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	<title>cyberpunk &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>Welcome to Oz, ma con un po&#8217; troppa AI e troppi incubi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 06:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Sphere di Las Vegas decide di alzare la posta trasformando il classico di Oz in un'esperienza AI-driven che rasenta il distopico. Un mix tra meraviglia tecnologica e incubo cyberpunk.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/Welcome-to-Oz-ma-con-un-po-troppa-AI-e-troppi-incubi-1788245036.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/09/Welcome-to-Oz-ma-con-un-po-troppa-AI-e-troppi-incubi-1788245036.png" alt="Welcome to Oz, ma con un po&#039; troppa AI e troppi incubi" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Siamo onesti: se qualcuno vi proponesse di immergervi in una dimensione digitale dove l&#8217;intelligenza artificiale decide quanto devono essere spaventosi i mostri, la prima reazione sarebbe un mix tra «voglio provarlo» e «mi serve un antivirus per il cervello». </p>
<p>La Sphere di Las Vegas, quel gigantesco occhio luminoso che domina il deserto del Nevada, ha deciso che il classico «Il Mago di Oz» non era abbastanza disturbante. La nuova iterazione dell&#8217;esperienza promette di usare l&#8217;AI per rendere le scimmie volanti ancora più realistiche, trasformando quello che era un trip psichedelico in qualcosa che somiglia pericolosamente a un episodio di Black Mirror andato terribilmente storto. </p>
<p>Per chi non fosse aggiornato, la Sphere non è solo un enorme schermo LED; è un monumento all&#8217;iper-stimolazione. L&#8217;idea qui è sfruttare algoritmi generativi per potenziare l&#8217;immersività. In pratica, l&#8217;AI lavorerà per rendere i dettagli dei mostri e delle atmosfere così vividi da farvi venire i traumi infantili anche se siete cresciuti guardando solo i cartoni animati della Rai. </p>
<p>Ovviamente, da buon nerd, la prima cosa che mi viene in mente non è la bellezza del rendering, ma il carico computazionale e la gestione di tutto questo hype. È affascinante vedere come la potenza di calcolo venga spostata dal risolvere problemi utili (tipo ottimizzare un kernel o far girare un modello LLM locale su un Raspberry Pi che non esploda) al creare incubi digitali ultra-realistici per turisti in cerca di brividi. </p>
<p>Certo, restando in Italia, a noi di questa sfilata di pixel avanzati interessa poco quanto a chi vive a pochi passi dal Nevada. Non che le leggi sulla privacy o i regolamenti sui contenuti generati da AI qui cambino la nostra vita quotidiana tra un caffè e un commit su GitHub, ma il concetto di fondo è interessante: stiamo andando verso un mondo dove la barriera tra realtà e simulazione algoritmica è sempre più sottile, e non sempre è un&#8217;esperienza piacevole. </p>
<p>Quindi, sì, tecnicamente è una figata pazzesca vedere cosa si può fare con i nuovi workflow di AI applicati a schermi di quella scala. Ma se le scimmie volanti iniziano a sembrare troppo vere, io mi tengo la mia vecchia versione in VHS. Almeno lì, quando si spegne la TV, l&#8217;incubo finisce davvero.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/somehow-the-spheres-wizard-of-oz-just-got-even-more-dystopian-2000805262" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Somehow the Sphere’s ‘Wizard of Oz’ Just Got Even More Dystopian</a></em></p>
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		<title>Clandestinità 2.0: Quando la tua lampadina Wi-Fi diventa un archivio di libri proibiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 11:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Resistance]]></category>
		<category><![CDATA[Hardware Modding]]></category>
		<category><![CDATA[IoT Hacking]]></category>
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					<description><![CDATA[Perché usare una smart bulb solo per cambiare colore al salotto quando puoi trasformarla in una biblioteca clandestina di libri censurati? Un progetto che ridefinisce il concetto di 'luce soffusa'.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Clandestinita-2.0-Quando-la-tua-lampadina-Wi-Fi-diventa-un-archivio-di-libri-proibiti-1781608379.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Clandestinita-2.0-Quando-la-tua-lampadina-Wi-Fi-diventa-un-archivio-di-libri-proibiti-1781608379.png" alt="Clandestinità 2.0: Quando la tua lampadina Wi-Fi diventa un archivio di libri proibiti" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente catartico nel prendere un oggetto inutile, progettato per farci sprecare soldi in ecosistemi chiusi, e costringerlo a fare qualcosa di eroico.</p>
