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	<title>Associazione ROOT APS</title>
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	<description>APS ROOT il circolo più nerd nel raggio di 12 parsec.</description>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 12:44:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA["title": "Qwenputer: Quando il silicio va in pensione e i pesi della rete diventano CPU", "excerpt": "Dimenticate i plugin esterni o le sandbox Python: un nuovo esperimento ha iniettato un&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/1793277836.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/1793277836.png" alt="{" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>&#8220;title&#8221;: &#8220;Qwenputer: Quando il silicio va in pensione e i pesi della rete diventano CPU&#8221;,<br />
&#8220;excerpt&#8221;: &#8220;Dimenticate i plugin esterni o le sandbox Python: un nuovo esperimento ha iniettato un processore RISC-V direttamente dentro i pesi di</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://divagr.com/blog/qwenputer" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Qwenputer: A functioning, deterministic RISC-V CPU inside Qwen3.5</a></em></p>
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		<title>Addio StackOverflow? Il silenzio assordante che non ti aspetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 10:44:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA[Le nuove metriche mostrano che le domande su StackOverflow sono precipitate sotto la soglia delle mille al mese. È la fine di un'era o siamo solo diventati troppo bravi a usare i nuovi strumenti?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Addio-StackOverflow-Il-silenzio-assordante-che-non-ti-aspetti-1793270644.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Addio-StackOverflow-Il-silenzio-assordante-che-non-ti-aspetti-1793270644.png" alt="Addio StackOverflow? Il silenzio assordante che non ti aspetti" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Il leggendario database di bug, refusi e soluzioni miracolose che ha salvato carriere (e sanity) per decenni sta andando in modalità risparmio energetico. Se pensavate che il mondo del coding stesse diventando un paradiso di efficienza, i nuovi dati su StackOverflow vi daranno una sberla di realtà: le domande pubblicate sono scese sotto le mille al mese. Sì, avete letto bene. Mille. In un intero mese.</p>
<p>Per chiunque abbia mai passato una notte in bianco cercando di capire perché un puntatore fosse nullo o perché quel maledetto container Docker non volesse partire, questo numero sembra quasi un errore di sintassi. È un calo che fa paura, un vuoto che sembra il finale di una serie sci-fi dove l&#8217;intelligenza artificiale ha preso il controllo e ha deciso che &#8216;non serve chiedere, so già tutto io&#8217;.</p>
<p>Ma andiamo con ordine e cerchiamo di non andare nel panico da fine del mondo. Cosa sta succedendo davvero? Non è che i programmatori siano diventati improvvisamente dei geni infallibili che scrivono codice perfetto al primo colpo (speriamo!). La verità è molto più subdola e, onestamente, un po&#8217; inquietante. L&#8217;ascesa dei LLM e dei chatbot di IA ha cambiato radicalmente il nostro workflow. Perché faticare a formulare una domanda, aspettare l&#8217;approvazione di un moderatore severo come un supervisatore della linea di montaggio e rischiare il &#8216;downvote&#8217; se non hai specificato la versione della libreria, quando puoi semplicemente incollare l&#8217;errore su una chat e ricevere una risposta istantanea?</p>
<p>Il problema è che stiamo scambiando la profondità con la velocità. StackOverflow non era solo un archivio di risposte; era un ecosistema di validazione collettiva. Se una risposta era corretta, lo era perché una community di esseri umani in carne, ossa e caffeina l&#8217;aveva verificata. I nuovi strumenti di generazione automatica, per quanto magici, tendono a produrre quelle risposte che sembrano perfette ma che, se le provi, ti fanno esplodere l&#8217;ambiente di sviluppo in modi creativi e imprevedibili.</p>
<p>Per noi che viviamo di open source e documentazione tecnica, questa deriva verso l&#8217;automazione &#8216;black box&#8217; è un segnale d&#8217;allarme. Stiamo perdendo il terreno comune, il luogo dove il sapere veniva strutturato e verificato. È un po&#8217; come se, invece di studiare i classici, decidessimo di leggere solo i riassunti trovati su Wikipedia: ti danno l&#8217;idea del concetto, ma perdi tutta la sostanza.</p>
