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	<title>arduino &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<title>HN 2026: Siamo ancora qui a smanettare? #AskHN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 10:02:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un tuffo nel futuro per scoprire cosa bolle in pentola nella community tech. Spoiler: ci sono ancora Arduino e Raspberry Pi, ma con qualche sorpresa.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/HN-2026-Siamo-ancora-qui-a-smanettare-AskHN-1773050572.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/HN-2026-Siamo-ancora-qui-a-smanettare-AskHN-1773050572.png" alt="HN 2026: Siamo ancora qui a smanettare? #AskHN" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Cosa stai costruendo? No, non parlo del tuo ultimo Lego da 1000 pezzi (anche se quello è figo). Parlo di progetti che fanno impallidire i tutorial di YouTube, di hack che ti fanno guadagnare la fama eterna tra i tuoi amici nerd.</p>
<p>È il 2026, e Hacker News ci ricorda che, nonostante le mode passeggere e l’hype del momento, la community degli smanettoni è viva e vegeta. Anche se ora si parla di intelligenza artificiale che scrive codice e robot che cucinano la pasta al dente, la vera magia succede ancora nelle officine di casa, tra cavi strappati e schede elettroniche che puzzano di bruciato.</p>
<p>Il thread &#8220;What Are You Working On?&#8221; è un classico che non tramonta mai. Perché? Perché noi siamo quelli che amano il processo tanto quanto il risultato. Che sia un Raspberry Pi che controlla l’irrigazione del giardino o un Arduino che simula il motore di un’astronave, l’importante è che funzioni (o almeno che faccia delle luci fighe).</p>
<p>E poi, ammettiamolo: è bello vedere che, nonostante i &#8220;guru&#8221; del tech che predicono la fine del coding manuale, ci sono ancora persone che preferiscono sudare su un progetto open-source piuttosto che usare un tool cloud che costa come un’auto di lusso.</p>
<p>Cosa significa per noi? Che possiamo continuare a sperimentare senza paura. Che possiamo ancora sbagliare, imparare e condividere. E che, soprattutto, possiamo farlo con un sorriso e una birra in mano.</p>
<p>Quindi, forza, raccontateci: cosa state smanettando in questo 2026? Avete finalmente fatto funzionare quel vostro progetto pazzo? O state ancora cercando di capire perché il vostro codice non compila? In ogni caso, noi siamo qui per supportarvi (e magari riderci un po’ sopra).</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://news.ycombinator.com/item?id=47303111" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ask HN: What Are You Working On? (March 2026)</a></em></p>
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		<title>Pollen vs. Test Scores: Quando la Natura Gioca a Rubacuori con il Tuo Raspberry Pi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 00:05:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sapevi che il polline potrebbe essere il nuovo nemico dei voti scolastici? Ecco perché questa notizia dovrebbe farci riflettere, anche mentre smanettiamo con i nostri progetti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Pollen-vs.-Test-Scores-Quando-la-Natura-Gioca-a-Rubacuori-con-il-Tuo-Raspberry-Pi-1772582720.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/03/Pollen-vs.-Test-Scores-Quando-la-Natura-Gioca-a-Rubacuori-con-il-Tuo-Raspberry-Pi-1772582720.png" alt="Pollen vs. Test Scores: Quando la Natura Gioca a Rubacuori con il Tuo Raspberry Pi" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sai quella sensazione quando stai finalmente per completare il tuo progetto Arduino perfetto, e poi un colpo di tosse ti distrae? Ecco, immagina di essere uno studente finlandese: il tuo peggior nemico potrebbe non essere il professore, ma un albero vicino a scuola.</p>
<p>Un gruppo di ricercatori finlandesi ha appena pubblicato uno studio che suggerisce un legame tra l&#8217;esposizione al polline e i risultati scolastici peggiori. Niente panico, non stiamo parlando di una cospirazione delle piante per far fallire gli esami, ma di un effetto collaterale inaspettato della primavera.</p>
<p>Lo studio, che ha analizzato dati di oltre 1,3 milioni di studenti, ha trovato &#8216;evidenza robusta&#8217; che livelli più alti di polline nell&#8217;aria corrispondano a punteggi leggermente più bassi nei test standardizzati. I ricercatori ipotizzano che il polline possa influenzare la concentrazione, il sonno o persino il comportamento, anche se non è ancora chiaro il meccanismo esatto.</p>
