciato ChatGPT Images 2.0 e, come al solito, il piano è quello di farci saltare sulla sedia con un livestream pieno di promesse. La notizia, che ha fatto il panico su Hacker News, riguarda un salto generazionale nella capacità di rendere le immagini non solo &#8216;belle&#8217;, ma coerenti e capaci di seguire istruzioni che non siano solo &#8216;fai un gatto in stile cyberpunk&#8217;.</p>
<p>In parole povere, la nuova versione sembra aver risolto gran parte di quei glitch visivi che rendevano ogni generazione un esperimento di horror surrealista. Parliamo di dettagli che contano: texture che non sembrano plastica fusa e, finalmente, una gestione della luce che non sembra uscita da un rendering di Blender fatto con i motori di dieci anni fa. Per chi di noi mastica modellazione 3D o edit di immagini su Krita, questo significa che il gap tra l&#8217;idea astratta e l&#8217;asset pronto all&#8217;uso si sta restringendo in modo inquietante.</p>
<p>Ma andiamo al sodo: cosa cambia per noi che amiamo smanettare? Se sei un developer che sta usando Godot per il suo prossimo indie game, avere un generatore che capisce davvero la composizione di una scena può essere una manna dal cielo per creare concept art velocemente. Se invece sei il tipo che preferisce il controllo totale, pixel per pixel, su Gimp, potresti guardare a questa novità con un certo sospetto.</p>
<p>C&#8217;è però l&#8217;ombra del solito &#8216;walled garden&#8217; di OpenAI. Sappiamo tutti come funziona: più la tecnologia diventa potente, più diventa una scatola nera chiusa dentro un abbonamento mensile. Non c&#8217;è traccia di modelli open-source o di la libertà di far girare tutto localmente sulla propria workstation senza dover chiedere il permesso a un server in California. Per noi che amiamo il controllo e la privacy, questo &#8216;progresso&#8217; sa un po&#8217; di caramella troppo dolce: è figo, sì, ma è un ecosistema proprietario che ci vuole distanti dal codice sorgente.</p>
<p>Insomma, ChatGPT Images 2.0 è un passo avanti enorme per la resa estetica, ma restiamo con i piedi per terra. È uno strumento pazzesco per prototipare, ma non sostituirà mai il piacere di settare manualmente un nodo di shading o di scovare l&#8217;errore in uno script Python. Speriamo solo che il prossimo aggiornamento non sia solo un modo per chiederci altri venti dollari al mese.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://openai.com/index/introducing-chatgpt-images-2-0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ChatGPT Images 2.0</a></em></p>
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