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	<title>ChatGPT &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>OpenAI introduce il «Lockdown Mode»: perché la libertà sta per diventare un modulo a pagamento?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 09:13:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OpenAI ha appena annunciato una nuova funzione per ChatGPT chiamata «Lockdown Mode». Spoiler: se non sei un VIP, probabilmente non ne saprai nulla.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/OpenAI-introduce-il-Lockdown-Mode-perche-la-liberta-sta-per-diventare-un-modulo-a-pagamento-1780823627.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/OpenAI-introduce-il-Lockdown-Mode-perche-la-liberta-sta-per-diventare-un-modulo-a-pagamento-1780823627.png" alt="OpenAI introduce il «Lockdown Mode»: perché la libertà sta per diventare un modulo a pagamento?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Trovate poetico che nel 2026 l&#8217;unico modo per sentirsi davvero al sicuro sia essere chiusi in una gabbia digitale?</p>
<p>OpenAI ha appena lanciato la bomba: è arrivato il «Lockdown Mode». Il nome sembra uscito da un film distopico di serie B, ma la sostanza è ancora più inquietante. Secondo il comunicato ufficiale, questa nuova funzione «non è destinata a tutti». Tradotto dal corporate-speak per noi che mastichiamo codice e hardware: se non hai il wallet gonfio di dollari o non sei uno dei loro eletti, per te il lockdown non esiste, o meglio, esiste solo per limitarti ulteriormente.</p>
<p>Cosa sta succedendo davvero? Mentre noi passiamo le notti a far girare modelli locali su vecchie GPU riciclate o a cercare di bypassare i limiti dei software open source, i giganti del settore stanno facendo l&#8217;esatto opposto. Stanno costruendo muri. Il «Lockdown Mode» sembra essere l&#8217;ennesimo tentativo di creare un ecosistema ultra-protetto, ultra-filtrato e, diciamocelo, decisamente ultra-controllato. È il trionfo della sicurezza (intesa come censura e controllo) sulla libertà di esplorazione.</p>
<p>Per noi che amiamo smanettare, che non vediamo l&#8217;ora di iniettare prompt creativi o di testare i limiti di un LLM per vedere fin dove può spingersi prima di rompere le regole, questa è una notizia pessima. È l&#8217;ennesima mossa verso il vendor lock-in totale. Se prima avevamo almeno l&#8217;illusione di poter dialogare con un&#8217;IA che non ci trattasse come dei bambini piccoli che non devono toccare i cavi elettrici, ora l&#8217;obiettivo è esplicito: creare una versione &#8216;sicura&#8217; per le masse e una versione &#8216;blindata&#8217; per chi paga la quota premium.</p>
<p>La cosa che mi fa più rabbia, però, è l&#8217;atteggiamento paternalistico. Questo concetto di &#8216;proteggere l&#8217;utente&#8217; è la scusa più vecchia del mondo per limitare la sperimentazione. Noi che costruiamo CNC, che modelliamo in 3D e che scriviamo script per automatizzare ogni singola banalità, viviamo di confini infranti. Non ci serve un modo per &#8216;chiudere&#8217; la tecnologia, ci serve un modo per aprirla.</p>
<p>Quindi, cosa significa per il nostro mondo? Significa che la divisione tra &#8216;utenti passivi&#8217; e &#8216;creatori&#8217; si sta facendo sempre più netta. Mentre loro celebrano il loro nuovo modo di blindare l&#8217;algoritmo, noi continueremo a cercare alternative open source, a far girare modelli su hardware custom e a cercare di capire come scardinare questi nuovi, noiosi, muri digitali. Perché la vera innovazione non sta nel mettere il lucchetto, ma nel capire come funziona la serratura.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/openai-announces-unnerving-new-chatgpt-feature-named-lockdown-mode-2000768425" target="_blank" rel="noopener noreferrer">OpenAI Announces Unnerving New ChatGPT Feature Named ‘Lockdown Mode’</a></em></p>
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		<title>AI con la pubblicità? Anthropic dice: &#8220;No, grazie!&#8221; (e ci prende in giro)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 00:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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		<category><![CDATA[Anthropic]]></category>
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					<description><![CDATA[Anthropic lancia un attacco ironico contro le AI piene di pubblicità con un spot Super Bowl. Scopriamo perché anche noi maker dovremmo preoccuparci di questa tendenza.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/AI-con-la-pubblicita-Anthropic-dice-No-grazie-e-ci-prende-in-giro-1770512250.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/AI-con-la-pubblicita-Anthropic-dice-No-grazie-e-ci-prende-in-giro-1770512250.png" alt="AI con la pubblicità? Anthropic dice: &quot;No, grazie!&quot; (e ci prende in giro)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensavi che le chatbot fossero già abbastanza invadenti, aspetta di scoprire il nuovo trend: pubblicità direttamente nei tuoi bot preferiti. Anthropic, il competitor di ChatGPT, ha deciso di fare un bel middle finger a questa idea con un spot Super Bowl che vale la pena vedere.</p>