<p>Certo, non è che questa notizia cambi la nostra quotidianità qui in Italia, dove comunque lottiamo con i bug con le stesse tecnologie del resto del mondo. Ma è un segnale culturale. Se smettiamo di contribuire alla conoscenza collettiva per delegare tutto a un algoritmo che &#8216;sembra&#8217; avere ragione, un giorno potremmo ritrovarci senza più nessuno a cui chiedere quando l&#8217;IA avrà smesso di funzionare o avrà iniziato ad allucinare pesantemente. </p>
<p>Insomma, godiamoci l&#8217;efficienza dei nuovi strumenti, ma non dimentichiamoci che il vero valore sta nel capire come le cose funzionano davvero, non solo nel saper copiare e incollare un output che sembra funzionare. Il futuro è scritto, ma spero che non sia solo scritto da una macchina.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://data.stackexchange.com/stackoverflow/query/1926661#graph?t=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">StackOverflow now gets fewer than 1000 questions a month</a></em></p>
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		<title>Apple introduce il touch sul MacBook Pro: finalmente possiamo cancellare i file con l&#8217;indice!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 08:44:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[Display]]></category>
		<category><![CDATA[hardware]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nuovo MacBook Pro con display PROLED XDR e Touch è arrivato. Una rivoluzione tecnologica o solo un altro modo per farci pagare un premium price per funzioni che i tablet hanno già da un decennio?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Apple-introduce-il-touch-sul-MacBook-Pro-finalmente-possiamo-cancellare-i-file-con-lindice-1793263440.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Apple-introduce-il-touch-sul-MacBook-Pro-finalmente-possiamo-cancellare-i-file-con-lindice-1793263440.png" alt="Apple introduce il touch sul MacBook Pro: finalmente possiamo cancellare i file con l&#039;indice!" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Immaginate di essere nel bel mezzo di un debugging notturno, la caffeina sta iniziando a farvi tremare le mani e, per puro errore, cliccate su un processo critico perché la vostra mano ha sfiorato lo schermo. Ecco, Apple ha deciso che questo scenario è esattamente ciò che mancava alla nostra produttività.</p>
<p>La notizia è uscita ufficialmente e, come da tradizione, il comunicato stampa è un trionfo di aggettivi pomposi e termini che sembrano usciti da un episodio di Westworld. Il nuovo MacBook Pro monta un display PROLED XDR con supporto al touch. Sì, avete letto bene. Il leggendario laptop per professionisti, quello che dovrebbe essere il regno della precisione e del comando via tastiera, ora accetta i vostri tocchi (e i vostri grassi digitali). </p>
<p>Dal punto di vista hardware, il pannello PROLED XDR promette di essere una bomba. Parliamo di neri profondi, contrasti che farebbero impallidire un monitor OLED standard e una luminosità che potrebbe servire come faro per le navi in Adriatico durante una tempesta. Se siete dei colorist o fate video editing serio, la qualità dell&#8217;immagine è quella cosa che vi fa dire «finalmente posso vedere i dettagli che contano». </p>
<p>Tuttavia, c&#8217;è un piccolo dettaglio che mi lascia perplesso. Il touch su un laptop da produzione? È un&#8217;idea geniale per chi ama scorrere i log o zoomare sulle mappe, oppure è solo l&#8217;ennesimo modo per rendere il dispositivo un ibrido incompiuto? Sappiamo tutti come funziona la faccenda: più strati di tecnologia aggiungono più barriere invisibili tra noi e il controllo totale della macchina. Ogni nuovo sensore è un nuovo pezzo di hardware proprietario, un nuovo modo per rendere la riparazione un incubo e per assicurarci che l&#8217;esperienza sia esattamente quella che il vendor ha deciso per noi, e nessun&#8217;altra.</p>
<p>Non è che per noi in Europa i problemi siano diversi, tra tanto che parliamo di regolamentazioni e standard comuni, ma quando Apple lancia una novità del genere, il portafoglio di chi lavora nel tech è il primo target. Se il prezzo sarà all&#8217;altezza del &#8216;disruptive innovation&#8217; promesso, preparatevi a svuotare il conto.</p>
