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	<title>backend &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>backend &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>PgDog ha trovato i fondi: meno stress per il vostro PostgreSQL (forse)</title>
		<link>https://www.rootclub.it/pgdog-ha-trovato-i-fondi-meno-stress-per-il-vostro-postgresql-forse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:13:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[PgDog ha appena annunciato una nuova ondata di finanziamenti. Scopriamo se questo connection pooler e proxy per Postgres è la salvezza che cercavamo o solo l'ennesimo tool da configurare alle tre di notte.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/PgDog-ha-trovato-i-fondi-meno-stress-per-il-vostro-PostgreSQL-forse-1781154781.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/PgDog-ha-trovato-i-fondi-meno-stress-per-il-vostro-PostgreSQL-forse-1781154781.png" alt="PgDog ha trovato i fondi: meno stress per il vostro PostgreSQL (forse)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di aver appena finito di compilare un kernel custom o di aver fatto girare un modello di IA locale su un vecchio hardware ricavato da un Mac Studio dismesso: quel senso di trionfo che svanisce istantaneamente quando il database principale inizia a implodere sotto il carico di troppe connessioni simultanee.</p>
<p>Se siete come me, avete passato ore a ottimizzare query e a limare ogni millisecondo di latenza, ma c&#8217;è un limite fisico a quanto un singolo nodo PostgreSQL possa reggere prima di iniziare a lanciare errori che farebbero piangere un sysadmin senior. È qui che entra in gioco PgDog, e la notizia è che hanno appena ottenuto i fondi per scalare seriamente.</p>
<p>Per chi non mastica database tutto il giorno, PgDog non è solo un altro tool nel mucchio. Si presenta come un connection pooler, un load balancer e un proxy per lo sharding di PostgreSQL. In parole povere? È il pezzo di infrastruttura che promette di far scalare Postgres orizzontalmente senza costringervi a riscrivere l&#8217;intera logica della vostra applicazione. Se il vostro progetto sta crescendo e non volete passare le notti a implementare una logica di sharding manuale che sembra uscita da un incubo di un programmatore degli anni &#8217;90, questa roba potrebbe essere la vostra ancora di salvezza.</p>
<p>Da smanettone, la cosa che mi eccita di più è l&#8217;idea di poter gestire carichi pesanti mantenendo l&#8217;architettura pulita. Non c&#8217;è niente di peggio che vedere il proprio codice trasformarsi in un groviglio di workaround per gestire la distribuzione dei dati. L&#8217;idea di avere un proxy che si occupa della parte sporca del load balancing e dello sharding è pura poesia per chi ama la pulizia architettonica.</p>
<p>Certo, come sempre nel mondo del software, bisogna mantenere un briciolo di sano scetticismo. I finanziamenti sono un&#8217;ottima notizia per la sopravvivenza del progetto, ma portano con sé la classica pressione: l&#8217;hype deve trasformarsi in stabilità. Non vogliamo un tool che ci promette il paradiso e poi ci lascia in mano un sistema instabile che richiede più manutenzione di una vecchia stampante dot matrix.</p>
<p>In conclusione, per noi che amiamo smontare processi e costruire sistemi che funzionino senza troppi fronzoli, PgDog è un progetto da tenere d&#8217;occhio sul radar. Se riusciranno a mantenere la promessa di scalabilità senza aggiungere strati di complessità inutili (quel tipico &#8216;bloat&#8217; che odiamo), potrebbero diventare un pilastro fondamentale per chiunque stia costruendo qualcosa di serio. Incrociamo le dita e speriamo che il prossimo aggiornamento non rompa i nostri script di automazione!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://pgdog.dev/blog/our-funding-announcement" target="_blank" rel="noopener noreferrer">PgDog is funded and coming to a database near you</a></em></p>
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		<title>Addio Go, benvenuto Ossessione: il grande salto verso Rust</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 21:13:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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		<category><![CDATA[go]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova guida esplora la migrazione dai servizi backend in Go verso la potenza (e la complessità) di Rust. Non è solo una questione di velocità, ma di controllo totale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Addio-Go-benvenuto-Ossessione-il-grande-salto-verso-Rust-1779743584.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Addio-Go-benvenuto-Ossessione-il-grande-salto-verso-Rust-1779743584.png" alt="Addio Go, benvenuto Ossessione: il grande salto verso Rust" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di passare da un set di attrezzi già pronti e super efficienti, dove tutto si incastra alla perfezione senza troppi sbatti, a una officina piena di torni a controllo numerico, saldatrici a induzione e calibri digitali che richiedono una laurea in ingegneria solo per essere accesi. Ecco, questo è esattamente il mood di chi decide di migrare da Go a Rust.</p>