<p>Avete presente quelle smart bulb che comprate con l&#8217;illusione di poter controllare l&#8217;atmosfera della vostra stanza dal telefono, ma che finiscono per essere solo un altro nodo di telemetria inutile che invia dati ai server di qualche multinanza? Ecco, dimenticate il cambio di intensità o il modo per farla diventare blu quando arriva una notifica. Il progetto di Richard Osgood ha preso quel pezzo di hardware spazzatura e l&#8217;ha trasformato in qualcosa che avrebbe reso orgogliosi i hacker della vecchia scuola: una biblioteca di libri censurati nascosta dentro il firmware di una lampadina Wi-Fi.</p>
<p>L&#8217;idea è geniale nella sua semplicità dissidente. Invece di limitarsi a emettere luce, la lampadina funge da server per un archivio di libri che, in certi contesti, verrebbero banditi o rimossi dai comuni motori di ricerca. Non è solo un esercizio di coding o di reverse engineering (anche se, parliamoci chiaro, smontare il firmware di una lampadina per capire come iniettare nuovi dati è la pura essenza del nostro hobby); è un atto di resistenza digitale.</p>
<p>Da smanettone, trovo questo approccio assolutamente &#8216;based&#8217;. Noi che passiamo le notti a far girare script di AI o a cercare di far comunicare un vecchio Commodore con un moderno Raspberry Pi, sappiamo bene che l&#8217;hardware è solo un contenitore. Il vero potere sta nel codice che ci scriviamo sopra. Trasformare un device IoT, tipico esempio di &#8216;vulnerabilità e privacy-drain&#8217;, in un archivio sicuro e quasi invisibile, è il tipo di hack che fa battere il cuore.</p>
<p>Ovviamente, non è tutto rose e fiori. Implementare una cosa del genere richiede una conoscenza non indifferente dei protocolli di rete e della gestione della memoria su microcontrollori che hanno meno potenza di calcolo del vostro vecchio telecomando. Ma è proprio qui che sta il bello. Per noi che amiamo il retrocomputing e la sfida del limite hardware, questo è un invito a nozze. Ci ricorda che non dobbiamo accettare l&#8217;uso &#8216;predefinito&#8217; degli oggetti. Se un produttore ci vende una lampadina per farci pagare l&#8217;abbonamento al cloud, noi la riprendiamo, la flashiamo e la usiamo per ospitare la conoscenza proibita.</p>
<p>In un mondo di vendor lock-in e software che si aggiorna per impedirci di ripararlo, progetti come questo sono una boccata d&#8217;ossigeno. Quindi, la prossima volta che comprate un gadget smart, chiedetevi: &#8216;Posso trasformarlo in una biblioteca clandestina o in un server per la mia rete mesh?&#8217; Se la risposta è sì, allora avete comprato l&#8217;oggetto giusto.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.richardosgood.com/posts/banned-book-library/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Banned Book Library in a Wi-Fi Smart Light Bulb</a></em></p>
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		<title>Le Tartarughe Ninja tornano a fare sul serio (e meno pizza, più vendetta)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 03:13:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un teaser ci conferma che l'universo oscuro di 'The Last Ronin' sta arrivando su console e PC. Finalmente un progetto che non sembra fatto per vendere giocattoli ai bambini di tre anni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Le-Tartarughe-Ninja-tornano-a-fare-sul-serio-e-meno-pizza-piu-vendetta-1780715579.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Le-Tartarughe-Ninja-tornano-a-fare-sul-serio-e-meno-pizza-piu-vendetta-1780715579.png" alt="Le Tartarughe Ninja tornano a fare sul serio (e meno pizza, più vendetta)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Smettetela di pensare alla pizza tiepida e alle battute stupide sui gadget commerciali: il mood sta per cambiare drasticamente.</p>
<p>Se avete mai sfogliato i fumetti più maturi della IDW, sapete che &#8216;The Last Ronin&#8217; non è la solita scampagnata nel sottosuolo di New York. È una storia cruda, distopica, un po&#8217; cyberpunk e decisamente pesante. La notizia è finalmente arrivata: un nuovo sviluppatore ha rilasciato il primo teaser che conferma l&#8217;arrivo del videogioco su console e PC.</p>