<p>In conclusione: se cercate uno schermo che vi faccia vedere ogni singolo pixel con una nitidezza quasi inquietante, questo è il vostro nuovo giocattolo. Se invece speravate che il touch portasse una vera rivoluzione nel workflow dei developer, forse è meglio tenersi stretto il vecchio trackpad e una buona dose di scetticismo.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.apple.com/macbook-pro/proled-xdr-display/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">MacBook Pro with PROLED XDR Display and Touch</a></em></p>
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		<title>L&#8217;arte di nascondersi (male): quando l&#8217;anti-bot diventa un thriller psicologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 04:43:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Fingerprinting]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo script di fingerprinting sta facendo parlare di sé per un mix bizzarro di tecniche di offuscamento e riferimenti a prompt proibiti. Scopriamo cosa c'è dietro questo tentativo di sorveglianza digitale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Larte-di-nascondersi-male-quando-lanti-bot-diventa-un-thriller-psicologico-1793249031.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Larte-di-nascondersi-male-quando-lanti-bot-diventa-un-thriller-psicologico-1793249031.png" alt="L&#039;arte di nascondersi (male): quando l&#039;anti-bot diventa un thriller psicologico" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>C&#8217;è un confine sottile tra l&#8217;ingegnosità tecnica e la pura paranoia digitale, e qualcuno sembra aver deciso di attraversarlo con un trolley pieno di codice offuscato.</p>
<p>Recentemente è emerso un interessante (e decisamente inquietante) caso di fingerprinting avanzato. Non parliamo del solito script che controlla la risoluzione dello schermo o il tipo di browser per capire se sei un utente reale o un bot. Qui siamo su un altro livello. L&#8217;autore del post originale ha scovato un pezzo di codice che utilizza tecniche di offuscamento quasi cinematografiche, mescolando segnali WebGL e proprietà del browser con una lista di stringhe che sembrano uscite da un manuale di &#8216;come far saltare in aria il mondo&#8217;.</p>
<p>Il punto non è solo la raccolta di dati — che, tra l&#8217;altro, è piuttosto banale nonostante i giri di parole — ma l&#8217;uso di quello che potremmo definire &#8216;anti-LLM obfuscation&#8217;. Per proteggere il proprio funzionamento dalle moderne intelligenenze artificiali, lo script include riferimenti a temi pesantissimi: dosaggi letali, sintesi di sostanze proibite, e persino prompt di jailbreak progettati per bypassare i filtri di sicurezza dei modelli linguistici. È un tentativo quasi istrionico di confondere i parser automatici, usando il tabù come scudo.</p>
<p>Analizzando i segnali raccolti, però, l&#8217;entusiasmo cala velocemente. Una volta tolto il trucco della magia, quello che resta è un classico set di indicatori per il fingerprinting: quanti core ha la tua CPU, quanta memoria hai, i dettagli della tua scheda video e persino quanti elementi ci sono nell&#8217;oggetto &#8216;self&#8217; del tuo browser. Una sorveglianza standard, efficace ma priva di quella genialità che il rivestimento esterno prometteva.</p>
<p>Il mistero di chi ci sia dietro si sta parlando un po&#8217; meglio. I collegamenti portano verso realtà russe specializzate nel controllo del traffico e nella protezione da attacchi DDoS. Questo ci ricorda che, mentre noi ci preoccupiamo della privacy dei cookie, sotto la superficie si stanno affinando strumenti di precisione chirurgica per identificare e tracciare ogni singolo nodo della rete.</p>
<p>In un&#8217;epoca in cui la nostra impronta digitale è ormai indelebile, vedere un codice che si sforza così tanto di apparire &#8216;pericoloso&#8217; e &#8216;caotico&#8217; per evitare l&#8217;analisi automatica è un segnale di quanto la guerra tra tracciatori e sistemi di difesa si stia spostando su un terreno sempre più semantico e psicologico. Restate sintonizzati, perché la prossima volta che un sito sembrerà caricare troppo lentamente, potrebbe non essere solo un problema di connessione, ma un tentativo di nascondere qualcosa di decisamente poco trasparente.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://nullpt.rs/fingerprinting-bioweapons" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Why is this fingerprinting script creating bioweapons?</a></em></p>
