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	<title>deepfake &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Deepfake e lack of soul: perché la nuova serie di Netflix è un errore di compilazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 14:43:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Netflix prova a rilanciare il mito di Wonka usando l'AI per riportare in vita Gene Wilder, ma il risultato sembra un glitch senza anima. Tra etica discutibile e trama banale, ecco perché questo nuovo show è un flop annunciato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/Deepfake-e-lack-of-soul-perche-la-nuova-serie-di-Netflix-e-un-errore-di-compilazione-1790261025.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/Deepfake-e-lack-of-soul-perche-la-nuova-serie-di-Netflix-e-un-errore-di-compilazione-1790261025.png" alt="Deepfake e lack of soul: perché la nuova serie di Netflix è un errore di compilazione" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di compilare un software usando librerie obsolete, versioni di Python non compatibili e un compilatore che decide di ignorare metà dei vostri warning. Ecco, circa questo è il feeling che si prova guardando l&#8217;annuncio di «Wonka&#8217;s The Golden Ticket», l&#8217;ultima scommessa di Netflix.</p>
<p>La notizia, che è arrivata con la grazia di un kernel panic, riguarda la nuova serie streaming che cerca di capitalizzare sul mito di Willy Wonka. Ma non è solo una questione di trama stucchevole o di una produzione che sembra un copia-incolla di mille altri show già visti. Il vero problema, quello che fa venire voglia di fare un rollback immediato alla realtà, è l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale per ricreare Gene Wilder.</p>
<p>Sì, avete letto bene. In un mondo in cui stiamo cercando disperatamente di capire dove finisca l&#8217;opera umana e dove inizi l&#8217;output di un modello generativo, Netflix decide di spingere sull&#8217;acceleratore della resurrezione digitale. Usare l&#8217;AI per far recitare un attore scomparso non è solo un trick tecnologico che solleva question&#8217;s etiche pesantissime (parliamo di una zona grigia che manco i permessi di root su una distro sperimentale), ma è anche un&#8217;idea profondamente pigra. È il massimo del minimalismo creativo: perché sforzarsi di trovare un nuovo talento quando puoi semplicemente processare dei frame vecchi di decenni?</p>
<p>E poi c&#8217;è il contenuto. Se la parte tecnologica è inquietante, la trama è piatta come un file .txt senza formattazione. La critica non ha risparmiato colpi, definendo lo show «moronico» e privo di quella scintilla che rendeva iconico l&#8217;universo di Roald Dahl. Sembra l&#8217;ennesimo prodotto pensato dagli algoritmi per massimizzare il tempo di permanenza sulla piattaforma, ignorando completamente la necessità di scrivere una storia che abbia un senso o un&#8217;identità.</p>
<p>Certo, noi che viviamo di codice e hardware siamo abituati a vedere l&#8217;automazione fare magie, ma quando l&#8217;automazione viene usata per svuotare l&#8217;arte della sua essenza, il bug non è nel codice, è nel modello di business. Non importa se questa produzione non cambierà le leggi sul copyright in Italia o in Europa (anche se, per inciso, i regolamenti AI che stanno arrivando sono una cosa seria su cui riflettere), il punto è che stiamo assistendo alla creazione di un loop infinito di contenuti senz&#8217;anima.</p>
<p>In breve: se volete vedere qualcosa di veramente creativo e imprevedibile, meglio smanettare con un vecchio Raspberry Pi che aspettare che Netflix ci regali un clone digitale di un attore defunto in una serie che ha lo stesso carisma di un template Bootstrap di default.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/wonkas-the-golden-ticket-is-moronic-2000816307" target="_blank" rel="noopener noreferrer">‘Wonka’s The Golden Ticket’ Is Moronic</a></em></p>
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		<title>X si sveglia dal letargo: finalmente vuole fermare i deepfake bellici (ma è davvero tardi?)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:03:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[Elon Musk]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Elon Musk e X ci riprovano con l'ennesimo tentativo di arginare il diluvio di video AI-falsi. Ma è davvero la soluzione che aspettavamo? E cosa significa per noi smanettoni?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/X-si-sveglia-dal-letargo-finalmente-vuole-fermare-i-deepfake-bellici-ma-e-davvero-tardi-1772618615.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/X-si-sveglia-dal-letargo-finalmente-vuole-fermare-i-deepfake-bellici-ma-e-davvero-tardi-1772618615.png" alt="X si sveglia dal letargo: finalmente vuole fermare i deepfake bellici (ma è davvero tardi?)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: X (ex Twitter, per chi non si è aggiornato con le ultime acquisizioni da parte di Elon Musk) ha finalmente deciso di affrontare l&#8217;epidemia di video di guerra generati dall&#8217;AI. Sì, avete letto bene: l&#8217;azienda che fino a poco fa sembrava più interessata a vendere NFT che a proteggere i suoi utenti, ha annunciato un piano per contrastare i deepfake bellici. </p>
<p>La domanda sorge spontanea: ma dove eravate finora? Perché ci vuole così tanto per reagire a un fenomeno che ormai imperversa da anni? E soprattutto, questa mossa sarà efficace o è solo l&#8217;ennesimo palliativo per calmare le acque? </p>