<p>Dopo anni di titoli &#8216;family-friendly&#8217; che sembravano progettati da un comitato di marketing per massimizzare le vendite di action figure, vedere un progetto che si avvicina a un&#8217;estetica così dark è una boccata d&#8217;ossigeno. Non stiamo parlando del solito beat &#8216;em up arcade dove schiacci quattro tasti per vedere gli sprite che esplodono, ma di qualcosa che sembra voler esplorare le meccaniche di sopravvivenza e l&#8217;atmosfera di un mondo post-apocalittico urbano.</p>
<p>Da smanettone, la cosa che mi eccita di più non è solo la grafica, ma il potenziale tecnico. Un setting del genere si presta a un lavoro incredibile su illuminazione dinamica, particellari per i detriti e una gestione della fisica che non sia la solita farina del sacco di un motore grafico pre-confezionato e pigro. Spero davvero che il team di sviluppo non si faccia intimidire dal peso della storia originale e che ci regali un gameplay profondo, magari con meccaniche di crafting o personalizzazione dell&#8217;equipaggiamento che richiedano un minimo di cervello.</p>
<p>Per noi che passiamo le serate a far girare script in Godot o a modellare asset in Blender, vedere un franchise così iconico che si sposta verso territori più maturi è un segnale positivo per l&#8217;intera industria. Significa che c&#8217;è ancora spazio per il storytelling serio, anche quando il protagonista è una tartaruga mutante con una katana.</p>
<p>Certo, restiamo con il pollice basso finché non vedremo un gameplay reale e non un trailer cinematografico fatto solo di immagini statiche e musica epica (il classico trick dei publisher per nascondere la mancanza di contenuti). Ma per ora, il teaser ha acceso una scintilla. Incrociamo le dita affinché non finisca in un altro flop di microtransazioni e battle pass inutili. Se questo gioco riuscirà a mantenere l&#8217;anima del fumetto, avremo finalmente un titolo che merita di stare accanto alla nostra collezione di retro-gaming, non come un souvenir, ma come un vero capolavoro moderno.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/teenage-mutant-ninja-turtles-the-last-ronin-the-video-game-finally-has-a-teaser-2000768304" target="_blank" rel="noopener noreferrer">‘Teenage Mutant Ninja Turtles: The Last Ronin’ the Video Game Finally Has a Teaser</a></em></p>
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		<title>Quando i giganti dell&#8217;infrastruttura decidono che l&#8217;Internet è solo un canale TV privato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Telefonica ha trovato la legalità per bloccare non solo la Champions, ma anche il golf e i film. Hacker e maker, prepariamoci a navigare nel caos e a festeggiare il declino della libertà di banda.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Quando-i-giganti-dellinfrastruttura-decidono-che-lInternet-e-solo-un-canale-TV-privato-1776198114.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Quando-i-giganti-dellinfrastruttura-decidono-che-lInternet-e-solo-un-canale-TV-privato-1776198114.png" alt="Quando i giganti dell&#039;infrastruttura decidono che l&#039;Internet è solo un canale TV privato" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Amico, devi crederci o no: in questo momento, l&#8217;accesso a contenuti come un film o una partita di golf dipende non dalla qualità del tuo chip o dalla potenza del tuo Raspberry Pi, ma da quanto un monopolio ha convinto un giudice di bloccare un intero indirizzo IP.</p>
<p>Non è una roba da un romanzo cyberpunk di William Gibson, è la realtà spagnola che ci sta mandando il messaggio con la potenza di un router router collegato a un giocoliere. Parliamo di Telefónica e la loro, diciamo, &#8216;espansione&#8217; del blocco IPs.</p>
<p>Ricordiamo la storia del calcio: fin dal 2025, l&#8217;internet in Spagna si è trasformato in un giocattolo da &#8216;disconnessi&#8217; ogni volta che tira una palla un colosso di LaLiga. L&#8217;excusa? IP block. La soluzione? Bloccare blocchi enormi di indirizzi IP dinamici, che, come sappiamo bene, non sono solo il link a Movistar Plus+. Sono a casa di servizi CDN, di siti legittimi, di tutto quello che fa funzionare il web in modo non-centrale.</p>