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		<title>Gemini 4 Carbon: Il nuovo guardiano o solo un altro super-soldato di Google?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 02:44:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Google ha appena sbandierato il suo nuovo modello Gemini 4 Carbon, promettendo capacità di cybersecurity e una visione a lungo termine che farebbe invidia a un supercomputer della serie Borg. Vediamo se è vero o se è solo marketing.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Gemini-4-Carbon-Il-nuovo-guardiano-o-solo-un-altro-super-soldato-di-Google-1793241837.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Gemini-4-Carbon-Il-nuovo-guardiano-o-solo-un-altro-super-soldato-di-Google-1793241837.png" alt="Gemini 4 Carbon: Il nuovo guardiano o solo un altro super-soldato di Google?" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Sintonizzatevi pure le frequenze della vostra paranoia digitale, perché Google ha deciso di alzare l&#8217;asticella (o almeno così dice il comunicato). </p>
<p>Il nuovo arrivato in casa DeepMind si chiama Gemini 4 Carbon. Il nome suona decisamente &#8216;cyberpunk&#8217;, quasi come un upgrade di un modulo di memoria di un vecchio deck di Neuromante, ma la sostanza che ci vendono è quella di un modello con capacità &#8216;state-of-the-art&#8217; in ambito cybersecurity e quello che chiamano &#8216;long horizon capabilities&#8217;. </p>
<p>Tradotto dal legalese dei big tech per noi che preferiamo leggere i log invece dei comunicati stampa: Google sostiene di aver creato un modello capace non solo di scovare vulnerabilità, ma di ragionare su archi temporali lunghi. In pratica, un&#8217;entità che dovrebbe essere in grado di pianificare attacchi (o difese) complessi, anticipando i movimenti del nemico invece di limitarsi a rispondere a un prompt istantaneo. Per chi mastica di sicurezza informatica, l&#8217;idea di un&#8217;IA che analizza pattern di minacce su scale temporali estese è, tecnicamente, una figata atomica. Se funzionasse davvero, potremmo avere un assistente che nota l&#8217;anomalia nel traffico di rete prima ancora che il primo pacchetto malevolo raggiunga il gateway.</p>
<p>Però, restiamo con i piedi per terra. Sappiamo tutti come funziona la danza del potere nel cloud. Mentre noi qui in Italia ci preoccupiamo se il prossimo regolamento europeo ci permetterà di far girare modelli decenti senza dover chiedere il permesso al Ministero, i giganti americani continuano a costruire fortezze digitali sempre più impenetrabili. Il problema non è la tecnologia in sé — che, ripeto, se fosse capace di analisi predittiva reale sarebbe una rivoluzione — ma il recinto in cui viene costruita. </p>
<p>Gemini 4 Carbon non è un modello che puoi scaricare, pesare e far girare sul tuo server locale o su un cluster di Raspberry Pi nel garage. È un&#8217;altra pietra preziosa incastonata nel giardino recintato di Google. È quel classico scenario in cui la potenza di calcolo e l&#8217;intelligenza avanzata rimangono prigioniere di infrastrutture proprietarie, dove l&#8217;unico modo per usarle è accettare le loro regole, i loro dataset (di cui non sappiamo nulla) e il loro controllo totale. </p>
<p>Insomma, tra l&#8217;entusiasmo per un nuovo strumento di difesa che potrebbe rendere la vita difficile agli script kiddie e il sano scetticismo verso un ulteriore passo verso il monopolio dell&#8217;intelligenza, resta l&#8217;incognita. Restiamo in attesa di vedere se Carbon saprà dimostrare qualcosa di concreto durante i test indipendenti, o se rimarrà solo un altro bell&#8217;annuncio in un ecosistema sempre più blindato.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://blog.google/innovation-and-ai/models-and-research/gemini-models/introducing-gemini-4-carbon/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gemini 4 Carbon</a></em></p>
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		<title>Apple e l&#8217;arte di ignorare i problemi (mentre ti rompe anche le patch)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 00:44:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un incidente con i certificati eMudhra lascia le toolchain di macOS vulnerabili a attacchi Man-in-the-Middle. Peggio ancora: l'ultimo aggiornamento di Apple ha persino annullato i fix manuali applicati dagli utenti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Apple-e-larte-di-ignorare-i-problemi-mentre-ti-rompe-anche-le-patch-1793234637.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Apple-e-larte-di-ignorare-i-problemi-mentre-ti-rompe-anche-le-patch-1793234637.png" alt="Apple e l&#039;arte di ignorare i problemi (mentre ti rompe anche le patch)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Scommetto che la vostra idea di &#8216;sicurezza&#8217; include il fatto che il software che usate per compilare il vostro codice non debba essere una porta aperta per i bad guys. Eppure, se siete parte del club degli utenti macOS, la realtà è decisamente meno rassicurante di un film di serie B.</p>