<p>Per chi non vive sotto un sasso, saprà che i video generati dall&#8217;intelligenza artificiale sono diventati una piaga. Non solo per la disinformazione, ma anche per il caos che possono seminare in situazioni già critiche come i conflitti armati. X, però, sembra essersi svegliato dal letargo solo ora. </p>
<p>Ma cosa significa tutto questo per noi, appassionati di tecnologia che amiamo sperimentare con AI generative, ma anche con Arduino e Raspberry Pi? </p>
<p>Intanto, è chiaro che la battaglia contro i deepfake non si vince con un semplice algoritmo. Anzi, per chi si diverte a creare video sintetici con software open-source, questa notizia potrebbe essere vista come un segnale di allarme: forse è il momento di fare un po&#8217; di pulizia nei progetti personali e assicurarsi di non finire nella lista nera di X. </p>
<p>E poi, c&#8217;è il solito problema del vendor lock-in: se X decide di penalizzare certi contenuti, chi ha costruito la propria community intorno alla piattaforma potrebbe trovarsi in difficoltà. Per fortuna, noi smanettoni abbiamo sempre un piano B: siti come Mastodon, PeerTube e altre alternative decentralizzate sono sempre lì, pronte ad accoglierci. </p>
<p>Un&#8217;altra considerazione pratica: se X inizia a filtrare aggressivamente i contenuti, potremmo assistere a un ritorno dei vecchi trucchi del mestiere. Ricordate i tempi in cui si usavano i proxy per aggirare i blocchi? Be&#8217;, forse è il momento di tirarli fuori di nuovo. </p>
<p>Infine, una nota di sarcasmo non può mancare: dopo anni di hype su come l&#8217;AI avrebbe risolto tutti i problemi dell&#8217;umanità, scopriamo che invece dobbiamo risolvere noi i problemi che l&#8217;AI stessa ha creato. </p>
<p>In conclusione, la mossa di X è un passo nella giusta direzione, ma è arrivata con un ritardo sospetto. Per noi maker e hacker, è un altro promemoria: la tecnologia è uno strumento potente, ma è nostra responsabilità usarla con saggezza.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/elon-musks-x-finally-tries-to-stop-the-epidemic-of-ai-generated-war-footage-2000729048" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Elon Musk’s X Finally Tries to Stop the Epidemic of AI-Generated War Footage</a></em></p>
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		<title>Il Barbarian e il TV: Quando l&#8217;AI ci fa dubitare della realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 05:34:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OpenAI ha rilasciato un nuovo generatore di immagini che promette di fare finta di essere fotorealistico. Noi hacker dobbiamo preoccuparci o festeggiare?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Il-Barbarian-e-il-TV-Quando-lAI-ci-fa-dubitare-della-realta-1768109666.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Il-Barbarian-e-il-TV-Quando-lAI-ci-fa-dubitare-della-realta-1768109666.png" alt="Il Barbarian e il TV: Quando l&#039;AI ci fa dubitare della realtà" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate un guerriero barbarian con muscoli da bodybuilder professionista, un&#8217;espressione da &#8216;ho appena ucciso un drago&#8217; e un&#8217;accetta più grande di me, appoggiato casualmente a un vecchio TV a tubo catodico. </p>
<p>Sembra un concept art per un videogioco assurdo, ma è in realtà un&#8217;immagine generata da OpenAI con il suo nuovo GPT Image 1.5. Questa volta, l&#8217;AI non si limita a creare foto fake, ma promette di farlo in modo più &#8216;conversazionale&#8217;. Traduzione: ora puoi chiedergli di modificare dettagli specifici con comandi tipo &#8216;fai vedere che sta ridendo&#8217; o &#8216;aggiungi un gatto sul divano&#8217;. </p>
<p>Per noi smanettoni, questa è una notizia grossa. Da una parte, è un altro passo verso la democratizzazione degli strumenti di manipolazione visiva. Dall&#8217;altra, è un promemoria che dobbiamo sempre verificare le fonti, soprattutto quando ci arriva un&#8217;immagine di un amico che apparentemente ha vinto alla lotteria. </p>
<p>Il problema? Questi tool stanno diventando così potenti che presto anche un nonno riuscirà a creare deepfakes convincenti. E mentre noi possiamo apprezzare la tecnologia, dobbiamo anche ammettere che OpenAI sta costruendo un bel po&#8217; di vendor lock-in. Vuoi generare immagini? Devi usare ChatGPT. Vuoi modificarle? Devi usare ChatGPT. Vuoi condividerle? Meglio se lo fai dalla loro piattaforma. </p>
<p>Ma non tutto è perduto. Se sei un maker, questa è l&#8217;occasione perfetta per sperimentare con modelli open-source alternativi. Stable Diffusion e i suoi fork sono ancora lì, pronti per essere installati su un Raspberry Pi con un po&#8217; di pazienza e un po&#8217; di RAM extra. E se vuoi davvero spingerti oltre, potresti anche allenare il tuo modello personalizzato per generare immagini di barbarian che usano Arduino. </p>
<p>In conclusione, il nuovo generatore di immagini di OpenAI è un&#8217;altra prova che viviamo in tempi interessanti. Per noi che amiamo smanettare, è un&#8217;opportunità per imparare, sperimentare e, perché no, creare qualche immagine assurda da condividere in chat. Ma per il resto del mondo, è un promemoria che la verità non è più così semplice da riconoscere.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/ai/2025/12/openais-new-chatgpt-image-generator-makes-faking-photos-easy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">OpenAI’s new ChatGPT image generator makes faking photos easy</a></em></p>
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