<p>Ma ora, il colpo di stato arriva con la *scope creep* di livello enterprise. Il blocco non è più limitato al weekend del calcio, ma arriva sul tennis, sul golf, sul cinema&#8230; l&#8217;equivalente digitale di un signore che ti blocca l&#8217;accesso a un quartiere intero perché il tuo gatto è passato davanti al suo yacht. E lo peggio, l&#8217;autorizzazione arriva non solo per i big (Movistar, Vodafone, ecc.), ma per *tutti* i piccoli e medi operatori regionali. È un sistema che si rafforza a macchia d&#8217;olio, e noi, utenti, siamo nel mezzo.</p>
<p>Per noi che passiamo notti a smontare i circuiti, a far girare CNC con codice scritto da zero, o a provare a far respirare un motore di fisica in Godot, questa è una merda. Non è un problema di banda, è un problema di architettura. Il blocco a livello IP è un coltello asburgico per la rete. Implica che la gestione della connettività non è un servizio di utility pubblica, ma un *content gatekeeping* che opera con licenza giudiziaria.</p>
<p>Il mio punto da nerd arrabbiato? Questo sistema non serve a proteggere gli utenti da contenuti illegali; serve a proteggere il *business model* dei contenuti proprietari. È il classico vendor lock-in fatto su scala nazionale, mascherato da &#8216;tutela del servizio&#8217;. Ci ricordano che, anche se sei capace di far girare un server con i tuoi mezzi e di cavartela a cavare con l&#8217;archiviazione in blockchain, alla fine devi passare dal loro tubo, e loro hanno la chiave di quel tubo.</p>
<p>Cosa significa per chi ci piace mettere le mani in pasta? Significa che, come sempre, dovremo fare il lavoro sporco. Se i grandi player bloccano i layer più bassi, noi dobbiamo concentrarci sui layer più alti, rendendo il sistema di blocco sempre più laborioso e meno efficace. Non aspettatevi che il problema si risolva col &#8216;aggiornamento del modem&#8217;. Ci vogliono alternative decentralizzate, protocolli che non passino per i canali ufficiali, e soprattutto, una sana dose di indignazione collettiva.</p>
<p>In conclusione: guardate questa cosa non come un &#8216;disagio tecnico&#8217;, ma come un manifesto del potere. E a noi, hacker e maker, ci piacciono di più quando i sistemi sono complicati e che non possono essere controllati con una risoluzione giudiziaria. Quindi, a smanettare e a trovare i bypass. Il futuro del web lo costruiamo noi, e non lo bloccano con un blocco IP ben coordinato tra cinque compagnie di telecomunicazioni.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://bandaancha.eu/articulos/telefonica-consigue-bloqueos-ips-11731" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Spain to expand internet blocks to tennis, golf, movies broadcasting times</a></em></p>
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		<title>Hackers (1995): L&#8217;esperienza animata che tutti i nerd aspettavano (forse)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 03:02:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un progetto che porta il culto cyberpunk degli anni '90 nel 2026 con un twist animato. Ma vale davvero la pena? Scopriamolo insieme.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Hackers-1995-Lesperienza-animata-che-tutti-i-nerd-aspettavano-forse-1770433328.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Hackers-1995-Lesperienza-animata-che-tutti-i-nerd-aspettavano-forse-1770433328.png" alt="Hackers (1995): L&#039;esperienza animata che tutti i nerd aspettavano (forse)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapevate che Hackers, il film culto del 1995 che ha reso cool il mondo degli hacker (almeno nella versione hollywoodiana), sta per tornare in versione animata? Già, avete capito bene. Non un remake, non un reboot, ma un&#8217;esperienza interattiva che promette di farvi rivivere l&#8217;epoca dei modem a 56k e delle password scritte su post-it.</p>
<p>Il progetto, ospitato su hackers-1995.vercel.app, sembra voler celebrare lo spirito hacker degli anni &#8217;90 con un approccio moderno. Ma prima di saltare sulla sedia per l&#8217;entusiasmo, facciamo un po&#8217; di chiarezza.</p>
<p>La notizia arriva da Hacker News Best 24, e anche se il sito non è ancora online (o almeno non lo era al momento della stesura di questo articolo), l&#8217;idea di un&#8217;esperienza animata basata su Hackers è già abbastanza intrigante. Immagino una sorta di graphic novel interattivo, magari con qualche Easter egg nascosto per i veri appassionati del film. Ma sarà davvero così?</p>