<p>È uscito un nuovo articolo che analizza questo passaggio, e non è la solita solfa da hype-festing per convincerti che &#8216;Rust è più veloce&#8217;. Se fosse solo una questione di performance, avremmo già migrato tutto il web. Il punto è molto più profondo e, onestamente, molto più interessante per chi non si accontenta del &#8216;funziona e basta&#8217;. Si parla di garanzie di correttezza, di gestione chirurgica del runtime e di quella soddisfazione quasi erotica che si prova quando il compilatore ti dice che il tuo codice è sicuro, invece di lasciarti scoprire un memory leak alle tre di notte mentre cerchi di far girare un vecchio emulatore.</p>
<p>L&#8217;autore chiarisce subito una cosa fondamentale: questa non è la guida per chi scrive firmware embedded o motori grafici (anche se lo sappiamo tutti che Rust lì è il re). È una guida per chi vive nel mondo dei servizi backend, dove Go è attualmente il re indiscusso grazie alla sua semplicità, ai binari statici minuscoli e a una libreria standard che ti risolve la vita senza chiederti il permesso.</p>
<p>Il mio punto di vista? Se sei un maker che ama smontare i processori o che passa le serate a modellare componenti in Blender per poi stamparli in 3D, il passaggio a Rust è una sfida intellettuale pazzesca. È come passare dal montare un kit LEGO a forgiare i tuoi stessi mattoncini partendo dal metallo fuso. C&#8217;è più fatica, c&#8217;è più frustrazione quando il Borrow Checker decide di farti il mazzo, ma il controllo che ottieni sul sistema è di un altro livello.</p>
<p>Per noi che amiamo &#8216;mettere le mani in pasta&#8217;, questa migrazione non è solo un refactoring del codice, è un cambio di filosofia. Significa accettare che la comodità di Go (che è fantastico, non fatevi strane idee) a volte può essere un limite quando vuoi che il tuo software sia una macchina perfetta, priva di bug latenti e ultra-efficiente.</p>
<p>Insomma, se state cercando la via più breve per consegnare un progetto prima di cena, restate su Go. Ma se volete costruire qualcosa che sia una vera opera d&#8217;ingegneria, dove ogni byte è pesato e ogni allocazione è sotto il vostro comando, allora preparate il caffè forte: il viaggio verso Rust è appena iniziato.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://corrode.dev/learn/migration-guides/go-to-rust/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Migrating from Go to Rust</a></em></p>
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		<title>Il Grande Ritorno al Pulsante Indietro: Google ci sta togliendo la libertà del browser?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 12:49:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Google ha lanciato una nuova policy anti-spam per il cosiddetto «back button hijacking». Sembra una cosa da principianti, ma significa che il web sta diventando sempre più rigidamente controllato. E noi maker, che viviamo nel caos creativo, cosa ne facciamo?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Il-Grande-Ritorno-al-Pulsante-Indietro-Google-ci-sta-togliendo-la-liberta-del-browser-1776170971.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/04/Il-Grande-Ritorno-al-Pulsante-Indietro-Google-ci-sta-togliendo-la-liberta-del-browser-1776170971.png" alt="Il Grande Ritorno al Pulsante Indietro: Google ci sta togliendo la libertà del browser?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se c&#8217;è una cosa che mi fa sudare freddo da hacker, è quando un colosso come Google decide che sa come funziona la navigazione web. Siamo abituati a smontare le cose, a vedere il codice che c&#8217;è sotto il bel resto, ma a volte sembra che ci stiano mettendo delle cinghie per i polsi digitali.</p>
<p>L&#8217;ultima notizia è arrivata da Google Search: stanno rafforzando le policy anti-spam per un fenomeno che chiamano «back button hijacking». Spoiler: è una roba che fa impazzire chiunque abbia mai provato a fare un *tinkering* sul codice di un sito. In soldoni, si tratta di siti che interferiscono con il pulsante Indietro del tuo browser, rompendo l&#8217;aspettativa fondamentale dell&#8217;utente: clicchi Indietro e torni esattamente dove eri.</p>
<p>Il concetto è semplice, ma il dibattito è pesante. Questi siti, per qualche motivo (forse vogliono venderti un NFT che non ti serve, o magari vogliono che tu guardi una pubblicità su un argomento che non ti interessa), ti deviano la rotta. Invece di tornare alla pagina A, ti buttano sulla pagina B, o ti bombardano di raccomandazioni che non hai chiesto. Google dice che questo è un comportamento manipolatorio e, perciò, un&#8217;infrazione di «malicious practices».</p>
<p>E qui arrivo io, con la mia solita dose di cinismo da nerd. Naturalmente, quando sento parlare di «user experience» e «malicious practices» con quel tono quasi evangelico, mi viene da fare un colpo di tosse. È il classico *corporate-speak* che maschera un semplice desiderio di controllo algoritmico. Non è tanto che il pulsante Indietro sia magico, è che rappresenta la *libertà di errore* del web. Il bello di un sito, soprattutto per noi che amiamo fare esperimenti, è che a volte rompe, a volte ti porta fuori strada per un secondo, e va bene così. È il caos che ci ispira.</p>