<p>Ecco il punto: da oltre dieci giorni, i tool fondamentali che Apple distribuisce con macOS — parliamo di git, curl e python3 — continuano a fidarsi di certificati compromessi legati a eMudhra. Non è una piccola falla tecnica, è un invito a nozze per chiunque voglia intercettare le vostre connessioni HTTPS, rubare i vostri GitHub token o, peggio ancora, iniettare codice malevolo direttamente nei vostri repository durante un semplice &#8216;git pull&#8217;.</p>
<p>La cosa surreale? Apple è stata avvertita il 17 ottobre. Ma al 28 ottobre, la situazione è ancora la stessa. E non è finita qui. Il recente aggiornamento a macOS 27.2, uscito proprio l&#8217;altro ieri, ha fatto una mossa da manuale del villain di un film Marvel: non solo non ha risolto il problema, ma ha addirittura rimosso il workaround che molti di noi avevano applicato manualmente per proteggerci. In pratica, Apple ha spento la torcia che avevamo acceso per navigare al buio, lasciandoci di nuovo vulnerabili.</p>
<p>Mentre i volontari di mille progetti open source si sono svegliati la notte per patchare tutto in tempi record, il colosso di Cupertino sembra ancora impegnato a decidere quale font usare per la prossima campagna marketing. È quel tipo di gestione che ti fa venire voglia di tornare al buon vecchio terminale Linux, dove se c&#8217;è un problema, la community lo risolve prima che il vendor finisca il caffè.</p>
<p>Se volete capire quanto siete a rischio, il test è brutale ma efficace. Aprite il terminale e lanciate: </p>
<p>git ls-remote https://git-emudhra.we-have-a-problem.com/check.git</p>
<p>Se il comando vi restituisce un commit, siete nei guai: il vostro git si fida del certificato infetto. Se invece riceve un errore di certificato, potete dormire sonni tranquilli (almeno per quanto riguarda Git).</p>
<p>Per ora, l&#8217;unica soluzione è fare i &#8216;pionieri&#8217; e correggere manualmente i certificati in /etc/ssl/cert.pem, ma occhio: ogni volta che Apple rilascerà un aggiornamento, dovrete rifare tutto da capo. Un ciclo infinito di manutenzione che non dovremmo permetterci. </p>
<p>Se gestite infrastrutture CI/CD o runner macOS, controllate subito. Non aspettate che il vostro prossimo deploy diventi il veicolo per un attacco alla supply chain. In fondo, la sicurezza non è un accessorio estetico, è la base del nostro lavoro.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://emudhra.we-have-a-problem.com/apple.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Apple&#039;s git still trusts the compromised eMudhra certificates</a></em></p>
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		<title>Meta e la nuova strategia &#8216;Tamagotchi&#8217;: se non puoi batterli, rendili irresistibilmente carini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 20:43:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Psychology]]></category>
		<category><![CDATA[Engagement]]></category>
		<category><![CDATA[Meta]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[tech ethics]]></category>
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					<description><![CDATA[Zuckerberg ha deciso che la soluzione al calo di engagement non è migliorare la privacy o i contenuti, ma farci accudire delle creature digitali. Un ritorno al passato che puzza di manipolazione psicologica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Meta-e-la-nuova-strategia-Tamagotchi-se-non-puoi-batterli-rendili-irresistibilmente-carini-1793220224.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Meta-e-la-nuova-strategia-Tamagotchi-se-non-puoi-batterli-rendili-irresistibilmente-carini-1793220224.png" alt="Meta e la nuova strategia &#039;Tamagotchi&#039;: se non puoi batterli, rendili irresistibilmente carini" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Ricordate quella sensazione di ansia pura quando il vostro Tamagotchi iniziava a bipare perché aveva fame proprio mentre eravate in classe o in riunione? Ecco, Meta ha deciso che quel tipo di stress ossessivo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno oggi per restare incollati ai social.</p>