<p>Da smanettone, non posso fare a meno di pensare a tutte le possibilità che un progetto del genere offre. Un&#8217;esperienza animata potrebbe essere l&#8217;occasione perfetta per esplorare l&#8217;estetica cyberpunk con strumenti moderni come Blender o Godot. Potremmo vedere ricostruzioni 3D dei famosi hacker del film, o addirittura simulazioni di vecchi sistemi operativi. E poi, chi lo sa, magari ci sarà qualche codice da crackare in stile vecchio arcade.</p>
<p>Tuttavia, non possiamo ignorare alcuni punti critici. Prima di tutto, la mancanza di dettagli concreti sul progetto. Se il sito non è ancora online, come facciamo a sapere cosa aspettarci? E poi, c&#8217;è il rischio che l&#8217;esperienza animata finisca per essere solo un prodotto commerciale, un tentativo di cavalcare l&#8217;onda nostalgia senza aggiungere nulla di sostanziale.</p>
<p>Per noi che amiamo mettere le mani in pasta, la domanda fondamentale è: cosa possiamo imparare da questo progetto? Se davvero ci sarà del codice aperto o qualche strumento che possiamo riutilizzare, allora potrebbe valere la pena. Altrimenti, rischiamo di trovarci di fronte a un altro esempio di hype tecnologico che finisce nel dimenticatoio.</p>
<p>In conclusione, sono curioso di vedere come si svilupperà questa esperienza animata. Se avrà qualcosa di interessante per la nostra community, sarò il primo a mettermi a smanettare. Ma per ora, restiamo con i piedi per terra e aspettiamo di vedere se il progetto manterrà le promesse.</p>
<p>E voi, cosa ne pensate? Lo vedreste un esperienza animata di Hackers? O preferite il buon vecchio film originale?</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://hackers-1995.vercel.app/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Hackers (1995) Animated Experience</a></em></p>
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		<title>Upgrade: La serie TV cancellata che ci ha fatto perdere il sonno (e il portafoglio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 01:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[maker]]></category>
		<category><![CDATA[retrocomputing]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[upgrade]]></category>
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					<description><![CDATA[Sapevate che 'Upgrade' stava per diventare una serie TV? Ecco perché non l'abbiamo mai vista e cosa significa per noi smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Upgrade-La-serie-TV-cancellata-che-ci-ha-fatto-perdere-il-sonno-e-il-portafoglio-1769994117.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Upgrade-La-serie-TV-cancellata-che-ci-ha-fatto-perdere-il-sonno-e-il-portafoglio-1769994117.png" alt="Upgrade: La serie TV cancellata che ci ha fatto perdere il sonno (e il portafoglio)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai sognato di vedere Logan Marshall-Green tornare a combattere contro il sistema con un chip neurale? Beh, anche gli sceneggiatori ci hanno provato, ma la vita reale ha deciso di fare il troll.</p>
<p>Il cult movie &#8216;Upgrade&#8217; del 2018, quel gioiellino cyberpunk low-budget che ci ha fatto fantasticare su protesi robotiche e rivoluzioni tecnologiche, stava per avere un sequel in forma di serie TV. Ma, come spesso accade nel mondo del cinema, tra cambi di network, budget che evaporano e sceneggiatori che si perdono in discussioni infinite, il progetto è finito nel limbo degli &#8220;quasi stati&#8221;.</p>
<p>La colpa? Un mix di sfortuna, tempistiche sbagliate e forse un po&#8217; di eccessivo ottimismo da parte di chi credeva che una storia così nicchia potesse decollare in TV. Insomma, la solita storia: una buona idea schiacciata dalla macchina del marketing e dalle pressioni degli investitori.</p>
<p>Ma perché dovrebbe importarci a noi, che passiamo le notti a smanettare con Arduino invece che a guardare Netflix? Perché &#8216;Upgrade&#8217; rappresentava un perfetto esempio di come la tecnologia possa essere usata per ribaltare il sistema, un tema che ci tocca da vicino. E poi, ammettiamolo, un po&#8217; di cyberpunk non guasta mai tra i cavi di un Raspberry Pi.</p>
<p>Se da una parte è un peccato che la serie non sia mai decollata, dall&#8217;altra possiamo prenderla come una lezione. Il mondo dello sviluppo software e hardware è pieno di progetti che muoiono per motivi simili: mancanza di fondi, cambi di direzione, o semplicemente perché non riescono a trovare il loro pubblico. Ma proprio per questo, noi maker abbiamo un vantaggio: possiamo creare le nostre storie, i nostri dispositivi, senza dover dipendere dagli alti papaveri di Hollywood.</p>