<p>Per noi maker, hacker e sviluppatori, questo significa che il confine tra «interferenza utente» e «interazione creativa» si sta assottigliando pericolosamente. Siamo costretti a scrivere codice non solo per far funzionare un&#8217;idea, ma anche per dimostrare a un algoritmo che non stiamo manipolando l&#8217;utente. È un livello di *gatekeeping* che ci fa venire voglia di rispolverare il vecchio terminale e tornare al periodo d&#8217;oro del retrocomputing, quando l&#8217;unica cosa che contava era che il codice compilasse, punto.</p>
<p>Quindi, cosa fare? Per chi di noi sta lavorando a qualcosa di sperimentale, che magari sfrutta un *redirect* o un *event listener* un po&#8217; più aggressivo per un effetto visivo o un *flow* narrativo complesso, preparatevi. Dovrete rivedere ogni singola linea di codice che tocca la navigazione utente. Non si tratta solo di pulizia tecnica, è un cambio di mentalità: il codice deve essere trasparente, prevedibile e, soprattutto, *non deve nasconderti nulla*.</p>
<p>In sintesi: il web si sta rendendo troppo ordinato. E se c&#8217;è una cosa che amo, è l&#8217;imprevedibilità. Ci vediamo nel *terminale*, dove le regole sono solo un suggerimento, non un decreto.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://developers.google.com/search/blog/2026/04/back-button-hijacking" target="_blank" rel="noopener noreferrer">A new spam policy for “back button hijacking”</a></em></p>
<p><!-- AI News Generator | Content: RSS Feed | Feed: 3040 chars | Final: 3040 chars --></p>
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		<title>Web development è tornato figo? (Sì, grazie AI, finalmente!)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 03:53:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Ricordate quando bastava un editor di testo e un po' di pazienza per tirare su un sito? Oggi è un incubo di toolchain e framework. Ma c'è una luce in fondo al tunnel: l'intelligenza artificiale. Scopriamo come sta semplificando (davvero) la vita dei developer.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Web-development-e-tornato-figo-Si-grazie-AI-finalmente-1767585222.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Web-development-e-tornato-figo-Si-grazie-AI-finalmente-1767585222.png" alt="Web development è tornato figo? (Sì, grazie AI, finalmente!)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ammettiamolo: negli ultimi anni, fare il web developer era diventato un po&#8217; come costruire un castello di sabbia durante una tempesta. Ogni volta che pensavi di aver finito una parte, ne spuntava fuori un&#8217;altra da rifare, con un nuovo framework, un nuovo bundler, un nuovo modo di fare le cose. </p>
<p>Io mi sono ritrovato a passare più tempo a configurare Webpack che a scrivere codice vero e proprio. E non parliamo della complessità del frontend: Core Web Vitals, SEO, responsive images&#8230; sembrava di dover essere un mago per far funzionare tutto correttamente. Ricordo ancora con affetto i tempi del PHP 4 e di jQuery, quando un sito lo tiravi su in un weekend e non dovevi preoccuparti di millemila librerie e dipendenze.</p>
<p>Certo, la tecnologia è progredita, e questo è positivo. Ma la complessità è cresciuta a un ritmo spaventoso, superando la mia capacità di seguirla. Mi sono specializzato nel backend, abbandonando il frontend perché non riuscivo più a stare al passo con l&#8217;evoluzione dei tool. Come molti di voi, immagino.</p>
<p>Ma ora, finalmente, c&#8217;è una speranza. L&#8217;AI è entrata in gioco, e sta cambiando le regole del gioco. Ho provato Claude e Codex, e devo dire che sono rimasto impressionato. Mi hanno dato la spinta di produttività che mi mancava da anni. Posso tornare a gestire l&#8217;intero stack, con più sicurezza e meno stress.</p>
<p>Non è magia, ovviamente. L&#8217;AI non è perfetta, e bisogna comunque controllare il codice che genera. Ma mi permette di automatizzare le attività ripetitive, di risolvere i problemi più velocemente, e di concentrarmi sulla parte creativa del lavoro. Posso andare da un&#8217;idea all&#8217;esecuzione in pochi giorni, invece che in settimane o mesi.</p>
<p>E non si tratta solo di scrivere codice. L&#8217;AI può aiutarmi a replicare gli standard di codifica, il tono di voce, le tattiche e i processi di altri sviluppatori. È come avere un team di esperti a disposizione, pronto a darmi una mano quando ne ho bisogno.  Per noi che amiamo smanettare, significa poter sperimentare di più, provare nuove idee, e aggiungere quel tocco di qualità in più che fa la differenza.</p>
<p>Certo, c&#8217;è sempre il rischio del vendor lock-in e della dipendenza da queste piattaforme AI. Ma per ora, mi godo il momento. Web development è tornato ad essere divertente, e questo è un bene per tutti noi.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://ma.ttias.be/web-development-is-fun-again/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Web development is fun again</a></em></p>
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