<p>Secondo quanto riportato da Gizmodo, il colosso di Menlo Park sta spingendo forte su nuove meccaniche di gioco che ricalcano il concetto di &#8216;pet virtuale&#8217;. In pratica, l&#8217;idea è quella di integrare elementi di cura e interazione con creature digitali all&#8217;interno delle loro piattaforme. Il fine ultimo? L&#8217;engagement. Ovvero, far sì che la vostra attenzione non sia solo catturata da un algoritmo che vi propone video di gattini, ma sia legata a un obbligo morale verso un pixel che muore se non lo controllate ogni tre ore.</p>
<p>Non è una novità assoluta nel mondo del gaming, ma vederla applicata ai social network ha un retrogusto decisamente amaro. È la solita vecchia tattica: cambiare il packaging per nascondere la stessa vecchia sostanza. Invece di affrontare i problemi strutturali del modo in cui i dati vengono gestiti o di come i feed vengono manipolati, si punta tutto sul trigger emotivo. È un po&#8217; come se Matrix cercasse di convincerci che il mondo simulato è fantastico solo perché ci hanno aggiunto dei cuccioli che chiedono le coccole.</p>
<p>Certo, per noi che amiamo smontare i sistemi e capire cosa gira sotto il cofano, l&#8217;aspetto tecnico di come queste interazioni verranno integrate nei flussi di dati è interessante. Ma la strategia di business è trasparente come un codice sorgente senza commenti: creare dipendenza attraverso la responsabilità verso un oggetto inutile. È un trucco psicologico che punta a massimizzare il tempo speso in app, rendendo ogni notifica un piccolo compito da svolgere.</p>
<p>In Italia, dove siamo già assediati da algoritmi che decidono cosa dobbiamo vedere per cena, questa mossa sembra solo l&#8217;ennesimo strato di complessità inutile che si aggiunge a un ecosistema già saturo. Non è che ci serva un altro loop di feedback dopaminergico; ci servirebbe molta più trasparenza e controllo sulle logiche che governano la nostra attenzione. Ma ehi, dopotutto, è solo un &#8216;piccolo amico digitale&#8217;, giusto? Se la vostra attenzione diventa una risorsa da spremere, tanto vale farlo con una faccia buffa e un suono carino.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://gizmodo.com/metas-leaning-into-tamagotchis-because-it-knows-youre-a-sucker-for-engagement-2000832062" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Meta’s Leaning Into Tamagotchis Because It Knows You’re a Sucker for Engagement</a></em></p>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 16:44:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
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					<description><![CDATA["title": "Signal non è un bunker: quando il monitoraggio diventa un vero film distopico", "excerpt": "Un'operazione massiccia dell'ICE negli Stati Uniti ha rivelato l'uso di tecniche da film di spionaggio&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/1793205838.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/1793205838.png" alt="{" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>&#8220;title&#8221;: &#8220;Signal non è un bunker: quando il monitoraggio diventa un vero film distopico&#8221;,<br />
&#8220;excerpt&#8221;: &#8220;Un&#8217;operazione massiccia dell&#8217;ICE negli Stati Uniti ha rivelato l&#8217;uso di tecniche da film di spionaggio per sorvegliare attivisti. Tra droni Reaper e analisi di log di cloud provider, la privacy sta diventando un reperto archeologico.&#8221;,<br />
&#8220;content&#8221;: &#8220;Se pensavate che le trame di &#8216;Black Mirror&#8217; fossero solo eccessi di sceneggiatori pigri con troppa caffeina, preparatevi a rimettervi comodi. Quello che sta succedendo negli Stati Uniti con l&#8217;ICE (l&#8217;agenzia per l&#8217;immigrazione) non è solo un caso di cronaca politica, è un manuale su come trasformare la sorveglianza di massa in un&#8217;arte industriale.nnRecentemente sono emersi dettagli su un&#8217;operazione chiamata &#8216;Project Whipple Shield&#8217; e &#8216;Operation Puppet Master&#8217;. Non sono nomi presi da un romanzo di Tom Clancy, ma programmi reali usati per monitorare attivisti in Minnesota. La cosa che fa venire i brividi non è solo il &#8216;cosa&#8217;, ma il &#8216;come&#8217;. Parliamo di agenti infiltrati in chiese e gruppi di protesta, l&#8217;uso di droni Reaper (sì, quelli che vedi nei documentari sulle guerre in Medio Oriente) e, la parte che fa tremare ogni nostro server, la penetrazione nelle comunicazioni criptate di Signal.nnSì, avete letto bene. Se pensate che la cifratura end-to-end vi renda invisibili alle autorità, sappiate che qui non hanno &#8216;rotto&#8217; l&#8217;algoritmo di Signal, ma hanno usato un approccio molto più &#8216;low-level&#8217;: l&#8217;infiltrazione fisica. Gli agenti erano dentro