<p>Come smanettoni, questa notizia ci fa riflettere su quanti fattori esterni possano influenzare la nostra produttività. Chi l&#8217;avrebbe mai detto che il tuo prossimo progetto open-source potrebbe essere ostacolato da un&#8217;allergia?</p>
<p>Ma andiamo oltre: cosa significa per noi che passiamo le notti a programmare? Beh, intanto possiamo aggiungere &#8216;controllo del polline&#8217; alla lista delle cose da ottimizzare nei nostri ambienti di lavoro. Se vivi in una zona con alta concentrazione di polline, magari vale la pena investire in un buon filtro aria o in una stanza a prova di allergia per i tuoi hackathon più importanti.</p>
<p>E poi, c&#8217;è la questione della privacy. Gli studi come questo si basano su dati personali, e mentre apprezziamo la ricerca, non possiamo ignorare le implicazioni etiche. Chi garantisce che i dati degli studenti siano veramente anonimi? E chi decide cosa fare con queste informazioni?</p>
<p>Infine, una nota positiva: se sei un maker, questa potrebbe essere l&#8217;occasione per progettare un sensore di polline fai-da-te o un sistema di ventilazione intelligente. Chi ha bisogno di Big Tech quando possiamo risolvere i problemi da soli?</p>
<p>In conclusione, la natura è affascinante, ma a volte ci ricorda che non siamo ancora i padroni assoluti del nostro ambiente. E forse, la prossima volta che starnutisci mentre scrivi codice, potresti dare la colpa agli alberi invece che al tuo computer.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/pollen-might-be-hurting-kids-test-scores-2000728905" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pollen Might Be Hurting Kids’ Test Scores</a></em></p>
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		<title>Da Walmart a IoT: Trasformiamo un orologio analogico in un gadget Wi-Fi con ESP8266</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 06:04:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi ha detto che gli orologi analogici sono superati? Scopri come trasformare un orologio da pochi spiccioli in un gadget smart con ESP8266, Arduino e un pizzico di hacking creativo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Da-Walmart-a-IoT-Trasformiamo-un-orologio-analogico-in-un-gadget-Wi-Fi-con-ESP8266-1770703494.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/02/Da-Walmart-a-IoT-Trasformiamo-un-orologio-analogico-in-un-gadget-Wi-Fi-con-ESP8266-1770703494.png" alt="Da Walmart a IoT: Trasformiamo un orologio analogico in un gadget Wi-Fi con ESP8266" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sai cosa c&#8217;è di meglio che riutilizzare un orologio da quattro soldi comprato al supermercato? Trasformarlo in un dispositivo Wi-Fi connesso a NTP che si aggiorna da solo. Jim11662418 ha fatto proprio questo, e il risultato è un progetto che unisce retrocomputing e IoT in modo così elegante da far invidia ai designer di IKEA.</p>
<p>Il progetto, disponibile su GitHub, sfrutta un modulo ESP8266 e un po&#8217; di saldatura per trasformare un orologio analogico da $3.88 in un dispositivo che si sincronizza automaticamente con i server NTP. Niente più regolazioni manuali, niente più perdita di tempo a cercare di capire se l&#8217;orologio va avanti o indietro. Il tutto con un pizzico di magia elettronica.</p>
<p>Ma come funziona? Prima di tutto, si smonta il movimento dell&#8217;orologio, si stacca il motore a passo e si saldano i fili per collegarlo all&#8217;ESP8266. Attenzione, però: i fili del motore sono più fini di un capello, quindi occhio a non farli saltare. Una volta fatto questo, si carica lo sketch su Arduino che gestisce la sincronizzazione con il server NTP e, se necessario, corregge la posizione delle lancette.</p>
<p>Il bello di questo progetto è che non solo si sincronizza automaticamente, ma gestisce anche l&#8217;ora legale e mantiene la posizione delle lancette anche in caso di interruzione di corrente grazie a una memoria EEPROM. Inoltre, l&#8217;ESP8266 serve una pagina web dove puoi vedere lo stato dell&#8217;orologio e, se vuoi, anche una visualizzazione grafica della facciata.</p>
<p>Per noi smanettoni, questo progetto è una manna dal cielo. Non solo perché ci permette di riciclare un orologio vecchio, ma perché dimostra come, con pochi componenti e un po&#8217; di creatività, si possa trasformare un oggetto banale in qualcosa di intelligente. Certo, ci sono alcune criticità: ad esempio, se l&#8217;orologio va avanti, l&#8217;ESP8266 non può fare nulla per riportarlo indietro. Ma chi se ne frega, no? L&#8217;importante è che funzioni e che ci dia la soddisfazione di averlo fatto con le nostre mani.</p>
<p>E poi, ammettiamolo: vedere un orologio analogico che si aggiorna da solo è una piccola vittoria contro l&#8217;obsolescenza programmata e il consumismo. Quindi, se avete un orologio da buttare e un po&#8217; di tempo libero, perché non provate a trasformarlo in un gadget smart? Il mondo del fai-da-te vi aspetta, e questo progetto è un ottimo punto di partenza.</p>
