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	<title>archeologia &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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	<title>archeologia &#8211; Associazione ROOT APS</title>
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		<title>Survival Mode: Come i nostri cugini &#8216;Hobbit&#8217; gestivano il lag evolutivo (e i draghi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 20:43:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio analizza come l'Homo floresiensis sia riuscito a non estinguersi su un'isola piena di predatori giganti. Spoiler: non era solo questione di fortuna.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Survival-Mode-Come-i-nostri-cugini-Hobbit-gestivano-il-lag-evolutivo-e-i-draghi-1783111433.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/07/Survival-Mode-Come-i-nostri-cugini-Hobbit-gestivano-il-lag-evolutivo-e-i-draghi-1783111433.png" alt="Survival Mode: Come i nostri cugini &#039;Hobbit&#039; gestivano il lag evolutivo (e i draghi)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Se pensate che la vostra vita sia complicata perché il Wi-Fi salta durante una sessione di gaming o perché l&#8217;ultima patch di Linux ha rotto tutti i driver della GPU, provate a fare un reboot della vostra cronologia biologica.</p>
<p>Immaginate di trovarvi su un&#8217;isola remota, senza accesso a Stack Overflow, senza scorte di cibo pronte e, peggio ancora, circondati da creature che sembrano uscite direttamente da un set cinematografico di alto budget come &#8216;Jurassic Park&#8217;. Parliamo dell&#8217;Homo floresiensis, il nostro antenato &#8216;mini&#8217; che i paleoantropologi chiamano affettuosamente &#8216;Hobbit&#8217;. La domanda non è se fossero piccoli, ma come abbiano fatto a non finire nel menu del pranzo di un drago di Komodo.</p>
<p>Un team di ricercatori, in collaborazione con lo Smithsonian, ha appena fatto un lavoro di debugging archeologico degno di un&#8217;analisi forense di un database corrotto. Hanno setacciato oltre 10.000 manufatti e resti per capire le loro &#8216;configurazioni di sopravvivenza&#8217;. Il dubbio era: usavano il fuoco per gestire il rischio o erano dei cacciatori d&#8217;élite capaci di abbattere grossa selvaggina?</p>
<p>Analizzare diecimila pezzi di storia non è come fare una ricerca su Google; è un processo di parsing manuale di dati sporchi, frammentati e spesso illeggibili. Eppure, i dati suggeriscono che questi piccoli ominidi non stavano solo subendo l&#8217;ambiente, ma stavano attivamente scrivendo il proprio codice di sopravvivenza. La ricerca cerca di capire se avessero sviluppato tecnologie (come il controllo del fuoco) per mitigare il rischio ambientale o se puntassero tutto sull&#8217;hardware biologico e sulla tattica di caccia.</p>
<p>Non è una notizia che cambierà la legge sulla privacy o il prezzo della bolletta elettrica in Italia, ma è quel tipo di scoperta che ci ricorda che l&#8217;adattamento è l&#8217;unica vera feature che conta. Mentre noi ci lamentiamo dei way di comunicazione troppo chiusi o delle licenze software che ci impediscono di modificare il codice, loro dovevano ottimizzare ogni singola risorsa in un ambiente dove l&#8217;errore di sistema significava estinzione.</p>
<p>In un mondo dove tutto sembra progettato per essere una black box inaccessibile, vedere come una specie ha saputo decifrare e sfruttare un ecosistema ostile è una ventata di freschezza. Se l&#8217;Homo floresiensis è riuscito a sopravvivere ai draghi con un setup così limitato, forse potremmo anche noi trovare un modo per far girare quel vecchio container Docker senza far esplodere l&#8217;intera infrastruttura.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/heres-how-this-hobbit-like-human-ancestor-survived-on-an-island-with-komodo-dragons-2000781188" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Here’s How This ‘Hobbit’-Like Human Ancestor Survived on an Island with Komodo Dragons</a></em></p>
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		<title>Ötzi: l&#8217;hardware è vecchio, ma il firmware batterico è ancora attivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 03:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio rivela che i microbi dell'uomo del Similaun, morto 5300 anni fa, mostrano ancora segni di vitalità. Praticamente, un sistema legacy che non accetta il comando di shutdown.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Otzi-lhardware-e-vecchio-ma-il-firmware-batterico-e-ancora-attivo-1780456413.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/06/Otzi-lhardware-e-vecchio-ma-il-firmware-batterico-e-ancora-attivo-1780456413.png" alt="Ötzi: l&#039;hardware è vecchio, ma il firmware batterico è ancora attivo" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente disturbante e, allo stesso tempo, incredibilmente affascinante nell&#8217;idea che un corpo che giace nel ghiaccio da cinquemila anni possa ancora ospitare dei processi in esecuzione.</p>