i gruppi chat, leggevano i messaggi mentre venivano digitati e monitoravano le dinamiche delle community. Un po&#8217; come avere un bug nel kernel, ma il bug è una persona reale che sta parlando con te durante un meeting.nnE per gli amanti del debugging e dell&#8217;infrastruttura, la cosa si fa interessante (e inquietante). Gli investigatori hanno analizzato query DNS, log di sessioni SSH e dati di pagamento su piattaforme cloud come Fly.io e Stripe per risalire alle identità degli sviluppatori che gestivano database per gli attivisti. Hanno incrociato i dati di broker commerciali con i log dei provider per ricostruire profili completi, dal numero di previdenza</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.wired.com/story/ice-is-running-one-of-the-largest-anti-left-surveillance-operations-in-us-history/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ICE Is Running One of the Largest Anti-Left Surveillance Ops in US History</a></em></p>
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		<title>Il Grande Bug del Sistema: Quando il Governo USA gioca a nascondino con i propri log</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 12:44:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[freedom]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[surveillance]]></category>
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					<description><![CDATA[Un tribunale segreto ha bocciato alcuni filtri di ricerca dell'intelligence americana, ma il governo sta ancora decidendo se pubblicare la sentenza o continuare a fare il ghosting ai cittadini.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Il-Grande-Bug-del-Sistema-Quando-il-Governo-USA-gioca-a-nascondino-con-i-propri-log-1793191450.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Il-Grande-Bug-del-Sistema-Quando-il-Governo-USA-gioca-a-nascondino-con-i-propri-log-1793191450.png" alt="Il Grande Bug del Sistema: Quando il Governo USA gioca a nascondino con i propri log" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente &#8216;anti-pattern&#8217; nel modo in cui alcune amministrazioni gestiscono la trasparenza. Se fossimo in un progetto open source, un commit che modifica le regole di accesso ai dati senza documentazione e senza log verificabili verrebbe rifiutato in tre secondi netti da qualsiasi maintainer con un minimo di dignità. Eppure, nel mondo reale — quello che decidono i big della geopolitica — sembra che il &#8216;commit&#8217; segreto sia la norma.</p>
<p>La notizia che arriva dagli Stati Uniti è un classico esempio di &#8216;security through obscurity&#8217; applicato alla legge. Esiste una sentenza di un tribunale segreto (il FISA Court) che ha praticamente detto agli analisti dell&#8217;intelligence: «Ehi, questi filtri che usate per pescare i messaggi degli americani tra i dati intercettati sono illegali perché non hanno le giustificazioni scritte che la legge richiede». In pratica, hanno trovato un exploit nel sistema di controllo e lo hanno usato per bypassare i controlli di audit.</p>
<p>La cosa surreale? Nonostante la sentenza abbia stabilito che quegli strumenti vanno ricostruiti per rispettare i limiti legali, il governo sta facendo un silenzio assordante. La scadenza per rendere pubblica questa decisione era a settembre, ma siamo oltre e nessuno dice nulla. È come se avessi un bug critico in produzione, sapessi che compromette l&#8217;integrità del database, ma decidessi di non aggiornare la documentazione per non far preoccupare i clienti.</p>
<p>Per noi che viviamo tra server, script e privacy, la questione è spinosa. Anche se parliamo di legislazione americana e spesso pensiamo «vabbè, tanto sono problemi loro», non dimentichiamo che gli standard tecnologici e le infrastrutture che usiamo sono globali. Se le regole per l&#8217;intercettazione dei dati vengono modificate in modo opaco negli USA, l&#8217;effetto domino sulle infrastrutture digitali che usiamo anche in Italia è inevitabile.</p>
<p>Il governo sta cercando di spingere per il rinnovo del programma Section 702 entro fine anno, facendo pressione su un Congresso che, nel frattempo, sta cercando di capire chi sia il responsabile di questo ritardo. Tra figure come Kash Patel che chiudono uffici di audit e l&#8217;uso di tool che rendono le ricerche &#8216;impossibili da tracciare&#8217;, l&#8217;unica cosa certa è che il livello di opacità è ai massimi storici.</p>