<p>Buon hacking!</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://github.com/jim11662418/ESP8266_WiFi_Analog_Clock" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Converting a $3.88 analog clock from Walmart into a ESP8266-based Wi-Fi clock</a></em></p>
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		<title>Pocket TTS: Finalmente il TTS che non ti fa pentire di aver buttato soldi in un Raspberry Pi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 05:32:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopriamo Pocket TTS, il nuovo TTS che promette qualità da primato senza mandare in tilt il tuo processore. Ma vale davvero la pena? Smanettiamo insieme!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Pocket-TTS-Finalmente-il-TTS-che-non-ti-fa-pentire-di-aver-buttato-soldi-in-un-Raspberry-Pi-1768541565.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Pocket-TTS-Finalmente-il-TTS-che-non-ti-fa-pentire-di-aver-buttato-soldi-in-un-Raspberry-Pi-1768541565.png" alt="Pocket TTS: Finalmente il TTS che non ti fa pentire di aver buttato soldi in un Raspberry Pi" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Avete mai sognato di far parlare il vostro Arduino con una voce che non suona come un robot ubriaco? Ecco Pocket TTS, il nuovo Text-to-Speech che promette di dare una voce al vostro hardware senza farvi rimpiangere di aver speso 50€ in un Raspberry Pi. </p>
<p>Sì, perché ammettiamolo: fino a oggi, se volevi qualcosa di decente, dovevi per forza passare da soluzioni cloud che ti facevano rimpiangere l&#8217;epoca in cui i computer erano grossi come una stanza. Pocket TTS arriva come un salvagente per chi, come noi, ama smanettare offline senza dover pregare un server remoto per ogni sillaba. </p>
<p>La notizia è fresca fresca, e se siete il tipo di persona che legge i changelog come fossero romanzi d&#8217;avventura, vi farete una corsa a provarlo. Io l&#8217;ho già testato su un vecchio laptop e, sorpresa, non ha trasformato il mio processore in un ventilatore da aereo. </p>
<p>Ma perché dovrebbe interessarvi? Beh, se siete come me, avete già un Raspberry Pi che fa da server domestico, un Arduino che controlla le luci di casa, e magari un proiettore che vi avvisa quando la pizza è pronta. Pocket TTS potrebbe essere quel tassello mancante per far sì che il vostro assistente vocale casalingo non suoni come un Darth Vader con il raffreddore. </p>
<p>Ovviamente, non è tutto perfetto. Se siete allergici al vendor lock-in, vi consiglio di dare un&#8217;occhiata ai termini di servizio. E se siete paranoici come me, vi farete due domande sulla privacy dei dati che passano dal vostro microfono. Ma per il resto? È una manna dal cielo per chi vuole voce senza compromessi. </p>
<p>Quindi, pronti a far parlare il vostro hardware? Scaricate Pocket TTS, mettetevi comodi e godetevi il suono di una voce che non vi farà vergognare davanti agli amici. E se qualcosa va storto, beh, almeno avrete una scusa per comprare un altro Raspberry Pi.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://kyutai.org/blog/2026-01-13-pocket-tts" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pocket TTS: A high quality TTS that gives your CPU a voice</a></em></p>
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		<title>C3: Il Linguaggio che Voleva Uccidere il C (e Forse ci Proverà)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 04:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[È uscito C3, un linguaggio che promette di essere più sicuro, più veloce e più facile da usare del suo antenato. Ma siamo sicuri che abbiamo bisogno di *un altro* linguaggio? Vediamo un po'.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/C3-Il-Linguaggio-che-Voleva-Uccidere-il-C-e-Forse-ci-Provera-1767499684.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/C3-Il-Linguaggio-che-Voleva-Uccidere-il-C-e-Forse-ci-Provera-1767499684.png" alt="C3: Il Linguaggio che Voleva Uccidere il C (e Forse ci Proverà)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Diciamocelo subito: il mondo è pieno di linguaggi di programmazione. Seriamente, se contassi tutti, probabilmente finirei per impazzire. E poi arriva C3. Sì, avete capito bene, C3. Non è un errore di battitura, non è un nuovo modello di Citroën, è un linguaggio che vuole prendere il posto del C. Un’impresa titanica, diciamolo.</p>