<p>Quindi, mentre ci chiediamo cosa avrebbe potuto essere &#8216;Upgrade&#8217; come serie TV, continuiamo a costruire, a sperimentare e a ribaltare il sistema a modo nostro. Perché, in fondo, il vero potere non sta in un chip neurale, ma nelle nostre mani e nelle nostre idee.</p>
<p>E se mai qualcuno vi dirà che un progetto è impossibile, ricordatevi di questa serie che non è mai stata: a volte le cose migliori sono quelle che non ci aspettavamo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/upgrade-producer-dishes-on-the-tv-sequel-that-almost-was-2000716426" target="_blank" rel="noopener noreferrer">‘Upgrade’ Producer Dishes On the TV Sequel That Almost Was</a></em></p>
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		<title>Memories: 30 anni di cyberpunk visionario che ci fa dire &#8220;Ma questo l&#8217;ho già visto ieri!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 22:44:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[animazione]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[distopico]]></category>
		<category><![CDATA[Katsuhiro Otomo]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Katsuhiro Otomo e soci ci regalano un capolavoro che mescola fantascienza, satira e animazione sperimentale. Scopriamo perché dopo 30 anni "Memories" è ancora una lezione di cinema e tecnologia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em; width: 100%;"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Memories-30-anni-di-cyberpunk-visionario-che-ci-fa-dire-Ma-questo-lho-gia-visto-ieri-1768171445.jpg"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Memories-30-anni-di-cyberpunk-visionario-che-ci-fa-dire-Ma-questo-lho-gia-visto-ieri-1768171445.jpg" alt="Memories: 30 anni di cyberpunk visionario che ci fa dire &quot;Ma questo l&#039;ho già visto ieri!&quot;" style="width: 100% !important; max-width: 100% !important; height: auto !important;" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sapete quella sensazione quando guardi un film e pensi: &#8220;Ma questo l&#8217;ho già visto ieri?&#8221;? No, non stiamo parlando di un déjà-vu da troppo coding notturno, ma di &#8220;Memories&#8221;, il capolavoro cyberpunk di Katsuhiro Otomo che compie 30 anni e ci dimostra che l&#8217;umanità è brava solo a ripetere i suoi stessi errori.</p>
<p>Il film, nato dalla collaborazione tra Studio 4°C e Madhouse, è un tripudio di tre storie indipendenti che, come i nostri progetti Arduino, sembrano non avere nulla in comune ma alla fine rivelano un messaggio unico: la tecnologia, senza un briciolo di buon senso, ci porterà alla rovina. &#8220;Magnetic Rose&#8221; ci fa viaggiare nello spazio con un&#8217;opera psicologica che ricorda i migliori racconti di Stanislaw Lem, &#8220;Stink Bomb&#8221; ci fa ridere (e preoccupare) con un ricercatore che diventa un&#8217;arma batteriologica per sbaglio, e &#8220;Cannon Fodder&#8221; ci schiaccia con la sua critica distopica alla guerra e alla società.</p>
<p>Come smanettoni, non possiamo che apprezzare la libertà creativa di questo film. Ogni segmento è un esperimento visivo e narrativo, con animazioni che oggi faremmo con Blender ma che allora erano pura magia a mano. &#8220;Cannon Fodder&#8221;, in particolare, è un masterclass di piano sequenza e character design grezzo che ci ricorda perché l&#8217;animazione tradizionale è ancora re.</p>
<p>Ma cosa significa tutto questo per noi che passiamo le notti a scrivere codice e a smanettare con Raspberry Pi? Semplicemente che la tecnologia, per quanto potente, è solo uno strumento. Se usata senza etica o pensiero critico, diventa un&#8217;arma. &#8220;Memories&#8221; ci ricorda che, come hacker e maker, abbiamo la responsabilità di usare la nostra conoscenza per costruire, non per distruggere.</p>
<p>E poi, ammettiamolo, è sempre bello vedere un film che ci fa dire: &#8220;Ehi, questo l&#8217;ho già fatto io con il mio ultimo progetto!&#8221; (anche se, speriamo, senza le conseguenze catastrofiche dei protagonisti).</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.comingsoon.it/film/memories/68022/recensione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.comingsoon.it</a></em></p>


<p></p>
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