<p>Se pensate che il vostro vecchio Commodore 64 sia un pezzo di hardware difficile da mantenere in vita, non avete ancora visto l&#8217;analisi recente su Ötzi, l&#8217;uomo del Similaun. Nuove ricerche hanno analizzato il microbioma del nostro famoso uomo del ghiaccio e, spoiler: non è tutto spento. Alcuni microbi antichi mostrano ancora segni di attività, come se il sistema biologico avesse deciso di ignorare il comando di shutdown e continuare a girare in background, nonostante l&#8217;hardware principale sia decisamente fuori uso da un paio di millenni.</p>
<p>In pratica, i ricercatori hanno scavato nel dataset biologico di Ötzi per confrontare i microbi dell&#8217;epoca con quelli moderni. Il risultato è che, mentre gran parte della flora batterica è andata in crash definitivo, ci sono tracce di vita microbica che sembrano aver trovato un modo per bypassare il decadimento biologico. Non stiamo parlando di un zombie cinematografico, sia chiaro, ma di una sorta di persistenza di dati biologici che sfida i nostri concetti di decomposizione.</p>
<p>Dal mio punto di punto di vista da smanettone, questa cosa mi fa pensare a un vecchio server dimenticato in un data center abbandonato: il modulo di alimentazione è andato, il disco fisso è quasi illeggibile, ma c&#8217;è un piccolo thread di un processo legacy che continua a consumare cicli di CPU in un loop infinito. È l&#8217;essenza stessa del &#8216;non funziona come dovrebbe, ma non si ferma&#8217;.</p>
<p>Cosa significa per noi che amiamo smontare e ricostruire? Beh, ci ricorda che la resilienza non è solo una caratteristica del codice ben scritto, ma è scritta nel DNA (e nei microbi) di questo pianeta. Se i batteri possono sopravvivere a un freeze di 5300 anni, forse c&#8217;è speranza anche per il mio script in Python che va in memory leak ogni tre ore.</p>
<p>Certo, non aspettatevi che questa notizia vi aiuti a creare la prossima super-IA o a rendere i vostri motori in Godot più performanti. È scienza pura, quella che scava nel passato per trovarci dei glitch biologici. Però, la prossima volta che trovate un componente elettronico arrugginito in un vecchio cassetto, pensateci: potrebbe avere ancora un briciolo di vita dentro. O forse è solo ossidazione, ma l&#8217;idea è molto più figa, no?</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/otzi-the-icemans-microbes-still-show-signs-of-life-after-5300-years-2000766458" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ötzi the Iceman’s Microbes Still Show Signs of Life After 5,300 Years</a></em></p>
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		<title>Patch 1.0 dell&#8217;umanità: spoiler, non era solo un buffet di bistecche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 19:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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		<category><![CDATA[survivalism]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuove ricerche archeologiche riscrivono il manuale di sopravvivenza dei nostri antenati. Niente caccia eroica stile Jurassic Park, ma un sistema di approvvigionamento decisamente più 'nuanced'.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Patch-1.0-dellumanita-spoiler-non-era-solo-un-buffet-di-bistecche-1777921983.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/05/Patch-1.0-dellumanita-spoiler-non-era-solo-un-buffet-di-bistecche-1777921983.png" alt="Patch 1.0 dell&#039;umanità: spoiler, non era solo un buffet di bistecche" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di dover gestire il kernel di un sistema operativo senza avere nemmeno un driver per l&#8217;input/output. Ecco, circa due milioni di anni fa, i nostri antenati stavano praticamente facendo lo stesso con la loro sopravvivencia.</p>
<p>Per anni ci hanno venduto il mito del predatore alfa, quello che corre dietro al mammut con una lancia e un&#8217;espressione da protagonista di un action movie di Hollywood. Ma le ultime ricerche (che arrivano da Gizmodo, per chi non avesse ancora aggiornato i feed) stanno smentendo questa narrazione un po&#8217; troppo cinematografica. Sembra che i primi umani non fossero così focalizzati sul &#8216;big game hunting&#8217; come credevamo.</p>
<p>Invece di una dieta basata solo su colpi di fortuna e carne di grandi mammiferi, i dati suggeriscono un approccio molto più simile al multitasking moderno: una dieta variegata, opportunista e decisamente meno basata sulla forza bruta. Il reperimento della carne era un processo sfumato, fatto di scavenging, raccolta e sfruttamento di quello che il territorio offriva senza troppi stress al sistema. In pratica, erano i maestri del &#8216;low-power mode&#8217; applicato all&#8217;alimentazione.</p>
<p>Da smanettone, questa cosa mi fa pensare al concetto di ottimizzazione delle risorse. Non è che dovevano necessariamente lanciare un attacco DDoS contro un bisonte; bastava un buon algoritmo di scansione dell&#8217;ambiente per trovare le proteine giuste nel momento giusto. È lo stesso spirito che usiamo quando cerchiamo di far girare un modello di IA pesante su una GPU che ha la memoria di un tostapane: non cerchi la forza bruta, cerchi l&#8217;efficienza del codice.</p>