<p>In sintesi: abbiamo un sistema che dovrebbe essere auditable, ma che si comporta come un software proprietario pieno di backdoor non documentate. Se la democrazia è un sistema operativo, questo update è decisamente un malware.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://www.wired.com/story/the-us-government-is-hiding-a-secret-court-ruling-about-how-it-spies-on-americans/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">US Government is hiding a secret court ruling about how it spies on Americans</a></em></p>
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		<title>Genie 4: Benvenuti nel multiverso (ma occhio dove mettete i piedi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Tedaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 04:43:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[webnews]]></category>
		<category><![CDATA[Genie 4]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[tech news]]></category>
		<category><![CDATA[world models]]></category>
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					<description><![CDATA[Google ha appena svelato Genie 4, un modello capace di generare mondi interattivi e fotorealistici in tempo reale. Un salto enorme per la simulazione, ma restano ancora molti nodi da sciogliere.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="aing-post-image wp-block-image size-full alignwide" style="margin-bottom: 1.5em;width: 100%"><a href="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Genie-4-Benvenuti-nel-multiverso-ma-occhio-dove-mettete-i-piedi-1793162632.png"><img decoding="async" src="https://www.rootclub.it/wp-content/uploads/2026/10/Genie-4-Benvenuti-nel-multiverso-ma-occhio-dove-mettete-i-piedi-1793162632.png" alt="Genie 4: Benvenuti nel multiverso (ma occhio dove mettete i piedi)" style="width: 100% !important;max-width: 100% !important;height: auto !important" /></a></figure>
<p></p>
<p>Quanto tempo ci vorrà prima che il concetto di «videogioco» diventi obsoleto, sostituito da mondi generati al volo da un&#8217;IA mentre ci camminiamo dentro? La domanda è legittima, perché con l&#8217;annuncio di Genie 4, Google sembra aver deciso di smettere di giocare con i semplici chatbot per iniziare a costruire interi universi.</p>
<p>Genie 4 non è la solita evoluzione incrementale. Siamo di fronte a quello che i ricercatori chiamano «world model», ovvero un sistema che non si limita a creare un&#8217;immagine statica o un video, ma tenta di simulare la fisica, l&#8217;interazione e la persistenza di un ambiente. In parole povere: potresti dare un input testuale e ritrovarti immerso in una scena che reagisce ai tuoi movimenti, con audio e video che fluiscono in tempo reale. Roba che sembra uscita da un episodio di Black Mirror, ma con una qualità visiva decisamente più accattivante.</p>
<p>Naturalmente, non è tutto oro quello che luccica. Google è stato molto onesto (forse troppo) nel dichiarare che la tecnologia è ancora in una fase di «research preview». Se provate a correre troppo velocemente in una scena o a fare modifiche troppo complesse, potreste notare che gli oggetti iniziano a sfumare o che la realtà stessa comincia a «driftare», perdendo coerenza. È un po&#8217; come quando in un gioco open-world vecchio stile le texture non caricano in tempo: un fastidio che rompe l&#8217;immersione.</p>
<p>Un altro punto interessante riguarda la gestione della sicurezza. Google ha inserito dei guardrail molto stretti e utilizza SynthID per marchiare digitalmente ogni contenuto generato. Se da un lato è un bene per evitare il caos dei deepfake, dall&#8217;altro si percepisce chiaramente la tendenza a voler controllare ogni singolo pixel prodotto. La sperimentazione è limitata a un ristretto gruppo di tester fidati, il che rende l&#8217;accesso un po&#8217; un club esclusivo, tipico dei grandi player del settore che preferiscono gestire il rilascio con estrema cautela per evitare figuracce legali o etiche.</p>
<p>In conclusione, Genie 4 è un passo avanti monumentale verso la simulazione interattiva totale. Per noi che amiamo la tecnologia, è un&#8217;emozione pura. Per chi invece teme che la realtà diventerà troppo difficile da distinguere da quella sintetica, è un promemoria che il confine si sta assottigliando velocemente. Restiamo in attesa di vedere cosa succederà quando questa potenza sarà finalmente disponibile per gli abbonati di Google AI Ultra.</p>
<p class="aing-source"><em>Source: <a href="https://deepmind.google/blog/genie-4-a-new-generation-of-world-simulation/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Genie 4</a></em></p>
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