<p>L’idea di base è semplice: prendere il C, sistemare tutti i casini che sappiamo bene (buffer overflow, puntatori ballerini, memory leak che ti fanno piangere a mezzanotte) e aggiungere un pizzico di modernità. Hanno promesso sicurezza della memoria senza garbage collector, performance paragonabile al C (e forse anche superiore), e una sintassi che, a quanto pare, è più amichevole. Amichevole per chi, esattamente? Per chi ha già sofferto abbastanza con il C e non vuole imparare un altro linguaggio completamente nuovo?</p>
<p>Ho dato un’occhiata veloce al sito (https://c3-lang.org) e devo ammettere che la documentazione sembra ben fatta. C’è un compilatore per Windows, Mac e Linux, quindi almeno non ci dobbiamo compilare tutto a mano con GCC sperando che funzioni. Il fatto che puntino molto sulla compatibilità con il C è interessante. Potrebbe significare che possiamo iniziare a usare C3 gradualmente, sostituendo pezzi di codice esistente senza dover riscrivere tutto da zero. Questa è una buona notizia per noi che amiamo smanettare con progetti legacy.</p>
<p>Però, onestamente, mi puzza un po’ questa storia di “il linguaggio perfetto”. Ogni linguaggio ha i suoi compromessi, e C3 non sarà diverso. Vedremo se la promessa di sicurezza della memoria si tradurrà in performance accettabili. E poi, c’è sempre il rischio del vendor lock-in. Se C3 diventa troppo popolare, chi lo controlla avrà un potere enorme. Speriamo che mantengano il progetto open source e che la community possa contribuire attivamente al suo sviluppo.</p>
<p>Comunque, se siete dei veri hacker, maker o nerd, vi consiglio di dargli un’occhiata. Scaricate il compilatore, giocateci un po’, fate qualche esperimento. Chissà, magari C3 sarà il prossimo grande linguaggio di programmazione. O magari sarà solo un altro linguaggio di programmazione. Ma almeno avremo qualcosa di nuovo con cui rompere la testa e trovare bug. E, ammettiamolo, è questo che ci piace davvero, no?</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://c3-lang.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The C3 Programming Language</a></em></p>
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		<title>FracturedJson: Quando il JSON si rompe&#8230; e forse è una buona cosa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 02:06:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Stanchi del JSON perfetto e immutabile? FracturedJson vi permette di manipolare i dati JSON 'al volo', senza dover riscrivere tutto. Un incubo per i puristi, una manna per noi smanettoni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em; width: 100%;"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/FracturedJson-Quando-il-JSON-si-rompe.-e-forse-e-una-buona-cosa-1767406003.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/FracturedJson-Quando-il-JSON-si-rompe.-e-forse-e-una-buona-cosa-1767542822.png" alt="FracturedJson: Quando il JSON si rompe&#8230; e forse è una buona cosa?" style="width: 100% !important; height: auto !important; max-width: 100% !important; display: block !important;"></a></figure>
<p>Avete presente quando siete lì, immersi nel codice, e vi accorgete che un piccolo campo in un JSON è sbagliato? Oppure che vorreste aggiungere una proprietà senza dover rielaborare l&#8217;intera struttura? E che magari state lavorando con dati provenienti da fonti disparate, con schemi che cambiano più velocemente del meteo a marzo? Ecco, FracturedJson è nato per questo.</p>
<p>In sostanza, è una libreria che permette di modificare i JSON direttamente, &#8216;sul campo&#8217;, senza doverli parsare, modificare e serializzare di nuovo. Sembra folle, vero? Un po&#8217;. Pericoloso? Forse. Ma anche incredibilmente potente, soprattutto se state lavorando con sistemi dinamici, API legacy o semplicemente con dati che non sono esattamente come ve li aspettavate.</p>
<p>L&#8217;idea di base è di trattare il JSON come una sequenza di byte e permettere operazioni di patching e modifica a basso livello. Questo bypassa il parsing tradizionale, offrendo performance potenzialmente superiori e una flessibilità che con il JSON standard sarebbe impensabile. Diciamocelo, a volte la rigidità del JSON può essere frustrante, specialmente quando si tratta di prototipazione rapida o di integrazione con sistemi &#8216;vintage&#8217;.</p>
<p>Cosa significa per noi che amiamo sporcarci le mani? Beh, significa che possiamo smettere di bestemmiare ogni volta che un JSON non è esattamente come lo avevamo previsto. Possiamo scrivere codice più resiliente, capace di adattarsi a formati di dati variabili. E possiamo, diciamolo, bypassare alcune delle limitazioni imposte dai framework e dalle librerie che ci impongono un certo modo di fare.</p>