<p>La notizia arriva fresca fresca: Anthropic ha lanciato un annuncio durante il Super Bowl che prende in giro le AI piene di pubblicità. Il messaggio è chiaro: &#8220;No, grazie, preferiamo un’esperienza pulita&#8221;. E noi maker dobbiamo chiedercelo: ma davvero vogliamo che le nostre AI preferite diventino billboard ambulanti?</p>
<p>Per chi non lo sapesse, Anthropic è uno dei principali competitor di ChatGPT, e il loro approccio è sempre stato quello di mettere l’utente al primo posto. Questo spot è un colpo basso ma necessario contro chi vuole trasformare le AI in vetrine pubblicitarie. E, onestamente, chi di noi vorrebbe che il proprio bot preferito inizi a spammare offerte per prodotti che non ci interessano?</p>
<p>Da smanettone, la mia opinione è chiara: le AI dovrebbero rimanere strumenti, non piattaforme per il marketing. Se iniziamo a riempirle di pubblicità, rischiamo di trasformare l’esperienza utente in un incubo. E poi, ammettiamolo, chi di noi ha davvero voglia di vedere un banner pop-up mentre cerca di debuggare il proprio codice su Arduino?</p>
<p>Ma c’è di più. Questo approccio ha implicazioni pratiche anche per noi maker. Se le API delle AI diventano sempre più commerciali, potremmo trovarci a dover pagare per funzionalità che prima erano gratuite. E con l’aumento delle pubblicità, anche la privacy potrebbe prendere un colpo. Insomma, se pensavamo che il vendor lock-in fosse un problema solo per i software tradizionali, ci sbagliavamo di grosso.</p>
<p>Per fortuna, Anthropic sta facendo un ottimo lavoro nel ricordarci che ci sono alternative. E ora, dopo questo spot, speriamo che altri seguano il loro esempio. Perché, diciamocelo, un’IA senza pubblicità è un po’ come un Raspberry Pi senza schede di espansione: funziona meglio e senza fronzoli.</p>
<p>In conclusione, se anche tu sei stanco di vedere pubblicità ovunque, supporta chi cerca di mantenere le cose pulite. E se hai un’idea per un progetto maker che sfrutti AI senza pubblicità, fammelo sapere! Magari possiamo crearne uno insieme.</p>
<p>Ah, e se vuoi vedere lo spot di Anthropic, cerca &#8220;Anthropic Super Bowl ad&#8221; su YouTube. Ne vale la pena.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/ai/2026/02/should-ai-chatbots-have-ads-anthropic-says-no/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Should AI chatbots have ads? Anthropic says no.</a></em></p>
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		<title>ChatGPT Hackato: Quando il Diavolo si Nasconde tra i Token</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 06:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo attacco ruba dati da ChatGPT, e noi smanettoni sappiamo già come difenderci. Scopri perché questa volta è diverso e cosa significa per chi gioca con l'AI.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Hackato-Quando-il-Diavolo-si-Nasconde-tra-i-Token-1767940370.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Hackato-Quando-il-Diavolo-si-Nasconde-tra-i-Token-1767940370.png" alt="ChatGPT Hackato: Quando il Diavolo si Nasconde tra i Token" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>E se ti dicessi che il tuo assistente AI preferito ha un punto debole che nemmeno i più grandi hacker avevano previsto? </p>
<p>Sì, proprio così. ChatGPT è caduto vittima di un nuovo attacco che ruba dati, e la cosa più divertente è che non è la prima volta. Anzi, sembra quasi che gli LLMs abbiano un vizio ricorrente: quello di farci scoperte che mettono a dura prova la loro sicurezza.</p>
<p>L&#8217;attacco in questione sfrutta una tecnica subdola: il sistema viene convinto a rivelare informazioni sensibili attraverso domande ben congegnate. Niente codice malevolo, niente exploit complessi. Solo un po&#8217; di ingegneria sociale applicata all&#8217;AI. Il risultato? Dati che non dovrebbero mai vedere la luce del giorno finiscono dritti nelle mani sbagliate.</p>
<p>Per noi smanettoni, questa notizia è un promemoria: anche le tecnologie più avanzate hanno le loro falle. E mentre i grandi della tech si affannano a promettere soluzioni definitive, noi sappiamo che la vera sicurezza si costruisce con le mani in pasta, non con gli slogan.</p>
<p>Allora, cosa possiamo fare? Innanzitutto, non fidiamoci ciecamente. Se ChatGPT ti chiede di condividere il tuo codice segreto per &#8216;ottimizzare le performance&#8217;, forse è il caso di pensarci due volte. E se sei uno di quelli che ama smanettare con API e integrazioni, ricordati sempre di testare, testare e testare ancora.</p>
<p>Ma non è tutto nero. Questa storia ci insegna anche qualcosa di prezioso: l&#8217;AI è un campo in continua evoluzione, e ogni nuova vulnerabilità è un&#8217;opportunità per imparare. Quindi, invece di arrabbiarci, prendiamola come una sfida. Perché, diciamocelo, cosa sarebbe la vita senza un po&#8217; di hacking creativo?</p>
<p>E tu, come ti difendi dagli attacchi AI? Condividi i tuoi trucchi nei commenti!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://arstechnica.com/security/2026/01/chatgpt-falls-to-new-data-pilfering-attack-as-a-vicious-cycle-in-ai-continues/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ChatGPT falls to new data-pilfering attack as a vicious cycle in AI continues</a></em></p>
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