<p>Per noi che amiamo smontare le cose e capire il &#8216;perché&#8217; dietro un funzionamento, questa notizia è una boccata d&#8217;ossigeno. Ci ricorda che l&#8217;evoluzione non è una linea retta di successi epici, ma un continuo processo di debugging e adattamento a variabili caotiche. Non serve l&#8217;hardware più costoso o la potenza di calcolo infinita se hai l&#8217;intelligenza per sfruttare gli input che hai a disposizione.</p>
<p>Quindi, la prossima volta che fallite un progetto di stampa 3D o che il vostro script Python va in crash dopo tre ore di esecuzione, ricordatevi che i nostri antenati hanno dominato il pianeta senza nemmeno avere un manuale d&#8217;istruzioni, puntando tutto sulla flessibilità e sull&#8217;opportunismo. Il segreto non è l&#8217;overclocking selvaggio, ma un buon sistema di gestione delle eccezioni.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/new-research-shows-how-the-earliest-humans-got-their-meat-2000754203" target="_blank" rel="noopener noreferrer">New Research Shows How the Earliest Humans Got Their Meat</a></em></p>
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		<title>Neanderthal Hacker? Scoperti attrezzi in legno da 430mila anni fa!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 07:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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		<category><![CDATA[hacker]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[E se ti dicessi che i nostri antenati erano già dei maker prima ancora che esistesse l'uomo moderno? Scopriamo insieme questa scoperta che ribalta tutto quello che sapevamo sulle origini della tecnologia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Neanderthal-Hacker-Scoperti-attrezzi-in-legno-da-430mila-anni-fa-1769584122.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/01/Neanderthal-Hacker-Scoperti-attrezzi-in-legno-da-430mila-anni-fa-1769584122.png" alt="Neanderthal Hacker? Scoperti attrezzi in legno da 430mila anni fa!" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Hai mai pensato che, mentre tu smanetti con il tuo Raspberry Pi, i Neanderthal già costruivano strumenti avanzati? Sì, hai letto bene. Gli archeologi hanno appena trovato attrezzi in legno perfettamente conservati che risalgono a 430.000 anni fa, e la cosa è così pazzesca che ci fa venire in mente solo una cosa: i nostri antenati erano dei veri e propri hacker preistorici.</p>
<p>La scoperta è stata fatta insieme a un martello in osso vecchio 500.000 anni, il che significa che i nostri antenati erano già dei maker ben prima che l&#8217;Homo sapiens mettesse piede sulla scena. Ecco cosa ci insegna questa scoperta:</p>
<p>1. **I Neanderthal erano degli artigiani**: Questi attrezzi non sono semplici bastoni appuntiti. Sono strumenti lavorati con precisione, probabilmente per scavare, tagliare o costruire. Insomma, erano già a un livello di sofisticazione che noi potremmo definire &#8220;maker&#8221;.<br />
2. **La tecnologia è più vecchia di quanto pensassimo**: Se già 430.000 anni fa si costruivano attrezzi avanzati, possiamo immaginare che la storia della tecnologia sia molto più lunga e complessa di quanto ci abbiano insegnato a scuola.<br />
3. **Il legno può durare millenni**: La conservazione di questi attrezzi è un miracolo della scienza. Di solito, il legno si decompone in pochi decenni, ma grazie a condizioni geologiche particolari, questi strumenti sono arrivati fino a noi.</p>
<p>E ora, la domanda da un milione di dollari: cosa significa per noi che ci piace mettere le mani in pasta? Beh, significa che la nostra passione per il fai-da-te non è solo un hobby moderno, ma una tradizione che risale all&#8217;alba dell&#8217;umanità. Forse, mentre noi smanettiamo con Arduino e Raspberry Pi, stiamo solo riprendendo una tradizione vecchia di mezzo milione di anni.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche un lato oscuro della storia. Se i Neanderthal erano già così avanzati, perché poi sono scomparsi? Forse perché non hanno avuto accesso a Kickstarter o a YouTube tutorial? Scherzi a parte, questa scoperta ci ricorda che la tecnologia da sola non basta: serve anche una comunità che la sostenga e la faccia evolvere.</p>
<p>E tu, cosa ne pensi? Sei pronto a onorare la tradizione dei maker preistorici e a costruire qualcosa di incredibile con le tue mani? Perché sappiamo tutti che, se i Neanderthal ce l&#8217;hanno fatta, noi possiamo fare ancora meglio.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.nytimes.com/2026/01/26/science/archaeology-neanderthals-tools.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">430k-year-old well-preserved wooden tools are the oldest ever found</a></em></p>
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