<p>Certo, ci sono delle controindicazioni. La validazione dei dati diventa più complessa (dovrete gestirla voi, o usare strumenti esterni). Il rischio di errori aumenta (se non state attenti, potete facilmente corrompere il JSON). E i puristi del JSON vi guarderanno con disprezzo. Ma, onestamente, a chi importa? Siamo hacker, maker, nerd! Ci piace rompere le cose per capire come funzionano, e poi ricostruirle a modo nostro.</p>
<p>Un piccolo avvertimento: se state lavorando con dati sensibili, fate attenzione. Manipolare direttamente i byte di un JSON potrebbe aprire delle falle di sicurezza. Quindi, usate FracturedJson con giudizio, e ricordatevi sempre di validare i dati prima di utilizzarli.</p>
<p>In definitiva, FracturedJson è uno strumento interessante, che offre un approccio alternativo alla gestione dei dati JSON. Non è una panacea, ma può essere utile in determinate situazioni. E, diciamocelo, a volte è bello avere un&#8217;arma in più nel nostro arsenale di smanettoni.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://github.com/j-brooke/FracturedJson/wiki" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FracturedJson</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Fotocamere e Obiettivi: La Verità (Che Nessuno Vi Racconta)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 08:25:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[arduino]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[hacking]]></category>
		<category><![CDATA[ottica]]></category>
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					<description><![CDATA[Un articolo del 2020 su fotocamere e obiettivi è riemerso dalle profondità di Hacker News. Analizziamo cosa c'era di interessante allora e, soprattutto, cosa è cambiato (o non cambiato) da allora. Spoiler: il vendor lock-in è ancora vivo e vegeto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Fotocamere-e-Obiettivi-La-Verita-Che-Nessuno-Vi-Racconta-1767342306.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Fotocamere-e-Obiettivi-La-Verita-Che-Nessuno-Vi-Racconta-1767342306.png" alt="Fotocamere e Obiettivi: La Verità (Che Nessuno Vi Racconta)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>WTF?! Un articolo del 2020 su fotocamere e obiettivi che spunta fuori nel 2026? Sembra ieri che ci lamentavamo delle micro-plastiche e della scarsità di chip, e ora ci ritroviamo a scavare nel passato. Ma aspettate, forse c&#8217;è qualcosa di interessante.</p>
<p>L&#8217;articolo originale, a quanto pare, si concentra su un&#8217;analisi tecnica di fotocamere e obiettivi. Niente di rivoluzionario, eh? Ma, come spesso accade, è nel dettaglio che si nasconde il bello (e il brutto). Parla di risoluzione, sensori, aberrazioni cromatiche, il solito tran tran. Per noi che amiamo smontare giocattoli (e a volte anche cose più costose) per capire come funzionano, è pane per le nostre mani.</p>
<p>Ma la cosa che mi ha fatto alzare un sopracciglio è la discussione sul vendor lock-in. Ancora nel 2020, le case produttrici di fotocamere e obiettivi facevano di tutto per costringerti a comprare tutto dallo stesso ecosistema. Obiettivi di terze parti? Compatibilità limitata o assente. Firmware modificato? Sogni ad occhi aperti. E la situazione è cambiata poi? Beh, un po&#8217;. Ci sono più opzioni di terze parti, ma il problema persiste. Vogliono farti credere che l&#8217;obiettivo da 2000€ sia *essenziale* per sfruttare al massimo la tua fotocamera da 3000€, quando in realtà… beh, dipende da cosa ci fai.</p>
<p>E la privacy? L&#8217;articolo tocca anche questo tema, e fa bene. Le fotocamere moderne sono piene di software, connessioni Wi-Fi, e chissà cos&#8217;altro. Raccolgono dati, li inviano a chissà dove, e tu ti ritrovi a chiederti se la tua fotocamera ti sta spiando. Certo, puoi disattivare le connessioni, ma a che prezzo? Perdere funzionalità utili? Rinunciare all&#8217;aggiornamento del firmware? È un dilemma.</p>
<p>Per noi maker e hacker, questo significa che c&#8217;è ancora tanto da fare. Possiamo continuare a sperimentare con obiettivi vintage, adattatori fai-da-te, firmware alternativi. Possiamo creare le nostre fotocamere personalizzate con Raspberry Pi e sensori a basso costo. Possiamo dimostrare che non abbiamo bisogno delle ultime diavolerie per scattare foto fantastiche. E, soprattutto, possiamo divertirci un mondo mentre lo facciamo.</p>
<p>Insomma, l&#8217;articolo del 2020 è un promemoria che la tecnologia è sempre un compromesso. E che, a volte, le soluzioni più interessanti si trovano fuori dagli schemi.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://ciechanow.ski/cameras-and-lenses/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cameras and Lenses (2020)</a></em></p>
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